3/2/2017

    QUESTO E' UN MIO TENTATIVO DI RIFLESSIONE  SUL DISPREZZO VERSO GLI STRUMENTI, IL CUI USO HA CONTRIBUITO AL NOSTRO ATTUALE ESSERE "Homo sapiens" -

            


LA INNATURALITA' DI HOMO SAPIENS - 27/1/2017

        "HOMO E STRUMENTI"


In italiano (ma mi pare anche in francese) c'è una grossa confusione: si usa dire “naturale” per “spontaneo”, Quando, per esempio, si raccomanda a qualcuno di essere “naturale” presentando il suo curriculum vitae al Quasi Sommo che deve proporre o meno l'assunzione, in realtà si intende dire che deve sembrare spontaneamente corrispondente ai possibili criteri di scelta., non “naturale”.

Tenendo conto di questo pasticcio, secondo voi, una mela “Gala” (ottime, quelle di Filippo l'ortolano) è “spontanea”, “naturale” o che ? Allora, la qualità di mela “Gala” è stata ottenuta, nell'anno 1930, tramite incrocio e selezione, dal connubio tra la varietà “Golden Delicious” a sua volta ottenuta da incroci e selezioni nell'anno 1891 e la “Kidd's Orange”, anch'essa ottenuta da incroci e selezioni, nel 1924. Quindi, “spontanee”, certo né la Gala né le sue antenate lo sono. Naturale ? Svariati autopromossi ecologisti diranno di sì, in quanto incroci e selezioni avvengono anche in natura, Darwin e la teoria sintetica dell'evoluzione insegnano. Ma in un ambiente veramente naturale, non in un frutteto della Val di Non antropizzata fin dai tempi dell'uomo del Similaun, ne avete mai vista una ? Cercatela, e auguri. Quando l'avete trovata venite da me che vi premio con un discreto Bas Armagnac (normalmente, meglio del Cognac ma costa meno della metà). Io direi che si dovrebbe definire “naturale” soltanto un animale o una pianta che, originato anche artificialmente (voglio essere di manica larga) ma con metodi normalmente agenti in natura nell'origine e cambiamento delle specie, sia poi anche capace di sopravvivere e di costituire, se necessario assieme ad altri individui di sesso complementare, una “specie” anche in assenza di cure umane, come potature (per un melo), fertilizzazioni (anche organiche, perché se non c'è l'agricoltore il concime organico (ossia letame opportunamente maturato) sotto il melo da solo non ci va, eccetera. Con un criterio, ripeto di manica larga, anzi larghissima, un cane pastore maremmano potrei anche considerarlo “naturale”, perché una coppia di cani pastori maremmani forse in un ambiente davvero naturale forse potrebbe sopravvivere, ma i Cocker Spaniel o i gatti persiani certamente no. Se porti una coppia di Spaniel o simili in una qualche boscaglia troppo lontana da qualche casa con umani a cui offrirsi, non aspettarti che possano sopravvivere, e tanto meno fare famiglia e poi specie.

E allo stesso modo, che le mele Golden Delicious, Kidd's Orange e la loro rampolla Gala, oltre a NON essere spontanee, non sono neanche naturali. Come proprio non lo è, secondo me (ma dovrei interpellare il mio amico agronomo Maggini) una vacca Frisona: dove se non in un allevamento può trovare tutto il foraggio quotidiano per produrre caterve di latte nonché tutte le cure necessarie ? In un ambiente davvero naturale (e la nostra campagna assolutamente non lo è, è dappertutto antropizzata da millenni), quanto camperebbe ?

Adesso, secondo voi, noi Homo sapiens, siamo esseri naturali ? Secondo me, assolutamente no. E spontanei ? Come “Sapiens”, certo no. Scandaloso ? Ragioniamoci su, partendo dai dati paleoantropologici, che non ci possono dire tutto, ma parecchie cose sì. Allora, noi siamo Homo sapiens, Homo è il “genere”, sapiens la “specie”: fa un po' ridere, ma effettivamente la nomenclatura binomia serve a chiarire e distinguere, in questo caso “noi” tutti, ma proprio tutti, dai norvegesi, per dire, ai pigmei dell'Ituri nel bacino del Congo, agli orticoltori della Nuova Guinea e al tipico Monsieur Dupont di Chartres o di Bourges, per dire, tutti uomini attuali, ma ben diversi da Pan troglodytes che poi è lo scimpanzè. E diversi già per “genere” (Homo per noi e Pan per gli scimpanzè) oltre che per “specie”, sapiens e troglodytes.

