La tabella (fonte il Servizio Sanitario inglese, pubblicata da “The Lancet” (che sarebbe in italiano come dire “Il Bisturi”, da secoli prestigioso giornale medico inglese), presenta il numero di nuove diagnosi di cancro per anno (esclusi cancri cutanei non-melanoma, non so perchè), per classe di età e per sesso in Gran Bretagna, media anni 2012-2014, per 100000 abitanti.

Allora, per i trentenni maschi l'incidenza era di 64 per 100000, trentenni femmine 109. Quarantenni: 123 e 257. Cinquantenni 373 e 574. Sessantenni: 1178 e 994. Settantenni: 2363 e 1530. Ottantenni: 3260 e 2100. Poi i valori crescono ancora, ma con qualche problema di affidabilità diagnosi.

Perchè cito questi numeri ? Perchè un certo Ames, mi pare nel 1973, ha esposto una teoria sull'origine del cancro che da un lato a noi italiani avrebbe permesso di comprendere con assai meno ritardo le presunte stranezze

dell'amianto (mancanza di costanza del rapporto causale, intervalli di tempo lunghi e variabili tra esposizione e patologia) e metterlo fuori legge prima, e dall'altro spiega benissimo la stretta relazione tra rischio di cancro ed età.

Da cui ne consegue che, in quanto il miglioramento del tenore di vita mediamente prolunga la vita stessa, aumenta anche il numero di casi di cancro, come verificato dai dati poi raccolti, di cui la tabella riportata è solo uno dei tanti esempi (coerenti tra di loro)..

Ma non è che sia una buona idea, un vantaggio dal punto di vista del benessere della gente, farla morire, magari di stenti o di noia, prima di quanto reso possibile dalle terapie scoperte o in sviluppo, per evitare che si ammali di cancro... E d'altra parte, anche se le cure efficaci mi sembra aumentino il numero di persone vive che percepiscono pensioni, non mi pare neanche una buona idea bloccare lo sviluppo delle terapie oncologiche per evitare di dovere continuare a pagare le pensioni a persone sopravviventi grazie a quelle terapie... A meno che non si consideri “superfluo” il vivere moto più a lungo o il guarire patologie finora considerate incurabili.

Attenzione, perchè nelle statistiche si considerano guariti solo quelli che non presentano più sintomi dopo cinque anni: il che significa che nel numero odierno dei sopravvissuti vengono conteggiati solo quelli curati con le terapie disponibili fino al 2012 e sono esclusi quelli curati con tutte le terapie più efficaci successivamente inventate. Il che, mi pare, incrementi la rilevanza del problema che ho cercato di esporre.

Non ho tempo e informazioni per fare un conteggio, neanche approssimativo, del carico finanziario per pensioni e assistenza in genere conseguente a questa piccola, piccola complicazione. E temo che ce ne siano anche svariate altre, che qui non indago.

Quello che mi pare di potere dire è che non vale l'idea di un “progresso” lineare, o meglio che la mancanza di un progresso (inteso sostanziale) tanto lineare come ci piacerebbe sia da addebitare a carenze della nostra organizzazione sociale in quanto “poco naturale”..... Quindi, l'ipotesi della “decrescita felice”, per questa (che ho cercato di esporre e illustrare con l'esempio) e svariate altre ragioni, mi pare decisamente deboluccia assai. Innamorarsene senza un robustissimo processo di verifica innanzitutto anche formale mi pare troppo sentimentale, ma sopratutto fatto a rischio e a spese altrui.

Come, a spese altrui ? Tra le condizioni poste da Rousseau per il possibile funzionamento dell'assemblea, cioè perchè l'assemblea (che a quanto pare tutti interpretano come la democrazia diretta), oltre a quelle impossibili (e secondo il cattivissimo me, poste da JJRousseau deliberatamente come impossibili a meno della messa in atto della religion civile coi suoi dogmi, e la sua repressione degli increduli nell'esistenza di Inferno e nel Paradiso), ce ne sarebbe anche una sensata: ossia che le peuple sia, almeno, suffisament informé. A me invece sembra che la parte di le peuple che vota o simpatizza per i 5 stelle sia ancorato alla tradizione della religione formale costruita per l'uso da parte delle “plebi”, per cui la virtù, intesa come aderenza a una serie di regole, sia strettamente legata alla strumentalità: E ripeto quanto già scritto sopra, sii pio e come conseguenza della tua religiosità ragionerai correttamente, fai il sacrificio di studiare e a scuola o all'università passerai l'esame, non perchè tu abbia imparato e compreso tutto, ma perchè il tuo sacrificio sarà ricompensato. Se non si chiarisce questo punto, secondo me, non si comprende neanche che possa essere importante la differenza tra “deficit di bilancio” e “debito pubblico”. Come hanno fatto al Televideo Rai qualche mattina fa presentando un titolo secondo il quale il Berlusconi avrebbe dichiarato che con tre anni di governo loro si azzererebbe “il debito pubblico”. Poi, andando a pescare la pagina col testo in esteso, risultava “deficit di bilancio”: ora, situazioni analoghe, pur non così evidenti, nei mezzi di informazione di massa se ne trovano continuamente, come ne emergono continuamente parlando con altrimenti ottime e comunissime persone.

