Dopo il gran casino di ieri, con minaccie di impeachment di Mattarella eccetera.

Dal 25 maggio alle ore 19 del 30/5/2018 -



Mi pare che in questi giorni se ne siano sentite e lette di tutti i colori. Cominciamo da una che con l'euro poi c'entra solo in parte: sovranità, sovranismo, eccetera.

Ora, mi pare che siamo un po' in ritardo: ogni giorno ci passano sopra la testa decine e decine di satelliti, che raccolgono informazioni di tutti i generi possibili e immaginabili, senza minimamente potere pensare di impedirglielo. Quando i satelliti non c'erano, e si arrivava al massimo agli aerei, potevi mandare per aria un aereo abbastanza buono da poter buttare giù l'aereo spione, come è successo nel 1962 per l'americano U-2 abbattuto dai russi. Oggi, tra aerei spia perfezionati, droni e satelliti se un politico di un qualsiasi Paese fa pipì contro un albero e se la cosa a un qualsiasi altro Paese interessa abbastanza perché ne valga la spesa, gli fanno il ritratto al pisello. E mi pare chiaro che su questo punto la sovranità di fatto non esiste più, tanto per chiarire.

Vediamo invece i discorsi sui soldi: per una serie di motivi, tutti, dico tutti, i Paesi, tranne quelli che proprio sono ridotti malissimo, fanno ricorso al credito, cioè si fanno prestare soldi, sia da cittadini del Paese stesso sia da cittadini o istituzioni di altri Paesi. Anche gli USA, Trump può sbraitare, ma poi rispetto alle intenzioni iniziali ci si calma parecchio, perché il debito del governo americano, sotto forma di Buoni del Tesoro USA, ce l'ha il governo cinese che a suo tempo ha comperato quei buoni. Ma come li ha comperati li può anche vendere sul mercato, anche tutti in una volta: ci perderebbe una barca di soldi ma farebbe un danno terribile agli USA. Perché ? Perché tutti i Paesi vendono i loro BOT all'asta: il prezzo che spuntano dipende dalla fiducia che il compratore ha nel loro rimborso (in moneta non svalutata). Allora, i BOT tedeschi con una certa cedola vengono venduti, per esempio, a 99,80 euro per 100 di valore nominale rimborsato alla scadenza (più le cedole semestrali). Dire che lo spread è, per esempio, 150, significa che alle aste e nel mercato mondiale delle banche i BOT italiani identici a quelli tedeschi non vengono comperati a più di 98,30. Il che pare una piccola differenza, ma se tu, Italia, continui a fare debiti (e quelli attuali sono circa 2000 miliardi di euro) i soldi che devi prendere in prestito li paghi sempre più cari, perché i possibili compratori non si fidano della tua possibilità, poi, di rimborsare. Se appena si sente parlare di uscita dall'euro per potere svalutare e favorire le esportazioni, poi, diventa un arcicasino. Ora, di questo debito del Tesoro italiano, circa 600 miliardi è stato comperato da investitori esteri. Che poi in gran parte sono anche istituzioni, fondi pensione, banche eccetera, che a loro volta per comperare i BOT italiani hanno impiegato i soldi che gli hanno affidato dei risparmiatori loro, con regolare delega. Hanno quindi anche l'obbligo legale di cercare di fare fruttare quei soldi dei clienti, ma anche di evitare perdite catastrofiche come tante avvenute in passato. Quindi, se sentono chiacchiere preoccupanti, tendono a vendere presto, in Borsa, per non dovere poi vendere più tardi perdendoci di più. Il famoso spread di cui spesso si parla assai senza averci capito molto, non è che la differenza di prezzo negli scambi in Borsa a cui vengono comperati e venduti i BOT italiani e quelli tedeschi. Spread 200 significa che se i BOT tedeschi sono stati scambiati a prezzo pieno o quasi, diciamo 998 per un valore nominale 1000, gli analoghi BOT italiani sono stati venduti e comperati a 978, ossia negli scambi valgono di meno.

