SULLA LENTEZZA AVVERSARIA DELL'APPLICAZIONE DI SCIENZA E TECNICA

La mia tesi di oggi (23/2/2021) è che esiste un conservatorismo normativo, conseguenza di quello culturale, che impedendo di trarre vantaggio dalla modernità tecnico-scientifica, riesce ad ammazzare un numero intollerabile di persone. Non attivamente, ma impedendo un prolungamento della loro vita di esse già diventato possibile, o detto altrimenti, non evitando morti che per lo stato corrente applicativo della Scienza e della Tecnica oggi sarebbero evitabili, nel senso di premature, visto che comunque andarsene tocca. Ma il più tardi possibile. Caso vaccini: non è che io dichiari inutili le sperimentazioni di efficacia su statisticamente sufficienti numeri di volontari, il che già di per sé necessariamente impedisce di vaccinare tempestivamente parecchie persone. Però le sperimentazioni analoghe per quanto riguarda invece non l'efficacia, ma la mancanza di effetti nocivi vengono, per quanto mi pare di saperne, ancora fatte con una prudenza giustificata quando di DNA, RNA eccetera non se ne sapeva nulla o poco assai. Oggi non è che si vada più a tentoni a causa dell'insufficienza degli strumenti tecnici: per esempio, nel caso Oxford-IRBM-Astra Zeneca, si è agganciato a un “vettore” virale che si conosceva innocuo per la specie umana un segmento di una proteina caratteristica del coronavirus della pandemia attuale. E questo si è riusciti a farlo con assoluta certezza e riproducibilità, in un tempo minimo rispetto a quanto succedeva in passato, ammesso che ci si riuscisse. Perchè, diciamo dieci anni fa, la certezza e riproducibilità erano molto minori di adesso, quindi il rischio di conseguenze indesiderabili per i vaccinati era molto maggiore. Allora, mettiamo che la procedura di verifica di non nocività del vaccino X richieda ancora adesso, per continuità col passato, N mesi: in ognuno di quei N mesi, quanti sono stati i decessi che si sarebbero evitati con una vaccinazione tempestiva ? Ossia, quale è il rischio di morte per impossibilità di procedere alla produzione e inoculazione, in caso di adeguamento delle procedure di certificazione alla tecnica odierna, rispetto al corrispondente rischio di morte, sempre per l'impossibilità di vaccinazione, fino a che non siano concluse le procedure di certificazione obsolete, ancora adeguate alla carenza di strumenti tecnici rilevanti, come era cinque, dieci o venti anni fa? I conteggi ovviamente non li posso fare io: ma qualcuno, accidenti, li dovrebbe fare, e poi, se del caso, andrebbero tradotti subito in normative e nella mentalità capace di capire il cambiamento scientifico-tecnico e quindi di applicare razionalmente le normative.

Non è che possiamo pretendere che le aziende produttrici di vaccini, Big Pharma o no, possano investire una gran quantità di soldi in organizzazione e impostazione materiale della produzione di prodotti per decine o centinaia di milioni di dosi prima di avere l'approvazione normativa. E' questa che deve essere adeguata alla realtà attuale della Scienza e della Tecnica. E deve esere adeguata il prima possibile, anche se il conservatorismo diffida sempre e comunque della Tecnica, esprimendosi poi in moralismo miopissimo perchè diretto alla gratificazione del moralista dandogli la conferma della sua tradizione culturale. Mentre a me pare che un moralismo dovrebbe sempre tenere conto dei risultati reali, non psicologici: la realtà da considerare è quella delle vite da risparmiare, o delle morti, pur alla fine inevitabili, da rimandare per comunque mediamente parecchi anni....

Altro esempio: notizia fresca fresca, pare che si sia scoperta la causa delle non infrequenti morti improvvise per blocco cardiaco di giovani atleti, nel corso, magari, di una innocente partita di calcio tra squadrette giovanili. Questa causa appare essere un difetto genetico, una “mutazione” a carico di un tratto di DNA che poi serve a produrre una certa proteina. La mutazione può essere stata ereditata da un genitore in quanto presente nel suo DNA, ma mai avvertita perchè quel genitore non ha mai fatto sforzi atletici prolungati. Oppure può essere generata dall'inevitabile verificarsi di errori di trascrizione del DNA durante una duplicazione cellulare, necessaria per creare spermatozoi o ovuli. O, addirittura, mi pare, nel processo di una grandissima serie di duplicazioni cellulari necessarie per passare da una singola cellula uovo fecondata a quattro o cinque chili di neonato e oltre. Quindi, non è che si tratti di qualcosa che si possa evitare: la “Natura” non è perfetta come ci piacerebbe. Ora, quanto tempo ci vorrà poi, se la scoperta sarà confermata, tradurla in normativa che preveda un esame, oggi diventato relativamente assai facile, di ordinaria amministrazione, per dare o negare a un o una giovane opportuni benestare o consigli di astensione dagli sforzi prolungati ? Mettiamo che ci voglia un anno, dalla conferma della scoperta: quanti ragazzi o ragazze, inconsapevolmente portatori di quella mutazione, in un anno, resteranno incomprensibilmente secchi su un campetto di calcio ?

