Vi  LA TECNICA DEL "SOLARE A CONCENTRAZIONE" (CSP) E LA SUPERFICIALITA' DELLA DESTRA.

 

Cosa ne direste, se a suo tempo il governo USA avesse deciso che il telefono sarebbe stato inutile, avesse vietato perfino di parlarne, e ne avesse regalato tutte le relative conoscenze tecniche a paesi economicamente concorrenti ? Questo è quanto ha fatto un governo italiano (Forza Italia e Lega) riguardo a una innovativa tecnica per produrre energia elettrica dal sole, diversa (e che in vari  casi sembra considerata alquanto più conveniente) dal fotovoltaico.

Ve lo propongo come esempio e argomento a sostegno alla mia tesi, secondo la quale i nostri gravissimi guai attuali dipendono in massima parte dal voler fare politica esaltando la superficialità e per conseguenza commettere tante tante assolute cretinerie. Io sono il primo a sostenere l’inevitabilità dell’errore, ma proprio per questo è indispensabile, verificare, approfondire, confrontare i vari punti di vista: il politico che rinuncia al dubbio sistematico come strumento per costruire ragionevoli soluzioni operative ai tanti problemi che occorre affrontare fa disastri.

D’altra parte doveva essere al più tardi il 2009, quando io ho diffuso una e-mail sulla questione su cui torno adesso alla luce dei dati su quello che è successo nel frattempo. In quella e-mail sostenevo che il governo Berlusconi si era dimostrato di una superficialità estrema: ora, mi pare che in quella e-mail avessi visto fin troppo giusto. Non è che questo dimostri che io sono un genio: al contrario, se c’ero arrivato anch’io con un po’ di impegno cerebrale e i nostri governanti di allora no, delle due ipotesi l’una: o avevano tali problemi intellettivi da rendergli impossibile non essere scoperti subito, oppure si è trattato di una madornale superficialità. Antistorica e conservatrice: poi cerco di spiegarmi meglio. Ma è esattamente (sempre secondo me) la stessa antistorica e conservatrice superficialità che ci ha messo tutti nelle condizioni economiche (catastrofiche, se non ne usciamo, il che richiede eccome lacrime e sangue) in cui ci troviamo. Qssia, la storia che espongo è esemplare della ineluttabilità dei guai nostri attuali: un governo che riesca a rendersi (oltretutto) ridicolo come ha fatto Berlusconi e accoliti non poteva non sbagliare in questioni parecchio più complesse di economia, di organizzazione, di politica estera eccetera.

Nel primo capitoletto spiego in che consiste la tecnica di cui si tratta: ho cercato di essere chiaro, ma chi proprio non se la sente potrebbe anche saltarlo.

Nel secondo come l’Italia, dopo averla in sostanza inventata, ha abbandonata tale tecnica.

Nel terzo, che posizione ha invece preso il resto del mondo, USA e Spagna incluse. Nel quarto, la posizione attuale dell’Italia.

Nel quinto, espongo la relazione concettuale tra l’esempio e le tante altre sciocchezze fatte, che non potevano non ridurci nei terribili guai nostri, guai che continuiamo a gravemente sottovalutare.

 

Cos’è il CSP, Concentrated Solar Power, generazione di elettricità attraverso il sistema a concentrazione, anche detto Solar Thermal Energy, STE –

 

Quando si parla di energia solare quasi tutti, seguendo in questo ciò che i mezzi di informazione più diffusi ci propongono, pensiamo al fotovoltaico, (spesso abbreviato in FV o PV, con la P dall’inglese Photovoltaic): piastrine sottili fatte di silicio (con certi microelementi aggiunti) se esposte al sole e opportunamente connesse forniscono una corrente elettrica (piccola per ogni piastrina) a basso voltaggio.

E’ una questione di fisica delle particelle, fotoni che “strappano” elettroni che normalmente se ne stanno a girare attorno ad atomi, ma non è una questione di calore. E questo vale anche per una sua forma più moderna, in cui un qualcosa di ottico concentra la radiazione su una cella solare (per quel che mi pare di saperne, sempre col silicio come componente principale).

Quindi in realtà si usa sempre solo una parte della radiazione solare. Le “celle” di silicio, montate in un buon numero in appositi pannelli con opportune connessioni elettriche, forniscono una corrente che, con modifiche effettuate da certe indispensabili apparecchiature addizionali, può essere usata per esempio per caricare  batterie o alimentare direttamente certi dispositivi, o trasformata in corrente a voltaggio più alto o ancora trasformata in corrente elettrica alternata (come quella di casa). E se portata a tensione opportuna può essere connessa (e venduta) alla rete elettrica generale, da cui poi vengono alimentate illuminazioni, macchinari vari, forni elettrici industriali, serre e una infinità di altre cose.


