IN QUESTA PAGINA TROVATE: IL MIO COMMENTO (ALLA DATA 21/7/2015) ALLE PROPOSTE UE FINALI, ACCETTATE DALLA GRECIA, UNA SERIE DI IMMAGINI DELLE PAGINE DI QUESTO ACCORDO E UNA NOTA SUL TRATTAMENTO FISCALE, IN GRECIA (SEMPRE AL LUGLIO 2015) DELLA NAVIGAZIONE COMMERCIALE IN GRECIA.

 LE CONDIZIONI DI FMI E UNIONE EUROPEA, CON ALCUNI COMMENTI -

 

Qui trovate, alternativamente, le pagine della lettera dell’8/7 con cui la Grecia ha accettato le condizioni europee (in inglese, sorry) e del testo di tali condizioni con i miei commento su alcuni aspetti che nella grande caciara di Grillo, Salvini e C. sono stati completamente trascurati. Poi, oltre ai commenti, qui trovate qualche considerazione politica oltre che pretenziosa: comunque, anticipo che secondo me, con un po’ di buon senso da parte di tutti, il salvataggio della Grecia può riuscire estremamente bene e ripagare abbondantemente i soldi adesso tirati fuori. A condizione di usare il buon senso, perché i casini che ho scoperto (e che l’informazione, tra stampa e TV, ha trascurato) sono immani.

Allora, la prima pagina è la lettera del Ministro delle Finanze greco per l’accettazione, in data 8/7/2015.

 

Seconda pagina:

Correzioni bilancio 2015 e strategia fiscale di medio temine 2016-2019.

I “target”, ossia i valori obiettivo per l’avanzo primario (cioè prima del pagamento interessi sul debito) per gli anni dal 2015 al 2018 e l’elenco dei paragrafi relativi alle misure per arrivarci.

      2. Riforma dell’IVA (in inglese VAT, Value Added Tax). Da notare l’eliminazione degli sconti per le isole, partendo da quelle con entrate maggiori e che sono le più importanti destinazioni turistiche, con eccezione per le più remote.

      Commento: da dati di stampa (sito “The Greek Reporter”), relativi a un’operazione anti-evasione del 2014, le evasioni riguardano su scala nazionale il 46.6 degli esercizi controllati, con picchi del 100%  per Amorgos, Paxos e Symi e del 96,43% per Santorini.   Eubea, ossia Evia, 85%, Creta 62,9 e Attica 54%. Da notare la clemenza delle sanzioni: per 586 esercizi responsabili di 5668 infrazioni, solo 13 sono stati sanzionati con 48 ore di chiusura.

 

 

Terza pagina: misure fiscali strutturali varie, abbastanza analoghe a quanto si è fatto anche da noi, come rendere meno permissiva la definizione di coltivatore diretto eccetera. Poi, tra l’altro, abolire i sussidi per il diesel agricolo (e poi ne vedremo un buon motivo) e varie misure di armonizzazione con le “best practices” UE. Poi, un quadro normativo per le agenzie indipendenti.

 

 

Quarta pagina: e qui viene un punto estremamente importante. “Increase the rate of the tonnage tax and phase out special tax treatments of the shipping industry”. In merito, io allego un file di informazioni sul trattamento fiscale dell’industria dei trasporti marittimi, da una informativa della Deloitte, che vi prego caldamente di leggere nel file allegato “infotasseshipgrecia”. Secondo quanto ho capito io, pagando una tassa fissa, per nave, proporzionale al suo tonnellaggio, qualsiasi profitto che ne derivi è totalmente esente da altre tasse greche, a meno che non derivi dall’utilizzo su tratte domestiche (Pireo-Creta, per intenderci). Se poi la nave è registrata per esempio a Panama, lì paga un’altra tassa fissa per il tonnellaggio e nulla per il profitto: mi sono andato a leggere la documentazione di Panama per esserne sicuro. Queste tasse fisse per il tonnellaggio sono, per forza maggiore, sempre esigue, visto che tocca pagarle anche a nave ferma, cioè quando non produce reddito. Quindi il risultato finale è che l’arcipaperone Niarchos (11 miliardi di patrimonio) di turno sui suoi redditi in sostanza non paga un cazzo. E non solo: pare che continuino a portare i soldi all’estero, per 140 miliardi tra 2000 e 2010. Secondo varie fonti, di cui l’ultima è “The Guardian”, questa esenzione totale dalla tassa sul reddito (che per Deloitte sembrerebbe estendersi anche ai dividendi distribuiti, oltre che al reddito di impresa) è scritta nella Costituzione greca: e credo sia l’unico caso al mondo in cui i capitalisti sono riusciti a inserire nelle legge fondamentale dello Stato una loro tale esenzione.