Le cause storiche dell'esistenza di questo problema, che evidentemente rende inverosimile l'essere suffisament informè di una parte preponderante del peuple, non è poi un insolubile arcano: quello che non va è che i 5 stelle e loro seguaci, economisti innamorati della decrescita felice compresi, non si rendono conto che continuano a muoversi in un contesto culturale di delega totale al virtuoso o ritenuto tale, cosa che non funziona assolutamente neanche se il virtuoso è virtuosissimo..

Proponendo la limitazione degli sprechi come strumento miracoloso, o meglio in un modo che a chi riceve l'informazione sembri suffcientemente efficace in quanto l'onestà del proponente garantisce la sua efficacia (per lo stesso processo mentale Martin Lutero derivava conseguenze teologiche dalla disonestà dei papisti: essendo disonesti le loro teorie dovevano essere sbagliate) vanificano la clausola (una delle pochissime cose sensate di Rousseau !) per cui le peuple deve essere suffisament informè.

Non è che la cavolata sia esclusiva dei 5 stelle: la proposta dei marxisti (che non piacevano, a Marx) della “terra ai contadini”, pur testualmente e logicamente, almeno nelle intenzioni, perfettamente corretta, è stata dappertutto interpretata come un programma di riforma agraria per la formazione di tante piccole proprietà, al contrario di quanto i proponenti intendevano. Ho letto pochissimo Gramsci, ma proprio su questo problema dell'informazione ha scritto ottimamente (sempre secondo me). Incidentalmente, che i 5 stelle si siano innamorati di Rousseau e ignorino Gramsci mi pare una evidente prova di provincialismo. Ma se ne sono davvero innamorati o ne usano il nome per fregare i fessi (il che non sarebbe forse un delitto) e per nascondere i loro veri progetti a chi non ha tempo, per esempio, per leggersi Rousseau (nel qual caso è una schifezza, non certo minore di una bustarella) ?

Poi, non credo (letteralmente, rifiuto di lasciarmi dominare dalla nostra comune umana e naturale tendenza del nostro cervello a fabbricare credenze per quanto attraenti possano sembrare. Le grandi teorie, e anche quelle che grandi non sono pur sembrandolo, vanno costruite pezzetto per pezzetto. Latouche non è Marx, eppure già l'applicazione fideistica di Marx ha prodotto anche enormi insuccessi. E questo nonostante il fatto che la critica al capitalismo fatta da Marx avesse ben solide basi. Forse non tutti ricordano la reazione di Henry Ford (quello dell'industria automobilistica moderna) alla crisi del 1929: ha fatto qualcosa di coerente con la suddetta critica: ha aumentato le paghe operaie, mi pare raddoppiando la remunerazione oraria. Se Henry Ford rispettava Marx, qualche motivo ci sarà stato. Quindi, proporre la decrescita felice come programma elettorale è comunque una gran fesseria metodologica. Gli economisti politici dovrebbero piantarla di volere emulare i Padri della Chiesa: non sono più i tempi adatti alle grandiose costruzioni disancorate dalle fondamenta, la conoscenza della Biologia (in senso ampio).

Per inciso, una delle ragioni della mia adesione al PD è stata proprio il sapere di trovarvi l'esperienza dei fallimenti del fideismo congiunta colla volontà di continuare a cercare di costruire del socialismo, che proprio per quella esperienza deve essere scientifico-liberale (vedi il punto 5). Le ardite teorizzazioni sono intrinsecamente autoritarie, proprio perchè coinvolgono il cervello nella sua funzione (assieme ad altre, anche antagoniste) di fabbrica di credenze.

Ultimo punto. Mi sembra che l'Italia sia una grossa produttrice e esportatrice di “superfluo”: a spannometro, Prosecco e altri buoni vini, moda e altre “vanità” come avrebbe detto Savonarola. Sta di fatto che la politica è l'arte del possibile, il che, pur essendo una banalità, non per questo è meno vero. Quindi, a me pare che ammesso e non concesso che la limitazione delle frivolità sia una buona idea, prima di tentare di attuare una politica in questa direzione sarebbe indispensabile (come lo è per potenti altre ragioni) costruire l'alternativa tra le tantissime rese disponibili dall'avanzamento della Scienza. Mi pare che l'imprevisto successo della nostra farmaceutica sia contemporaneamente un esempio e una indicazione.

Per queste (e altre) ragioni, secondo me, un tentativo di costruire, a pochissimo dalle elezioni, una linea economica che conservi o sembri potere conservare il concetto della decrescita felice è contemporaneamente errato nella sostanza e antidemocratico nel metodo.

 

5) Condizionamenti paleoagrari, misoneismo inconsapevole e avversione all'euro.

