2 FEBBRAIO 2015, DISTRUTTO DA INFLUENZA E RAFFREDDORE, COMUNQUE TENTO DI DIRE QUALCOSA SU ISIS, AL QAEDA ECCETERA MA ANCHE SU CHI ME NE PARE TROPPO SPAVENTATO (O TROPPO FURBO)

   

A me sembra che gli attentati di Parigi, insieme ai precedenti guai combinati da Al-Qaeda e intrugli vari, oltre a creare l’occasione di una esposizione straordinaria di scemenze assortite, abbiano scatenato un bel po’ di confusione reazionaria. Ma non è che anche da parte della sinistra para-rivoluzionaria sia mai mancata, e continui a non mancare tuttora, tanta ma tanta confusione conservatrice (che non è la stessa cosa che “reazionaria”). Sento urla di indignazione: “Come, noi, strenui combattenti contro il capitalismo, le multinazionali, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, non possiamo accettare che la nostra simpatia per i movimenti di liberazione da tiranni e tirannetti foraggiati dal capitale e dal sionismo venga scambiata per conservatorismo !”. Alt un momento: conservatorismo e antitradizionalismo mi pare siano categorie definibili soltanto in funzione di “che cosa” si vuole conservare o abbattere. A me pare quindi che tocchi sempre tenere conto anche del soggettivo: è la percezione delle aspirazioni, dei disagi, delle esigenze nostre (e non solo altrui) che muove, in ciascuno di noi, assieme ad altri fattori, ovviamente, quello che alla nostra coscienza pare l’inclinazione politica “giusta”. E il movimento di opinione poi, mi pare, può essere un confluire di opinioni alquanto simili (almeno in partenza, e, oppure, apparentemente simili) in una struttura ideologica e eventualmente organizzativa comune. Ma il sentire è fallibile, anche se nella nostra cultura (Islam compreso) il sentimento, il misticismo ci sembra fornire la prova, il contatto o addirittura l’immedesimazione con la verità. Allora, di fronte agli strilli “L’Illuminismo è morto !” vogliamo restare un po’ terra terra, senza pretendere di essere dei Grandi Geni della Letteratura Filosofica (o della retorica) ? Altrimenti detto: si semplifica, secondo me, identificando Rousseau e Illuminismo, come se fossero esattamente la stessa cosa. Ma così, secondo me, si prende un filosofo “illuminista” (e i suoi seguaci) senza inquadrarlo alla luce dell’Illuminismo stesso, ossia, trascinati dall’ammirazione per le sue ottime intenzioni e per la sua bravura letteraria, se n’è fatto un Profeta. E che razza di Illuminismo è, un travestimento modaiolo (rispetto ai tempi lunghi della Storia) del misticismo ? Da quanto mi pare di ricordare di avere letto, Jean Jacques nel misticismo ci sguazzava parecchio, e molte sue sicurezze (derivanti dalla convinzione che il mondo materiale sia stato creato da Dio) sono state via via da parecchi abbandonate: ma non è che abbandonare una teoria o un complesso di teorie, per la necessità di ampliamenti o sostituzioni sia il tradimento di una fede. Non dovremmo, mi pare, prendere il fatto che delle idee di JJ siano state smentite come una catastrofe storica epocale: che razza di discorso è, politico o mistico ? Oppure, visto che la relatività einsteniana spiega parecchie cose che la teoria della gravitazione universale di Newton invece non spiega, che dovremmo dire, che Einstein ha ucciso Newton ? Ma non diciamo palle, gli strumenti teorici valgono nei limiti temporali, culturali, economici definiti intrinsecamente dalle loro premesse: nessuno si sogna di usare la teoria della relatività per fare i calcoli di progetto di un qualsiasi motore di auto, di treno o di aereo, eppure automobili, treni e aerei pare proprio che si muovano benissimo.  

Quindi, la grande scoperta  successiva a Rousseau che gli esseri umani possono anche comportarsi da assoluti stronzi senza esservi indotti da Satana o per forza costretti dalle artificiali strutture politiche del Potere (sostituendo le solite multinazionali e la Finanza al posto  dell’assolutismo dei Re nel Settecento), mi sembra davvero la scoperta dell’acqua calda. Acqua calda che esiste, ovviamente, ed è anche parecchio utile. Ma è mai possibile che a me tocchi perfino di difendere il povero Rousseau ? Non lo conosco abbastanza per sapere se la sua trasformazione da filosofo illuminista in Profeta, che è qualcosa di non illuminista, se la sia cercata anche lui stesso, ma non mi interessa: il fatto è che il Dogma espresso con la frase “tutti gli uomini allo stato di natura possono essere soltanto buoni e mai, proprio mai, stronzi” primo, non era affatto condivisa da tutti gli illuministi e quindi non si può ridurre l’illuminismo ad essa; e, secondo, etnologia, psicologia e varie altre logie l’hanno smentita ben prima che degli stronzi andassero ad ammazzare dei giornalisti di un settimanale satirico (che di politica, non essendo essa poi il loro mestiere, poveracci, non capivano un tubo). Quindi, per favore, cari pensatori mediatici di sinistra, aggiornatevi un po’ ! Lo so che nel periodo aureo del terzomondismo era perfino considerato giusto negare la realtà del cannibalismo, ossia negare che popolazioni di cacciatori raccoglitori potessero papparsi nemici catturati e opportunamente ingrassati, cosa che per noi adesso, e ripeto adesso, è comportamento da stronzi: ma, cari miei, visto che il Kouru (o qualcosa di simile, una malattia simile a quella della mucca pazza) si diffondeva attraverso l’uso di mangiarsi il cervello del nonno appena defunto, pretendere di applicare sempre e comunque  il Dogma di cui sopra e sorprendersi se non funziona è da coglioni. Ed è anche da ignoranti: non è che uno debba per forza conoscere i dettagli delle neuroscienze o della Storia, ma di prove che il sentimento religioso (qualsiasi, secondo me), in assenza di contrappesi, limiti, leggi, strutture eccetera, possa apparentemente (e soprattutto soggettivamente) giustificare il lasciarsi andare alla comune naturale stronzaggine (di cui tutti siamo potenzialmente capaci, assieme per fortuna al suo contrario) ce ne sono state tante e tali che rimanere appiccicati al Dogma di cui sopra, magari col serpente seduttore di Eva tramutatosi nel capitalismo, mi sembra un po’ troppo. Troppo per volere pretendere, con tanto scarsi strumenti concettuali, di fare politica ! E lottare contro il capitalismo confondendolo col serpente dell’Eden temo proprio che non sia la scelta migliore dal punto di vista dell’efficacia.

Il peggio poi è che gente che sinceramente vuole essere di sinistra continua a cascarci: immaginandosi che per essere appunto di sinistra basti essere naturali ci si lascia fregare da naturali impulsi all’aggressività, alla violenza, all’inserirsi in gerarchia eccetera, cose di cui nella nostra natura ci sono le capacità, come del loro positivo opposto. Insomma, sarò un cretino, ma a me pare che per riuscire a essere almeno un po’ di sinistra bisogna sapere scegliere innanzitutto dentro di noi quello che è naturalmente di sinistra e cercare di praticarlo, cercando contemporaneamente di non praticare quello che sempre naturalmente è, diciamo, da stronzi: perché se accettiamo il concetto che tutto il naturale è certamente buono e soltanto buono, ci si trova a essere stronzi. Quindi, l’idea che della gente considerata “fortunatamente” diversa e in quanto arretrata (questo non lo si dice, ma il concetto c’è) e molto meno incatenata dall’artificiale capitalismo di quanto siamo noi, quindi non possa essere stronza (non mettere bombe, non dirottare aerei su grattacieli di New York, non ammazzare gay e adultere eccetera eccetera) è di un conservatorismo micidiale. JJ Rousseau avrà anche scritto un sacco di cazzate, ma prenderlo per un Profeta e prendere le sue opinioni per Dogmi  è conservatorismo.