Nell'ambito della specie “sapiens”, poi le differenze ci sono, ma sono trascurabili rispetto a quelle intercorrenti per esempio tra Homo sapiens e Homo neanderthalensis, altra specie del genere Homo, ora estinta.

Ora, prima di duecentomila anni fa i sapiens non esistevano, o meglio non se ne trova nessuna traccia. Il primo essere di cui sembra certa la fabbricazione di attrezzi era invece, oltre due milioni e mezzo di anni prima, ancora una scimmia, pur con dei tratti anatomici un pochino differenti (femore un po' più allungato e braccia un po' più corte delle altre scimmie), battezzata Australopithecus garhii e che andava a caccia di altri animali per mangiarseli. Se non troviamo peccaminoso che lo faccia il leone, perché non lo dovrebbero fare le scimmie ? Che difatti lo fanno, eccome.

Un inciso: la tradizione culturale dell'Eden, il Paradiso Terrestre dove non si sa bene che accidenti mangiassero leoni, tigri e altri animaletti che adesso sono notoriamente carnivori esclusivi (mai visto un leone a dissotterrare tuberi di qualcosa e mangiarseli), ha fornito al capitalismo una ricca occasione di profitto, vendendoci una infinità di scritti, immagini, cartoni animati eccetera eccetera alle volte anche divertenti, spesso assolutamente stucchevoli, ma praticamente sempre bugiardi. Tanto, raccontare balle per fare soldi sarebbe peccato, ma raccontare balle per fare soldi confortando dogmi ormai evidentemente falsi ma che le varie Chiese (sopratutto USA) trovano ancora indispensabili per ottenere potere e appunto soldi, pare sia lecito e lodevole. Continuando l'inciso, tigri, leoni, lupi eccetera non possono essere che carnivori, perché per digerire la cellulosa, di cui quasi tutti i vegetali davvero naturali sono strapieni (con l'eccezione di certi frutti destinati a essere mangiati per la disseminazione dei semi con le feci prodotte dal mangiatore dei frutti stessi), ci vogliono degli intestini lunghissimi e relative pance belle grosse, che a correre renderebbero il leopardo troppo lento per campare. Insomma, una cazzata ogni tanto può essere divertente, ma lo sfruttamento intensivo a scopi commerciali del pre-giudizio della esistenza passata dell'Eden eccetera eccetera, anche se a questa misfatta capitalistica Marx non ci aveva pensato, non è certo il minore dei danni che il capitalismo non sottoposto alla politica democratica (sul serio, non la sua falsificazione come “diretta”, alla Rousseau) riesce a fare. Chiuso l'inciso.

E riprendo il discorso. Quindi sappiamo ormai per certo che esseri ancora inconfondibilmente scimmie come gli Australopitechi, o ancora somigliantissimi a scimmie come i primi che sono stati classificati come rappresentanti del genere Homo, usavano normalmente pietre intenzionalmente scheggiate per servirsene in attività legate alla necessità di nutrirsi: caccia, in parole povere. E sarebbe stato strano il contrario, visto che animali capaci di usare oggetti naturali anche alquanto modificati ce ne sono tanti. E sappiamo anche che animali con questa cattiva abitudine vivevano in certe regioni dell'Africa oltre due milioni e mezzo di anni fa. Cosa significa in “generazioni” ? Gli scimpanzè, sopratutto le femmine, arrivano a età riproduttiva mediamente abbastanza presto rispetto a noi: ma per semplificare le cose possiamo cautelativamente valutare un tre generazioni, almeno, al secolo. Il che significa che in un milione di anni di generazioni se ne succedono ben trentamila (tra noi e il tempo delle guerre puniche, per fare un paragone, un'ottantina, diciamo): quindi, di tempo a disposizione degli australopitechi, per trasformarsi in qualcos'altro, ce n'è stato a disposizione in abbondanza, due milioni e mezzo di anni sono circa almeno un settantacinquemila generazioni (Homo sapiens, come specie, ne ha avute finora solo un po' meno di settecento). Comunque, in tanto tempo, anche se gli australopitechi fossero mediamente stati solo qualche migliaio, fare invenzioni sarebbe stato inevitabile e sarebbe anche stato molto probabile trovarsi qualche buona volta in condizioni in cui le invenzioni fatte fossero abbastanza vantaggiose da impedirne la perdita per disuso e dimenticanza.