Un altro metodo di usare la radiazione solare è invece quello di farle scaldare, fino a temperatura abbastanza alta, un qualche fluido il cui calore poi viene usato come in una centrale “termoelettrica” classica.

In una di queste centrali termoelettriche (come quella di Civitavecchia) ci sono delle grandissime caldaie alimentate a gas o a adatti idrocarburi liquidi, con grandi serie di tubi in cui scorre acqua che il calore della combustione trasforma in vapore ad alta temperatura e pressione. Questo vapore viene mandato a turbine che girando fanno girare gli alternatori (versione gigante di quello dell’auto) che producono corrente elettrica che infine, portata a tensione alta (220000 o 380000 Volt) viene immessa nella rete nazionale a cui tutti siamo connessi attraverso elettrodotti, sottostazioni che abbassano la tensione a valori meglio gestibili, cabine di distribuzione e finalmente cavi che arrivano al contatore di casa o alle connessioni di industrie e attività varie.

Nel sistema a CSP invece di esserci una caldaia con i suoi bruciatori di idrocarburi liquidi (in sostanza petrolio raffinato) o di gas, ci sono degli specchi che concentrano la radiazione solare (a questo ci aveva già pensato un certo Archimede) su tubi (o in un’altra versione su un recipiente collocato in cima a una torre) in cui scorre un fluido adatto (composto di nitrati di sodio e potassio) scaldandolo ben bene (nei sistemi più recenti fino a 550 gradi).

Esiste da poco anche la possibilità di generare direttamente il vapore facendo circolare l’acqua sotto pressione nei tubi su cui gli specchi concentrano la radiazione solare, ma mi sembra che ancora non siano state costruite centrali che usano questo metodo, nuovo per il CSP. Quindi mi attengo alla soluzione che utilizza il fluido di sali fusi.

Poi il fluido caldo, di solito passando per un serbatoio, attraverso uno scambiatore di calore cede la sua energia termica a dell’acqua, producendo vapore ad alta temperatura e pressione che va alle turbine che muovono gli alternatori.

Quindi la differenza con le normali centrali termoelettriche normali è che per scaldare un fluido non si brucia petrolio o gas (nelle centrali termoelettriche) o si usa il calore generato da reazioni nucleari (centrali nucleari) ma lo si scalda con la radiazione solare.

E queste sono le centrali a CSP (o STE, che è la stessa cosa).

 

 


Lo svantaggio comune alle centrali CSP come alla produzione di energia elettrica fotovoltaica è la necessità di abbondante spazio, che in Italia non è che sia tantissimo: come insolazione, invece, stiamo abbastanza bene. Per cui è comunque sensato (a parte i costi) mettere sui tetti di edifici, pensiline eccetera pannelli fotovoltaici: pare che l’ENEA studi anche per queste applicazioni dei mini-CSP, non so ancora bene come fatti e non ne parlo.

 

Ora, le differenze fondamentali da tenere presente ragionando di fotovoltaico  (FV) e CSP sono tre. La prima: l’energia solare catturata è molto maggiore che nel fotovoltaico, ma in buona parte poi viene persa perché il rendimento termodinamico delle turbine a vapore è del 40-55 (in qualche caso sfiora il 60) per cento. Ma comunque mi sembra che ne passi sotto forma di energia elettrica, da dati dei sostenitori ma anche a occhio mio, parecchia di più che nel fotovoltaico.

La seconda: che quando passa una nuvola, il FV riduce drasticamente la corrente prodotta: per certe applicazioni domestiche o comunque dove si può mettere una batteria abbastanza grossa non c’è problema: quando c’è il sole la batteria si carica e quando non c’è (piove o è notte) le eventuali cose che devono comunque essere alimentate si nutrono dalla batteria.

La faccenda diventa costosa e complicata assai se i pannelli fotovoltaici devono fornire energia alla rete elettrica generale nazionale, che è  poi connessa alle altre reti europee. O meglio: se i pannelli FV sono pochi e quindi l’energia fornita è piccola, la perturbazione sulla rete è piccola e c’è il tempo di riportare le cose a posto senza che si spengano le luci negli ospedali (tanto il gruppo elettrogeno di emergenza di solito funziona male e comunque anche se va bene ci mette vari secondi a partire) o si blocchino gli ascensori. Ma se la nuvola è grande e i pannelli che passano dalla luce all’ombra (o viceversa) sono molti, possono essere dolori seri, anche gravissimi, tali da potere mandare in blocco interi grossi pezzi della rete, o al limite anche tutta: per cui si fa adesso un gran parlare di smart grid, di reti intelligenti, che collegandosi automaticamente a uno o più tipi di generatori o di magazzini di energia risolvono (o risolverebbero) il problema.