 

Ora, attenzione, come non intendo fare la solita solfa di imitazione della critica letteraria ( a sua volta imitazione della Teologia) così non pretendo di sviscerare tutto quanto riguarda l’estremismo islamico, ma forse qualche ideuzza diversa da quanto di sostanzialmente appunto solo letterario si è sentito ripetere e ripetere e ancora ripetere (fin dai tempi della Fallaci) forse potrebbe venirmi in testa.

E alla fine vorrei elencare un po’ di delitti cretini compiuti da “non islamici” nei confronti di popolazioni abitanti in regioni dove la maggioranza segue per tradizione l’Islam: delitti tali, sempre secondo me, da dimostrare semmai che per certi versi l’Islam è davvero una religione alquanto pacifica, nella pratica: altrimenti i terroristi sarebbero migliaia di volte di più di quanti poi alla fine si rivelano essere.

Comunque, sebbene normalmente antiretorico, in questa occasione non sono indignato per l’alluvione di retorica prodotta dai nostri giornali e dai nostri politici, anzi, ritengo che essa possa essere pure utile: se voglio farmi capire da persone che verso la retorica hanno ancora un atteggiamento positivo come quello che in genere avevano i nostri stessi nonni e bisnonni (basta pensare al successo del giornalismo di Mussolini), a produrre retorica in tale abbondanza si dimostra appunto di non essere stati ammutoliti dal terrore. E quindi che il terrorismo non è tanto efficace quanto i capi e capetti delle varie Al-Qaeda, Isis eccetera sono portati a credere, sopravvalutandolo assai grandemente, per la loro limitatissima esperienza e per l’influenza della nebbia religiosa. Come anche gli italiani nel 1940-1942 (e parecchi di Salò anche ben oltre) erano anch’essi portati a credere: in grande maggioranza, erano convinti che gli inglesi, quelli della “perfida Albione”, sarebbero stati tanto terrorizzati dai bombardamenti tedeschi (e da bravi coglioni, anche nostri, in misura irrilevante se non per dimostrare la nostra coglioneria) da prosternarsi di fronte a Hitler e Mussolini chiedendo la grazia di diventare loro schiavi… Poi, pure noi, dal 1942 in poi ci siamo dovuti rendere conto che il terrore, nelle dosi realizzabili contro strutture politiche e organizzative appena appena complesse e articolate, non è che sia risolutivo, come poteva invece esserlo forse nei conflitti tra i piccoli gruppi dei nostri antenati di quando non era stata ancora inventata l’agricoltura.

Torno un attimo indietro: perché ho detto “nebbia religiosa” ? Perché i vari stronzi parareligiosi di cui è piena la Storia, di tutte le credenze possibili (pure buddiste, visto che qualcuno di tanto in tanto si dà fuoco senza che nessun confratello glielo impedisca, il che è una stronzaggine come darglielo direttamente, il fuoco), dai fratacchioni che hanno scritto il Malleus maleficiarum (o Martello delle streghe) ai vari Torquemada e torquemadini tutti contenti di potere vessare, umiliare e ammazzare altri esseri umani perché ebrei o eretici, sono appunto obnubilati dalla confusione tra le presunte esigenze dell’Ente Supremo di turno e la gratificazione della loro naturale (e qui, dicendo naturale, seguo Konrad Lorenz e successori, anche neuroscienziati, contro Rousseau e epigoni) aggressività.

 

Ma vediamo qualche numero: nel 2008 gli immigrati dai Paesi del Maghreb, in Francia, erano pressappoco 1602000. I nati in Francia da almeno un genitore di origine maghrebina erano 1950000: somma, pressappoco, 3 milioni e mezzo. Da allora i numeri sono ancora un po’ cresciuti: non ho la cifra dei nati, ma gli immigrati dovrebbero essere, un milione 660 mila. Quindi, oggi, 2015, nella sola Francia, tra maghrebini veri e propri e francesi con almeno un genitore originario da Marocco, Algeria e Tunisia (Paesi genericamente indicati come Maghreb) dovremmo stare almeno sui 3 milioni e settecentomila (mi tengo volutamente basso).

A questi sarebbero da aggiungere immigrati e figli di immigrati da altri paesi africani o meno con educazione elementare di impronta, diciamo così. “coranica”. Da questi circa, diciamo, quattro milioni, togliamo donne, bambini e anziani: dovrebbero restare almeno alquante centinaia di migliaia di uomini in età da potere essere considerati come potenziali terroristi. Ma quelli che hanno commesso atti di terrorismo o sono stati in qualche modo coinvolti in esso, quanti sono ? Secondo Gentiloni, in tutta Europa, da tre a cinquemila. A me pare comunque che, per quanto si possano stirare le cifre, gli islamici abbastanza fanatici da darsi da fare siano parecchio meno dell’1 per cento del totale degli immigrati e della prima generazione di figli di immigrati, sempre da tutte le aree in cui si presume che la prima educazione sia stata di carattere coranico. E forse al massimo, massimo, qualcosina per cento degli uomini tra i 18 e i 60. Abbastanza da combinare guai, anche umanitariamente gravissimi, ma certo neanche lontanamente sufficienti da mettere in serio pericolo il processo di laicizzazione dell’Europa, a cui (attenti, attenti) l’immigrazione invece contribuisce. Perché per una conversione da islamico a cristiano e magari pure cattolico (alla Magdi Allam, tanto per non fare nomi…), ce ne sono moltissime di più a un sostanziale ateismo, pur abbastanza rispettoso dei costumi tradizionali propri e altrui. Se in alquanti Paesi in chiesa ormai ci va, qualche volta, solo una piccola frazione della popolazione, non è che il resto si agiti per tirare torsoli di cavolo a Papa Francesco, per dire. Non sarà per caso invece la laicizzazione, a spaventare tanto ?

Ah, ma oltre a quelli che si professano simpatizzanti del radicalismo islamico (e qui ci sarebbe da chiarire: se veramente credi in un una religione “rivelata”, radicale devi esserlo per forza) ce ne sono tanti invisibili… Alt un momento: qui non parliamo di terroristi neri o rossi eccetera, parliamo comunque, anche e soprattutto secondo la destra, di fanatici religiosi, e di una religione che nella sua versione tradizionale autentica detta pure rigorose prescrizioni perfino per l’abbigliamento. L’Imam rapito dalla CIA a Milano (con il consenso del governo italiano di allora),  come da fotografie pubblicate in abbondanza sulla stampa, era invisibile come una mosca nel latte, perché il Corano prescrive (e per l’epoca e il clima in cui è stato scritto non è che fosse una prescrizione totalmente stupida) vesti larghe, abbondanti, sia per le donne che per gli uomini: per cui il vero fedele cattolico intransigente, a prima vista è sostanzialmente  indistinguibile dalla massa dei tiepidi o atei, ma il vero fedele islamico lo vedi lontano un chilometro. Ah, ma si camuffano… E’ anche vero, ma il fatto stesso di doversi camuffare implica che il Corano non si può seguire totalmente, sempre e comunque, in qualsiasi circostanza. Il che per una religione “rivelata” è una grossa debolezza. E questo è un punto assai importante, su cui torno dopo.