E allora faccio una ipotesi. O meglio, propongo una ipotesi, che sono sicuro molti altri hanno già fatto ma non proposto (che io sappia) esplicitamente, se non altro per non andare in cerca di guai: a me, per età, mancanza di ambizioni eccetera, non me ne frega niente di scandalizzare anche tutti. La mia ipotesi è che l'uso continuativo degli strumenti, in primo luogo pietre scheggiate (non solo, ma già come fattore di per sé sufficiente), cambiando l'interfaccia tra ambiente e Australopithecus, abbia reso assai più convenienti (per sopravvivenza e sopratutto riproduzione) le mutazioni (casuali) del DNA (che sempre continuamente avvengono in qualsiasi specie) corrispondenti a una serie di modifiche anatomiche, biologiche (e quindi anche comportamentali) che alla fine, dopo oltre settantamila generazioni, ci hanno fatto ritrovare come Homo sapiens. Con parecchi difetti, non procuratici da quella scervellata ambiziosa femmina naturalmente cretina (in quanto naturalmente femmina) di Eva, ma che in un contesto, come quello in cui i nostri predecessori e noi abbiamo vissuto per settantacinquemila meno 300-350 generazioni, non erano difetti ma caratteristiche necessarie per potere sopravvivere.

Prima di andare avanti: come fattori di trasformazione ho preso solo gli utensili di pietra scheggiata, ma, non si sa bene quando e come, ce ne sono stati almeno altri tre che mi sembrano rilevanti: l'uso del fuoco, l'invenzione di qualcosa per potersi portare appresso gli utensili e l'uso di bastoni o meglio rami spezzati e usati come bastoni. Fuoco: le stime sull'epoca in cui i nostri antenati hanno cominciato a usare il fuoco sono ballerine assai. Io penso che sia stato piuttosto presto, per tre motivi: primo, anche scimpanzè e gorilla rispetto agli incendi di savana o di foresta si comportano diversamente da altri animali, ne capiscono già abbastanza da sapersi levare dal pericolo per tempo, e, pare, valutando direzione e avanzamento dell'incendio, ma senza il terrore che poi li manderebbe dritti ad arrostire. Quindi una qualche dimestichezza parrebbero averla.

Secondo, d'altra parte vulcani attivi in Africa ce ne sono anche in regioni non lontanissime da possibili frequentazioni di Australopitechi, quindi il fenomeno del fuoco, tra vulcanismo e incendi da fulmini non è che potesse essere sconosciuto. Terzo: a sbattere pietre per scheggiarle, di scintille, almeno usando certe pietre, ne produci in abbondanza. Uno scimmione abbastanza sveglio da usare correntemente utensili, sia pure rozzi, per difendersi, cacciare, macellare le prede eccetera, una almeno apparente similitudine tra scintille, fulmini e fuoco non poteva non percepirla. E questo per quanto riguarda il fuoco.

Trasporto dei chopper (così vengono chiamati i ciottoli scheggiati, utensili di pietra, artificiali, ma nella forma più primitiva). Gli scimpanzè e mi pare anche i gorilla ripari temporanei intrecciando grossolanamente rami con foglie lo fanno normalmente, a quanto pare. Ora, andare in giro con dei chopper in mano è scomodo e limitativo, perché più di due è impossibile, e poi impicciano. E' fare un insulto alle scimmie immaginarsi che, se ce ne fosse davvero una qualche necessità continuativa, nel corso di secoli, millenni e milioni di anni qualcuna non arrivi a combinarsi una qualche specie di rete. E' sempre un utensile: non se ne trova traccia, ma d'altra parte si trovano chopper in abbondanza perché altri utensili (come per esempio le zucche svuotate e seccate ancora pochi anni fa comodamente usate per trasportare acqua) non lasciano certo traccia dopo tanto tempo.