Un analogo trattamento fiscale viene applicato dagli Stati che mettono a disposizione le cosiddette “bandiere ombra”, Panama in primo luogo: ma Panama e simili non sono la Grecia. Perché ha solo 3 milioni 700 mila abitanti, perché ha il reddito del pagamento dei transiti attraverso il suo canale e perché, temo, che del Welfare e della giustizia sociale non gliene freghi gran che.

Ora, tornando alla Grecia, la sua flotta mercantile greca è la prima, ripeto prima, al mondo, con circa il 20% del totale del tonnellaggio mondiale: ovviamente le esenzioni fiscali hanno potentemente contribuito a tale crescita. Occhio: forse io ho un punto di vista diverso, essendo nato e cresciuto in una città di mare (anche Grillo, ma quello è un caso disperato) meno terragnolo della grande maggioranza degli italiani, per i quali il mare è praticamente solo il dove si va d’estate a mostrar le chiappe chiare. Per l’economia, essere affacciati sul mare non conta meno che possedere dei bei giacimenti di petrolio: che poi noi italiani, con una classe dirigente affetta da cultura tradizionale in quanto agricola, non si sappia utilizzare questo nostro privilegio è un altro paio di maniche, è un’altra manifestazione del nostro rifiuto culturale della Tecnica. Ma che un Paese come la Grecia con la prima flotta mercantile al mondo, con il 20% del tonnellaggio mondiale, abbia problemi di bilancio è follemente assurdo, come se gli USA avessero bisogno del sostegno militare della Repubblica di San Marino, diciamo. Il contributo della marina mercantile al Prodotto Interno della Grecia è del 7%: quindi la Grecia ha un 7% del suo Prodotto Interno Lordo che quasi non paga tasse, sembrerebbe. Ma la realtà dovrebbe essere ancora peggiore: le convenzioni di calcolo del PIL prevedono che il prodotto di un impiego pubblico (funzionario di una qualsiasi amministrazione, magistrato, militare eccetera) sia uguale al suo costo (salario eccetera). Questa è un’approssimazione, mentre di solito si suppone, invece, che spesso questa fetta di PIL così generata sia alquanto fittizia. Non entro nel merito, ma mi pare probabile che, per esempio, gli addetti a combattere l’evasione dell’IVA a Santorini il loro stipendio non se lo guadagnino. Ora, il contributo di queste attività del settore pubblico al PIL greco è relativamente alto e quindi è relativamente sovrastimato: il che vorrebbe dire che quel 7% nominale che praticamente non paga tasse (se non sugli stipendi degli occupati e per l’indotto) è in realtà magari l’8 o il 9%. O il 10%. Comunque, che questa posizione di privilegio degli armatori sia un enorme problema non è una scoperta di oggi: è da vari anni che i successivi governi greci cercano una soluzione. Ma gli armatori, dalla loro posizione di forza giuridica (sancita dalla Costituzione) e materiale (minacciano di spostare navi e attività altrove, a Cipro, a Panama o chissà dove) se ne infischiano: a Samaras hanno proposto di dare dei soldi allo Stato greco, ma solo come contributo volontario: il che poi renderebbe lo Stato  greco ancora più sottomesso a loro di quanto già non sia.