Da notare che comunque da un bel pezzo le reti elettriche sono alquanto intelligenti, nel senso che se per esempio si interrompe una linea ad alta tensione si inseriscono automaticamente o si avviano altre fonti. Ma a renderle capaci di potere governare senza guai le emergenze e gli sbalzi di produzione prodotti da grandi campi di pannelli fotovoltaici, possono essere dolori.

Per evitare i quali tocca investire un bel po’ di soldi: una miserabile batteria per l’auto costa svariate decine di euro, e di energia elettrica ne contiene pochina pochina. Per tamponare un improvviso calo di potenza da un campo fotovoltaico consistente andiamo su cifre e ingombri niente male.

Nel CSP le cose sono estremamente più semplici, perché il fluido scaldato dal sole va in un serbatoio, la cui capienza forma riserva: se arriva la nuvola, non perturba un bel niente, perché dal serbatoio continua a uscire fluido caldo, che continua a essere impiegato per generare vapore che continua a alimentare le turbine che fanno girare gli alternatori: se la nuvola persiste, il tutto continua a funzionare per un tempo dipendente dalla grandezza del serbatoio di accumulo del fluido caldo, tempo che può essere di parecchie ore. Una centrale di questo genere in Spagna ha prodotto per molto tempo energia durante tutte le 24 ore, usando durante il giorno solo parte dell’energia solare catturata e immagazzinandone il resto sotto forma di aumento di temperatura del fluido, il cui calore viene poi utilizzato di notte. Il tutto facendo, a quanto pare, parecchi soldi. Questo immagazzinamento sotto forma di calore dovrebbe essere molto, ma veramente molto meno costoso di una serie di batterie (o altro) che possa fare la stessa funzione.

La presenza intrinseca di un sistema di accumulo (senza batterie esterne) permette quindi non solo di ovviare al problema della nuvola che rompe le scatole, ma anche di acquisire l’energia dal sole, conservarla, e poi trasformarla in elettricità quando serve dal punto di vista tecnico e economico. Questa elasticità di funzionamento è assai importante, permettendo di  spendere meno barcate di soldi in “intelligenza” della rete. O meglio: il problema non sta tanto nell’intelligenza, visto che la potenza di calcolo è disponibile relativamente a buon mercato, ma nelle caratteristiche fisiche della rete e dei suoi organi: non è che sui 220 mila o 380 mila Volt ci si mettano apparecchiature, anche semplici interruttori, per esempio, come quelli domestici: è roba enorme, costosa e delicata da usare. Ma il CSP, oltre la flessibilità operativa (che si traduce in minori spese), mi sembra  offrire anche altre grosse possibilità economiche.

Prendo il caso, ipoteticamente favorevole a un campo di pannelli fotovoltaici costituenti centrale, per alimentare un dissalatore, cioè un impianto molto importante in Nordafrica o Medio Oriente, che ottiene acqua dolce da quella di mare. Se ne vogliono ottenere un certo numero di migliaia di tonnellate all’anno e per semplicità di ragionamento faccio l’ipotesi che mediamente le ore di insolazione siano dodici come quelle in cui è buio. Allora il fotovoltaico mediamente ogni giorno ha per dodici ore il sole che lo fa funzionare: quindi è dimensionato per fornire ogni giorno quella quantità di energia in dodici ore, durante le quali il dissalatore è alimentato e può funzionare: per le altre dodici ore tutto sta fermo. Se invece è alimentato da un CSP, questo gli eroga in un giorno la stessa quantità di energia, ma avendo il suo bel serbatoio di immagazzinamento di calore, gliela eroga distribuita su 24 ore e non su 12. Ma a questo punto, per avere la stessa quantità annua di acqua trattata, basta un dissalatore grosso la metà. E che costa alquanto di meno.

Altro modo per risparmiare, è che posso usare la parte termica del CSP alimentandola diversamente che dal sole. Quindi col sole funziona tutto il CSP, ma di notte si possono bruciare biomasse di scarto in una sezione addizionale che trasferisce allo stesso fluido del CSP il calore prodotto.