Bastoni: un bellissimo filmato, vero, ha documentato un attacco di un coccodrillo a un gruppo di scimpanzè, compreso un piccolino assai, che meno svelto sulle gambette, è stato acchiappato dal predatore che tenendolo in bocca se lo portava via tornando al fiume (si portano le prede sott'acqua e poi se le mangiano frollate). Gli scimpanzè, almeno al vederli assai divisi tra la paura e l'incavolamento contro il coccodrillo, si sono dati da fare, urla, movimenti di attacco, incoraggiamenti reciproci e lancio di pezzi di ramo trovati o spezzati lì per lì. Non è che un ramo in testa uccida o ferisca una tale bestiona, ma comunque il coccodrillo ha mollato il piccolino (che poveretto era già morto) e s'è squagliato. Quindi, qualcosa di somigliante a un bastone, almeno in certe circostanze, serve: e gli scimpanzè o lo sanno, o lo capiscono quando serve. Quindi, se si trovano chopper di oltre due milioni e mezzo di anni fa, l'uso di bastoni o qualcosa di simile dovrebbe essere almeno altrettanto antico. E penso che sia improbabile che un qualche Australopiteco non abbia scoperto che cacciare un bastone o semplicemente un ramo appuntito nell'occhio o nel sottopancia di una preda o di un aggressore possa essere assai efficace.

Quindi, mi pare ragionevole pensare che per periodi assai lunghi siano esistiti gruppi di Australopitechi (prima) e di Homo ancora parecchio scimmieschi utilizzanti abitualmente utensili, di cui solo quelli di pietra sono rimasti come testimonianza archeologica: roba di legno o di fibre, come la massima parte dei resti di focolari, sono spariti. Mentre non sono spariti i segni lasciati dagli utensili di pietra sulle ossa degli animali cacciati e smembrati (si suppone per mangiarli).

Allora: si dice, giustamente, che la selezione naturale lavora (oh, scusate, non è una personificazione, è solo un modo di dire, non esiste una qualche personalità trascendente che chiami sé stessa selezione naturale e decida di “lavorare”) filtrando di fatto, nella specie, le caratteristiche originanti una maggiore fitness (che mi pare poter tradurre come capacità di utilizzo attivo delle risorse ambientali). Attenzione, che fitness viene spesso tradotta come “adattamento”, il che mi pare fuorviante. Ossia, le specie non si adattano, ma si trasformano: non è la stessa cosa. Si è fit a fare qualcosa, ossia in fitness è implicito il concetto di attività, mentre adattamento suggerisce generalmente passività. Va sempre inteso il meccanismo (che poi ce ne siano anche altri è assai probabile, ma la loro presa in considerazione non vanifica il mio ragionamento, anzi) per cui, in una popolazione costituita da individui di una stessa specie (in questo caso Australopitechi), individui che per l'influenza del caso non possono essere tutti identici tra di loro, quelli che sanno utilizzare meglio le risorse disponibili mediamente, nel corso delle generazioni, avranno più discendenti. Inciso importante: qualcuno crede che “il darwinismo” giustifichi il razzismo e le disuguaglianze sociali umane (su quelle animali possiamo farci poco, non possiamo impedire al leopardo di ammazzare e mangiare preferibilmente le gazzelle meno veloci). Almeno per la specie umana, è esattamente il contrario: se non usciamo dal contesto della selezione tra gruppi si va al disastro, se l'ipotesi che io (incisi a parte) sto esponendo è vera. Di specie che si sono estinte, anche senza bisogno di meteoriti o di esaurimento di risorse naturali o di intervento umano, ce ne sono state parecchie, e può benissimo toccare anche a noi.

Ora, l'uso continuativo di strumenti è del tutto ovvio che abbia cambiato l'interfaccia tra individui Australopithecus e Homo poi da un lato e ambiente dall'altro. Chi usava di più e meglio gli utensili non può non esserne stato favorito: non è che uno chopper lo si facesse per eleganza, ma per il vantaggio ottenuto dal suo uso in termini finali di roba da mangiare: punto. Ossia, l'uso degli utensili, a cominciare già dalla semplicissima pietra scheggiata, sempre secondo me, ha influenzato l'evoluzione della specie in termini anatomici e comportamentali dipendenti da fattori biologici (in senso stretto). In questo senso noi siamo diventati una specie artificiale: non saremmo quello che siamo se, nel corso di oltre settantacinquemila generazioni, non avessimo incorporato, con conseguenti variazioni del “fenotipo” e del “genotipo”, l'uso degli strumenti. Ecco, finalmente l'ho detto: voi scandalizzatevi quanto vi pare, ma se, oltre a scandalizzarvi pensate di avere delle obiezioni valide, per favore fatemele.