Questo casino di situazione non è ammissibile per l’Unione Europea per gli stessi motivi per cui non è più ammissibile (secondo me) per lo Stato greco, motivi a) finanziari e b) politici. Finanziari, è ovvio, non puoi pretendere che i contribuenti del resto dell’UE finanzino Niarchos e C. Si dice spesso che dovrebbero finanziare i trattamenti pensionistici, ma questa è una presa in giro, perchè il governo greco non ha i soldi per pagare le pensioni solo in quanto gli armatori praticamente non pagano un euro delle tasse che anche se leggere basterebbero, eccome, per le pensioni.  Politici,  l’Unione Europea non sarà l’Utopia sognata da Lenin, ma per la sua stessa esistenza non può ammettere che un gruppo di imprenditori, per quanto importanti siano, facciano Stato a sé. E poi ovviamente la presenza di capitali tanto grossi con così pochi controlli (se non c’è tassazione non sai neanche in realtà quanto guadagnano e come li spendono, anche influenzando la politica attraverso movimenti,  eventualmente populisti, assolutamente ignari di essere usati) è intrinsecamente antidemocratica. Da questo punto di vista la questione greca è assai più importante degli stessi debiti greci. Debiti dello Stato che d’altra parte fanno comodo agli armatori, permettendo loro di ricattarlo: spostando le attività e distruggendo una quantità di posti di lavoro farebbero saltare qualsiasi governo.

Per cui, occhio alla retorica e alle buone intenzioni: la faccenda, temo, è assai sporca. E non so nemmeno se e quanto l’Unione Europea sia stata e sia, almeno per certi ambienti greci meno tonti e più progressisti, la potenza superiore a quella degli armatori a cui ricorrere in qualche modo per farsi aiutare a uscire da una situazione di strapotere vetero capitalista. Quindi, secondo me, questo punto sulla tassazione dei profitti dalla navigazione mercantile è fondamentale.

 

E continuo sulla quarta pagina.

Semplificazioni fiscali e modifiche per aumentare la progressività della tassa sul reddito.

Riduzione dei costi e prezzi di farmaci e cure mediche: per i generici, riduzione al 32,5 per cento dell’equivalente farmaco a suo tempo brevettato, togliendo di mezzo la “clausola del nonno” (“grandfathering clause”). E che accidenti è ? Dai, Claudio, e studia ! Allora, negli Stati Uniti del sud, a un certo punto sono stati introdotte delle leggi limitanti il diritto di voto (ovviamente per escludere i colori ritenuti sbagliati). Senonchè in vari casi queste leggi limitavano anche il diritto di voto di bianchi: allora, magistrati locali hanno introdotto nella giurisprudenza il concetto che se gli antenati di X votavano, allora anche X aveva comunque il diritto di voto, anche a dispetto della legge vigente. Torniamo alla Grecia e vediamo la possibile applicazione  ai farmaci generici: per esempio, il farmaco brevettato A aveva svariati anni fa prezzo 10, poi scade il brevetto e allora si fa una legge per cui il generico equivalente B può essere venduto a un prezzo non inferiore a 9. Poi arriva una nuova legge che dice: i farmaci generici equivalenti possono essere venduti a 6: ma chi vende A dice “No, non vale, può valere per altri farmaci equivalenti a molecole diverse da A, per B resta valida la legge di allora e quindi il prezzo minimo è 9”. E così si salva dalla concorrenza, se il giudice gli dà ragione. E’ una assoluta medievalata: ma cercando di informarmi (io sgobbo, io, io, io !) ne ho trovato un’altra applicazione pratica. Agenzia immobiliare che vende ville in Eubea (Ivia): spiega che l’acquisto è conveniente perché alla compravendita non si pagano le tasse attuali ma quelle in vigore quando è stata concessa la licenza edilizia. Ossia, magari dieci anni fa. Per cui la medievalata è pure diffusa. Ed è giusto eliminarla.