La terza differenza è che per trasformare la corrente elettrica continua a basso voltaggio in alternata a 220 o 380 mila Volt della rete elettrica generale servono varie “cose” assortite che mi pare siano molto più costose di quanto serve per generare, trasformare e immettere in rete la corrente alternata prodotta da normalissimi alternatori, correntemente fabbricati da decine di aziende nel mondo in concorrenza tra di loro: idem per i trasformatori.

Per il momento non parlo molto di costi perché c’è in questo momento una gran confusione derivante da una sfrenata guerra di lobbies, che usano anche armi ideologiche. Comunque, da un lato il costo dei pannelli di silicio sta scendendo parecchio e ci sono in cantiere vari tentativi di migliorarne la resa. Dall’altro, un conto è il costo dell’energia quando esce dal pannello, per azionare magari una pompa che quando c’è il sole solleva dell’acqua per riempirne un serbatoio, un altro conto è il costo dell’energia all’entrata nella rete elettrica e un altro conto ancora è il costo dell’energia quando arriva al consumatore, che è caricato dagli incentivi al fotovoltaico (in Italia sembra pesino per il 30 %, il che rende l’energia tanto cara che forse, ripeto forse, per una lattina di birra vuota costa di meno lo smaltimento in discarica che rifonderla, vedi caso ALCOA) e dei costi per gli impianti aggiuntivi da installare sulla rete per potere gestire quote consistenti di generazione FV. Per i numeri che ho io lo sfruttamento dell’energia solare sembra essere molto migliore col CSP che col FV.

Un altro fattore economico da tenere a mente molto bene è che il silicio per il fotovoltaico lo fanno, a prezzi imbattibili, i cinesi e solo i cinesi, almeno fino a quando non saranno normalmente usate celle ad alta efficienza che i cinesi non riescano a fare, ma che non ci riescano ci credo assai poco. Per i componenti del CSP è tutta un’altra faccenda.

Va comunque tenuto presente che i campi di applicazione del fotovoltaico e del CSP sono in gran parte non sovrapponibili: anche se si parla di miniCSP, di cui confesso di non sapere ancora nulla, nessuno attualmente si sogna di mettere un CSP per alimentare le luci notturne di illuminazione del giardino condominiale, dove il fotovoltaico va benissimo. Ma per fornire l’elettricità necessaria alle utenze dei sessantasei appartamenti del complesso dove abito io, il fotovoltaico, anche ammettendo che le prestazioni del silicio aumentino assai, serve solo a complicare le cose, perchè ci vorrebbe una superficie molte volte maggiore di quella totale disponibile: per cui l’allacciamento alla rete è indispensabile.

Esiste una variante innovativa del fotovoltaico, detto “fotovoltaico a concentrazione”, in cui la radiazione solare viene concentrata su una cella solare fotovoltaica ad alta efficienza, diversa dalle consuete al silicio. In queste la resa elettrica rispetto alla radiazione incidente è assai maggiore, il che rappresenta ovviamente un grosso progresso. Rimangono comunque invariati i problemi conseguenti alla intermittenza o stabilità della fonte.

Se posso azzardare un pronostico, sulla lunga distanza la corsa dovrebbe essere tra CSP e questo nuovo fotovoltaico a concentrazione, rimanendo il fotovoltaico classico (silicio cinese) per una quantità di applicazioni per piccole potenze.

 

 

 

Un po’ di storia italiana.

Dei problemi di energia se n’è occupato assai il Nobel Carlo Rubbia, che in sostanza ha fatto due proposte: a lungo termine una tecnica a carattere nucleare diversissima da quella attuale (per attuale intendo quella per esempio delle centrali che la Russia sta vendendo in abbondanza), e a breve temine un CSP (Concentrated Solar Power o STE, Solar Thermal Energy) perfezionato utilizzando come fluido una miscela di nitrati (usatissimi nei concimi chimici e prodotti a basso prezzo), che fino a 230 gradi centigradi sono solidi, ma a temperature più alte diventano liquidi. Nel CSP le temperature vanno da 270 fino a 550-580 gradi, quindi non c’è problema: sono tanto liquidi che scorrono benissimo. Oltre a non essere infiammabili, il che semplifica parecchio la vita, hanno una grandissima capacità termica, ossia possono immagazzinare (e poi cedere) una gran quantità di calore. All’ENEA Rubbia ha portato avanti il tema CSP con studi, innovazioni (tra cui importantissima appunto la molto indovinata scelta del fluido da usare) e sperimentazioni varie, costruendo anche una piccola centrale per prove e studi. Ma, per il suo caratterino e probabilmente per altri motivi si è messo in urto con la dirigenza dell’Enea, soprattutto con un suo  articolo su “Repubblica”. Allora il governo Berlusconi – Lega, su proposta della Moratti, ha commissariato l’ENEA, nominando un economista (Paganetto, preside di Economia a Tor Vergata) a commissario, Corrado Clini a vicecommissario e il cosiddetto ingegnere Claudio Regis in quota Lega come altro vicecommissario.

