Tories, Junkers e Brexit


Una mia congettura sul perchè  governanti e pubblico inglesi si sono messi in un tremendo papocchio





Comunque vada, si riesca o meno a trovare l'accordo tra EU e GB (ma a me pare di sì, il problema piuttosto è di non umiliare il governo inglese e i tanti non troppo giovani o non troppo furbi che si sono lasciati fregare dalle promesse) la EU si è dimostrata assai più forte di quanto i conservatori inglesi immaginassero. Occhio: le attuali posizioni inglesi sono estremamente diverse da quelle iniziali e da quelle che esplicitamente o implicitamente sono state proposte, prima nel referendum e poi nel programma con cui il partito Conservatore ha vinto le elezioni. Prendo in esame per prima la più evidente di queste differenze: la questione del confine tra Irlanda del Nord (che è una “nazione”, diciamo pure regione) della Gran Bretagna e Irlanda del Sud, o Repubblica d'Irlanda o Eire, che è invece uno stato sovrano assolutamente indipendente dalla Gran Bretagna, e membro della Unione Europea. Questo confine, per vicende, insurrezioni, guerra civile eccetera, si è stabilito, per trattato internazionale tra i cui garanti ci sono gli USA, che deve essere e restare completamente aperto. Ma con l'uscita della Gran Bretagna dal Mercato Comune Europeo questo confine non avrebbe potuto restare aperto, essendo appunto anche il confine tra uno stato aderente alla UE (Repubblica d'Irlanda) e una “zona” della Gran Bretagna, ossia Irlanda del Nord, facente parte della GB: perchè possano esserci due diversi spazi doganali adiacenti è necessario che al confine ci sia il controllo doganale e anche gli ostacoli fisici (muri, barriere eccetera per impedire che le merci vengano fatte passare senza controllo doganale). E' una pura e semplice questione di logica ed è certo certissimo (ne ha parlato, eccome, anche la stampa inglese) che l'impossibilità di contemporanea 1) caratteristica di confine apertissimo (ci sono passato, parecchi anni fa, e a parte qualche cartello non c'era nemmeno uno straccio di telecamera) e 2) esistenza di regimi doganali diversi (UE a sud e GB a nord del confine) era chiarissima a tutti, anche nel governo inglese. Per quanto possano essere imbranati, i governanti di un Paese (che di gente versata in Logica, da tale Guglielmo di Occam ai due Bacon, fino a Boole e a Bertrand Russell) questa incompatibilità logica l'avevano certamente capita. Dato che non posso certo entrare nei cervelli di un certo Dominic Cummings (ex anima nera di Boris Johnson) e del resto dei governanti inglesi, mi pare che tra le possibili congetture sui motivi della loro azione, l'unica (secondo me) sensata sia stata una enorme sottovalutazione della robustezza politica dell'Unione Europea. A causa di questa presunta estrema fragilità, la Brexit avrebbe dovuto produrre automaticamente una crisi dell'UE tale da sfasciarla e quindi lasciare la Repubblica d'Irlanda sola soletta, e presumibilmente costretta a cambiare puntello politico di riferimento, non più l'Unione Europea ma la Gran Bretagna. Quello che invece è successo, è che, essendo costretti a tenere aperto il confine tra Irlanda del Nord (Gran Bretagna) e Repubblica d'Irlanda (Unione Europea), i governanti inglesi sono stati anche costretti ad accettare che una parte della Gran Bretagna, ossia l'Irlanda del Nord, anche dopo la Brexit, e a tempo indefinito, resti nello spazio dle Mercato Comune Europeo: per cui merci prodotte in Inghilterra strettamente detta, diciamo a Sheffield, per essere portate a Belfast (sempre Gran Bretagna, ma Nord Irlanda) devono fare la dichiarazione doganale, pagare eventuale tariffa eccetera eccetera come se andassero a Le Havre in Francia (Unione Europea) o a Civitavecchia in Italia (UE). Il che, francamente, è abbastanza folle. Come diavolo i politici inglesi si sono messi in condizione di dovere accettare un simile casino ?