Anni passati (ma è cambiato troppo poco), 1950-60. I coloni sionisti degli anni '30 in Palestina, tra cui vari agronomi e biologi piuttosto bravi, avevano creato, con selezioni e incroci, ottime varietà di agrumi senza semi, che si sono diffuse in (quasi) tutto il mondo e impiantato in quello che poi è diventato Israele, fior di coltivazioni. A Roma ormai arance, mandarini eccetera senza semi si trovavano in qualsiasi mercato rionale a prezzo concorrenziale con quelli siciliani coi semi. A Palermo i miei avevano conosciuto anche persone proprietarie di vasti “giardini”, ossia agrumeti, e particolarmente mia madre aveva sentito il dovere di avvertire qualsiasi siciliano di quella che appariva come una tempesta in arrivo: ma da baronesse o da proletari il ritornello era sempre quello: “Le arance siciliane sono le migliori del mondo !”. Forse sì, ma era necessario che ne fosse convinto anche “il mondo”, cosa che non è successa, per cui progressivo ma drastico calo delle esportazioni (gli spagnoli le nuove cultivar le hanno adottate tempestivamente), per cui, crisi. Sempre Palermo, stessi anni: mio padre per contraccambiare regali natalizi sbrigativamente ordina scatole di vini siciliani da mandare in giro, tenendone una per noi. All'assaggio gli sconosciuti vini si rivelano ottimi, al che i miei si incavolano con i citrulli siciliani che non si rendevano conto della qualità dei loro vini e non sapevano sfruttarne le potenzialità, accontentandosi di vivacchiare in un mercato ristrettissimo. La tradizione diceva: “Agrumi migliori del mondo !” e “Vini così così”, e dalla tradizione non si sgarrava. Più in generale: si è fatto sempre così e quindi è bene fare così, ossia santificazione del conservatorismo. Per non farla troppo lunga, evito altri esempi: invece, cerco di spiegare il perchè, secondo me, in Italia siamo assai meno innovatori e sopratutto per niente o quasi sistematici nell'innovazione. Non è certo un problema trascurabile, quindi scusate la lunghezza dell'esposizione del mio tentativo di analisi.

E comincio dall'immagine dell'agricoltura come attività “naturale”, che nel senso di attività ordinata da Dio ad Adamo e discendenti si è tinta di metafisica e quindi di autorità morale. Veramente anche certe formiche fanno cose simili: se vi mettete sul balcone un bel vaso con una pianta di rose, è facile potere osservare formiche che curano, trasportano e proteggono gli afidi o “pidocchi” che succhiano linfa dalla pianta, trasudano una secrezione zuccherina di cui le formiche si nutrono. Sono d'accordo che in questo particolare caso (ma altre formiche fanno vere e proprie coltivazioni) più che di agricoltura si tratta di pastorizia, ma non mi risulta che le formiche abbiano commesso un peccato originale... Noialtri Homo et Foemina sapiens abbiamo combinato qualcosa di più complesso: un qualche nostro antenato ha osservato una pianta di un antenato del nostro frumento colpita da un raro (ma non rarissimo) errore genetico. Le spighe normali si aprono appena i semi sono maturi, così si sparpagliano in giro e ne nascono poi nuove pianticelle. Nella pianta colpita da una casuale mutazione negativa (per essa) la spiga non si apriva, risultando assai più comoda da raccogliere: non un gran pasto, ma meglio che niente. Il nostro antenato furbo ha capito che dai semi, se raccolti, divisi, piantati, accuditi e protetti, si potevano avere altre piante con quel comodissimo difetto genetico, e poi altre ancora in progressione geometrica: idealmente, in condizioni perfette, da una sola pianta ”sbagliata” dieci semi, da quelli dieci piante cento semi e cento piante, poi mille semi e mille piante. Con il che, avendo spazio a disposizione in abbondanza, parte dei semi li macini e ci fai una nutiente pappa e parte li ripianti: inventata l'agricoltura. Di fatto, noi come specie Homo et Foemina sapiens siamo dei parassiti della specie Triticum vulgare (mi pare...), tanto è vero che il frumento originario, il vero antenato di tutte le varietà attuali, è scomparso (o quasi). Quindi l'origine dell'agricoltura è Tecnica quanto l'avere inventato lo scheggiare selci o accendere e gestire il fuoco. E gli agricoltori, in condizioni che glielo rendano conveniente, della Natura se ne infischiano quanto il peggiore dei palazzinari. Il problema culturale sta nel fatto che per molti e molti secoli l'agricoltura è stata un'attività ad alto rischio di conseguenze gravissime, situazione che rende conveniente minimizzare i rischi e quindi giusto piuttosto vivere male che morire di fame. Mi spiego: Per molti e molti secoli, per raccogliere nel migliore dei casi 100 (quintali, o quel che volete), occorreva avere innanzitutto spazio e qualità di terreno adatti (risorse che con l'enorme aumento della popolazione permesso dall'agricoltura è diventato sempre più difficile) seminare 30 e sperare che tutto, particolarmente le vicende metereologiche, andasse bene. Nel qual caso si ottenevano i 100 quintali (oggi, con 30, se ne ottengono al minimo 600, mi pare). Se andava male, come succedeva di solito almeno una volta per ogni generazione, si seminava 30 e si raccoglieva 20, e ne seguiva una carestia e la morte di buona parte della popolazione contadina (e cittadina), anche perchè era difficile, coi mezzi di trasporto di allora, importare grano da zone non colpite da avversità atmosferiche. L'ultima grande carestia europea si è avuta negli anni 1866-1868, con, pare, il 15% per cento della popolazione andata all'altro mondo. Poi si sono costruite le ferrovie, per cui in casi simili è stato facile trasportare nelle zone colpite abbastanza grano per la sopravvivenza e le nuove semine. (Notazione incidentale ma importante: in Cina i governi imperiali o regionali le infrastrutture di trasporto, in questo caso canali artificiali colleganti vie d'acqua, hanno cominciato a realizzarle fin dal 468 A. C.)

