IN QUESTA PAGINA QUALCHE RIFLESSIONE E INFORMAZIONE SULLA TRAGEDIA E SUE CAUSE

  Il testo di una e-mail che ho inviato il 19/1 alle ore 21:36 -

Rigopiano, purtroppo: tutta quella zona è pericolosa. Una volta Maria Teresa e io abbiamo avuto l'infelice idea di salire per sentieri, boschi e terreno libero sulla cresta, relativamente bassa della catena del Gran Sasso. E ci siamo trovati a cercare di camminare sui tronchi degli alberi di un rimboschimento, già grossi, di almeno 30-40 anni, che una valanga dell'inverno prima aveva letteralmente sradicato e ammonticchiato: ci è toccato rinunciare. In quell'albergo non ci siamo mai stati: mi pare che abbiamo mangiato alla trattoria che stava a qualche decina di metri dall'albergo. Non so, e forse non si riuscirà a capire, se la valanga e i terremoti sono legati come pare che i giornali implicitamente dichiarino: può comunque darsi che un terremoto abbia fatto smuovere masse di neve instabile o una qualche frana che poi ha innescato la valanga.

     

 

 QUESTO E' UN CONTRIBUTO DI MARIA TERESA CUCCHI


oma, 20 gennaio 2017

 

 

Valanga Rigopiano

 

Conosco molto bene la zona di Rigopiano per avere percorso più volte, anche se soltanto d'estate, la strada che da Campo Imperatore passa per la località Fonte Vetica, sale al Vado di Sole, scende appunto a Rigopiano e a un bivio prosegue a sinistra lungo il versan-te nord del massiccio del Gran Sasso per Castelli e Isola del Gran Sasso e a destra scende verso Farindola e Penne.

 

La strada pedemontana per i comuni di Castelli e di Isola del Gran Sasso e le loro frazioni, alcune situate già in alta montagna, d'inverno è chiusa dato proprio il grave pericolo di valanghe, mentre anche d'estate è percorribile solo con molta attenzione perché interes- sata da frane.

 

Inoltre, percorrendo (solo d'estate) tale strada, sono evidentissime le tracce lasciate dalle valanghe nell'inverno precedente, quali alberi abbattuti e terreni molto smossi, soprattutto nei canaloni e nei “ conoidi di deiezione “.

 

In condizioni di neve non eccezionali la strada per Farindola sarebbe percorribile, ma a parte l'albergo distrutto a Rigopiano esiste solo un altro edificio, molto più piccolo, sul- le carte indicato come “ Rifugio Tito Acerbo “, credo già della Forestale, da vari anni divenuto un'ottima trattoria di cucina casareccia tipica della regione, credo aperta solo d'estate (ignoro se anch'essa sia stata colpita dalla valanga).

 

A poca distanza, verso Castelli, la strada passa lungo un campeggio abbandonato da anni (mai visto in funzione) che invece d'estate avrebbe potuto offrire sia ad alpinisti che escursionisti e turisti una comoda base, ma certo non adatto a offrire piscine, saune e e simili.

 

Infine le zone sciistiche nel Gran Sasso (fondo, discesa in pista e fuori pista e altro) si trovano tutte nel versante aquilano (il vastissimo altopiano di Campo Imperatore, le piste di Montecristo e quelle presso l'albergo di mussoliniana memoria) e raggiungibili facilmente in funivia (vicinissima al casello autostradale di Assergi) o per le strade, in genere, ma non sempre, aperte anche d'inverno, che salgono sull'altopiano dai paesi di Santo Stefano di Sessanio e di Castel del Monte.

 

A Rigopiano invece non esiste assolutamente nulla di tutto questo, per cui non avrei mai pensato che l'albergo fosse aperto tutto l'anno, anche perché non vedevo la con- venienza economica (ignoro i prezzi praticati, ma personalmente, se avessi voglia di una piscina ne troverei tante in località belle e tranquille, ma molto meno isolate).

 

Ora leggo che la magistratura sta indagando sulle responsabilità per l'accaduto.

 

A mio modestissimo parere ritengo si debba indagare su perché tutto l'iter, sia ammi- nistrativo che giudiziario, attinente al gravissimo abusivismo edilizio sia terminato con la prescrizione.

 

Infine, per me, occorrerebbe inoltre indagare su quale autorità abbia autorizzato alla proprietà dell'albergo di operare tutto l'anno nonostante il notissimo ed evidentissimo

rischio di frane e di valanghe, anche senza i terremoti: fra i terremoti e la valanga nel- la tragedia di Rigopiano si è infatti in presenza di un “ concorso di cause “, dove il ter-remoto ha provocato l'aggravamento di una situazione preesistente, che prima o poi avrebbe potuto causare gli stessi effetti anche da da sola.

P.S. - Una mia foto del 7 giugno 2015 mostra lo stato della strada pedemontana verso

Castelli e Isola del Gran Sasso: non è granché come foto, ma gli effetti della va-

langa caduta nell'inverno precedente sono abbastanza evidenti.

