SUL CASO CUCCHI - 2 11 2014 -

 

Due parole sul caso Cucchi, dopo l’assoluzione di tutti gli indagati. Premetto subito che ne so soltanto quanto uno crede (con riserva) di avere capito dalla stampa di informazione e dalla TV, quindi non ho abbastanza informazioni per entrare nel merito vero e proprio dell'assoluzione dal punto di vista legale o legalistico. Certo è che è stata una morte inammissibile, per dire poco.

E premetto pure che, dando credito alle fotografie da vivo, allegro e sorridente, non mi sento di solidarizzare, più di quel tantissimo che è umano, con la famiglia: perché da quelle fotografie, che fosse a estremo rischio di lasciarci la pelle per un qualsiasi imprevisto, mi pare indubitabile.

Sarà perché chi è vicino a una persona ne vede i graduali  cambiamenti, anche se  pericolosi, molto meno facilmente degli estranei, sarà perché vari eventi del passato mi hanno fatto diventare abbastanza accorto, sarà perché so per esperienza che la frequentazione di una palestra non è, oggi, garanzia di un buono stato di salute (dipende da che “palestra” si tratta, passano per tali anche attività perfino assai nocive, alle volte) ma se avessi un amico o un familiare in quelle condizioni di magrezza o deperimento o anoressia, chiamatela come vi pare, romperei in abbondanza i coglioni a chiunque potessi interessare perché si decidesse a affrontare una situazione così a rischio. Anche la moda della magrezza in quanto di per sé positiva è una scempiaggine che causa parecchie morti premature: e sono alquanto immorali anche le diffuse pratiche di smagrire con Photoshop le foto delle modelle da impiegare nella pubblicità di qualche cavolo di yogurt biologico. E magari senza OGM.

Tanto più se il poveraccio faceva uso di droghe: in quelle condizioni è rischioso pure bere Coca Cola, per la caffeina che contiene. E non mi pare, invece, seriamente parlando, tanto difficile accorgersi se un familiare o un amico anche solo semplicemente “sembra” mostrare prossimità a qualche droga. Che è pericolosa comunque, di qualsiasi cosa si tratti, anche per il più sano degli organismi, anche se dire questo sembra “fuori moda”: del che me ne altissimamente infischio.

Ma detto tutto questo, a me pare che la sua sia stata una morte dovuta, come causa immediata, a quella buona dose di autoritarismo naturale che la nostra cultura non ci ha ancora insegnato a riconoscere e controllare. Mi spiego: qualche anno fa, per farmi cavare un dente, in un ospedale hanno preteso che mi facessi fare una visita cardiologica con relativo elettrocardiogramma: poi, al dentista, il dente è bastato prenderlo con un paio di normali pinze e tirare un attimo: in un secondo è uscito. Adesso devo farmi levare una radice, un dente spezzato e uno che balla per conto suo, due incisivi e un canino: non sarà forse questione di un secondo, ma comunque non di più di qualche minuto. Per eseguire, mi si richiede visita cardiologia, elettrocardiogramma e ecocolordoppler, nientemeno. A me pare assurdo che per me ci vogliano tante precauzioni mentre per il povero Cucchi c’è stata, come minimo, tanta trascuratezza.

Certo, io sono anziano, ma proprio  il fatto di dimostrare parecchi anni di meno di quelli che ho evidenzia condizioni fisiche tali da rendere superflui i costi che il SSN sopporta per ECG eccetera per delle estrazioni di denti.

E invece a me pare che il fatto di presentarmi attivo, sveglio, articolato nella conversazione in un italiano discreto, induca a considerarmi qualcuno da trattare con riguardo, anche nel senso di non sembrare un poveretto indifeso incapace di piantare una grana se mi cavano un dente invece di un altro: e allora si fa tutto con attenzione, oltre che secondo le regole.

Vi arriva invece un poveraccio denutrito, drogato o che sembra tale, apparentemente privo del sostegno di amici e familiari, e allora chi se ne frega se la stretta osservanza delle leggi e delle regole non basta a mantenerlo vivo…

Non sempre è così: alquanti anni fa mi è toccato passare una notte nel famigerato pronto soccorso dell’Umberto I, dove di casi pietosi ce n’erano, e devo dire che tutto il personale ha fatto non solo il suo dovere, ma parecchio di più, anche per una barbona che aveva solo bisogno di stare al caldo o per un poveraccio la cui cultura lo rendeva spaventato dell’essere maneggiato da personale femminile (o anche solo dalla sua presenza).

Quindi, come minimo, e ripeto come minimo, nonostante la sentenza assolutoria, a me pare che il trattamento di Cucchi sia stata una bruttissima concretizzazione di autoritarismo, per cui chi sembra debole socialmente viene trattato assai peggio di chi non lo sembra. Il che è naturale, nel vero senso della parola, come del resto è naturale la solidarietà, sono ambedue comportamenti potenzialmente di volta in volta utili di cui, a quanto se ne capisce, l’evoluzione ha fatto emergere le basi fisiologiche nel nostro cervello.

Ma mi sembra che abbiamo tutti il dovere di gestire queste naturali potenzialità: se un poveraccio è malridotto, quali che siano le sue responsabilità nell’essere malridotto, non bisogna (secondo me) limitarsi a fare solo quello che la legge e i regolamenti dicono, e così evitare di aiutarlo.

Il che mi sembra sia un mettere la propria comune tendenza autoritaria al riparo di un’autorità maggiore, quella delle leggi e dei regolamenti: ma non è a questo che leggi eccetera dovrebbero servire, ritengo. 

E dopo avere scritto quanto sopra, leggo un articolo di Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera di domenica 2 novembre: mi pare che non smentisca quello che sostengo ma lo aggravi, nel senso che di trascuratezza e di superficialità autoritarie ce ne abbiano messe parecchie anche molti altri soggetti oltre ai medici direttamente coinvolti.

Va bene, non è più il tempo che se, tra l’altro, un carabiniere sbaglia a riempire la modulistica sul PC in rete, per cui Cucchi è risultato essere residente in Albania invece che a Roma e con famiglia non contattabile, detto carabiniere viene retrocesso e mandato nel borgo più sperduto e più lontano da casa della sua famiglia: ma non mi sta bene neanche che la positiva diminuizione dell’autoritarismo istituzionale si trasformi di fatto in incremento dell’autoritarismo individuale del carabiniere, dell’impiegato, dell’infermiere o del mediconzolo a spese appunto di quello che sembra essere più in basso nella scala sociale. In termini di etologia, più in basso dell’ordine di beccata. Non me ne frega nulla se in natura le cose vanno in questo modo: mi pare invece che dobbiamo imparare a essere naturali quando è giusto e a non esserlo quando la naturalità non è giusta. Nel caso particolare a non lasciarci prendere dall’istinto di abbassare ancora di più chi ci sembra essere più in basso di noi: non siamo piccioni.    

                                                                                                                             CF, 2/11/2014


     P.S. Dalle ultimissime notizie pare che ci sia l'intenzione di effettuare modifiche legislative per evitare il ripetersi di casi simili. Benissimo: ma comunque resta la necessità di capire che quando si ha a che fare con un soggetto per qualsiasi motivo più debole è necessario innanzitutto moralmente (nel senso che a fare altrimenti si è comunque almeno almeno degli stronzi, anche quando non possono esserci conseguenze tragiche) dominare l'impulso alla superficialità.