Il resto è, mi pare, facilmente comprensibile: notate comunque la richiesta di introdurre una tassa sulla pubblicità televisiva.

 

Quinta pagina: privatizzazioni, tasse sui giochi e licenze per uso bande di trasmissione. Possibilità, in caso di necessità, di incrementare le aliquote fiscali.

Sempre sulla quinta pagina, riforma pensioni, con attuazione (“implement”) della legge del 2010. Commento: e che fine aveva fatto ? E’ possibile che Tsipras facesse riferimento a questa mancata attuazione quando ha sostenuto che le condizioni accettate non danneggiavano le pensioni: probabilmente, intendeva dire che non introducevano nuovi tagli oltre quelli previsti dalla legge del 2010, ma francamente non ne so abbastanza.

 

Sesta pagina: in parte si capisce bene, ma per vari punti occorrerebbe ulteriore studio. Per esempio: “better target social pensions by increasing OGA uninsured pensions”, dovrebbe significare “migliorare l’obiettivo delle pensioni sociali incrementando la pensione OGA senza assicurazione (o “in assenza di contributi”)”, dove OGA dovrebbe riguardare i lavoratori agricoli.

Pagina 7: Idem, per specialisti, cosa che io non sono. Da notare la frase: “The authorities will adopt legislation to fully offset the fiscal effects of the implementation of court rulings on the 2012 pension reform”. Il che vorrebbe dire che una riforma pensionistica del 2012 è stata in qualche sua parte invalidata da decisioni giudiziarie, comportanti effetti fiscali (palesemente sgravi) e che occorre nuova legislazione per porvi rimedio.

C’è una ovvia clausola di salvaguardia contro gli eccessi di austerity, “The institutions are prepared to take into account other parametric measures within the pension system… “ eccetera.

 

Pagina 8: (il titolo è ancora sulla pagina 7, “Public Administration, Justice and Anticorruption”).

Una serie di misure organizzative nel cui merito non entro. Una riforma del Codice di Procedura Civile: riguarda il solito problema della lentezza dei procedimenti giudiziari. E’ assai importante poi il discorso sul potenziamento e autonomia dell’istituto di statistica, che spesso in passato ha fornito bufale gradite al governo del momento. Questa parte secondo me non rientra nei discorsi di “austerity”, cioè contenimento delle spese, ma negli investimenti: ed è, sempre secondo me, un investimento importantissimo.

Pagina 9: leggete per intero il paragrafo “Publish a revised Strategic Plan against Corruption…”. E anche questo è un investimento. Ma leggete poi: “… and adopt legislation insulating financial crime and anticorruption investigations from political intervention in individual cases”.  Ossia, si richiede una legge che impedisca interferenze politiche ostacolanti indagini su casi di crimini finanziari e corruzione. Allora, fermo restando che il potere politico legifera apertamente e pubblicamente, in Parlamento, sugli aspetti generali, mi pare che la legislazione italiana (come quella di parecchi altri Stati, a mia conoscenza) preveda questo tipo di reato. Dubbio: i creditori (ESM eccetera) ci hanno infilato questo paragrafo per bellezza ? E in tal caso, i negoziatori greci non si sono valsi di una sua inutilità come elemento a loro favore nella discussione ? Mi spiego: a qualche conflitto io ho assistito. Ora, se A dice per esempio, anche casualmente, “giovedì scorso pioveva” e la controparte B sa per certo, e può dimostrare, che giovedì non pioveva, anche se ciò non c’entra assolutamente nulla con l’argomento del conflitto, certamente non rinuncia a rimbeccare A: “Ecco, vedi che tu non capisci un cazzo, io ti dimostro che giovedì non pioveva, quindi se tu non capisci niente su una questione così semplice figurarsi se puoi avere ragione sulla questione principale !”. E faccio appello a quanti di voi si sono trovati in simili situazioni. Ora, perché i negoziatori greci, nei successivi scambi di proposte, hanno sempre lasciato questa annotazione ? O sono degli incapaci, o non sarà che effettivamente il problema esiste, cioè che a livello legale polizia, magistratura e quant’altro non sono protetti neanche “pro forma” da interventi di un qualche politico ? Occhio, non sto dicendo che in Italia non succeda, ma da noi è riconosciuto come reato, e se si viene a sapere scoppia il casino, con l’obbligatorietà dell’azione penale da parte della Magistratura. In Grecia, o il reato non è bene configurato, o non è obbligatorio perseguirlo, pare. Ma in questo caso, a me la richiesta di EFM e compagnia francamente sembra giusta e estremamente  necessaria.