Queste condizioni di ricorrenti carestie sono durate secoli e secoli: ma in queste condizioni, a meno di potere emigrare in qualche ipotetico posto immune da carestie, il comportamento economicamente più razionale consisteva A) nel tentare il ricorso al Dio (pourvoyante, provvidenziale, scriveva Rousseau) pregando il più intensamente possibile e B) tenersi strettissimi al più sicuro, evitare esperimenti e innovazioni, che sono intrinsecamente rischiose. Il vasaio poteva provare a decorare i vasi con un'argilla più scura della base, perchè nel caso peggiore ci rimetteva un vaso, ma il contadino a sperimentare una tecnica nuova rischiava la vita sua, della moglie, dei figli e degli eventuali genitori ancora a suo carico.

Da cui religiosità e conservatorismo, che passano per moralità positiva, ma che sono frutto consolidato di particolari condizioni per cui sono state, in quelle condizioni, realizzazione di razionalità economica: la giustificazione metafisica è aggiuntiva, ma (secondo me) ha finito con l'oscurare il movente reale, quello della razionalità. La Chiesa poi nel corso dei secoli è diventata il maggiore proprietario terriero, il che ha rafforzato la confusione tra religiosità e il conservatorismo: anche i laici, come i grandi mercanti veneziani o fiorentini, non avevano pace fino a che, comperando terre, non ottenevano il prestigio associato all'agricoltura e alla terra.

Oggi la religiosità, intrinsecamente strumentale (tranne che per pochi mistici, forse) è degradata a mera credulità dalla attenuazione del potere regolatore delle Chiese: ma questa credulità ha ereditato buona parte del prestigio della religione. E comporta un conservatorismo tuttora fortissimo, nascosto sotto una superficie di innovatività di moda, da cui la innovatività reale è troppo spesso ostacolata. Perchè l'innovazione per funzionare ha bisogno del modo di operare della scienza, che è anticonservatrice e intrinsecamente scettica. Una ipotesi scientifica o anche solo “tecnica” (un paio di modestissimi algoritmi li ho costruiti perfino io) deve essere verificata rispetto ai fatti, e modificata iterativamente e spesso collettivamente fino a che ipotesi e fatti non concordano operativamente almeno entro certi limiti di uso, con il che diventa teoria in quanto strumento operativo: ma è un processo per tentativi, cosa inconciliabile con un contesto culturale conservatore per quanto progressista possa o voglia sembrare.

Il conservatorismo, cosciente o meno, è incompatibile con la ricerca, che è per definizione ricerca di variazione nelle conoscenze. E' quindi avverso alla tecnica: le scempiaggini sulle scie chimiche o contro i vaccini non sono solo episodi (oltre che importazioni dalla Bible Belt USA, Paese dove ancora il 45 per cento delle persone sono davvero convintissime della realtà dell'Arca di Noè eccetera), ma conseguenze di un rifiuto del verificare, del controllare rispetto a fatti osservabili o provati (per esempio tutta la letteratura di guerra, i manuali tattici e le fotografie delle contrails o condensation trails degli anni 1940-1945 reperibili in cinque minuti). Ed è quindi intrinsecamente anche avverso all'industria, indipendentemente dalla volontà cosciente del conservatore consapevole o inconsapevole che sia. Ma l'Italia è un Paese industriale, e parecchio di più di quanto la nostra cultura tradizionale lascia percepire. E' vero che l'industria tedesca è alquanto più grande della nostra, ma lo è anche la popolazione: quindi per questioni politiche e sociali occorre tenere conto del prodotto industriale per abitante. Approssimativamente: la Germania contribuisce per il 22% al totale della produzione industriale europea, l'Italia col 13%, la Francia col 10%, la Gran Bretagna col 7%. Mi creo un indice, dividendo per il numero degli abitanti: Ge 80 milioni, 22/80 = 0,275, Italia 13/60 = 0,216: gli altri a seguire. Se ho tempo, cerco di creare un altro indice più significativo, ma comunque mi pare chiaro un fatto: L'Italia è un Paese industrializzatissimo. La cultura tradizionale invece è ancora molto legata al passato agricolo: cioè al tipo di agricoltura usuale in epoca pre-industriale e alla relativa mentalità.

E dato che anche le produzioni legate all'agricoltura stanno cambiando, e rapidamente, anche rispetto all'agricoltura di oggi è presente un grave anacronismo. Un paio di settimane fa siamo andati in Abruzzo ad Alba Fucens e abbiamo mangiato assai bene e a prezzo molto basso, con mezzo litro di vino rosso sciolto sorprendentemente buono. Poi chiacchierando col padrone, A) ci siamo trovati d'accordo che finalmente in Italia abbiamo davvero imparato a fare i vini di qualità superiore, e B) mi ha spiegato che il produttore del vino bevuto a tavola tratta solo con trattorie, ristoranti e simili, fornendo il vino in contenitori ad atmosfera inerte, in modo che non si ossidi e mantenga le sue qualità. Ma anche questa è innovazione, impensabile nella tradizione, per cui sarebbe stato da rifiutare perchè “non tradizionale, non genuino”: e sono alquanto sicuro che il ristoratore me ne ha parlato perchè aveva constatato che un po' ci capisco, ma che con moltissimi clienti non sveli il terribile segreto.. I turisti, almeno quelli europei, invece, sono contentissimi della sparizione del red ink, l'inchiostro rosso che li affliggeva nelle trattorie a prezzo onesto e spesso anche in quelle carissime.