Torno un attimo ai numeri: comunque la vogliamo mettere, se non ci mettiamo a disquisire sulle simpatie occulte più o meno tiepide o colorate di rivalsa (anche sociale), quelli che possono passare veramente all’azione o a un fiancheggiamento alla fine sembrano essere appunto un qualche per cento del totale degli “uomini validi” e davvero quattro gatti rispetto al totale generale. Ho detto “sembrano” e poi vedremo perché questa stima è attendibile. E quanti invece sono quelli più o meno felicemente integrati nella società francese ? Per alquanti anni, Maria Teresa Cucchi e io abbiamo passato mediamente un quattro settimane in vacanza in Francia, non in viaggio organizzato, ma mischiandoci alla plebe locale, in grandi città, in borghi sperduti, in campeggi, motel, mangiando benissimo e abbondantemente anche con 15 euro a persona (non a Parigi, ma a Rodez, per esempio, sì), e di immigrati totalmente integrati ne abbiamo visti e conosciuti tantissimi. Vabbè, se intendiamo per totalmente immigrati degli sciovinisti per i quali tutti i tedeschi sono perennemente ubriachi, gli inglesi dei solenni ipocriti che hanno vinto le guerre con il sangue altrui, gli italiani tutti contemporaneamente sfaticati, ridicoli e mafiosi eccetera eccetera, ossia se per “totalmente integrati” intendiamo bigotti di questo genere, allora certamente è difficile che gli immigrati rientrino in questa categoria, per fortuna loro e della Francia.

Potrei tentare di infliggervi pagine e pagine di storie, anche abbastanza divertenti, su fatti e fatterelli di costume: mi limito a invitarvi a dare, in primavera, un’occhiata alle folle francesi a spasso e alle ragazze carine con fazzoletto in testa, quasi immancabilmente infilate in jeans tanto stretti da rendere un mistero il come riescano a metterseli, e conseguente validissima vista posteriore: diciamo pure che ai più bei culi di Francia contribuiscono potentemente le fanciulle beur. Il loro messaggio è “Sì, è vero, i miei vengono da un qualche bled nordafricano, e non me ne vergogno, ma come le mie amiche e compagne di scuola francesi, anch’io ce l’ho, la … !”.  Povero Salvini, forse è per questo che si spaventa.

E mi sembra anche che in Francia, di oriundi nordafricani in forze armate, polizia metropolitana, gendarmeria, guardie giurate e altri mestieri “di ordine” alla fine ce ne siano in numero ben maggiore dei terroristi, e anche degli islamici definibili come osservanti.

Comunque, vorrei anche fare un’osservazione. Io personalmente sono stato battezzato e ho pure fatto (sia pure alquanto tardi) prima comunione e cresima. Dopo di che in chiesa ci vado per matrimoni (altrui) o funerali (come sopra) o per interessi artistici: stop. Affermo l’estremo valore del precetto evangelico di cercare di trattare gli altri come si vorrebbe essere trattati: addirittura dico che il Cristianesimo, sostenendo relativamente assai più di altre religioni questo concetto (visto che ha assunto a personificazione di Dio un poveraccio maltrattato, torturato e suppliziato) ha potentemente contribuito (ma senza che questo venisse compreso dalle gerarchie e dalle masse dei fedeli) all’esplosione della Tecnica e al miglioramento delle condizioni materiali (e anche psicologiche) di vita nel mondo. Un brevissimo inciso di spiegazione: se si cerca di applicare il precetto evangelico (e non è sempre facile, se non altro perché i gusti personali differiscono, per cui ciò che piace a me a un altro può dispiacere e anche parecchio) si è costretti ad accettare la fallibilità umana come qualcosa di comune a tutti, da cui risulta necessaria la formalizzazione di Galileo, col riconoscimento della priorità della verifica (confronto coi fatti osservati) rispetto alle ipotesi, più o meno intuitive. E da qui l’esplosione della Tecnica, secondo me.

Ma d’altra parte nella dottrina cattolica (o cristiana), o nel dogma o nell’insegnamento o in come lo volete chiamare, ci sono molte cose ritenute assolutamente fondamentali che io proprio non condivido né dal punto di vista della sostanza né da quello dell’importanza che si pretenderebbe dovervi attribuire.

Quindi, riferirsi a me, anche nelle statistiche, come cattolico o anche solo come credente è assurdo. Altrettanto vale per l’idiota (secondo me) uso giornalistico di classificare globalmente come islamici anche persone a cui di prosternarsi a ore fisse verso la Mecca non passa neanche per l’anticamera del cervello. Non faccio il giornalista e nemmeno il sociologo, quindi lascio ad altri il compito di trovare un termine sintetico adatto per indicare almeno gli originari del Maghreb e loro diretti immediati discendenti, Anche musulmano non funziona: a parte che mi sembra derivare dal nome della città di Mossul, in pratica equivale a islamico, con la stessa confusione concettuale.

 

Ora, non è che il mio essere non credente mi faccia ritenere che tutte le religioni siano inutili e complete cretinerie. Non penso proprio che un Dio antropomorfo si sia mai rivelato in modo tanto palese da obbligarci a credere, e, scandalizzatevi pure, quella di Tommaso d’Aquino di ritenere che la logica potesse dimostrare l’esistenza di un tale Dio mi sembra una cavolata come quella di pretendere di misurare (per peso, volume e magari anche temperatura) l’anima. Ma d’altra parte mi pare difficile che una religione abbia avuto una immensa diffusione senza essere in qualche modo opportuna, cioè rispondente ai bisogni (psicologici, ma anche culturali e spesso anche materiali) di un gran numero di persone. Se la causa di questa opportunità è di carattere biologico, nel senso che l’evoluzione ci ha portati a sviluppare certi caratteri vantaggiosi i quali a loro volta per essere bene utilizzati rendono conveniente un certo inquadramento in specifiche credenze piuttosto che in altre, oppure se questa opportunità e i fattori materiali che la rendono tale siano in ultima analisi dipendenti da una qualche influenza trascendente, credo che non lo sappia e non lo possa sapere (sapere è diverso dal credere) proprio nessuno: stop.

Ma a leggere un po’ di epigrafi funerarie romane mi pare saltare agli occhi che il paganesimo classico fosse diventato irrimediabilmente arcaico: l’affrancamento degli schiavi era una pratica evidentemente diffusa, e una società in cui una liberta pettinatrice si potesse permettere di spendere soldi per una pietosa epigrafe di marmo in memoria di congiunti o della ex padrona mi pare evidente l’incongruenza con la popolarità dei giochi gladiatorii o con la diffusione di supplizi assai cruenti, per esempio. Per cui mi pare che il Cristianesimo si sia diffuso e abbia relativamente trionfato perché se ne sentiva il bisogno, ossia perché l’evoluzione della civiltà non aveva intaccato, nella massima parte delle persone, una possibile necessità di credere nel divino, ma aveva reso necessario un divino meno assurdo della fauna costituita dagli dei pagani. Che per delle barzellette andavano bene, ma come religione erano diventati assai antiquati e spesso francamente ridicoli. Minerva (o grecamente Atena) una volta va da Vulcano (Efesto) a commissionargli una nuova serie di armi: Vulcano, a vedersi davanti quel bel pezzo di ragazzona della sorella (o sorellastra, mica mi ricordo) si eccita e le salta addosso, con la fermissima intenzione di farsela. Minerva si difende assai energicamente, gli impedisce la penetrazione (entrare dentro col pene, come lo chiamava la moglie del farmacista di Giuseppe Gioachino Belli), ma non può impedirgli di strusciarsi addosso a lei abbastanza da goderne: fine della zuffa, Minerva, incavolatissima, con la mano si netta dalla maschile seminagione (rimasta esterna) e poi scrollando schifata la mano sparge tale sperma di Vulcano per terra. Dalla terra così fecondata poi nacque il fondatore e primo re di Atene. Minchia, ostrega e perdirindina, nemmeno i più accaniti anticlericali del Risorgimento hanno inventato qualcosa di simile a carico di sante e santi, anche se di dubbia esistenza ! E di esempi assai peggiori ce ne sono quanti volete: Apollo, dio della giustizia, che fa scorticare vivo Marsia, colpevole di suonare il flauto meglio di lui: eccetera eccetera eccetera. Quindi non venitemi a dire che le tradizioni culturali “occidentali” (altro pasticcio terminologico) sono tutte tanto elevate, poetiche, superiori eccetera eccetera.  Per favore, non diciamo cavolate ! Se no mi incacchio e vi rifilo un po’ di riproduzioni di opere d’arte raffiguranti  delle buone opere delle divinità classiche: non se ne salva nessuna.