Sul resto della pagina mi sembra non ci sia nulla da commentare.

 

Pagina 10: me la dovrei approfondire  (chiedo il vostro aiuto, se qualcuno se la sente !). Comunque, si richiede l’istituzione di qualcosa come la nostra Agenzia delle Entrate, mi pare. “Garnishments”: sono i benefici aggiuntivi.

C’è una frase strana: “remove tax officers’ personal liabilities for not pursuing old debt”, il che vorrebbe dire abolire la possibilità di rifarsi sui beni personali dell’impiegato nel caso non persegua “vecchi debiti”. Occorrerebbe conoscere meglio la situazione e se le leggi attuali permettano scappatoie, come farsi arricchire dal debitore che comunque resta insolvente o altri possibili trucchi.

 

Pagina 11: misure per combattere l’evasione fiscale, particolarmente l’IVA con i suoi rigiri.

E’ abbastanza incredibile il capoverso:”combat fuel smuggling….” (combattere il contrabbando di carburanti), perché a quanto pare i depositi di carburante NON si sa neanche dove siano. Ossia, pare che ci voglia una legge apposita, quindi non è che ci siano depositi “clandestini”. Sempre “a quanto pare”, solo dopo una legge apposita che obblighi a denunciare esistenza, posizione e presumibilmente capacità dei depositi si potrebbe parlare di clandestinità (per quelli non denunciati) o meno. Perché ho scritto “incredibile” ? Perché da noi, in una situazione simile a quella che pare sia quella attuale greca, il contrabbando sarebbe tale da ridurre forse a un terzo la somma incamerata dallo Stato per le accise sui carburanti. E staremmo anche peggio della Grecia.

 Anche il paragrafo successivo non scherza, perché chiede un piano (con assistenza tecnica europea, pare) per, tra l’altro, “identificare i depositi non dichiarati controllando le transazioni in banche in Grecia o all’estero…” che detto così sembra implicare che in Grecia sia possibile avere un deposito bancario “non dichiarato”.

 

Pagina 12: ho letto ma senza approfondire. Verso la fine c’è qualcosa riguardante anche le licenze per autotrasporto e bus turistici.

Pagine 13 e 14, continuano le misure per agevolare la concorrenza e il mercato.

Si finisce con le privatizzazioni.

 

E qui di seguito trovate il trattamento fiscale per il traffico marittimo: che in sostanza equivale a tasse zero, con esclusione di quello interno (Pireo-Creta, per esempio). Va ricordato che la marina mercantile di proprietà greca è la prima al mondo, con circa il 20 per cento del tonnellaggio mondiale. Ma l'esenzione totale dalle tasse sui profitti è stata, a suo tempo, inserita niente meno che nella Costituzione.

A questo punto un po’ di commenti.