Ora, secondo me, anche se potessimo fare a meno di tanta industria e sopratutto della mentalità che essa richiede e sul lungo termine costruisce, avulsa dalle radici dell'agricoltura come unico campo dove Dio (e solo per sua volontà) era possibile ricavare un surplus, in questo caso calorie nutritizie più abbondanti (salvo le carestie) rispetto a quelle spese per zappare eccetera, non possiamo più farne a meno perchè anche i più conservatori in realtà presentano esigenze maggiori, solo che l'illusione dell'età d'oro gliele fa sembrare ottenibili fermandosi (piacerebbe anche a me, forse) o tornando indietro. Avvertenza: il mito dell'inarrestabile progresso è un'altra fesseria: Stephen Jay Gould ha scritto pagine molto serie, su questo argomento. Il Progresso non è automatico, non è un'altra opposta incarnazione divina diversa da quella della tradizionale Provvidenza, è la stessa cosa...

Con queste esigenze crescenti, o anche solo per mantenere l'attuale livello di esistenza, il misoneismo è assolutamente incompatibile, ed è irrilevante quanto sia sommerso nella nostra coscienza. E' incompatibile perchè provoca, nel migliore dei casi, fiaschi, che fino a che si tratta di parole sono gravi, ma nell'azione di governo sono irreparabili, come l'avere distrutto l'industria italiana dell'elettronica di consumo per voer cercare di bloccare l'avanzata della TV a colori. E' una questione di metodo, e di incompatibilità con il metodo ovvio del dare la priorità ai fatti rispetto alle ipotesi, che poi per la sua entusiastica adozione da parte di chi fa scienza ha acquisito la denominazione di metodo scientifico. Faccio un esempio alquanto facile: irritato da quella che mi pareva superficialità di Grillo negli entusiasmi per Rousseau, io sono andato ai fatti: ho scaricato il testo del “Du Contrat Social” in due ristampe diverse per sicurezza e me lo sono studiato. Da questa verifica, secondo me, risulta che i 5 Stelle o non lo hanno mai letto o non ci hanno capito veramente un accidente (evito l'uso di termini anatomici maschili o femminili per il rispetto che si deve a organi d'altronde fondamentali per il nostro esistere), ma un accidente di niente davvero. Ma anche la mia idea di Rousseau è cambiata, rispetto a quella che ne avevo prima della verifica. Non è che me ne importasse molto, ma ho corretto anche un mio errore. Quindi, il metodo non è di per sé uno strumento di autoaffermazione come lo è l'adesione al mito di turno, come lo è stato Jerry Rifkin a suo tempo.

Vediamo qualche esempio di fiaschi per misoneismo. In pieno sfrenato superficiale entusiasmo per i “cervelli elettronici” io scandalizzavo tutti sostenendo che l'esaurimento delle riserve petrolifere era un evento parecchio improbabile. Perchè lo sostenevo ? Perchè, da un po' di informazioni, mi risultava che le prospezioni geologiche per la ricerca fossero una faccenda complicata di rilevamento, trattamento e interpretazione segnali, attività in cui la disponibilità di trattamento digitale dei dati non poteva non cambiare, e parecchio, le cose. A conforto mi pareva il sapere che tutte le aziende impegnate nella ricerca di giacimenti comperavano “cervelli elettronici” in misura ben maggiore a quanto necessario per stampare chilometri e chilometri di tabulati contabili. Forse ho fatto una previsione giusta per motivi sbagliati, ma le obiezioni al mio ragionamento erano sempre tutte di carattere culturalmente conservatore, che non entravano mai nel merito di che cosa accidenti, di veramente nuovo permettevano i “cervelli elettronici”: per gli adempimenti contabili facevano risparmiare tempo e personale, ma la sostanza era esattamente la stessa, sia che fosse svolta da trecento addetti o dal centro EDP, Electronic Data Processing: non c'era assolutamente niente di nuovo come prodotto. Comunque, l'ENI e tutte le altre si sono infischiate delle previsioni e, usando i mezzi tecnici più efficaci via via che si rendevano disponibili, di idrocarburi fossili ne hanno trovati semmai fin troppi.

Altri esempi, ma, questi, di treni persi (non da me).

Ormai tanti anni fa, per fatti miei personali, cercavo uno sbocco lavorativo: esplorando esplorando, ho trovato degli appunti di lezioni universitarie di un X noto ma alquanto controcorrente. Leggendolo, ho avuto l'impressione di capirci abbastanza: allora sfruttando contatti, ho avuto l'occasione di essere messo in cima a un molo sporgente in mare profondo: buttati e vediamo se nuoti, altrimenti affoghi ! Mi sono buttato e mi sono trovato a fare il softwarista free lance, pagato a programma funzionante con un tanto a istruzione e guadagnandoci benissimo. Incidentalmente, poi, pur sapendo di sbagliare, son dovuto passare a una posizione a tempo indeterminato. Ora, non mi ritengo un totale idiota, ma nemmeno chissà chi, per cui, anche dall'incontro con vari analisti e programmatori decisamente bravi, mi sono reso conto che in Italia, e tanto più a Roma, si sarebbe potuta benissimo costruire, con intervento iniziale dello Stato, se ben condotto, una forte industria di produzione software. Cosa che, per estrema stupidità conservatrice, non si è mai riuscita a fare nelle proporzioni facilmente realizzabili, nonostante il fattore decisivo costituito dalla abbondanza di cervelli almeno adeguati.

