Roma, 3/12/2014

Egregio Sig. Andriola,

ho letto sul Corriere del 30 novembre la Sua a Sergio Romano riguardante il carteggio Churchill-Mussolini, e mi permetto di scriverle direttamente. All’epoca io ero ancora bambino (sono del ’35), nelle vicende belliche sono stato molto coinvolto e a discussioni sulla questione più generale dei rapporti Italia-Gran Bretagna ho assai spesso assistito. E credo di avere poi letto varie  cose interessanti.  Tra l’altro, mi sembrano importantissimi i diari di sir Alan Brooke, che dopo Dunkerque è diventato Capo di Stato Maggiore Generale per gli eserciti di Gran Bretagna e Commonwealth, e come tale ha partecipato a tutte le conferenze interalleate ai massimi livelli.

Ora, mi sembra che venga continuamente sottovalutato il fattore strategico dato dalla posizione dell’Italia, contemporaneamente confinante a settentrione con l’allora Terzo Reich (immaginato “dei mille anni”) e situata nel bel mezzo del Mediterraneo.

Per il primo punto, ricordo che, a quanto pare per sua stessa ammissione (nella prima versione delle sue Memorie) nel 1918 Ludendorff è stato costretto a rinunciare alle pretese di condizionare la pace alla conservazione, da parte della Germania, nientemeno che del possesso del  Belgio conquistato e ad accettare l’armistizio con gli Alleati proprio in seguito all’esito della battaglia di Vittorio Veneto. Perché il crollo dell’Austria-Ungheria aveva aperto la strada a un possibile ulteriore attacco alle frontiere della Germania. A me risulta che già la prima conferenza militare interalleata tenutasi immediatamente dopo l’armistizio con l’Austria provvedesse ad allocare risorse per un’invasione della Germania da Sud. Impossibile da arginare, tanto più nelle condizioni dell’esercito tedesco del 1918. Mussolini, che secondo me era assai più nazionalista a parole che non nel suo intimo, pare non essersi reso conto del ruolo decisivo che la posizione dell’Italia (nel 1940 ancora in possesso di un esercito rispettabile) gli dava nei riguardi della politica di Hitler: nessun generale tedesco, e neanche lo stesso Führer, ritengo, sarebbe stato tanto pazzo da affrontare una guerra contro la Francia e la Gran Bretagna con una Unione Sovietica ostile al nazismo a Est e un’Italia potenziale nemica a Sud.

Per il secondo punto: nonostante tutti i discorsi sul “Mare Nostrum”, in Italia pare non ci si fosse resi conto che per il Mediterraneo passa circa il 10 per cento di tutto il traffico marittimo mondiale. La posizione della penisola italiana è tale che bastano poche risorse per impedire l’utilizzo di questa via d’acqua a un Potenza ostile: la via alternativa verso l’Oceano Indiano e il Pacifico consiste nel periplo dell’Africa, nientemeno, che essendo assai più lunga richiede, per trasportare, per esempio, la stessa quantità di materie prime, l’impegno di un assai maggiore tonnellaggio di naviglio.

In altre parole, interdire agli avversari della Germania nazista l’utilizzo del Mediterraneo come via di transito valeva quanto tutte le perdite inflitte dagli U-Boote tedeschi. La questione è stata oggetto di importantissimi dibattiti politici al massimo livello, dai quali è emersa l’assoluta necessità, per gli Alleati, di sconfiggere innanzitutto l’Italia per eliminarla dal conflitto: punto cruciale su cui anche Stalin ha concordato, vista l’assoluta impossibilità, altrimenti, di disporre del tonnellaggio navale necessario per trasportare in Inghilterra tutti gli uomini e i mezzi necessari per aprire un nuovo fronte con lo sbarco in Francia.

Poiché tutti i due punti essenziali della situazione strategica erano (o avrebbero dovuto essere) ovvi ben da prima del 1939, a me sembra che la questione del carteggio Churchill-Mussolini possa avere importanza solo se ci si limita a un approccio esclusivamente ideologico. Ma Churchill sarebbe stato un assoluto incompetente nel suo mestiere se non avesse anche cercato di blandire l’Italia attraverso Mussolini, e che possa o meno avere fatto ricorso a contatti personali per cercare di limitare l’eventualità di un disastro come la Seconda Guerra Mondiale, da cui l’Italia aveva tutto da perdere, non mi pare possa essere seriamente preso come una sua vergogna, e certamente non dal pubblico inglese. 

 

                                                                            Claudio Fornasari