E qui entra una mia congettura, di carattere storico, che appunto come congettura vi prego di considerare. Oltre due secoli fa, l'Europa era politicamente molto diversa da adesso. Napoleone, che capiva alquante cose ma non era molto bravo nel sapersi fermare al momento giusto, finalmente sconfitto in Spagna, col fondamentale aiuto degli Inglesi di Wellington agli Spagnoli, in Russia, e poi anche in battaglie sul suolo europeo, da una risorta coalizione in cui l'esercito più efficiente dopo l'inglese era quello prussiano, se ne stava all'isola d'Elba. Capisce certi problemi tra i suoi vincitori, se la squaglia e riesce a riprendere il potere, mentre il congresso di Vienna si avvia alla conclusione. La battaglia decisiva avviene a Waterloo, dove Napoleone fa un errore, per il quale l'esercito prussiano, che era stato già sconfitto uno o due giorni prima, rimane libero di riformarsi e andare a congiungersi con Wellington che con le sue truppe la battaglia la stava eroicamente perdendo. L'armata di Napoleona, attaccata sul fianco dai prussiani e di fronte da Wellington che ha visto il momento giusto per muoversi, si sfascia. La vittoria anglo-prussiana permette l'attuazione delle conclusioni del Congresso di Vienna: il che significa anche che un governo parlamentare (quello inglese) ha accettato che un gran numero di morti inglesi andassero a vantaggio di una serie di Re e altre entità politiche assolutistiche e nemiche del parlamentarismo: Borbone di Spagna, Borbone di Francia, Borbone di Napoli, Savoia, Absburgo, Zar, Hohenzollern, Papato eccetera. Non è stata, da parte inglese, una gran buona idea... Ma il peggio è che, anche per premiare l'aiuto decisivo della Prussia, questa è stata non solo lasciata libera, ma pure fatta espandere acquisendo parte della Polonia, la Westfalia e la parte settentrionale della Renania. Così è diventata la potenza dominatrice della Germania, e la politica tedesca, gradatamente, è diventata la politica degli “Junkers”, i proprietari terrieri che coltivavano in modo semicoloniale le terre povere dell'Est, con manodopera agricola in buona parte di etnia slava.

E l'ideologia politica dominante in Germania è diventata quella degli Junkers: la fissazione della Germania come Paese che avrebbe dovuto essere fondalmente agricolo, formato da proprietà terriere conquistate militarmente ad Est e passate in mano a coloni tedeschi con manodopera servile slava, è arrivata fino alla sua chiarezza di codifica e tentativo di realizzazione da parte di Hitler. Le Modernità come Tecnica e Scienza (leggete Shirer, “Storia del Terzo Reich” !) andavano usate solo come mezzi per realizzare questa ideologia. Che la potenza della Germania junkerizzata ha accreditato anche fuori, in altri paesi europei, in forme diverse ma riconducibili all'idea di un primato della colonizzazione agricola (su terreni appositamente conquistati) rispetto alla modernizzazione tecnica. Pure da noi, “Battaglia del grano” e il lavoro dell'IRI, Istituto per la ricostruzione Industriale, non è che fossero molto coerenti....

E torniamo agli Junker di cui anche Bismrck faceva coscientemente parte,pur avendo, se non altro, molto più buon senso dei suoi successori. Quello che ha liquidato la loro ideologia non è stata tanto la sconfitta del loro erede e seguace Hitler, quanto l'appropriazione, nel 1945, di una grossa fetta di territorio ad occidente dei suoi confini da parte dell'URSS a spese della Polonia, e quindi lo spostamento verso occidente della Polonia a spese dalla parte orientale della Germania. Che era proprio la patria avita degli Junker. Se oggi andate a vedere dove sono nati Hindenburg e Ludendorff, trovate nomi polacchi... Quindi, Stalin (e i suoi) di sciocchezze e anche di crimini ne hanno fatto parecchi, ma certamente è stato estremamente positivo il suo azzeramento della base territoriale dello junkerismo. L'Europa di oggi è ormai de-junkerizzata, il che significa essere diventata inesistente la giustificazione ideologica, e la presunta necessità, dei litigi intereuropei.

Quindi, secondo me, il governo inglese, nella sua valutazione del contesto politico attuale, ha commesso l'enorme errore di rifarsi a una visione ormai arcaica (e quindi funzionalmente balordissima) dell'Europa, che purtroppo sembrava valida fino a che persistevano le conseguenze della miopia politica dei governi inglesi dei tempi di oltre due secoli fa, nientemeno. Sono gradite osservazioni e critiche.      

                                                                                                                                           Claudio Fornasari


                                                                                                                                                                                      15 dicembre 2020

                

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