Altro esempio: alla Sapienza di Roma, Nicola Cabibbo aveva dato vita a una iniziativa di studio sulla elaborazione parallela, cioè come fare funzionare in cooperazione sullo stesso problema più processori digitali. Cooperavano Intel e IBM, quindi non è che si trattasse di chiacchiere. Attenzione, nella scienza e anche nella Tecnica il rischio è sempre presente: sopra ho fatto l'esempio del contadino e del vasaio.

Un esempio positivo: una ditta che si chiamava SGS, di Agrate Brianza, nell'universo delle Partecipazioni Statali in cui era entrata, credo, per salvataggio da una proprietà e gestione inadeguate, produceva circuiti elettronici assai strani e specializzati, difficili da costruire. Il buon Prodi, invece di liquidarla, ha cercato persone e condizioni giuste e l'ha rilanciata. Col tempo e con la fusione con un'altra partecipata statale ma del governo francese ne è nata la ST, che è un gigante, e che soldi per il PIL italiano, per quello francese e per tutti gli usi in cui i governi possono spendere, compresi ospedali, scuole eccetera, soldi, dicevo, ne ha prodotti a palate.

 

6) Qualche conclusione.

 

1) Ai fini della politica italiana a breve e medio termine, le discussioni sui limiti della quantificazione del PIL sono inutili (sul breve) o richiedono approfondimenti e verifiche in un processo sostanzialmente rientrante nel cosiddetto metodo scientifico, processo già iniziato ma di cui non si può oggi ancora prevedere il tempo necessario per arrivare ad applicazioni pratiche. Inserire questo discorso nei programmi di un governo definito in seguito alle imminenti elezioni è fuorviante fumo negli occhi degli elettori. Da un punto di vista più generale: sappiamo tutti benissimo che qualsiasi mappa stradale di Roma è estremamente grossolana, ma questo non impedisce che anche da essa risulti che per andare dal Colosseo verso San Paolo la direzione sia Sud e non Nord.

 

2) La questione se possa convenire o meno aumentare il debito pubblico italiano non dipende dall'esattezza della quantificazione del PIL: dipende dall'opinione dei decisori degli organismi (istituzioni finanziarie pubbliche come la Banca di Stato della Cina o più o meno private come fondi esteri di risparmio e pensionistici), opinione che si concretizza nella maggiore o minore richiesta di Buoni del Tesoro e quindi nel rispettivamente minore o maggiore interesse che lo Stato italiano deve offrire per rendere appetibili sul mercato internazionale i suoi Buoni. Questo non dipende solo dalle stime del PIL e dalle stime sul suo incremento ma anche da altri dati numericamente certi in valore, come l'ammontare delle entrate dello Stato Italiano e quello delle uscite, il deficit annuale pregresso, l'ammontare del debito, il costo del debito, l'avanzo che si avrebbe se il costo del debito fosse zero. Secondo me non è prevedibile che un aumento sostanziale del deficit (facendo sempre riferimento ai valori numericamente certi dei parametri per cui questo è vero) causi una diminuizione degli interessi richiesti al Tesoro italiano perchè i suoi BOT possano essere venduti. Mi piacerebbe assai, ma i numeri mi fanno ritenere il contrario. E d'altra parte uno sforamento del limite (concordato con la UE) dello 0,1 per cento del PIL serve solo come segno di poca affidabilità, senza risolvere sostanzialmente nulla per altri versi. Invece, ragionando sui numeri (e non sulle percentuali del PIL o di altro) ed eventualmente utilizzando un alquanto semplice software di simulazione, da acquisire o da sviluppare, mi sembra esista una consistente probabilità che un aumento del costo del debito, se non accompagnato da un sostanziale aumento di efficienza di varie nostre attività economiche e a qualche imprevedibile e da noi incontrollabile contingenza esterna crei una situazione di matematica impossibilità di pagare o anche solo servire il debito pubblico.

 

3) Anche indipendentemente dal secondo me assolutamente troppo grande (rispetto alle nostre attuali risorse) debito pubblico), per qualunque governo italiano si pongono almeno tre irrinunciabili obiettivi: A), ridurre sostanzialmente la corruzione, B) aumentare l'efficienza, sia in termini immediatamente quantificabili che in termini solo indirettamente causanti il Prodotto Interno, e tanto meglio se misurato con maggiore significatività.

E C) creare le condizioni perchè la nostra “efficienza” (che non è qualcosa di immediatamente quantificabile) rimanga nel futuro prossimo relativamente accettabile. Esempio: se nel 2040 la speranza di vita alla nascita di un cittadino cinese fosse diventata di 100 anni, noi non ci potremmo accontentare di una speranza di vita di 85 anni con condizioni materiali di vita (come il dovere mangiare solo polenta come alimento di base per fornire il 90% delle calorie necessarie per la sussistenza dell'organismo, o qualcosa di simile alle condizioni di vita dei proletari nel 1660).

