15/1/2014 -

   MEDIOEVO MILITANTE,

       DI: TOMMASO DI CARPEGNA FALCONIERI - EINAUDI. € 19


Questo libro (dove, occhio, di politica attuale, ce n’è moltissima) mi ha fatto consumare un blocchetto di foglietti adesivi e mezza matita per segnare i punti da ricordarmi meglio. Ma per gustarlo bene, va letto più volte, almeno tre, a distanza di un mesetto tra l’una e l’altra: e si colgono allora in positivo molte finezze, e in negativo molte corbellerie girovaganti o solennemente paludate (ahimè ahimè, anche di sinistra) che continuano a affliggerci, e soprattutto a danneggiarci. Va letto e riletto non perché non sia chiaro: è perché è denso, il che, secondo me, per un libro di saggistica è un gran merito. Altrimenti uno si legge un buon giallo o la storia degli impianti igienici (esiste, si chiama “Civiltà in bagno”, di tale Lawrence Wright), no ?

Una indignata e moralistica mia premessa: io non credo per niente alla divina capacità regolatrice del mercato, se non in casi ben circoscritti e a loro volta regolati: ma la mercificazione secondo me ha comunque un grosso pregio: quello di fare chiarezza sulla volontà di autoaffermazione, spogliandola dagli ornamenti retorici e idealistici che la camuffano.

Brutalmente detto: il medioevo di Julius Evola e quello di Dan Brown sono fantasie, ma è chiaro, o dovrebbe essere chiaro a tutti, che Dan Brown inventa e scrive cavolate per guadagnare un sacco di soldi e autoaffermarsi pagandosi così champagne e belle donne o qualsiasi altra cosa lo renda felice: l’interesse è palese in quanto commerciale. Evola (e una quantità di altri pseudo profeti) hanno ottenuto o ottengono la felicità dell’autoaffermazione sembrando disinteressati: e qui sta la falsità. E’ molto probabile che Evola non intendesse guadagnare, coi suoi libri, tutti i soldi che ha guadagnato Dan Brown, ma nessuno è mai disinteressato nel realizzarsi, a meno di essere autolesionista. E nemmeno io, mentre predico, mi sogno di predicare per soffrire, mosso da puro altruismo, ma quando mai ! Siamo seri, per favore !

Io cerco di affermarmi giocando secondo certe regole, tra cui la prima è cercare di capire, perché per me (il che non vuol dire per merito mio) la soddisfazione di, talvolta, avere l’impressione di capire veramente qualcosa è molto maggiore che quella ricavabile dal fare credere agli altri (amici o meno) di capire tantissimo pur restando nella classica condizione della TI, Triplice Ignoranza (idraulica, religiosa e sessuale, non capire un tubo eccetera eccetera). Non è che non sia divertente imbrogliare, ma è assai maggiore il grado di soddisfazione del mio ego ottenuto dal credere di potere capire davvero, di tanto in tanto, qualcosa.

E poi continuo a preferire il fesso che spende un sacco di soldi per comperarsi la Ferrari e arrivare primo al semaforo rosso (se arrivi secondo, basta fregarsene per non essere inferiore, soprattutto pensando che hai risparmiato mezzo litro di benzina: esempio di mercificazione positiva…) che non l’altro assai peggiore fesso che per affermarsi deve, in qualche modo, veramente fare soffrire il prossimo. Quindi tutte le chiacchiere sugli ideali propagandati da Tizio o Caio, che, in quanto disinteressati finanziariamente, dovrebbero essere credibili, per me sono alquanto spesso solo fumo, per non dire peggio.

Ma non mi venissero a parlare di una visione della Storia Universale che poi si limita a un relativamente breve periodo, a una zona geograficamente limitata e a solo uno strato minoritario delle popolazioni europee: una ipotesi (alla Evola) sulla Storia Universale e Perennemente Ciclica dell’Universo Mondo per cui per esempio la Cina proprio non esiste, a me pare un chiaro e cosciente falso. Poi, certo, esiste la capacità di autoingannarsi, di essere falsi anche verso sé stessi, dopo di che uno non sa più nemmeno se mente o crede davvero alle sue chiacchiere.