Rispetto al paganesimo, l’Antico Testamento, in cui, a parere mio e della mia presunzione, assurdità non ne mancano di certo, almeno è alquanto meno ridicolo. Abbastanza da sopravvivere pressappoco come base molto ritualizzata dell’ebraismo. E con questa ritualizzazione, che svuota i concetti (secondo me) e li riduce a segnali di particolarità culturale, conditi di sciocchezze cabalistiche (graditissimi a aspiranti esoteristi che con numerologia infantile pretendono di fornire il contatto con l’Assoluto, indefinibile per definizione, poi) tuttora è oggetto di credenze diffuse.

L’Islam è qualcosa di storicamente assai meno stupido di quanto può capire Salvini: se ci piace mettere in ridicolo la storia delle Urì che in Paradiso, continuamente rinnovellando la verginità fanno infinitamente godere gli eletti, ricordiamoci anche il dogma cristiano e cattolico della resurrezione della carne, che non mi sembra sia stato ancora ufficialmente annullato. Dogma per cui, col Giudizio Universale, tutti i defunti dovrebbero risorgere in carne ed ossa per poi essere smistati in Inferno o in Paradiso. Ricordo che fino a pochi anni fa la cremazione veniva vista come qualcosa di antireligioso: perché poi il Padreterno dovesse avere difficoltà a fare risorgere anche i defunti cremati o dispersi in mare non è un problema intellettuale mio. Ma ancora Garibaldi, contro la sua espressa disposizione, è stato solo sepolto, e non cremato, per evitare scontri troppo accesi tra clericali e anticlericali. Ora, il dogma della resurrezione della carne al Giudizio Universale lo puoi vedere col buonsenso degli eretici catari di Montaillou (ho recentemente riletto il libro di Le Roy Ladurie) attorno al 1300: “e poi dove la metterebbero, tutta ‘sta gente ?”. Ma per il paesano burino del quarto o quinto secolo dopo Cristo mi pare fosse assai poco credibile sostenere la resurrezione della carne senza che poi essa potesse essere utilizzata: a che pro ? Quindi, non è che il Paradiso dell’Islam apparisse, ai tempi in cui il Corano è stato scritto, tanto ridicolo quanto può sembrarlo ora, con le tantissime correzioni in corsa che la Chiesa cattolica ha apportato all’interpretazione ufficiale dei dogmi. Ricordo ancora che perfino il Purgatorio è in sostanza una invenzione medioevale, come mi pare abbondantemente dimostrato dagli studiosi francesi degli Annales (vedere l’ottimo libro “ L’invenzione del Purgatorio “ di Jacques Le Goff).

E mi pare anche necessario chiarire che per i primi cristiani la fine del mondo era imminente, questione di qualche anno o decennio, tutt’al più. Poi, visto che la fine del mondo non si decideva a venire, le gerarchie della Chiesa sono corse ai ripari, in vario modo e sempre in ritardo: ma il fallimento della previsione su cui inizialmente il Cristianesimo sembrava fondarsi è stato, secondo me, un grosso fattore di debolezza del Cristianesimo, che Maometto ha utilizzato. Ha fatto il suo mestiere, no ?

Un altro punto importante: prendiamo per “islamici” costumi e concetti che in realtà preesistevano al Corano, o di cui addirittura il Corano in sostanza non dice nulla. Il cosiddetto “velo islamico” lo si vede in una caterva di raffigurazioni ben più antiche, addirittura ittite, nientemeno: l’Islam lo ha incorporato, come il Cristianesimo ha incorporato tendenze misogine già diffuse precedentemente, sia in ambienti colti che in ambienti analfabeti, in larga parte di quello che allora era l’Impero romano. E io mi ricordo ancora benissimo che ancora nei primi anni cinquanta, in certe cristianissime e cattolicissime chiese di borghi campagnoli e montani, le donne, se gli si vedevano i capelli, non ci potevano entrare. E Maria Teresa mi ricorda tutte le prescrizioni in fatto di “modestia nel vestire e nella cura dei capelli” che i presidi di quand’era studentessa si ritenevano in dovere di impartire (a scapito di cose più serie, naturalmente).

Analogamente per il divieto delle immagini, sacre o meno: tutta la lotta degli Iconoclasti nell’impero bizantino, come nel Corano, deriva dall’Antico Testamento. E ben prima di Maometto Eusebio di Cesarea, Padre della Chiesa (se non sbaglio) classificava l’uso delle immagini sacre come una sopravvivenza del paganesimo.

Altro punto importante: il concetto di lotta, anche cruenta, contro l’ateismo o le religioni diverse dalla propria. Con altro nome la jihad è stata messa in atto pure dai cristiani, facendone uno strumento di soddisfazione delle proprie naturali tendenze aggressive (Konrad Lorenz andrebbe riletto e confrontato con quanto scoprono su di noi le neuroscienze) spinto fino alla giustificazione di efferatezze non minori di quelle dell’ISIS. Un frate inglese, buon logico, di cui non ricordo il nome, nel 1200 o giù di lì, ha osservato che il ritenere veramente possibile che il Diavolo facesse svolazzare per aria le vecchiette portandole a festicciole orgiastiche varie era politeismo. Ossia, significava attribuire anche al Diavolo poteri soprannaturali, e allora addio monoteismo: ragionamento inoppugnabile. Eppure, perfino il colto e veneratissimo San Carlo Borromeo una dozzina di povere vecchiette ritenute streghe le ha fatte bruciare vive… E nello Stato della Chiesa, dal 1796 al 1870, sono state eseguite 527 condanne a morte: probabilmente di meno rispetto a quanto si usasse in genere sotto l’Ancien Regime, ma francamente troppe per uno Stato, appunto, “della Chiesa” e in rapporto alla sua popolazione, poi.

Viceversa, per capire la rapidità con cui a suo tempo l’Islam si è diffuso, mi pare necessario ricordarsi della sua minore propensione alla disuguaglianza sociale. Per i Cristiani il più scalcinato parroco è comunque il “pastore” e i fedeli il “gregge”: il che di fatto istituisce una distinzione troppo netta, tra comandante e comandati. Nell’Islam sunnita i precetti sono chiari e pochi, mi sembra, ma non esiste una gerarchia religiosa istituzionalizzata: se un imam dice la sua, questo non impedisce a un altro di dirne un’altra, almeno entro certi limiti: non c’è una organizzazione capace di pilotare i capipastore dei vari ordini fino al pastore esecutivo frate o prete che pilotava, o cercava di pilotare, il gregge dei parrocchiani. Esiste qualcosa di simile nell’altra fazione, quella dell’Islam sciita, che da un tredici secoli litiga anche assai cruentemente con i sunniti. Come d’altra parte è ripetutamente successo anche tra Cristiani. 