 

 

 

( Maria Teresa Cucchi )

 

 

Descrizione immagine

Non ricordo bene il punto da cui è stata scattata la foto, ma vi pare una zona dove con le fortissime nevicate invernali si possa stare tranquilli, se la situazione non è tanto tranquilla neanche d'estate ?

 

SU RIGOPIANO -                    23/1/2017

Rispetto a quanto io e Maria Teresa Cucchi abbiamo già diffuso, c' è parecchio da aggiungere.

Per il Corriere della Sera, il presumibile distacco della valanga è avvenuto circa alle 16 e 30. L'ultima delle scosse di terremoto era avvenuta alle 14 e 33: di valanghe qualcosa conosco, se non altro per non essere andato (parlo di un evento di molti anni fa) a fare un po' di scialpinismo con un gruppo di amici, in una giornata seguita a nevicate troppo abbondanti e troppo bella per piacermi. Per cui ho preferito andarmene a sciare in pista a Campo Felice, nonostante fossi bardato da scialpinismo e attirassi sguardi incuriositi. E la mattina dopo apprendo da un giro di telefonate che, appunto, c'era scappata la disgrazia.

Quindi, non lo posso escludere con assoluta certezza, ma mi sembra alquanto strano che una valanga di neve polverosa, se causata dal terremoto, non sia partita contemporaneamente alla scossa. In altre parole, temo che la valanga sarebbe partita anche senza il terremoto.

Poi, che la posizione dell'albergo fosse pericolosa era del tutto ovvia: da qualsiasi carta topografica, ma anche dalle immagini satellitari su Google, come da qualsiasi pur superficiale occhiata al terreno, anche in condizioni estive, è visibilissimo il canalone di discesa della valanga. Il “Fatto Quotidiano” afferma anche che il tratto di terreno pianeggiante su cui è stato costruito l'albergo risulta essere (secondo le mappe geologiche) costituito da accumuli formati da frane e valanghe del passato.

E qui c'entra l'ideologia.

Prima dell'albergo esisteva, in quel punto, un vecchio casolare. L'esistenza di un costruito antico in Italia (e purtroppo anche altrove) viene creduta essere garanzia di validità, di rispettabilità e perfino, in qualche modo, di “naturalità”. L'antico sembra essere sempre bello e sano: la torta della nonna viene creduta, con granitica certezza (ossia capocce di granito) saluberrima, anche se ai suoi tempi la mortalità dei bambini era spaventosa, nonostante mangiassero le torte delle nonne. Il vecchio casolare era stato costruito in quel punto in un'epoca in cui d'inverno non ci andava nessuno, e poi se la povera gente ci rimetteva la pelle, per qualsiasi causa, non fregava nulla a nessuno. Tranne la povera gente, ovviamente. Ma purtroppo parecchi autopromossisi ambientalisti competenti in realtà sono solo schifati dalla volgarità dei consumi di massa, del capitalismo e sopratutto del paradigma del metodo scientifico, per cui non conta un accidente se ti chiami Einstein o Frescone Qualsiasi, conta solo se le ipotesi sono verificate dai fatti, il che per gli imitatori (e pure maldestri) dei fabbricanti di dogmi (che per definizione non devono essere soggetti a verifica) non può essere accettabile. Allora, l'antichità esiste, prova ontologica (scusate il parolone) della sua validità: per cui, tanto per fare un esempio assai facilmente verificabile, la Valtellina è piena di borghi vecchi (ma che sembrano antichi) piazzati sui conoidi di deiezione dei torrenti che scendono dai ghiacciai. Ma la grande frana della Val Pola è stata attribuita agli impianti sciistici che stanno sull'altro versante della valle e a svariati chilometri di distanza (situazione che quando Maria Teresa Cucchi ha verificato, per eccesso di reazione l'ha fatta diventare nemica degli “ecologisti”): nel frattempo gli abitanti di quelle case restano nel pericolo. Va bene che parecchi nativi furbi hanno venduto casa a coppie milanesi radical-chic che poi non ci vanno quasi mai, ma certo è una situazione assurda. Perché oltre ai disastri da scempiaggini nuove, ci becchiamo anche quelle da errori vecchi.

Ma se l'avere permesso la costruzione del “resort” è stata una solenne castroneria da venerazione del passato, come accidenti si è potuto pensare di tenerlo aperto d'inverno ? Vi allego una cartina in cui le freccette nere indicano Farindola e Rigopiano. La strada, in circa 7 chilometri e mezzo, sale dai 530 metri sul livello del mare a 1130 circa, il che fa seicento metri di dislivello. A Rigopiano poi c'è un bivio: verso Nord parte una strada che va a Castelli, che anche d'estate è ufficialmente chiusa: chi è pratico ci passa lo stesso abitualmente, con molta attenzione, ma è assolutamente impensabile passarci d'inverno, anche se l'ente responsabile ci impegnasse fior di turbine: cascherebbero di sotto. Verso Sud la strada sale a Vado di Sole, 1620 metri, e poi scende, tagliando il pendio, nell'altopiano di Campo Imperatore. Insomma, da Rigopiano d'inverno, tranne casi eccezionali, non si può andare da nessun'altra parte.