Non è, né poteva essere, che nelle condizioni imposte per fare ancora credito alla Grecia manchino misure di carattere restrittivo in materia finanziaria: va ricordato d’altra parte che già nel 2012 c’è stata una crisi del debito greco con una tosatura del 53% sul valore nominale dei Buoni del Tesoro (e simili) greci. E’ vero che a conti fatti chi aveva i BOT greci non ci ha perso nulla, anzi, visto che pagavano interessi tanto alti che hanno più che compensato la perdita da tosatura, probabilmente ci hanno pure guadagnato. Ma ormai, anche se sono soltanto i grossi nomi di ricchissimi finanzieri a fare notizia, il mercato viene orientato anche (e forse soprattutto) dai “fondi” (comuni, di investimento, pensione) i quali per lo stesso meccanismo della baracca, chi più chi meno, sono tutti orientati alla prudenza. D’Alema ha detto cose giuste, ma il problema non è che con la tosatura del 2012 gli investitori ci hanno guadagnato, il problema è se possono (o vogliono) correre un altro rischio sperando che gli vada altrettanto bene: secondo me, no. Oppure certi investitori (non tutti, un fondo pensione dei medici del Nebraska o dei metalmeccanici di chissà dove non ce li vedo a comperare titoli del Tesoro greco, neanche se ti promettono il 12%) possono prendersi il rischio, ma a tassi altissimi, appunto. Quando Tsipras in Parlamento ha detto che la Grecia è stata vittima di un esperimento andato male, se si riferiva alla crisi mondiale scatenata da quei mentecatti dei fanatici liberisti USA che pensavano di poter fare politica sociale abitativa agevolando oltre ogni possibile buonsenso la concessione di mutui immobiliari, con conseguente botto di Lehman Brothers e via così, ha ragione (sempre se a questo si riferiva), ma il conto lo abbiamo pagato e lo pagheremo ancora tutti, non solo la Grecia. Se da noi le banche non sono state costrette a limitare i prelievi e simili amenità, è perché l’economia legale è più robusta: non è che il sommerso e l’illegalità manchino, e figurarsi, ma non è che in Costa Smeralda o a Cortina si sia mai arrivati al 100 per cento di evasione IVA. E senza che qualcuno se ne accorga e si ponga il problema. E’ ovvio che anche da noi ci sono intrugli sui carburanti, tanto è vero che qualcuno in galera ci va: ma non è che la Finanza non sappia dove sono i depositi e che occorra una nuova legge apposita per farglielo sapere: ma siamo matti ? Ora, mi pare chiaro dalla lettura delle cosiddette “condizioni” alla Grecia che non si tratti solo di “politica di austerity”: mi pare invece che questa sia una lettura distorta del problema, per motivi di politica interna italiana, che sarebbe meglio lasciare da parte. Le analisi devono essere imparziali: poi, capito il problema, ci può e deve essere il dibattito sulle politiche (restrittive o espansive) da adottare e quando. Ma prima delle politiche economiche viene la capacità dello Stato greco di trarre frutto da tali politiche, secondo me, e i nodi costituiti da evasione fiscale, privilegi degli armatori, corruzione e contrabbando vanno affrontati: e non posso certo dire che “i creditori” (EFM eccetera) se ne siano fregati. Le “condizioni” sono piene di proposte, anzi imposizioni, di riforme: per il merito, alcune le ho capite mentre per altre ve le affido perché chi ne ha voglia se le studi e possibilmente se ne discuta. Per il modo appunto imperioso con cui sono presentate le proposte, ricordo che l’Unione Europea è una fonte legislativa di livello superiore ai singoli Stati: o così o non ha senso, vista la nostra comune collocazione geografica come piccola appendice dell’Eurasia.

Poi non so quanto parecchi greci approfittino giustamente della crisi finanziaria per forzare la situazione e costringersi a modernizzarsi secondo standard europei e certamente più democratici dello strapotere della plutocrazia armatoriale. In ogni caso, per gli imbecilli alla Grillo e Salvini non me ne frega niente, anzi: ma secondo me almeno parte della sinistra, se poi tutto sommato ha fatto bene a cercare di sostenere Tsipras, avrebbe comunque fatto ancora meglio a non mischiare i problemi nostri e la questione della politica espansiva o restrittiva ai problemi dei greci. E non mi si venga a dire che John Maynard Keynes era favorevole all’evasione dell’IVA o al contrabbando dei carburanti !