Ora, l’Islam è nato e ha preso slancio in terre che prima avevano fatto parte dei domini dei successori di Alessandro Magno e poi o erano state direttamente soggette all’Impero Romano o che ne erano state da esso in abbondante misura politicamente, economicamente e culturalmente influenzate (io non sono mai stato a Petra o a Baalbek eccetera, ma di capitelli corinzi  di epoca romana pare che ce ne siano a volontà). Arrivati Odoacre e compagnucci suoi, il potere è rimasto a Bisanzio: dove però lo sposalizio tra potere temporale dell’Imperatore e religione rivelata (cristiana) era assai stretto, dove cioè prete (capopastore di anime) e burocrate armato locale erano istituzionalmente in rapporto molto stretto. Quindi mi pare, anche se non sono certo molto ferrato in Storia, poco sorprendente che i poveracci (cioè la grandissima maggioranza della popolazione) trovassero gradevole la noncuranza dell’Islam verso la stratificazione sociale e un suo sincretismo (per cui Gesù Cristo è un profeta e non Dio, un profeta minore rispetto a Maometto, ma non è certo il Diavolo) il tutto accoppiato a minori tasse. Ma non è che il substrato da cui è nato l’Islam fosse qualcosa di tanto lontano da quello da cui poi, molto “poi”, si è sviluppato quello che si sente chiamare “Occidente”, con alquante ambiguità, del resto. Non è che si sia di mezzo un qualche serpente piumato Inca o sacrifici umani aztechi o roba simile.

Quindi, a me sembra (non pretendo di averlo dimostrato esaurientemente, non ne ho il tempo e neanche lo spazio, in questa chiacchierata) che parlare di “lotta di civiltà” tra “Oriente e Occidente” o tra “Occidente e Islam” sia una grande corbelleria, visto che ci sono tanti tratti in passato comuni. O nego l’influenza dell’Antico Testamento e del clima culturale alessandrino nella formazione della tradizione “occidentale”, o nego tali influenze nella formazione dell’Islam, o devo ammettere la comunanza di queste influenze, che poi sono proprio quelle che più stonano con il nostro modo di sentire attuale proprio in quanto relativamente più allontanatosi dalla tradizione.   

Potremmo invece parlare, forse, appunto di conflitto tra “Occidente attuale” (il che non è lo stesso che tradizionale) e Islam, ma l’Occidente attuale è proprio ciò contro cui i fautori della “lotta” contro “l’Oriente” si scagliano. Insomma, gli avversari dell’Islam vorrebbero un “Occidente” in qualche modo più “energico”, più “sicuro di sé”, e naturalmente più “religioso”, “tradizionale”, eccetera eccetera: ossia, più simile all’Islam di quanto non sia il nostro modo (medio…) di pensare oggi e soprattutto il modo di pensare laico, relativista, senza fermezze e convinzioni, eccetera, verso cui stiamo da parecchio andando. Quindi senza rendersene conto vorrebbero un “Occidente” più simile all’Islam di quanto non sia oggi e di quanto non tenda a essere. In un accesso di perfidia, mi pare che tanti esagitati in fondo in fondo invidino all’Islam proprio la relativa abbondanza di imbecilli che per fede ammazzano e si fanno ammazzare: e mi pare che ci sia parecchio di Romanticismo letterario, in questa esagerazione di quello che possono o non possono fare i veri credenti rispetto agli assai più tecnici occidentali che le loro credenze le prendono con le molle e le verificano.

A me sembra che in realtà, a livello di fesso qualsiasi (compreso il sottoscritto appena si dimentica che per natura siamo tutti parecchio fessi), molte differenze culturali siano costituite da sfasamenti temporali tra “mode” concettuali. C’è un ottimo libretto di logica argomentativa, “E qui casca l’asino”, di Paola Cantù: le cavolate che si sentono dire dagli islamici (quelli veri) a me sembrano le stesse o assai simili a quelle dette e scritte dai più fieri nemici degli aspiranti conquistatori di Roma e del mondo tutto (e che poi non hanno conquistato nemmeno Kobane). Ma mi pare che la Chiesa prima e poi l’industria culturale si siano dovute adeguare (o anche con assai ritardo debbano cercare di adeguarsi) a cose che la Tecnica (che, scusatemi il volo, è anche e soprattutto introspezione, accettazione della propria e generale fallibilità, da cui deriva l’assoluta necessità della verifica delle ipotesi rispetto ai fatti) rende indispensabile capire. Almeno se si vuole essere politicamente attivi, senza fare solo casini, eccezione fatta per eventuali colpi di fortuna. Mentre mi pare che l’Islam in quanto religione e fornitore di inquadramento culturale sia certamente in ritardo: ma è appunto un fatto di differenze tra punti su percorsi evolutivi affini o uguali (e secondo me obbligati, non lo dico per ottimismo e somma fiducia nella natura umana) la cui compatibilità è dimostrata proprio dal fatto che i terroristi islamici sono solo migliaia, ossia, quantitativamente, solo quattro gatti. Altrimenti non ti troveresti il Mediterraneo pieno di gente che affronta enormi rischi di lasciarci la pelle per venire da noi, dove ci sono poche moschee e tutti sono impuri: il voto più pesante si esprime coi piedi, si diceva: nel nostro caso, purtroppo, a nuoto. O ci immaginiamo che i poveracci partano dal Sudan con i soldi raggranellati da tutta la famiglia allargata, facciano un sacco di fatica, patiscano fame, sete, soffrano perdite per omicidi, brigantaggio, annegamenti eccetera per venire a convertire noi ? Come ? Con l’esempio ? A me il fruttarolo o il vù cumprà non mi ha mai rotto le scatole in misura paragonabile ai Testimoni di Geova o ai mormoni.

Ma questo ritardo delle società (ancora assai spesso tribali, anche in Libia) proprio non mi pare dovuto a caratteristiche intrinseche della dottrina islamica, quanto piuttosto a caratteristiche intrinseche di qualsiasi dottrina religiosa: perché se da noi la religione è diventata morbida e tenerella (rispetto alla vera e propria tirannia di quando, non molte generazioni fa, ci si sgozzava e bruciava reciprocamente, con grande divertimento, per differenze di opinione che oggi riteniamo irrilevanti) è stato perché l’organizzazione della religione ha sbattuto le corna contro il potere politico, politico e ripeto politico e le sue necessità. Nemmeno Enrico VIII dalle sei mogli poteva accettare che il suo Stato, l’Inghilterra, dovesse diventare terreno di lotta tra Francia e Spagna per l’incertezza della successione conseguente alla sacralità del matrimonio, per fare un esempio tra i tantissimi possibili. E l’Enricone si è valso del consenso diffuso, in Inghilterra, su questo punto, abbastanza evidentemente diffuso da potersi parlare di consenso popolare: pagare le decime alla Chiesa per nutrire frati e preti, passi, pagarle per abbellire Roma, sede del Papato, vabbè, ma pagarle perché la Chiesa potesse poi arbitrare una successione conflittuale, col rischio per gli inglesi di diventare per forza francesi o spagnoli, il tutto sempre per rispetto alla sacralità della scopata coniugale se autorizzata dal clero, beh, sarebbe stato alquanto improbabile, no ? E con tutta l’ammirazione per  Tommaso Moro che si è fatto tagliare la testa per mantenersi coerente, la sua era una, anche se nobile, battaglia persa.