Chiedo scusa per il mio attacco di indignato ed egocentrico moralismo e torniamo al libro, ma tenete conto appunto del mio pregiudizio contro le bubbole quando sono fuori posto e ammantate dalla rispettabilità del Passato più o meno reinventato o tradizionale.

Allora: il libro, a un primo livello di lettura, chiarisce molte incongruenze e contraddizioni in cui sistematicamente pare cadere quasi chiunque scrivendo o parlando (o agendo, inventandosi per esempio un qualche nuovissimo Palio della Catapulta)  tira in ballo il medioevo. Il che in certi casi è relativamente innocuo, nel senso che offende una realtà storica ma entro certi limiti sanitariamente irrilevanti: nessuno muore per avere mangiato patate o tacchino a un cosiddetto banchetto medioevale. E non credo di essere diventato più stupido per avere ascoltato dell’ottima musica di una qualche opera lirica ambientata in un medioevo di fantasia e la cui trama distorca o ignori vicende storiche invece bene accertate. Ma anche in questi casi un rischio c’è, quello di lasciarsi travolgere dal divertimento e abituarsi alla confusione tra buono in quanto divertente e buono in quanto vero: e siamo già sulla soglia della politica, mi pare. Per inciso: in Francia, mi pare a Chablis (meraviglioso vino, quello bevuto dai paesani !), esiste un portone di legno, dove tradizionalmente ogni personalità rilevante di passaggio inchiodava un ferro di cavallo: pare che uno dei tanti ferri ancora visibili sia di Giovanna d’Arco: forse no, ma di vari suoi contemporanei certamente sì. Invece nel castello di Loches (il meno vezzoso tra tutti quelli della Loira) esiste ancora la sala in cui pare che la sveglia ragazzotta paesana abbia riconosciuto il Delfino. Forse no, ma se vuoi l’atmosfera, non andare a Disneyland o a Neuschwandstein ! E forse Giovanna NON ha inchiodato un ferro del suo cavallo a quel portone, ma è comunque tempo storico, non favoloso: andava su un normale cavallo con gli zoccoli ferrati, mica su un cavallo con le ali o con otto zampe.

Ma tornando al libro, a un secondo livello di lettura, si scopre che la relativa scarsezza e incertezza delle fonti, la lontananza temporale, la riduzione di una realtà complessa a qualcosa di talmente sintetico da diventare molto poco significativo (Medioevo, quando ? Prima di Carlomagno oppure al tempo dei Comuni ? E dove, in Galizia, dove ancora poco più di un secolo fa pare, secondo A. J. P. Taylor, che si sia svolto un processo per un presunto infanticidio rituale, oppure a Firenze o a Londra ?), comportano necessariamente l’incongruenza interna. Con il che il pensatore (o meno) di turno ha buon gioco a estrarre dal gran calderone, come spesso viene ad essere usato  il Medioevo, i fatti e i concetti che gli fanno comodo e scansare il momento della verifica, quello che trasforma l’ipotesi in teoria, il tentativo in strumento di indagine, di comprensione. E qui c’è il livello metodologico: l’efficacia del metodo scientifico (per esempio pag. 84) dimostrata per quanto riguarda gli studi storici toglie alibi all’uso dell’inventività fantastica e dei pregiudizi tradizionali e superficiali in politica, mi pare.

E qui mi permetto di inserire una mia ipotesi, una congettura, un tentativo di comprendere, stimolato proprio dalla lettura di questo libro. Ma è un tentativo: quindi, se è una sciocchezza, è una sciocchezza mia, non di Carpegna Falconieri, per carità ! So, anche per esperienza personale, che la specie umana è caratterizzata da una estrema flessibilità comportamentale: quindi mi viene il dubbio che la nostra comune capacità (per ogni individuo) di comportarsi in modi diversissimi, addirittura opposti, comporti anche una tendenza a attuare almeno mentalmente questa capacità: diciamo l’utilizzo mentale di armi e strumenti diversissimi tra loro ma, invece, incompatibili nella realtà e nello stesso momento. Forse il fascino del Medioevo che troppi, anche politici e ideologi, sembrano continuare a sentire (e il libro ne propone parecchi esempi) sta proprio nella sua proposta intrinseca di complessità e contraddittorietà. Restringendo in prospettiva il purissimo cavaliere senza macchia, difensore dei deboli eccetera eccetera e lo stesso cavaliere al saccheggio e al massacro attuati alla presa di Gerusalemme, forse si giustifica psicologicamente la potenziale nostra incongruenza interna. Il che non toglie che sia un gioco pericoloso e alquanto criminale se portato in politica. Esiste un famoso ritratto di Hitler, dipinto a cavallo, in completa armatura pesante, lancia compresa, con ciuffo e baffetti puro stile piccolo borghese anni 1910: non fa ridere.