Quindi smettiamo di dire scemenze: anche gli aborigeni australiani sono Homo sapiens che dalla loro regione di origine africana in Australia non ci sarebbero mai arrivati senza usare utensili (che sono “artefatti”) e senza che i loro e nostri antenati avessero usato, per molte decine di migliaia di generazioni, artefatti.

Questo non vuol dire che noi siamo “artificiali” nel senso delle solite contrapposizioni vero/falso, buono/cattivo, e appunto naturale/artificiale. La realtà è quantitativa, anche se ci dispiace questa sua volgarità: quindi noi siamo certamente artificiali nel senso che siamo anche certamente naturali. Se poi vogliamo metterla alla cinese (e che Francois Jullien, validissmo sinologo/filosofo che sta arrivando di moda, mi perdoni) siamo piuttosto yin e yang, con potenzialità opposte e coesistenti di cui viene espressa maggiormente l'una o l'altra in funzione di una quantità di parametri esterni ma anche interni, più il Caso. Mentre l'uso degli strumenti, modificando l'interfaccia tra ognuno di noi e l'ambiente (in senso attivo, non solo passivo) rendeva più favorevoli all'aumento della fitness (anche qui in senso attivo oltre che passivo) determinate mutazioni casuali, il Caso per conto suo continuava a produrre mutazioni potenzialmente favorevoli o sfavorevoli i indifferenti: quindi il meccanismo consueto naturalmente non è stato inibito dall'uso degli strumenti, in generale.

 

Ora, una questione assai seria: vi consiglio “Storia naturale della morale umana” di Michael Tomasello, Raffaello Cortina editore, di cui devo parlare più approfonditamente.

Il Tomasello fornisce una ipotesi (in forma meno articolata e codificata nota da un pezzo) per la formazione della attuale morale umana, per cui una forma di morale negli umani è già innata, visto che una indignazione per una disparità di trattamento la presentano già i bambini troppo piccoli per averla appresa per via culturale. E (sto semplificando, e probabilmente anche distorcendo, vedi, mi pare, un ragionamento di Gramsci su semplificazione e distorsione citato in “Quel che resta di Marx” di Giuseppe Vacca) questa forma di morale si è sviluppata nell'evoluzione da Australopithecus a Homo. Poi è intervenuta una morale culturale, ma certe sue occorrenze sono legate alla organizzazione di Homo sapiens in gruppi definiti e in competizione, in linea di principio ostile, tra loro. Ora, che questa divisione in gruppi culturalmente distinguibili sia stata spontanea, mi sembra che non ci possano essere molti dubbi. Che sia naturale, non lo so, ma anche se lo fosse questo non eliminerebbe la necessità di combatterla. Un cancro causato da un accumulo di mutazioni sfavorevoli spontanee e naturali, tutte conseguenti agli ineliminabili errori di trascrizione del DNA durante le numerosissime duplicazioni di cellule che ogni secondo avvengono nel nostro corpo non è che vada accettato senza curarlo solo perché è naturale. La cosmologia precristiana (non mi stanco di insistere) secondo cui ciò che è naturale, salvo colpa umana o preferibilmente femminile (di Eva), deve essere perfetto e accettato non funziona: punto.

Poi, i mezzi per costituire e rafforzare l'identità di gruppo (riti, religioni, leggi e costumi distintivi) possono avere un innesco biologico, cioè può essere innata la tendenza a fare gruppo e a produrre codici di comportamento e comunicazione distintivi, ma proprio non credo che possa esistere un substrato biologico per la religione X o la lingua Y eccetera: mi sembra una gran cavolata, se non altro per una questione di tempi.

Mentre le modifiche biologiche da Australopithecus a Homo hanno avuto, per realizzarsi, almeno settantacinquemila generazioni, l'ipotizzato substrato biologico causante le differenze culturali ne ha avute assolutamente troppo poche. Qui non si tratta di cambiamenti facili facili, come la diffusione della capacità di digerire il lattosio nelle popolazioni di Homo sapiens che hannoinventato la pastorizia o la perdita della colorazione scura della pelle delle altre popolazioni migrate a latitudini dove era vantaggioso avere la pelle chiara per potere sintetizzare più vitamina D: a meno di ipotizzare che le differenze culturali tra Aztechi e bergamaschi siano minime, nel qual caso soltanto sarebbero tanto piccole, da potersi formare in poche generazioni: e quindi anche in questo caso il razzismo nelle sue varie forme va a farsi friggere. Purtroppo molti pensatori che ancora prendiamo non per “pensatori” ma come portavoce del Trascendente si sono formati e scrivevano in un'epoca in cui la geologia ancora non esisteva e si pensava ai miti cosmogonici come riferentisi a qualcosa come pochi millenni fa.