Essendo la Politica una faccenda del disprezzato (dalla religione) Mondo, appunto questo disprezzo ha costretto al conflitto e al ridimensionamento forzato della religione. Quindi, forse io non capisco un cavolo, ma mi sembra proprio che parlare di conflitto tra Oriente e Occidente (nientemeno !), e “conflitto di cultura”, con il che inevitabilmente ci si mette di mezzo la religione, sia una stupidaggine teorica grossa assai e una cretineria strategica. E’ che per una serie di motivi storici e pratici, in quello che passa per essere l’Occidente, il potere tende sempre più a essere nelle mani di agnostici funzionali, ossia di persone che si comportano laicamente indipendentemente dalle loro privatissime opinioni sull’eventuale Trascendente, senza rifiutare certi strumenti umanamente utili (come il precetto evangelico di trattare il prossimo come si vorrebbe essere trattati) anche se proposti dalla o dalle religioni. Questo agnosticismo funzionale non piace a tutta una massa di aspiranti retori che vogliono a tutti i costi fare i pastori di anime, cosa umanamente comprensibile, visto che non siamo perfetti (o meglio non ci siamo evoluti per vivere nelle nostre condizioni attuali pur relativamente assai convenienti e gradevoli rispetto allo “stato di natura”), ma è anche, questo agnosticismo funzionale, intrinsecamente efficace per risolvere conflitti cosiddetti “ideologici”, o meglio conflitti tra pregiudizi.

E faccio un confronto tra un comportamento balordo e uno efficace: il primo è quello di Gasparri che urla perché il governo di sinistra non ci protegge abbastanza dal terrorismo islamico. Allora, i terroristi islamici. scoprendo che Gasparri si agita tanto, lo prendono appunto come una dimostrazione dell’efficacia della loro azione. E’ come se alla Camera dei Comuni, nel 1944, un qualche fesso si fosse alzato a inveire contro il governo perché non proteggeva abbastanza la popolazione contro le V1 e le V2 tedesche: Hitler ne sarebbe stato rallegrato e rafforzato nella sua falsa convinzione dell’efficacia delle sue armi per spargere il terrore tra gli inglesi. E’ controstoria, perché al Parlamento inglese pare che nessuno sia stato mai tanto fesso da cascarci  come Gasparri….

Un comportamento efficace: a Saint Remy de Provence conosco due tizi francesi, conducenti di TIR. Uno fisicamente sarebbe piaciuto tanto a Goebbels, alto, biondo e occhi azzurri, l’altro invece no. Il primo aveva una evidente tendenza a sbevazzare troppo e troppo forte, con giustificata angoscia della moglie (assai carina); il secondo si atteneva alla birra, faceva da balia, amico frenatore e gestore delle relazioni sociali al primo, nonché spalla su cui piangere per la moglie. Il secondo, appunto, mi diceva che ringraziava Cielo, Dio, Buona Sorte o quel che vi pare perché fin da ragazzo aveva trovato lavoro come marinaio, il che gli aveva fatto girare il mondo, conoscere tante genti diverse e gli aveva fatto capire che dappertutto, appena appena approfondendo, siamo tutti parecchio uguali, con pregi e difetti dappertutto distribuiti ugualmente. Il che gli aveva letteralmente cambiato in meglio testa e vita. Ci presentiamo: io “Claudio”, lui “Ahmed”: ex marinaio, autista di TIR, etnologo pratico, socio, amico e confratello di un  biondissimo “ariano”.

 

   

 

E riprendo: d’altra parte a me sembra che l’ISIS (come già in precedenza altre, chiamamole così, organizzazioni, anche se la loro carenza di metodi di analisi sia una carenza organizzativa assai grave) agisca in base a una serie di preconcetti e di errori che caratterizzano proprio anche i più fieri difensori (a parole) del famoso “Occidente” (a parte il piccolo fatto geografico che il Maghreb sta più a occidente dell’Italia, e queste quisquilie geografiche nonché materiali non sono tanto irrilevanti, se invece di critica letteraria si vuole fare politica). Preconcetti e errori comuni a tutti, islamici, cattolici, ebrei, atei o vattelapesca, perché il “genere” Homo di cui sapiens (beh, purtroppo non sempre tanto sapiens) è l’unica “specie” vivente, per quanto se ne sa, è sempre stato un animale sociale, ma sociale nel senso del vivere in gruppi non molto grandi.

Quindi noi siamo stati evoluzionisticamente condizionati a naturalmente interpretare i gruppi umani come costituiti al più da svariate decine di individui, e non più. Un gruppo di questa dimensione può essere abbastanza omogeneo perché un esterno possa trascurarne le differenziazioni interne, ma solo a questa condizione. Se noi invece ci lasciamo andare al ragionamento veloce e intuitivo, evoluzionisticamente adatto a gestire i rapporti tra gruppi relativamente piccoli, trattiamo anche gruppi di milioni o centinaia di milioni di persone come se fossero omogenei e molto meno numerosi di quanto sono. Ma se un insieme di centinaia o perfino migliaia di gruppetti sparsi di decine di persone ciascuno, se fanatizzati, possono anche terrorizzare altri gruppetti sparsi delle stesse dimensioni, però non possono davvero sottomettere politicamente gruppi politicamente, socialmente e economicamente organizzati di molti e molti milioni di persone. Alla fine dell’Impero Romano sono entrati in azione popoli, sia pure barbari, ma organizzati in modo da potere gestire la loro baracca amministrativa e militare, imparando poi continuamente dai Romani.

Solo gli attacchi dei vichinghi venivano svolti da gruppi davvero piccoli, sfruttando certi vantaggi tattici, con grossi successi fino a che gli invasi non si organizzavano: con il che sono stati costretti, alla fine, a integrarsi: i normanni sono cattolici e parlano francese, nessuno adora Freya o Odino e parla in antico norvegese, a Caen e dintorni. E questa è la miopia (sempre naturale, e quasi inevitabile, se non ci si riflette) rispetto al numero: ma esiste anche appunto la miopia rispetto alle differenziazioni, per cui il gruppo degli avversari è omogeneo. E’ stata la puttanata della “razza”: solo la testardaggine a volere ragionare sempre e soltanto intuitivamente a potere fare credere che tutti gli ebrei, o i “germani”, o i “celti” o che so io potessero essere stati fatti con lo stampo genetico uguale per tutti. Altrimenti era evidente che Hitler non aveva fattezze del genere che invece è frequentissimo in Islanda, per dire, o che il generale Rommel aveva gli occhi con la plica mongolica: e addio purezza della razza…  Ed era evidente ben prima che si potessero fare le analisi del DNA (somatico e mitocondriale), da cui poi sorprese divertentissime, come la presenza tra molti europei di un po’ di discendenza inquinante dai Neanderthal, per cui con i criteri di Rosenberg un Bantù nella scala razziale starebbe assai meglio di un tedesco… In questa scemenza dell’omogeneità ci cascano tanto gli autopromossi avversari dell’Islam quanto i coglioni che si fanno saltare per aria per ammazzare un po’ di nemici dell’Islam, che tanto, questi nemici dell’Islam, per ciò stesso sono tutti uguali, no ?