 

4) A, B e C non sono completamente coincidenti, ma (sempre secondo me) tutti e tre gli obiettivi richiedono un cambiamento totale di opinione pubblica, cultura polirica e metodi di azione nei confronti della rivoluzione scientifica, che è solo agli inizi. L'enunciazione di Marx di un socialismo scientifico è stata prematura e come tale fraintesa e deformata in senso religioso-autoritario, ma è diventata indispensabile, e di fatto coincide con il social-liberalismo. L'arditezza di questa tesi richiede un minimo di spiegazione. Come si procede nel fare scienza ? Dalla osservazione di fatti (e già l'osservazione spesso è imprecisa, anche quando addirittura introduce errori) e dall'analisi dei dati osservati si costruisce una ipotesi, che di norma è errata. Ossia, le previsioni fomate relativamente a fatti analoghi o affini a quelli osservati producono dati che non sono corrispondenti ai fatti. Allora si procede a modfificare, anche radicalmente, l'ipotesi di partenza: iterando il processo quante volte è necessario (da 1 a migliaia) nell'arco di un tempo indefinito (da ore a secoli) da parte di uno o molteplici operatori, si arriva a una teoria utilizzabile come strumento operativo, nel senso che le azioni con essa teoria coerenti realizzano i fatti previsti, entro certi limiti che sono appunto i limiti di quella teoria. Per organizzare un viaggio da Roma a Napoli è sufficiente l'approssimazione della Terra a una sfera perfetta, per distanze superiori può essere necessaria trattarla da geoide (di Boaga o di qualcun altro), per gestire veicoli spaziali occorre Einstein. Addirittura per lo stesso scopo si utilizzano strumenti non sovrapponibili: per potere scrivere scemenze in Rete si arruolano Einstein e la fisica quantistica.

Questo comporta che l'autorità serve a qualcosa solo in casi eccezionali, per esempio per contingenti e palesi castronerie pericolose ad altri, genere opposizione ai vaccini. Comporta anche l'accettazione completa della fallibilità propria e altrui, una uguaglianza di fronte a fattori come il caso, una diversa concezione del merito, e, essenziale, la rinuncia alla religione o a qualsiasi forma di divinizzazione come strumento, se non a scopi limitati alla creazione o mantenimento di consenso.. Qualsiasi imbecille in possesso di adeguate informazioni poteva, nel 1945, prevedere che entro un tempo relativamente breve rispetto ai progetti politici costruiti sulla ideologia ufficiale il sistema USSR sarebbe imploso: le necessità belliche avevano costretto gli ideologi politici a cooptare nel potere i tecnici e il loro modo di operare preso dalla Scienza. Incidentalmente, secondo quanto mi pare di avere capito, c'era benissimo arrivato anche Togliatti, che imbecille certo non era: il suo errore è stato un altro, il continuare e ritenere, per insufficienza di informazioni e di analisi, che fosse imminente anche un crollo del “capitalismo”.

E, infine, comporta anche la ridefinizione dell'errore da “peccato” o qualcosa di analogo a “fonte di informazione”, perchè è lo scarto tra previsione e fatto a permettere la modifica dell'ipotesi.

 

5) L'estromissione della Fede, del Credere, della gratificazione data dal presumere il Credere lo strumento idoneo a realizzare nostre esigenze a cui dobbiamo rinunciare solo per forza maggiore è un trauma psicologico e culturale per la grande maggioranza di noi. Ma compito del politico è il fare, non l'illudere: per cui il ricorso a qualsiasi Fede, anche quella supposta “nella Scienza” (il che è un fraintendimento sciocco come quello di Robespierre nella “Dea Ragione”) è una fregatura propinata al prossimo che magari si dichiara di tutelare.

 

6) Riduzione della corruzione.

Che il metodo usato nelle scienze venga chiamato “scientifico”, o “di Galileo”, o “di Bacone” o quel che vi pare, è irrilevante: basta capirsi. Vediamo ora se il cercare di applicare le lezioni di questo modo di operare al problema della corruzione ci frutta qualcosa. Prima osservazione: io non ho mai incontrato nessun elettore di Berlusconi che lo abbia votato perchè lo presumesse un candido giglio. Ritengo, in prima approssimazione, come un dato che B. non sia stato e non sia votato da molti italiani perchè presunto onesto, vale anche a dire che il rispetto dei 10 Comandamenti non abbia una valenza determinante, per molti italiani. Ipotesi: molti italiani pensano che i vantaggi personali o generali dati dal potere fruire dell' esperienza e della capacità amministrative e organizzative di un imprenditore siano superiori agli svantaggi deriivanti dalla sua disinvoltura riguardo alla legge mosaica e alle leggi dello Stato italiano. Non è una situazione tanto anormale, e neanche irrazionale: il primo paragone che mi viene in mente è la posizione di Napoleone Buonaparte rispetto al suo ministro degli Esteri.

Allora, occorrerebbe dimostrare a quei tanti italiani che gli svantaggi derivanti dalla corruzione sono maggiori dei presunti vantaggi ottenibili dalle possibili qualità positive del soggetto.