Terzo esempio, e anche questo mi pare assai grave. Nel lontano 1972, un ricercatore negli USA si è reso conto che il processo di duplicazione del DNA, che deve avvenire ogni volta che una cellula del nostro corpo si è abbastanza invecchiata e logorata da dover essere sostituita da una nuova, dello stesso tipo, appositamente generata da un'altra ancora giovane, è sempre affetto da un certo numero di errori casuali, appunto “mutazioni”. Con quattro calcoli gli si è reso evidente che questo ruolo della casualità non poteva non avere un ruolo determinante anche nella genesi delle neoplasie, vulgo cancro, spiegando una caterva di cose pur concettualmente importantissime su cui qui non mi soffermo, ma anche aprendo enormi prospettive di attacco sia sul fronte della prevenzione che sul fronte terapeutico. Chiarisco: non è che, come pretendono gli ideologi conservatori, la teoria della frequenza delle mutazioni casuali del DNA cellulare, neghi il rischio legato a fattori ambientali, come nell'evidentissimo caso del fumo: al contrario, invece, chiarisce perchè il fumo (o l'amianto) non agisce come un veleno vero e proprio, per cui la lontananza temporale anche enorme tra ipotetica causa ed ipotetico effetto non nega il legame tra fumo e cancro al polmone. Tanto è vero che io da moltissimi anni mi guardo bene dal fumare; non solo, ma mi preoccupo anche di fattori “ambientali” di cui ai negatori della casualità delle mutazioni, proprio perchè sono (spesso del tutto inconsapevolmente) arci destrorsi, non gliene frega niente. Per me, addirittura i succhi di frutta andrebbero venduti solo in confezioni monodose, perchè è illusorio pretendere che il consumatore butti via tutta la confezione anche se non tutta consumata dopo cinque giorni dall'apertura, come consigliato dalle scritte in piccolo... Se è entrata aria nel cartone, ci è quasi certamente entrata qualche spora di una comunissima muffa che poi produce aflatossina. Della quale, se non fosse per la frequenza delle mutazioni casuali in ogni duplicazione del DNA, forse ci si potrebbe infischiare, nel caso si trattasse di qualcosa di “lineare”, dove, in quantità, effetto e dose siano proporzionali. Per inciso, c'è una smentita alla tesi degli (alquanto irresponsabili) conservatori auto promossi moralisti, per i quali il cancro non può essere dovuto altro che a “fattori ambientali”. E quindi globalmente all'industrializzazione. La smentita, sempre “secondo me”, viene dalla constatazione che la statura alta comporta un rischio di cancro maggiore: ecco il link a uno studio del National Institute for Health, conosciuto ormai da parecchi anni e mai contraddetto:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3148429/


Perchè statura e non peso ? Perchè non è che le cellule di riserva di grasso siano tanto attive e quindi bisognose di ricambio, mentre il numero di cellule è legato al volume magro, quindi al cubo della statura. E maggiore è il numero di cellule maggiore è il numero di ricambi in un dato tempo, e così il numero di duplicazioni e quello delle mutazioni casuali. Ma un fattore ambientale invece ha inevitabilmente una influenza che diminuisce al crescere del peso corporeo del soggetto, quindi, per una stessa dose di “fattore ambientale”, quello grande e grosso è più protetto di uno piccoletto, e non certo il contrario.

Altro caso: per alquanti anni, io ho lavorato per roba che poi transitava in “cervelli elettronici”, come si diceva allora. Dove si producevano (non a opera mia !) tonnellate di “tabulati”, ossia pacchi e pacchi di fogli strapieni di cifre che poi nessuno riusciva a leggere sensatamente, con delle stampanti che sparavano mille o milleduecento righe di stampato al minuto, con un fracasso immane, ma sopratutto inevitabilmente spargendo particelle microscopiche e impercettibili di inchiostro nell'aria respirata da chi ci doveva lavorare vicino. A me è sembrato che nel giro delle persone che conoscevo in quell'ambiente i casi di cancro alla vescica potessero essere forse un po' troppo numerosi, e mi pareva opportuno che la questione venisse approfondita. Poi non ne ho fatto nulla per il semplice motivo che quella tecnica aziendale degli immani “tabulati” era già moribonda e in via, fortunatamente, di scomparire.