In merito potete cercare con Google l’articolo “ENEA:l’ingegnere fantasma che bocciò Rubbia”, di Gian Antonio Stella, in “Cronache” del Corriere della Sera del 2 agosto 2005. Il Regis (che se non sbaglio poi è stato pure condannato per essersi fatto passare per ingegnere) ha litigato furiosamente con Rubbia: secondo il leghista e chi lo ha piazzato in quella funzione, Rubbia è stato cacciato: più probabilmente li ha mandati a quel paese e se n’è andato sbattendo la porta.

Io sospetto che Regis abbia fatto la parte del cretino che viene spinto avanti per non compromettere quelli più grossi di lui: in particolare, successivamente, Gasparri ha fatto passare in una afosa giornata di agosto un ordine del giorno, per cui in Italia “solare” avrebbe dovuto intendersi solo come “fotovoltaico”, censurando quindi il CSP. Il che mi rafforza nel sospetto che una appena nata ma già assai forte lobby del fotovoltaico, golosa degli incentivi da erogare, abbia voluto evitare la concorrenza di un altro metodo che in vari casi potesse essere più valido.

Gli ambientalisti probabilmente sono stati a baloccarsi con sentimenti di nostalgia di un mondo felicemente naturale che non è mai esistito: e spesso sembrano non innamorati della natura, ma della superficialità e del dogmatismo che l’amore per la natura gli sembra giustificare. Con il che, proprio per averlo tanto invocato, non si aspettavano che l’eolico fosse tanto invasivo e distruttivo del paesaggio. Analogamente (però attenzione, le analogie vanno usate con prudenza) temo siano stati accecati dall’antipatia per il nuclearista Rubbia a dalla mal riposta simpatia per un fotovoltaico (FV) sognato come piccolo piccolo, non invasivo, miracoloso, democratico, anticapitalista e, nientemeno, libertario: cose che li pongono non come avversari della tecnica, ma come pazzamente innamorati di certe tecniche rispetto ad altre, invece, odiate. Che poi qualcuno dei loro o a loro vicino nel grande business degli incentivi alle rinnovabili ci abbia inzuppato il pane, è molto probabile: ma vedo gli ambientalisti in genere come ingenue vittime della loro ottimistica superficialità che come coscientemente disonesti.

Comunque sia, la tecnica detta Solar Thermal Energy (STE) o Concentration Solar Power (CSP) in Italia è stata deliberatamente e ufficialmente uccisa nel 2005 da Berlusconi e accoliti.

 

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Il CSP (o STE) nel mondo.

Ma dato che non tutti i politici sono Berlusconi, da Germania, Spagna e altri tra cui Cina, dove ci si era bene accorti della faccenda (come devono fare e fanno i politici veri e non gli imbecilli che a noi italiani piacciono tanto perché dichiarano di non essere politici), sono arrivate subito offerte varie a Rubbia e si sono cominciate a costruire centrali, dapprima piccole, utilizzanti la tecnica italiana del CSP.

Per cui, attualmente, dei dati che ho trovato su Wikipedia una volta sola (perché poi non me li sono più ritrovati, il che mi mette in sospetto, evidentemente sono in corso di modifica):

 

Centrali solari a concentrazione già in esercizio in tutto il mondo, potenza totale installata 2828 Megawatt (migliaia di Kilowatt, quindi milioni di Watt: per dare un confronto una utenza generale domestica può essere 2500 Watt, 2,5 Kw, una stufetta elettrica 200 watt) .

 

In costruzione, in tutto il mondo: 2463 MW

 

Già decise (oltre a quelle in esercizio e in costruzione), negli USA: 3949 Mw

 

Già decise (oltre a quelle in esercizio e in costruzione), in Spagna: 930 Mw

 

Già decise (oltre a quelle in esercizio e in costruzione), nel resto del mondo: 4286 Mw.

 

Questi dati non sono aggiornati: il solo programma energetico ventennale dell’Arabia Saudita (programma di cui tra poche settimane partono i primi appalti per 900 MW) prevede 25 Gigawatt (25000 MW) di CSP e 16 Gigawatt di fotovoltaico.