Bene, o piuttosto malissimo: leggo sul Corriere della Sera che alle sette di mattina la Provincia di Pescara viene informata che per aprire la strada da Farindola a Rigopiano (dove c'è solo un albergo) serve uno spazzaneve a turbina. Dalle 10 e 25 arrivano quattro scosse di terremoto: mi pare ovvio che la priorità nell'uso dello spazzaneve venga dato alla riapertura di strade verso località possibilmente interessate dal sisma. Alle 14 la Provincia avverte l'albergo che alle 19 si parte con lo spazzaneve a turbina andando verso Rigopiano, cosa che poi è avvenuta alle 20. Intanto, circa alle 16 e 30, è caduta la valanga. Allora, a me le Province possono essere antipaticissime, ma con una situazione simile, con l'albergo in quella posizione, la Provincia “muovendosi tempestivamente” oppure “se avesse avuto più spazzaneve a disposizione” avrebbe potuto salvare qualcuno ? L'avete visto, sulla cartina, il tracciato della strada in località Costa del Mulo ? Allora, partendo alle 20, alle 22 la colonna dei soccorsi era bloccata, cingolati, turbine e tutto il resto, a quanto mi sembra tanto di avere capito, almeno settecento metri prima di arrivare all'albergo: sono dovuti andare con gli sci da scialpinismo (non da fondo, che è tutt'altra cosa). Occhio: settecento metri prima dell'albergo, la strada era bloccata dalla valanga caduta nel frattempo o da difficoltà non causate dalla valanga ? Secondo me, in quelle condizioni, per come ricordo la strada, con quella nevicata lo spazzaneve sarebbe comunque stato obbligato a fermarsi: poi, posso anche sbagliarmi, ma ricordiamoci che si tratta di un terreno assolutamente diverso dalla pianura. In Francia, a Col du Lautaret aperto, nessuno è tanto matto da tentare di aprire il Col du Galibier prima che la neve si sia sciolta per conto suo: altrimenti ci vorrebbe un cimitero apposta per i conducenti di spazzaneve.

Ancora: a valanga incombente, pensate davvero che uno spazzaneve a turbina partito da Farindola, diciamo alle 10, sarebbe arrivato a Rigopiano senza che la valanga stesse ferma ferma e indisturbata dalle vibrazioni ? Secondo me, no.

Di tutto questo, poi, in fondo, una causa pesante c'è: ed è che siamo infestati dal potere della chiacchiera. Non è che quel coglione di Di Maio abbia causato lui il disastro: ma se non si cambia modo di pensare, i disastri non si possono evitare. Perché è stato il voler ignorare i dati di fatto: posizione dell'albergo, intensità delle precipitazioni nevose in quella zona, caratteristiche orografiche del terreno che hanno determinato il tracciato della strada da Farindola (in pianura non ci sarebbero stati problemi, ma in pianura non ci sono le valanghe) a fare in modo che un fenomeno ampiamente prevedibile abbia causato tanti morti. E adesso vediamo perché Di Maio è un coglione. Secondo lui sono le leggi fatte male ad avere causato il disastro. Perché esiste una legge che obbligasse a costruire in quel punto, o un'altra legge a obbligare all'apertura invernale, o un'altra legge che vieti di saper leggere una carta geografica, o un'altra legge ancora che vieti di vedere la presenza di un canalone incombente sulla località ? A me sembra una versione da avvocaticchio del loro presunto Santo Patrono Jean Jacques Rousseau, consegnato al biasimo e al ridicolo dalla sua interpretazione del famoso terremoto di Lisbona del 1755. La posizione filoclericale di JJ era l'adesione alla cosmologia precristiana (posizione filoclericale perché la Chiesa, ben prima, aveva conservato appunto quella cosmogonia tanto a lungo da non poterla più smentire), per cui il Creato è Opera di Dio e quindi la Natura di per sé non può essere che Perfetta. Quindi a causare i tanti morti non era stato il terremoto (nemmeno JJ poteva sostenere che fosse un qualcosa di artificiale), ma il fatto che i portoghesi, vivendo in città, lontani dalla Natura, si erano costruite delle case troppo alte, che se fossero state di frasche, come per Natura si dovrebbe fare, non sarebbero crollate ammazzando la gente. Ha però voluto ignorare il fatto che di morti ce ne sono stati a migliaia in posti dove le case erano basse, poi l'altro fatto che un gran numero di morti non lo ha fatto il terremoto, ma il conseguente tsunami e l'onda che ha travolto i portoghesi di Lisbona o meno che stavano per le vie o in aperta campagna. E poi che nessun Comandamento ha mai dettato niente sull'altezza delle case, e nemmeno che nessun Profeta (neanche JJ) aveva avvisato i portoghesi che costruirsi case alte come a Genova fosse peccato. E invece a Genova non è peccato, difatti il disastro di Lisbona a Genova non si è verificato.

Quanto sono scocciato dai tentativi di strumentalizzazione per di più compiuti da cretini !

 

 

 


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