Volendo, posso approfondire la questione e, probabilmente, anche dimostrare la validità in termini di capacità di spiegazione del concetto di casualità e inevitabilità delle mutazioni del DNA cellulare ad ogni sua duplcazione anche relativamente ai fattori cosiddetti “ambientali”, ma non è questo che mi interessa qui. Mi interessano due cose: la comodità morale del volere ignorare il ruolo della casualità e le conseguenze pratiche, in quantità di morti umane premature, di questo conservatorismo.

Primo punto: uso una frequentissima citazione di Einstein, il quale pare abbia detto che “Dio non gioca a dadi”: cosa su cui aveva ragione se ci si attiene a un concetto molto tradizionale e molto autoritario dell'Inconoscibile, tanto è vero che Einstein in chiesa o in sinagoga non è che ci andasse. E quindi non ha avuto proprio nessuno scrupolo a pragmaticamente esortare, in una sua famosissima lettera, il Presidente degli USA a produrre la bomba atomica. Il guaio è che in una cultura ormai diventata troppo tradizionale ammettere il ruolo della casualità in genere e in particolare in un contesto emotivamente sensibile come nella genesi del cancro (diffusissimo, pare che per ogni caso diagnosticato ce ne siano altri cinque che si risolvono a cura del nostro sistema immunitario, per non parlare della sua frequenza in animali viventi, ora ma anche in un passato pure remoto o remotissimo) significa negazione di Dio e immoralità. Perchè, a volere essere non pignoli, ma solo esatti, tutto il male, in una Natura originariamente creata perfetta, deve risultare da un peccato primario, quello di Eva, della disubbidienza a un ordine arbitrario. Il che offre a qualsiasi fesso l'occasione di sentirsi grande e infallibile facendo il moralista: per qualsiasi male deve esserci sempre una causa moralmente negativa: se ci sono bambini autistici, è perchè la madre non è affettuosa, eccetera eccetera eccetera, e qui gli esempi sarebbero innumerevoli, anche perchè questo genere di sciocchezze crea nicchie di (putroppo alle volte anche inconsapevole) autopromozione. Non è una questione di religione, ma di buon senso.

Secondo punto: la scoperta della inevitabilità delle mutazioni in ogni processo di naturalissima duplicazione del DNA, e quindi in ogni rinnovo di cellula logorata o altro, risale al 1972. La sua accettazione ha cominciato a essere sensibile solo intorno al 2000; poi nel 2015, ecco il link:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4446723/

è comparso l'articolo che ha, o dovrebbe avere avuto, “tagliato la testa al toro”. Ora, non è che tutti coloro che si occupavano di terapie o profilassi anti cancro abbiano aspettato il 2015 per svegliarsi, ma sta di fatto, secondo me, che l'approccio, pur difficile, di micro biochimica, ha prodotto e sta producendo risultati molto positivi in termini di terapie. Non è che l'approccio “ambientale”, ossia di ricerca di fattori ambientali tipo tabacco o amianto sia stato inutile, ma solo per la profilassi, che contro la casualità generante le mutazioni nelle duplicazioni del DNA non può fare nulla o quasi. E viceversa, i conservatori paramoralisti, associando la genesi del cancro soltanto a qualcosa di innaturale (almeno nell'utilizzo) nascondono la relativamente enorme grandezza del rischio reale da causa naturale. Per cui io, conscio del problema, se mi accorgo di qualcosa di sospetto, provvedo a verificare e non corro il rischio di essere fregato da una diagnosi tardiva. Caso invece purtroppo frequentissimo. Ma ci sono voluti svariati decenni per orientare la ricerca di terapie nel senso indicato dalla scoperta del 1972, orientamento poi ancora incompleto, perchè cattedratici o altro che non hanno molta voglia di studiare cose nuove, scomode e blasfeme, ce ne sono ancora parecchi. Quante morti è costato questo ritardo ? Non lo so: dovrei fare un impegnativo lavoro di ricerca e di statistica, per cui non sono attrezzato e non avrei certo il tempo. Ma per prudente che sia la stima, si tratta sempre di un ordine di grandezza di milioni. E' stato ed è un ritardo accettabile ? E ci sarà almeno un po' di biasimo per i (pur evidentemente inconsapevoli) responsabili ?