Tornerò sull'argomento riguardo a Cristo e Caligola (prossimamente su questo sito): sebbene vi possa sembrare tanto strano, anche Caligola di tanto in tanto capiva qualcosa.

Ora, questioni finali: la ipotesi mia e di credo anche svariati altri, che gli esseri umani moderni siano non “naturali”, ma artificiali, in quanto il loro sviluppo da Australopitechi è stato determinato anche dall'uso costante di artefatti come strumenti, rappresenterebbe una catastrofe o una speranza ? Secondo me è una quasi certezza di successo, perché in questo caso la competizione tra gruppi, che oggi è diventata, se non controllata, una garanzia di catastrofe, è gestibile (cosa che si sta cercando di fare) e riducibile a un livello innocuo, cosa che sarebbe estremamente più difficile nel caso che Homo sapiens, con certe sue deplorevoli caratteristiche, fosse esclusivamente “naturale” nel senso meccanicistico e autoritario della cosmogonia precristiana. Martin Lutero, come tantissimi altri, anche suoi oppositori, aveva torto: Dio non gli si è manifestato mentre stava alla latrina in segno di sua (di Dio) onnipotenza (ma va....) e i contadini in rivolta contro i signori feudali (che proteggevano Lutero) non era né giusto né cristiano massacrarli, come il Grande Riformatore esortava a fare.

 

 

    


    LA VERA STORIA DI NATANIELE (NOME DI FANTASIA) LO SCALZO -


   Per alleggerire un po', vi racconto la storia vera (ne esiste ancora, spero, pur dopo molti anni, documentazione burocratica esatta) del signore che dispezzava le scarpe come un artificiale di più. Ero con Maria Teresa Cucchi ad accompagnare una bella e lunga camminata di inizio inverno in Appennino. Si comincia con un tratto tranquillo, e poi tocca inerpicarsi per una proda fangosa e ripida, abbastanza lunge e faticosa. Noto che un tizio scivolava assai e gli guardo i piedi per vedere se erano le calzature inadatte a creargli problemi. Sorpresa, sorpresa, sorpresa, aveva solo i calzettoni pesanti ma niente scarpe (scarponi, pedule da montagna, chiamatele come volete). Incuriosito chiedo spiegazioni, suggerendo che forse le aveva lasciate alla base per un qualche ritardo e non volesse ritardare la partenza della compagnia. Mi si rivolta inviperito: "Le scarpe si usano da qualche secolo, ma l'uomo è andato in giro da migliaia di anni senza !" E vabbè, mi dico, ecco arrivato il solito fanatico naturista, che invece di andarsene in giro 'gnudo 'gnudo vuole farsi le montagne senza scarpe...e quando se ne accorge Maria Teresa, responsabile della gita, vedremo l'esplosione... Difatti, in cima alla rampa, dieci minuti di sosta, e Maria Teresa fa "Bene, X, rimettiti gli scarponi, che partiamo !" "Non ce l'ho" "Cooooome ?" e giù retorica paranaturista varia. Maria Teresa è allora costretta a intimargli di abbandonare la gita, per non mettere in pericolo sè stesso e gli altri. Discussione, ovviamente stravinta da MT, e ce ne andiamo, dopo avergli offerto di scendere al punto di partenza accompagnato (mi pare da me) per sicurezza. Rifiuta: e noi proseguiamo la camminata, che dopo qualche altro chilometro incontra terreno innevato. E ci accorgiamo che l'idiota da lontano ci seguiva. Insomma si è fatto tutta la camminata i calzettoni, che poi ovviamente si sono rotti, comunque è arrivato dall'altra parte incolume. MT fa l'ovvio rapporto alla sezione di Roma del CAI, Club Alpino Italiano (ci sono di mezzo anche le varie assicurazioni) e veniamo a sapere che il cretino se ne vantava pure. Solo che ha totalemte smesso di frequentare: l'ultima volta che è stato visto, naturalmente, non stava in piedi Almeno la cosa si è risolta con solo suo danno, sebbene grave: ma analoghe sbrasate di fiducia nella infinita bontà della Natura di morti ne hanno provocati e ne provocano parecchi. Anche tra i soccorritori.