Ma anche quella del martirio come prova della realtà di una ipotesi è una cazzata tanto “occidentale” che “islamica”. Quante volte si è sentito dire che San X si è fatto martirizzare da Diocleziano, o dagli Irochesi, o dai giapponesi, per testimoniare la verità della loro fede ? Come testimonianza che tali numerosi martiri ci credessero è validissima, ma come testimonianza che la loro credenza fosse aderente ad una realtà oggettiva e non soggettiva (anche di una moltitudine di individui, sempre soggettiva resta) non vale nulla, sia che si tratti del più elaborato dogma teologico o della disponibilità delle Urì a confortare il vero credente sacrificatosi per la fede. E quando noi pretendiamo di continuare a tenere per valido l’autosacrificio come prova per le credenze nostre (beh, veramente, mie no) giustifichiamo anche l’imbecille che si autosacrifica per le credenze sue.

Un altro punto (già toccato, ma sono un prepotente che fa quel che gli pare) è quello dell’uguaglianza sociale. Occhio, perché anche il Cristianesimo è implicitamente un riduttore di distanza sociale: se esiste Dio Onnipotente, la distanza tra lo schiavo e il Re è relativamente minore che in assenza di detto Dio, il quale della scala gerarchica a cui siamo naturalmente (ah, ‘sta Natura, quanto poco la conoscono i suoi entusiasti !) predisposti si occupa una parte enorme. Ma l’assenza (almeno tra i sunniti) di una gerarchia teologicamente giustificata ne fa una religione socialmente meno indisponente di quanto fosse, per dire (e a quanto pare) l’Impero di Bisanzio. E mi pare qualcosa da tenere presente: la ricetta francese, dove almeno parzialmente davvero applicata, Liberté, Egalité, Fraternité, secondo me rende ragione del fatto che i terroristi siano tanto pochi. Sempre troppi, ma meno di così sarebbe estremamente difficile che fossero.

Ulteriore punto: il terrorismo. Il quale è la conseguenza del grande valore positivo, dato nelle società di cacciatori-raccoglitori (quali mentalmente noi ancora siamo) al coraggio personale. Se un individuo si qualifica per il suo coraggio fisico (arrivando a certi rituali anche assai pericolosi o dolorosissimi), il nemico, proprio perché nemico, non può essere che vile. Come perfino nelle propaganda nazista e  fascista contro l’Inghilterra… A questo punto sembra ovvia una grandissima convenienza di qualsiasi metodo che possa incutere terrore: se l’avversario è per definizione vile, lo minacci di decapitazione o qualcosa di simile, e hai vinto la guerra. A livello anche di istituzioni relativamente democratiche: nel 1914 la dottrina ufficiale dell’esercito francese si fondava sull’impeto degli attacchi, l’elan, che travolgendo gli avversari in difesa, quindi immobili e perciò privi dell’entusiasmo dato dall’azione stessa, che solo gli avrebbe permesso di resistere senza spaventarsi, avrebbe assicurato la vittoria. In certi casi questo fattore morale a Napoleone ha fatto buon gioco: nel 1914 ai francesi all’attacco in Alsazia e Lorena, nella “Battaglia delle Frontiere”, contro le mitragliatrici tedesche, è costato, tra morti, feriti e prigionieri, quasi un milione di perdite in pochi giorni (altro che Caporetto, detto fra noi…). Il che poi ha anche parecchio contribuito alla sconfitta francese del 1940. Ma anche Hitler, nel 1943, quando aveva disperato bisogno di camion e di caccia intercettori per la difesa aerea, dirottava le risorse disponibili verso armi che avrebbero dovuto terrorizzare gli inglesi. Ottimo modo per perdere la guerra più rapidamente.

Il terrorismo ISIS quindi non è nulla di nuovo sotto il sole: ed è strategicamente, oggi, un’ottima scelta: dal punto di vista dei suoi avversari.

Ma il più bello è che i più indignati contro il “terrorismo islamico” considerano “vili” detti terroristi: ora, che un Kamikaze sia sostanzialmente (tranne casi particolarissimi come Salvo d’Acquisto) un cretino, non ci piove, ma un vile, mi sembra proprio di no. Ossia, a me pare proprio che appunto i più indignati contro i terroristi siano anche loro stessi vittime di un meccanismo, naturale e fisiologico, che fa vedere sempre vile il nemico: i terroristi si fanno ammazzare o si suicidano perché credono che i nemici, islamici moderati, cristiani, atei o quel che vi pare, in quanto appunto nemici, debbano essere inevitabilmente vili e quindi terrorizzabili, i nemici fanatici degli “islamici” fanno lo stesso “para-ragionamento”: i terroristi islamici sono nemici, quindi sono vili, e allora impicchiamone in adeguata quantità e i restanti, terrorizzati, si sottometteranno a noi. Non è una complementarità di cazzate: è proprio la stessa cazzata, da parte di due gruppi che si credono invece totalmente diversi.

Poi: incapacità della valutazione delle quantità. Nel famigerato Occidente, per forza di cose, ossia a causa della maggiore efficacia raggiunta in parecchi campi che stanno a cuore a molte persone, donne e uomini che programmaticamente pensano quantitativo ce ne sono parecchi, e un po’ di posizioni di rilievo le occupano. Ma sono sempre contestati da una gran quantità di persone che vorrebbero comandare divertendosi, senza fare gli sforzi innaturali necessari anche per la più semplice delle statistiche davvero valide, per esempio. E il successo giornalistico di statistiche che io per rispetto di me stesso non mi sarei mai sognato di firmare (una volta l’ho proprio rifiutato esplicitamente) dimostra come “in Occidente” sia ancora forte il rifiuto di ragionare sulle quantità: più piacevole “andare dove ti porta il cuore” o pressappoco. A questa impopolarità del ragionare quantitativo “da noi” corrisponde il rifiuto, nella mentalità dei terroristi e affini, del rendersi conto di quanto sia ridicolo non riuscire (dopo due anni di guerra civile) ad abbattere Assad in Siria e contemporaneamente dichiarare un programma di conquiste mondiali.

 

Ora, per me non ci piove che il terrorismo o comunque anche solo il fanatismo (sia pure di una minoranza) di matrice religiosa e islamica sia un problema, e temo che per il bene di tutti, anche degli stessi imbecilli che sono o sarebbero disposti a farsi saltare in aria per ammazzare qualche “occidentale”, il minor male comprenda anche cose che a me non piacciono per niente: la guerra, anche se limitata, controllata, eccetera, schifezza è e schifezza resta, da utilizzare solo per impedire schifezze peggiori. Invadere la Germania nazista nel 1933, appena Hitler ha preso legalmente il potere (con metodi di coinvolgimento delle masse, forma di democrazia diretta) sarebbe stato un reato enorme, ma come schifezza sarebbe stata minima rispetto a quanto poi è successo e si sarebbe impedito. Quindi si sarebbe dovuta fare la schifezza della deposizione forzata di Hitler, quando si poteva, anche se innegabilmente proditoria, illegale eccetera. Ma questo è un ragionamento politico: ossia, di fronte a una certa situazione, gli antefatti sono importanti per capirla: però dal momento presente (o in cui si decide il futuro da farsi poi, meglio) le colpe morali presenti tra gli antefatti non possono impedire le azioni necessarie. Vale a dire che secondo me, le enormi cazzate fatte dall’Occidente in Africa settentrionale e in Medio Oriente a spese dei locali legittimi abitanti non significano che si debba, per ricerca di giustizia, rinunciare a risolvere i guai con metodi che non puniscono quasi per niente l’Occidente per le sue passate colpe, se questi metodi sono i soli efficaci e possibili. Siamo nella Politica, non nella Giustizia, e confondere le due cose è una splendida ricetta di disastri. Non è che perché Francia, Inghilterra, USA e anche Italia hanno fatto le cazzate le debbano tentare di espiare, se questo espiare significa  rifilare agli abitanti di Africa settentrionale e Medio Oriente mali ancora peggiori di quelli che già hanno, lavandosene le mani e lasciandoli massacrare dai fanatici religiosi (a parte il fatto che tali fanatici li abbiamo allevati noi, quindi immorale è semmai il lavarsene le mani). Quindi il seguente piccolissimo elenco di torti compiuti a danno di gente di religione islamica o altra abitante a casa sua non significa che si debba rinunciare, per esempio, a spiare in casa loro dai satelliti e mandargli il drone di turno a fare saltare per aria la camionetta armata appena esce all’aperto e diventa visibile. E dato che la guerra anche quando indispensabile sempre schifosa è, significa che sulla camionetta armata ci può anche essere gente innocente, che viene ammazzata senza loro colpa. Un certo Von Clausewitz (sopravvalutato) ha scritto che la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi: io direi invece (se posso permettermelo) che è quasi sempre la conseguenza della cattiva politica.