 

La tedesca Schott, che vista la dabbenaggine della destra italiana è la incontrastata leader nella produzione dei componenti essenziali, cioè i tubi in cui scorre il fluido da riscaldare e sui quali gli specchi concentrano la radiazione solare, vanta più di un milione di elementi prodotti e come CSP già costruiti scrive di circa 4 Gigawatt, di cui 3 appunto da essa forniti.

Negli USA il solo progetto della Blythe County, in costruzione,  mi pare valga da solo 950 MW.

 

Per interpretare queste cifre, forse conviene rapportarsi a una centrale nucleare media, che sta sui 900 Mw, come certe grandi centrali convenzionali alimentate a petrolio o a gas. Occorre però tenere conto che le caldaie di queste ultime, come il reattore nucleare vero e proprio, funzionano tutto il tempo, salvo i fermi per manutenzione, mentre il sole non è che ci sia sempre: quindi nell’arco dell’anno una centrale termica o nucleare produrrà almeno 2 volte la quantità di energia (Kwh, Kilowattora, prodotti o consumati da una utenza o un dispositivo produttore di potenza in un’ora di funzionamento) di un impianto solare della stessa potenza massima nominale.

 

Ma di questi circa 5300 Megawatt di potenza totale già in esercizio o in costruzione relativi a una tecnica inventata in Italia, quanto è stato realizzato dall’industria italiana ? Pochissimo, quasi zero, 10 MW, perché, appunto, il CSP in Italia è stato messo fuori legge, proibito, cancellato, ucciso, fatto kaputt, dal governo di destra.

Quindi, i ricavi per la progettazione, produzione componenti, costruzione, messa in servizio eccetera sono andati a industrie di altri paesi, principalmente la Germania e la Spagna. E i componenti del CSP non sono cosette trascurabili: i tubi collettori sono lunghi quattro metri, composti da un tubo interno in acciaio speciale con rivestimenti vari, un tubo esterno di vetro speciale, manicotti di estremità a tenuta del vuoto che c’è tra tubo interno ed esterno più piacevolezze varie. Di questi, la tedesca Schott ne ha prodotti e venduti, appunto più di un milione. Fabbricati in EU e non in Cina. E che avrebbero potuto e dovuto essere fabbricati in Italia.

 

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Posizione attuale dell’Italia.

Comunque vadano poi in futuro le cose la politica di Berlusconi e accoliti consistente nell’uscita dalla tecnologia del CSP a me pare francamente da mentecatti. Non si butta via l’occasione di entrare da leader in un mercato mondiale tanto importante: poi, una volta entrati in una tecnologia all’avanguardia, è comunque poi assai più facile cambiare cavallo, se un’altra tecnologia risulta essere ancora più competitiva. Io nel 2009 ho mandato in giro una e-mail su questo problema, perché mi pareva comunque dissennato abbandonare la tecnologia del CSP in cui l’Italia era all’assoluta avanguardia perché Rubbia è antipatico (per carattere o perché simpatizza con un nuovo tipo di nucleare). O perché i verdi hanno la fissazione delle tecnologie diffuse.

Ora si sta cercando di rimediare al danno, rientrando nel mercato del CSP: l’ENEA sta pubblicando risultati di ricerche che probabilmente, sotto sotto non ha mai interrotto del tutto nonostante la scomunica. Assieme alla Angelantoni, piccola ma rinomata industria umbra, propone oltre a perfezionati tubi per sali fusi, anche tubi dello stesso genere ma con i quali dalla radiazione solare si produce direttamente, alimentando il complesso con acqua, vapore ad alta temperatura, direttamente utilizzabile in un gruppo turbina-alternatore.

ENEA inoltre propone anche un mini-CSP per piccole industrie e edilizia residenziale: non ne so i particolari, ma è ovvio l’intento di contrastare il fotovoltaico di importazione dalla Cina e ridurre i problemi di interconnessione alla rete elettrica.

La Angelantoni si muove, tanto che nel capitale sono entrate una ditta giapponese e una saudita: è possibile che appunto nei prossimi appalti per l’Arabia Saudita le cose vadano almeno decentemente. Degli investitori esteri evidentemente ci credono, altrimenti la ASE (Angelantoni Solar Energy o qualcosa di simile) non raccoglieva i capitali per costruire uno stabilimento in grado di produrre, mi pare, trecentomila tubi ricevitori all’anno. Ma ci sono voluti i capitali giapponesi e sauditi, per cui le corrispondenti quote degli eventuali futuri profitti se le beccano loro.