E appunto perché non fa per niente ridere (almeno me che ne ho viste troppe)  l’autore fa benissimo a evidenziare il ruolo del Medioevo approssimativo o fantastico nella politica attuale. Oltre a una esposizione e a una critica di una tendenza, e una proposta politica, nota come New Medievalism, che ha avuto e ha influenza su scelte politiche che ci hanno riguardato tutti, si parla tra l’altro di Guénon e della sua analisi del mondo moderno come una fase del kali-yuga indù (e perché no di qualche ciclo Maya ? E quanti sennò, come disse il cucuzzaro ?) e del suo discendente Evola anche lui col suo “albero secco”. E pure queste totali scemenze continuano a influire in politica: e allora perché non proporre una visione del mondo rivelata dalla meravigliosa musica del Flauto Magico ?

E pure a sinistra… leggete, leggete.

E ce n’è anche per l’ambientalismo: se il fondatore di Greenpeace si è davvero ispirato nel suo impegno ambientalista “alla lotta degli hobbit della Contea contro la terra desolata di Mordor, fonte di inquinamento e di orrori industriali”, non c’è da meravigliarsi se poi trovano spazio, anche in politica, anche nell’azione dei governi, imbonitori e ciarlatani di ogni genere, con costi umani inammissibili. O la sinistra si decide a prendere in mano l’ambientalismo, assumendosene le responsabilità e squalificando le tante chiacchiere a scopo di affermazione finanziaria o professionale o di potere, oppure, se l’effetto serra esiste (come a me sembra), preparatevi a vedervi invasi dalle centrali nucleari che la Russia sta vendendo a tutto vapore in giro per il mondo.

O altrimenti aspettatevi la realizzazione di qualche altra proposta russa come quella di controllare il clima terrestre mettendo in orbita grandi schermi che intercettino la radiazione solare…

Prima di concludere: ma anche attribuire al Medioevo la paternità di streghe, streghette e tutta la minuzzaglia di cazzabubboli più o meno strampalati, mi sembra una cavolata. Alle streghe e alle stregonerie ci credevano anche i Romani, non Seneca o Cicerone, ma tantissima gente sì. Una volta in Spagna siamo andati a vedere l’Embalse de Proserpina, che è un lago artificiale (piccolino, ma in sostanza uguale a quelli moderni, con tanto di diga e opere di presa) costruito dai Romani per l’alimentazione di un acquedotto. Poi in età moderna un sapiente locale è stato fregato dal rinvenimento di una delle tantissime defixiones, generalmente lastrine di piombo per incantesimi per invocare Proserpina affinché facesse crepare tra atroci tormenti l’amante del marito (o la moglie dell’amante): ma con il lago artificiale non c’entrava nulla. Per istruirsi sulla credenza dei Romani (antichi) nella stregoneria, basta andare al Museo Nazionale Romano: di questa roba ne hanno a quintali. Per quel che ne so, elfi, gnomi e simili non erano roba dei Romani, ma degli altri popoli, ma sempre inventata prima dell’incolpevole Medioevo.

In conclusione (e sarebbe anche ora…), se vi pare che almeno qualche rara volta io per caso ci capisca qualcosa, ascoltate il mio consiglio: leggetevi ‘sto libro ! 

Ah, ancora un’avvertenza: l’autore fa vari riferimenti a “I fiori blu” che è un godibilissimo libro  di narrativa (Queneau, tradotto nientemeno che da Italo Calvino) la cui vicenda inizia a svolgersi nel Medioevo. Le avventure del Duca d’Auge, di Cidrolin, di Lalice, del cavallo Sten eccetera mi sono assai piaciute, ma la loro non conoscenza non impedisce per niente di fruttuosamente leggere “Medioevo militante”.