 

E cominciamo con le Crociate. L’unica che ha combinato qualcosa è stata la prima, ma ha ammazzato una enorme quantità di innocenti, ancora in Europa, dove le turbe di fanatici cristiani al passaggio hanno fatto terribili stragi di ebrei e presunti eretici. Poi a Gerusalemme, una volta entrati: “Ammazziamoli tutti, tanto il Signore riconoscerà i suoi (i Cristiani) e gli aprirà il Paradiso !” e per gli altri, tanto peggio. Ma che bello e civile discorso !

E continuiamo adesso con la cretineria deliberata, studiata, voluta più imbecille di tutte: l’antisemitismo. C’è gente che si lamenta perché gli “islamici moderati” non fanno sentire abbastanza alta la loro voce contro il terrorismo, e quindi sono conniventi. E noi che dovremmo dire, visto che Vittorio Emanuele III con lo Statuto ci si è pulito il culo, quando ha firmato le leggi razziali ? Vabbè, probabilmente odiava i suoi genitori e antenati, per cui fare il contrario gli piaceva: oppure del dovere del coraggio (noblesse oblige) come erede di antica casata non gliene fregava niente, ma sta di fatto che ha tradito una bella quantità di suoi sudditi, che sul Carso e altrove dal 1915 al 1918 si erano abbondantemente fatti ammazzare per il loro Paese e per gli altri italiani. Il trattamento degli ebrei da parte dei cristiani europei, ben prima di Hitler, durante secoli e secoli, è stata un’ignominia indicibile: un uso strumentale della religione cristiana per divertirsi, per sadismo, per evitare di dovere essere cristiani: e basta, perché mi sto incazzando e poi venti pagine sull’argomento non riesco a non scriverle. E abbiamo creato un perfetto esempio di situazione impossibile: abbiamo (vabbè, non “noi”, quelli che comandavano fino a qualche decennio fa, e la cui viltà, idiozia e criminalità ancora sentiamo lodare da qualche imbecille ignorante) costretto gli ebrei a cercarsi un posto dove potere vivere, e abbiamo imbrogliato loro e i palestinesi per levarci gli ebrei dai piedi e metterli dove presumibilmente qualcun altro, ossia gli arabi spossessati della terra loro, li avrebbe ammazzati al posto nostro. Gli intrugli fatti a spese sia dei sionisti sia dei palestinesi sono stati di una porcheria totale, ma la nostra parasinistra (che sta alla sinistra come le parafarmacie stanno alle farmacie) pare ignorarle: il conflitto tra israeliani e palestinesi interessa solo in quanto lo si può fare passare come argomento anticapitalistico.

Ve ne racconto un’altra, che mi sembra troppo poco conosciuta: a inizio Ottocento la Francia ha (pressappoco) conquistato l’Algeria, definitivamente resa tranquilla nel 1879, quindi in piena Troisieme Republique. Il suolo algerino era parte integrante della Francia (non era, cioè, una colonia), ma mentre gli immigrati francesi avevano la cittadinanza francese, gli abitanti originari non l’avevano, non erano “francesi” a meno che non si convertissero alla religione cattolica. Cosa che naturalmente nessuno incoraggiava, oltre a essere un’imposizione. Alla faccia del laicismo ! La crisi conseguente alla scoperta che le accuse e la condanna di Dreyfus erano montature e falsificazioni della destra monarchica e clericale (bisogna dire che perfino l’arcivescovo di Parigi e il principe di Monaco difendevano l’innocente, e che l’Italia ci ha fatto un’ottima figura, visto che il nostro spionaggio aveva capito tutto e aveva passato ai francesi pure il nome di Esterhazy, il vero colpevole) ha ridotto il peso del partito clerical-monarchico, ma per gli algerini non è cambiato nulla. Poi, seconda guerra mondiale, grandi arruolamenti di algerini e marocchini nelle forze di De Gaulle, con grandi promesse per il futuro. Gli algerini si sono fatti ben bene ammazzare in parecchie battaglie, poi arriva la pace e passata la festa, gabbato lo santo ! Dopo di che è stata inevitabile la rivolta, ma nella rivolta poi è stato inevitabile che aumentasse il peso dei più religiosi, in quanto più fanatici e più disposti a farsi ammazzare e torturare dai francesi: e se le guerre sono sempre sporche, quella d’Algeria sta in buona posizione. Una volta indipendenti, moltissimi algerini non avevano nessuna voglia di vivere in uno stato teocratico, dove avrebbero comandato tutto i religiosi e tra loro i più fanatici: altra guerra civile, sanguinosamente vinta dai laici. Quindi, non è vero che gli “islamici” all’occorrenza si lascino tutti sopraffare dagli integralisti religiosi: in Algeria la lotta è stata terribile, sporchissima, ma hanno vinto i laici. Che quando emigrano in Francia fanno il couscous mettendoci anche il maiale e ci bevono il vino adatto, e le cui ragazze si mettono i jeans aderentissimi: ma hanno vinto per merito loro, non certo per le cazzate dei francesi (e tra parentesi, libertà di stampa, benissimo, ma, tanto per dire, il Vernacoliere non è certo leggerino, però non mi risulta abbia mai sentito il bisogno di complicare le cose agli arabi non bigotti…).

Penultima e gravissima: in Arabia, prima della prima guerra mondiale, è stato scoperto, in quantità immane, il petrolio. Ancora pretendeva di vivere l’Impero Britannico, che quindi aveva bisogno di sicurezza sui mari. Un fattore di sicurezza era la flotta militare, che andava a olio combustibile, derivato dal petrolio. Governo inglese e aziende petrolifere concupiscono il petrolio dell’Arabia: si tratta con il re del posto, nonché altissimo capo religioso e custode del Luoghi Santi loro. Il quale, non essendo un cretino, non si faceva imbrogliare: per cui, sul petrolio dell’Arabia, ci si sarebbe guadagnato sì, ma non sarebbe stata una di quella transazioni in cui da un re indigeno si comperavano diecimila chilometri quadrati per tre sveglie, dieci collanine di vetro e cinquanta litri di rum. E allora che ti fanno, governo inglese e privati, con il concorso del governo francese e il consenso di parecchi altri ? Organizzano un colpo di stato, per cui un altro sire locale, capo dei “wahabiti”