Mi pare che anche l’ENEL, per la quale pareva dovesse esistere solo il fotovoltaico  (non è che fosse un falso scopo per poi potere sostenere la necessità del nucleare ?) stia cercando di inserirsi nella calca che cerca di salire sul tram CSP, da cui noi siamo stati tanto scemi da scendere. Occhio: non è detto che poi le cose vadano bene: l’impresa degna di tal nome è innovativa (altrimenti può guadagnare solo attraverso lo sfruttamento delle persone invece che attraverso lo sfruttamento delle idee), ma l’innovazione è intrinsecamente rischiosa. E proprio perché è rischiosa se ne deve fare tanta.  Sembra un controsenso: e mo’ te spiego. Ammettiamo che ci sia una possibilità su dieci che l’innovazione funzioni. Se ne fai una, quasi certamente resti fregato. Se ne fai venti, quasi certamente una ti riesce: allora il trucco è di dedicarsi a innovazioni il cui eventuale risultato sia tanto favorevolmente grande da ripagare moltissime volte gli oneri complessivi di tutte e venti le innovazioni. Ma il discorso sta sconfinando nell’ultimo paragrafo, quello in cui sostengo che la gestione del CSP da parte del governo Berlusconi non è un caso ma frutto di un metodo, che ha prodotto i disastri economici e sociali in cui ci troviamo.

 

Caso CSP come esempio della superficialità presa a metodo politico. 

In un suo articolo di un mesetto fa, Edoardo Boncinelli dice che nella ricerca raramente si ha un risultato positivo, cioè una ipotesi al confronto con gli esperimenti (la realtà) risulta verificata rarissimamente, magari una volta su mille. Quindi quasi sempre occorre scartarla o aggiustarla.

Eppure la ricerca funziona eccome, altrimenti voi non potreste leggere quello che ho scritto con un PC, inserito in un sito Web e scaricato al vostro domicilio mediante una montagna di diavolerie formalizzate in decine di migliaia di brevetti e realizzate sotto forma di aggeggi elettronici, chimici, meccanici e quant’altro, compresi i satelliti artificiali per le comunicazioni e i razzi per metterli in orbita. La ricerca funziona benissimo (pur essendo quasi sempre controintuitiva) perché quella rara volta che l’ipotesi (che è stata corretta, aggiustata più e più volte) si rivela funzionalmente valida i risultati sono immensi.

Ora, non è che questo oggi sia una grande sorpresa: per moltissime persone non lo è affatto. Anzi, molto spesso lo si dà per scontato: ignoro se Frau Merkel, tanto per dire, abbia studiato filosofia della scienza. Probabilmente no (ma neanch’io, del resto): ma con tutte le cose che la tecnica ci ha fornito, e con tante vicende storiche che ci sono successe, è alquanto facile trovarsi a usare, consapevolmente o meno, il dubbio sistematico. Il quale funziona non solo in senso negativo, è invece uno strumento estremamente costruttivo, come dimostra appunto il fatto che state leggendo queste mie considerazioni utilizzando proprio quella caterva di cose che sono tutte risultati del dubbio sistematico.

Non sto facendo del positivismo, che trattava del Vero e del Falso in assoluto o pressappoco, senza tenere conto dei campi di applicazione (alla scala dei metri una ipotesi può funzionare e non funzionare alla scala dei trilionesimi di metro e viceversa, tanto per fare un esempio piuttosto banale): sto, tenendomi terra terra, sostenendo che verificando, verificando e riverificando si arriva infinitamente prima all’eventuale risultato valido.

Solo che il “verificando e verificando” appartiene alla categoria dell’approfondire, sottocategoria razionale. Ora, per ragioni storiche, nella italiana cultura popolare (a cui appartengo, quindi credo di sapere di che accidenti parlo), l’approfondimento razionale non ha una immagine positiva, non è simpatico, non sembra buono, amichevole, e sembra anche essere un sintomo di scarsa sicurezza di sé (questo aspetto veramente è generale, non specifico della cultura italiana).

E poi chi può, chi è grande, potente, ricco, capace, non ha bisogno di meditare, approfondire, dubitare eccetera: chi ha la Ferrari non ha bisogno di fermarsi allo Stop (poi naturalmente se sopravvive all’incidente ci rimette tanti soldi che rivaluta l’attenzione).

In politica, e soprattutto in Italia, nel processo di ricerca del consenso, questa antipatia per l’approfondimento e simpatia per la superficialità pone grossi problemi.