Ma sarebbe importante sapere quanti BOT sono stati scambiati: è assai più significativo un prezzo su un miliardo di controvalore di BOT scambiati che lo stesso prezzo su 5 milioni, ma stampa e TV queste finezze le trascurano.

Attenzione, perché fino a che si tratta di scambi tra investitori privati o banche eccetera, non è che direttamente il Tesoro italiano ne abbia un guadagno o una perdita. Molto diverso è cosa succede alle aste, le occasioni in cui il Tesoro fa debito, nel senso che offre in vendita i suoi BOT di nuova emissione a prezzo via via decrescente fino ad incontrare l'acquisto. Lo spread che ci dicono ogni giorno non è benefico o dannoso di per sé, ma in quanto indica (o dovrebbe indicare) la propensione degli investitori a comperare i BOT a prezzo più alto (più conveniente per i conti nostri) o più basso. Allora, se lo spread è alto, è più probabile che alla prossima asta il Tesoro italiano debba abbassare di molto il prezzo ( e quindi aumenta l'interesse su quella porzione di debito). All'asta del 29 maggio, lo Stato italiano ha venduto nuovi BTP di durata 2 anni a un interesse del 2,64, mentre all'asta precedente era 0,91.

Ora, tutte le chiacchiere sulla sovranità sono cacca, perché l'Italia non può in nessun modo costringere la Banca di Stato Cinese a comperare o a non vendere BOT italiani: come cazzo potrebbe fare, facendo la guerra alla Cina e vincendo ? Ma anche se invece della Bank of China si tratta di un fondo pensioni dei metalmeccanici dell'Oklahoma o dei chimici della Nuova Zelanda, non c'è assolutamente nessun mezzo per costringerli. Quindi, in questo campo, la sovranità proprio non esiste. Ma lo stesso vale per gli italiani che potrebbero comperare BOT o tenerli invece di venderli: prova a costringerli e il giorno dopo, proprio perché provi a costringerli, valgono la metà. Se la Bank of China decidesse domani di vendere tutto il malloppo di BOT USA che ha in portafoglio, ci perderebbe appunto una barca di soldi, ma costringerebbe gli USA, alla prossima asta di BOT, a venderli non a quasi 100 per 100 dollari di valore nominale ma, per esempio, a 70, e il governo USA dovrebbe pagare interessi altissimi e a lungo termine insostenibili. Per cui parlare di sovranità e sovranismo o è da mentecatti o è in malafede. Io propendevo per la prima ipotesi, perché di assolute coglionerie ne ho viste parecchie: ma negli ultimi pasticci ci sono stati punti che potrebbero anche indicare la malafede.

Occhio, perché le speculazioni monetarie, anche e sopratutto al ribasso (vendi oggi a 60 i BOT da valore nominale 100 e che non hai perché prevedi che con l'onda di panico domani varranno 40, così li comperi per perfezionare la vendita di ieri a 60: è stato fatto una infinità di volte, anche a spese della Lira. Con l'Euro finora non è mai riuscito perché essendo grande il mercato e il denaro circolante, per specularci sopra dovresti impegnare somme tanto grosse da rendere difficile che la BCE, la Banca Centrale Europea, non se ne accorga e ti avverta di essere pronta a mazzolarti al tuo stesso gioco, come ha fatto Draghi con la sua famosa frase “Whatever it takes”, “a qualsiasi costo”. Ma con un bersaglio più limitato, come la credibilità dei Buoni del Tesoro italiani, il gioco potrebbe sembrare fattibile: e le assolute scemenze sulla sovranità, in qualche caso, potrebbero sembrare coerenti con un progetto di speculazione. Se non siete convinti lo spiego meglio, ma qui allungo troppo. Il concetto è che comunque, se uno Stato ha grossi debiti, allora comanda il mercato : scoprirlo adesso e indignarsene è da fessi, perché che il capitalismo elimini le sovranità nazionali lo aveva detto già un certo Carlo Marx un secolo e mezzo fa: e questo, del capitalismo, gli stava pure bene. E d'altra parte i molti tentativi di mettere in piedi un sistema migliore (o meno peggio) di un capitalismo controllato da uno Stato con leggi (si spera) intelligenti sono sempre falliti. Pure la Cina, che con Mao Tse Tung ci ha provato sul serio, ha dovuto mettere in piedi un sistema di “economia mista”.


