Liste bloccate, preferenze, dimensioni collegi.

Da tizio qualunque, io non sono informato di eventuali trattazioni pubbliche di questi argomenti eseguite con metodi quantitativi. Suppongo che almeno qualche simulazione sia stata fatta: ma non conoscendone addirittura nemmeno l’esistenza, mentre per giudicarne la validità bisognerebbe invece saperne completamente i dettagli anche tecnici, se si vuole parlarne tocca restare assai spesso nel mondo del pressappoco. Con queste cautele, a me pare che un dato da non dimenticare mai (secondo me !) è l’inettitudine politica (nel senso dell’azione di governo, non della captazione del consenso) del Cavalier Berlusconi e soprattutto che questa inettitudine, combinandosi con un atteggiamento tradizionalistico di rifiuto della politica da parte degli italiani ne ha creato il successo. Non ce l’ho con gli italiani perché in grande maggioranza di politica ne capiscono poco o niente: sarebbe ben difficile fargliene una colpa. E se invece io non sono mai caduto nella trappola del credere che la politica sia qualcosa di facilissimo, secondo una delle due scuole di pensiero (una, per cui per essere un ottimo politico basta essere furbo, l’altra, per cui invece basta essere onesto) è stato per circostanze sostanzialmente casuali. Quindi, che il proporre soluzioni semplicistiche a problemi complessi, ossia la ricetta di Berlusconi, abbia avuto tanto successo, non mi ha mai sorpreso. Se un tizio X è stato condizionato dalla tradizione culturale e/o dalle fregature prese nelle sue pregresse fedi a credere che la politica sia quanto meno una complicazione inutile, il proporgli la superficialità è ovviamente un ottimo modo per farselo amico. Il guaio, secondo me, è che anche Berlusconi ci crede: alla sua età, con la sua storia personale, rendersi conto di non avere capito neanche un decimo di quanto credeva di avere capito, secondo me è impossibile. Come lo sarebbe stato che Hitler nel 1943 o giù di lì potesse proclamare: “Fermi tutti, non avevo capito niente, tutto il vostro entusiasmo per me non significa nulla, tocca cambiare radicalmente politica !”.

Quindi, secondo me, il vero obiettivo principale di Berlusconi e di tutte le sue manfrine è fregare Renzi, che per la sua testa è l’ultima risorsa del PD prima di un definitivo tramonto, per cui B. riterrebbe di potere passare alla Storia come il Liberatore dell’Italia dai bolscevichi. Cose che (sempre secondo me) Renzi ha capito benissimo. Non sono quindi affatto sicuro che poi le tre o quattro riforme politiche urgenti (legge elettorale, riforma titolo V della Costituzione, fine del bicameralismo perfetto, riforma dei regolamenti parlamentari) si possano davvero realizzare. Sempre secondo me Renzi sta davvero mettendocela tutta per fare le riforme, ma ho l’impressione che nè lui nè tutto il resto dell’ambiente dirigente del PD siano certi del successo. Il che spiegherebbe anche certe approssimazioni tecniche.

Come quella dell’identificare la ridotta dimensione dei collegi come un fattore agevolante il bipartitismo: mi pare Sartori abbia obiettato che se la Spagna è bipartitica, non lo è per effetto del suo sistema elettorale, ma perché è bipartitica tradizionalmente. I bisnonni degli Spagnoli attuali si sono atrocemente sbudellati per parecchi anni, anche ben prima della guerra civile: si sono abbastanza calmati, ma la divisione resta.

Maria Teresa Cucchi osserva che: primo, la ridotta dimensione delle liste agevola il controllo delle liste stesse da parte delle organizzazioni centrali dei partiti. Secondo, se si vuole la parità di genere, i componenti le liste devono essere in numero pari (altrimenti non possono essere in ugual numero maschi e femmine). Terzo, chi decide se il primo in lista è un uomo o una donna ?

A me sembra poi che l’insistenza di Berlusconi sulle liste bloccate, dato che in Forza Italia non c’è bisogno di uno strumento giuridico per fare eleggere solo chi è gradito a Berlusconi, sia un tentativo di sputtanare Renzi di fronte all’elettorato di tendenze qualunquiste: B. propone le liste bloccate, Renzi e il PD le accettano, quindi i partiti sono tutti uguali. Atteggiamento che a occhio mi sembrerebbe essere numericamente vantaggioso per Berlusconi.

Sono d’accordo che le preferenze producevano un bel po’ di guai, ma non è che le liste bloccate, in certe zone, abbiano eliminato (se non in piccola parte) il problema. Che è risolvibile solo con una serie di azioni a carattere strategico, per ottenere il ripristino della legalità  prima e poi un suo incremento fino a livelli almeno minimi accettabili, da cui siamo ben lontani. Quindi migliore preparazione della Magistratura, migliore organizzazione della stessa, migliore definizione dei reati e degli illeciti economici e finanziari, coinvolgimento anche dei livelli bassi della Chiesa, azioni di contrasto alla cultura tradizionale nelle scuole eccetera eccetera eccetera. Le buone intenzioni di Pannella e Segni non si sono spinte oltre il livello superficiale, miracolistico, della questione: come al solito, almeno per Pannella.

Io personalmente avrei invece dato la precedenza alla riforma costituzionale per il Senato, rispetto alla legge elettorale: d’accordo che questo avrebbe significato bloccare la situazione a favore del governo Letta, ma con la precedenza alla legge elettorale rischiamo (mi pare) di ritrovarci un nuovo stallo, con un Senato abbastanza difforme dalla Camera per paralizzarci di nuovo.

Il tutto, come al solito per chi mi legge, “MI SEMBRA”; ossia, mi posso sbagliare.