Allora i politici si possono comportare in vari modi: quelli che non sono superficiali e che non riescono, o non vogliono riuscire, a sembrare superficiali. E questi possono contare sul sostegno convinto di solo una parte dell’opinione pubblica. Poi ci sono i figli di buona donna, che non sono superficiali ma fanno finta di esserlo: questi si dividono in due categorie: la prima, di quelli che usano la propria capacità di sembrare superficiali al solo scopo di cercare di fare ciò che sembra interesse della gente, compresa nella gente la sua abbondante quota che ama la superficialità e su questo punto viene ingannata a fin di bene dal politico FDBD onesto, nel senso che non si serve dell’inganno per gli affari suoi sia nel senso di arricchimento sia nel senso (caso ancora più pericoloso e antisociale) per la gratificazione psicologica del comandare.

La seconda categoria è quella di coloro che oltre a essere FDBD sono anche disonesti a più alto livello (si potrebbe dire metadisonesti ?), perché si valgono della loro finzione di superficialità per farsi anche gli affari loro di gratificazione finanziaria o psicologica o tutt’e due.

E poi ci sono i non politici, quelli che sono contemporaneamente superficiali e finti: lo sono tanto che ingannano oltre a tantissimi altri anche sé stessi: e questi combinano i guai peggiori. Per esempio, credere di eliminare il CSP con la cacciata di Rubbia e con un ordine del giorno del Parlamento, di cui il resto del mondo se ne infischia profondamente, e così sprecare una ottima occasione per diminuire almeno un po’ la nostra disoccupazione e il nostro debito pubblico (visto che se un’azienda italiana guadagna producendo materiale per il CSP da installare in Arizona, in Spagna o altrove ci paga su tasse al Fisco italiano).

In realtà la superficialità è quasi sempre anche provincialismo: se non ti piace guardare dentro le cose, difficilmente ti piace guardare dentro e altrove. Tutte le chiacchiere di Berlusconi sulle congiure di Tizio, Caio, Obama, Merkel e chi vi pare sono penose: è inutile una congiura per sporcarti se spontaneamente ti tuffi nella vasca del letame sotto gli occhi di tutti. Quando Rubbia è stato cacciato, non ha avuto nessun bisogno di andare ramingo per il mondo cercando appoggi: la prima offerta di consulenza governativa gli sarà arrivata immediatamente, perché la sua proposta di CSP a fluido di sali fusi i governi degni di questo nome la conoscevano e l’avevano già in prima approssimazione valutata, in quanto a questo modo lavorano i governi veri, non impegnati dalla fiducia nei miracoli e nella superficialità.

Ho scritto di CSP perché il caso si presta come esempio di un metodo: ma il metodo della superficialità è lo stesso applicato in tante altre decisioni disastrose. Come quella di tentare di occultare la crescita del debito pubblico ritardando i pagamenti ai fornitori: così, secondo me, hai inizialmente evitato un po’ di incremento della spesa per interessi, ma hai rallentato l’economia, ben peggio (secondo me) della poi inevitabile stretta creditizia. Quando tutto il circuito delle aziende si trova con sessanta miliardi di euro di lavoro e prodotti già consegnati e non pagati, sempre secondo me, la frenata non è certo di meno che rallentare gli investimenti per rallentamento del credito: e chi investe per poi non essere pagato se non quando il suo guadagno è perso per gli oneri finanziari conseguenti al ritardo con cui viene pagato ?

Il metodo della superficialità è lo stesso impiegato nei riguardi dell’euro: lo so anch’io che se l’euro fosse andato a gambe all’aria il debito pubblico italiano si sarebbe inizialmente assai alleggerito, ma, a parte le altre conseguenze spiacevolissime o addirittura disastrose (quanto costavano in interessi sul debito pubblico le svalutazioni cosiddette “competitive”, e quanto costavano in incoraggiamento al ritardo tecnologico, esponendoci alla concorrenza di qualsiasi Paese a basso costo del lavoro ?), chi e che cosa cavolo hanno fatto pensare a Berlusconi e accoliti che l’euro sarebbe andato a gambe all’aria ? Ah, perché piaceva a Prodi, Prodi è di sinistra, quindi essendo di sinistra non capisce niente, quindi gli americani dovevano essere contrari all’euro e quindi gli americani avrebbero ucciso l’euro: evidente, no ?

E così per il CSP: Rubbia ha dato un’intervista dirompente a “La Repubblica”, che è un giornale di sinistra, quindi Rubbia è di sinistra, quindi non capisce niente, quindi figurarsi se tedeschi, spagnoli, americani e compagnia potevano mai prenderlo sul serio. E quindi la Schott non potrebbe mai avere prodotto e venduto un milione di tubi ricevitori di radiazione solare per il CSP.