Caso Savona. Cominciamo col dire che l'economia italiana dei guai ce li ha: per certi settori produttivi va meravigliosamente bene, ma abbiamo una quantità di piccole e medie aziende che in un mercato aperto (con poche restrizioni doganali, e questo indipendentemente dalla moneta, euro, dollaro, lira o buoni pasto) non possono reggere più a lungo. Poi ce ne sono parecchie, anche piccole o medie, che se la cavano benissimo, esportano a tutto spiano, assumono, guadagnano eccetera. L'Italia non ha mai esportato tanto come oggi con l'Euro. Per certe produzioni importanti come la farmaceutica stiamo molto meglio della stessa Germania, e il vantaggio cresce se si tiene conto della popolazione, 80 milioni i tedeschi e 60 noi: se il valore dei medicinali esportati diviso il numero degli abitanti, cioè il valore di esportazioni medicinali per abitante (“ pro capite”, latino per “a testa”) è maggiore per l'Italia che per la Germania, significa che siamo più bravi noi.

Ma tra le imprese piccole e medie quelle capaci di cavarsela bene in un mercato libero e aperto, con pochi ostacoli doganali, sono relativamente poche. E quelle relativamente poche corrono. Molte altre invece tirano la vita coi denti, anche perché sono in mano a famiglie abituate a pensare che l'unico modo per potere campare sia pagare poco il lavoro. L'ISTAT, l'Istituto di Statistica, ha trovato (Corriere della Sera, 22 maggio) che solo il 3% delle imprese italiane fa sufficiente uso di calcolatori, PC, Internet eccetera: e questo 3% fa circa un quarto del “valore aggiunto” (per me, anche se meno preciso, si può anche dire “margine”, differenza tra costo di produzione e prezzo di vendita) totale. E assume personale. Al 63% delle imprese, invece, degli eventuali benefici della “digitalizzazione” non gliene frega niente. Ma a sua volta, questo grande numero di imprese che producono roba di basso valore, su cui non c'è margine se non fregando gli operai, e che comunque, visto che fregarli più di tanto non si può, languono, intasa il nostro sistema, la produttività (cioè quanto viene prodotto per ogni lavoratore) è bassa, allora non si cresce, e allora non si assume, e quindi poi ci troviamo con troppa disoccupazione.

A prima vista sembra che se per ogni operaio si produce poco allora si abbia bisogno di più operai e quindi meno disoccupazione, ed è quello che succedeva una volta e che mi pare Savona abbia ancora in testa. Invece il mondo corre, si fanno ogni momento nuove scoperte scientifiche, poi magari dopo anni queste scoperte vengono applicate e cambia tutto. E allora le cose funzionano al contrario: se la produttività cresce, cresce l'economia e si assume più gente, la disoccupazione diminuisce pur non diminuendo le retribuzioni reali. E sembrerebbe impossibile, ma funziona perché si fanno prodotti nuovi più utili o si fanno prodotti già esistenti, ma li si fanno in modo nuovo. Fare una telefonata oggi costa un ventesimo di quanto costava quarant'anni fa, ma tra videotelefonate, Internet eccetera eccetera di roba trasmessa e ricevuta ce n'è migliaia di volte di più. E' impossibile ragionarci senza tenere conto dell'evoluzione della Tecnica e della velocità di questa evoluzione.

Ora, ricordiamoci che un certo Vittorio Valletta, a suo tempo, ha salvato la Fiat dai guai e l'ha fatta diventare grande, aumentando molto i posti di lavoro e le tasse versate allo Stato, ma i computer, i calcolatori elettronici, proprio non li ha capiti per niente: per lui erano giocattoli senza importanza economica vera. La Olivetti aveva cominciato a farli e assai bene, unica in Europa, esportandoli negli USA, dove sono stati usati anche per i primi lanci spaziali. Ma doveva necessariamente ingrandirsi, aveva bisogno di credito finanziario per allargarsi: Valletta, convinto, ha detto che la Olivetti era “un cancro da estirpare” e l'hanno strangolata. Con un danno, per l'Italia, di tante e tante ma tante migliaia di miliardi. Può anche succedere che uno a novant'anni inventi qualcosa di nuovo, ma in linea di principio vale il proverbio inglese: “a un cane vecchio non si possono insegnare giochi nuovi”. Ora, Savona, da sempre, non è stato, in realtà contrario all'euro, o almeno così pare: ha invece sempre sostenuto che l'Italia era troppo debole per reggerlo, a meno che il cambio tra le vecchie lire e l'euro fosse stato diverso, valutando le lire molto di meno del cambio allora deciso. Non so come poi giustifica il fatto che la parte efficiente della nostra industria con l'euro si trova benissimo e esporta come non era mai successo nella nostra storia: probabilmente pensa che si tratti di qualcosa di momentaneo, un fuoco di paglia, destinato a esaurirsi al massimo in qualche anno. Anche gli industriali di Varese intervistati dal Corriere della Sera di martedì 29 (pag. 13, articolo di Dario Di Vico) una volta la pensavano, forse, in modo simile: poi si sono accorti che invece le cose andavano in modo opposto e adesso l'euro lo vogliono eccome. Fatto sta che Savona recentemente non ha detto chiaro come la pensa adesso: ha sempre rimandato al suo pensiero di sempre, che era quello di costringere le istituzioni europee a trattare l'Italia in modo privilegiato, minacciando altrimenti di abbandonare non l'Unione Europea ma la moneta unica, l'Euro. Solo che già questo modo tortuoso di esprimersi lo frega: può usarlo coi suoi ex studenti, o nei vari consigli di amministrazione di banche di cui era o è presidente, e può usarlo perché poi lo stanno a sentire e poi fanno come gli pare. Se vai a fare il ministro dell'Economia è un'altra faccenda, sopratutto perché il potere è effettivo e perché la gente del “Dipartimento Economia della Lega” fino almeno a qualche giorno fa hanno continuato a dire che bisogna uscire dall'Euro. Lo so e lo posso provare. Magari possono dire che lo fanno per spaventare le istituzioni europee e così farci abbuonare una bella fetta di debito pubblico, ma non è probabile che siano tanto fessi da non rendersi conto che sono i mercati a spaventarsi e a farci pagare carissima la svalutazione dei loro soldi investiti in BOT italiani. Quindi non si sa chi sia più tonto, più ingenuo oppure perfino vittima di uno dei tanti gruppi di speculatori internazionali in cerca di occasioni. Quello che mi pare certo è che a Salvini di Economia non gli interessi niente. Sta di fatto che nel famoso “Contratto di governo” tra M5S e Lega si dice di stare in Europa, ma questo può voler dire restare nelle istituzioni europee uscendo dalla moneta unica. Borghi e Bagnai del “Dipartimento Economia della Lega” si sono infognati in una polemica con Federico Fubini del Corriere della Sera cantando le lodi dell'Ungheria, che sta nelle istituzioni europee ma fuori dall'euro e le cose le vanno tanto bene. Veramente, poi, il reddito a persona dell'Ungheria è metà del nostro, i salari sono bassi assai, e si becca pure parecchi soldi dell'Europa contro la miseria.

Comunque, per costringere Savona a parlare chiaro su questo punto, gli hanno proposto un'intervista: prima ha accettato, poi ci ha ripensato e rimandato a una dichiarazione, in cui dice che la “Banca Centrale Europea deve garantire la crescita e la stabilità monetaria”. La stabilità monetaria può anche intendersi, però, solo per l'euro. Quindi molti in Italia e fuori si sono chiesti “E perché non dice chiaramente che non si deve uscire dall'euro ? Ma se non lo dice chiaramente, allora ha ancora in testa la sua fissa di svariati anni fa !” E questa constatazione apre la possibilità di azione ai gruppi finanziari che speculazioni ne fanno in abbondanza. Dopo di che prendersela coi “mercati che non rispettano la sovranità del popolo italiano” è da bambini. Perché se da un lato l'idea di Savona, oltre a essere semmai adatta all'economia e forse all'Italia di settant'anni fa, apre la porta alla speculazione, dall'altro lato costringe molti investitori esteri (che hanno comperato BOT italiani in euro per conto dei risparmiatori che gli hanno affidato la gestione dei loro soldi) a vendere, se non altro per precauzione. Che facciamo, li vogliamo bombardare per difendere la nostra sovranità ?





Mi sembra opportuno anche accludere un articoletto di Science, una assai importante rivista americana, che scrive spesso di cose nuove e interessanti, ma è anche molto attenta ai casi di copiature, di scoperte fasulle e anche di curriculum discutibili.


The electoral victory of two populist parties in March  had Italian scientists worried that a new era of antiscientific policies might be around the corner —and yesterday’s appointment of Giuseppe Conte as the country’s new prime minister is making some even more nervous. Conte, a civil law professor at the University of Florence in Italy with no previous political experience, helped a family win the right to try a discredited stem cell treatment that caused a major uproar in Italy 5 years ago. There are also questions about his academic credentials.

After weeks of negotiations, Italian President Sergio Mattarella gave Conte a mandate last night to form a new coalition government between the antiestablishment Five Star Movement (M5S) and the anti-immigration  Lega Nord  (Northern League) party.

In 2013, Conte acted as the lawyer for the family of Sofia de Barros, a 4-year-old girl suffering from metachromatic leukodystrophy, an incurable disease of the nervous system. She had undergone a stem cell treatment provided by the Stamina Foundation that never had been proved to work and that most scientists regarded as a scam. The therapy, provided under “compassionate use” rules, was discontinued after an investigation, but De Barros’s parents wanted it to continue; Conte won the case, sparking an 18-month dispute that eventually led the Italian Parliament  to order a €3 million clinical trial of the therapy , which the  government later called off at the recommendation of a panel of experts . Stamina Founder Davide Vannoni was convicted of criminal conspiracy after plea bargaining in 2015 and is now under  investigation again.

Conte did his legal work pro bono, his family revealed earlier this week after the newspaper  Il manifesto  wrote about Conte’s role. (De Barros died on 31 December 2017.) Conte’s involvement went beyond his legal work; according to media reports at the time, he was also one of the founders of Voa Voa, a foundation directed by De Barros’s father that advocated for “freedom of cure” and sponsored Stamina. How much of a role Conte played in the foundation is unclear, however. M5S was very supportive of Vannoni’s controversial method as well.

Conte may also have embellished his academic past. On his CV, he wrote that he “perfected and updated his studies” at New York University (NYU) in New York City, but on Monday,  The New York Times  reported that the university had no records of Conte as a student or faculty member. (An NYU spokesperson told the newspaper it was possible that he attended 1- or 2-day programs, however.) Since then, Italian newspapers have also questioned Conte’s claims that he spent time at the Sorbonne in Paris and at the “International Kultur Institut” in Vienna. The latter does not appear to exist,  Associated Press and others have reported ; a language school in Vienna called Internationales Kulturinstitut declined to comment. Conte’s CV also listed a membership of the European Union’s “Social Justice Group,” which does not exist either. There was a volunteer group of professors named Social Justice in European Private Law, which wrote a Manifesto in 2009, but Conte was never part of it, and only signed the Manifesto later on,  the website  Valigia Blu  reported.

Conte has not responded to the allegations about this CV, but M5S has issued a statement defending him.

*Update, 28 May, 5:39 a.m.:  Conte gave up his effort to form a new government on 27 May after Italian president Sergio Mattarella had vetoed Paolo Savona, a eurosceptic, as the country's new finance minister.




Ore 19 del 30/5/2018: situazione in estremo movimento !


Claudio Fornasari -