 

6.1) A questo scopo cerco di precisare che l'entità degli svantaggi materiali derivanti dalla corruzione è assai frequentamente molto maggiore di quanto la nostra tradizione culturale ci induce a ritenere. E riprendo un punto che in passato ho già trattato varie volte. Nel contesto tradizionale, in cui solo l'agricoltura, per volontà di Dio (anche in forma diversa da quella dei cattolici) può produrre un surplus, al di fuori di essa si tratta sempre di attività a somma finale zero. (Lascio perdere la questione se Marx ammetteva la realtà del plusvalore: certi commentatori dicono di sì, gli intgralsti come Trotskij no. Secondo me sapeva benissimo che il plusvalore deve esistere, ma, l'ammetterlo troppo forte avrebbe aiutato politicamente i sostenitori dei “padroni”, ben contenti del pretesto per fregarsi tutto il plusvalore senza lasciarne nemmeno una briciola ai lavoratori). Chiuso l'inciso tra parentesi, quello su cui non si riflette, secondo me, è che il dogma della somma zero pone un limite superiore al danno prodotto da una qualunque forma di corruzione. In un contesto di somme finali sempre zero, se X frega 3000 euro allo Stato (per esempio) il danno per lo Stato e per la collettività sarà di 3000 euro, è impossibile che sia di più, altrimenti la somma non sarebbe più zero. In realtà (o almeno così a me fortissimamente pare) la somma non è affatto detto che sia zero, anzi lo scopo di una qualche attività produttiva è l'ottenimento di una somma positiva, e pure enormemente positiva, alle volte. Quante vite ha salvato la penicillina ripetto all'impegno che è stato necessario per averla ? Ma allora non è affatto più vero che fregare 3000 euro possa produrre un danno quantificabile in al massimo sempre 3000: il “disvalore” può essere anche enormemente maggiore. Evito qui gli esempi che potrei portare. Ma allora il fregare 3000 euro non è più una cosa che riguarda solo il rispetto dei precetti di Dio, ma può assai spesso produrre disastri assolutamente sproporzionati all'entità dell'illecito. E' facile accorgersi dei casi eccezionali, in cui un viadotto crolla perchè il direttore dei lavori è stato corrotto e l'impresa ha usato la metà del cemento rispetto al capitolato, ma la forza del dogma della somma zero è tale che vengono considerati come eccezioni, casi assai più rari rispetto a quelli meno clamorosi ma altrettanto gravi in termini economici

E questa possibilità dovrebbe rientrare tra le cognizioni minime necessarie a un cittadino per potersi definiire libero.

 

6.2) Molti di noi, qualunque mestiere facciano, dovrebbero fare assai più attenzione alla Biologia. Che si sia cittadini qualsiasi, o politici, o economisti, constatiamo l'imperfezione naturale: basta che una persona, se di sesso maschile, si metta davanti allo specchio e si tolga la canottiera, o la maglietta della salute: i capezzoli, che ce li ha a fare ? Sono un dato: come lo è il fatto che in natura il parassitismo è estremamente diffuso. Non puoi piantare qualcosa in un'orto o in un giardino senza trovarci dei parassiti, alle volte anche esteticamente belli, come il vischio. Si salva l'oleandro, che è parecchio velenoso, per cui da molti parassiti si difende bene. Ma che il parassitismo in natura esista e sia assai frequente, è un altro dato. Ne esistono due sottospecie: quello interno a un individuo, a un gruppo o a una specie e quello esterno (prossimo paragrafo). E' un controsenso idolatrare la natura e odiare il parassitismo, che sempre in essa natura è un comportamento contribuente alla evoluzione delle specie. In gruppi piccoli e in società primitive, il parassitismo probabilmente è stato utile al gruppo stesso, premiando, mi pare, i più abili. In certe comunità di babbuini e altre scimmie le femmine dell'harem del capo lo cornificano allegramente, posizionadosi carponi in modo che il Maschio Padrone ne veda testa e arti anteriori mentre un maschio inferiore di rango ma intraprendente, non visibile dal Capo le serve da dietro... Il che assicura la diffusione di figli dei più svegli. Quello che invece mi pare certo, tanto da prenderlo come un altro dato, è che nelle nostre società complesse il parassitismo è sempre dannoso. Non cerco di dimostrarlo, dunque. Ma in un contesto autoritario si ricreano le condizioni di un piccolo gruppo in una società primitiva, il che rafforza la tendenza a sentire giustificato il parassitismo e l'infrangere le regole contro di esso. Mosè, probabilmente ha dettato, i Comandamenti nella transizione da piccolo gruppo a società complessa, ma né Grillo, né Di Maio, né Casaleggio sono Mosè e non possono veramente ricreare il contesto che ritengono simile alla idealizzazione della Natura, a sua volta conseguente al dogma della sua perfezione in quanto creata da un Dio. Non voglio dilungarmi, ma è una costante dei regimi autoritari (anche “populisti”) la trasformazione di adepti inizialmente onesti ed entusiasti, pronti ad immolarsi per l'Idea, in traffichini di incredibile faccia tosta. E qualcosa ho fatto in tempo a vederlo anch'io, tanto grossolano da impressionare anche un bambino,a Trieste dal settembre 1943 all'aprile del 1945, che era considerata dal nazismo come una città tedesca (non Italia ma Adriatisches Kustenland, o pressappoco, cioè “Litorale Adriatico”).

Quindi, contro il parassitismo interno, è necessario l'antiautoritarismo e la consapevolezza che esso parassitismo nella nostra società complessa è fuori posto e sempre nocivo, anche se è naturale non avvertirlo come tale. La corruzione impedisce la certezza del diritto, e questo mi pare un dato. La mancanza di certezza del diritto genera extracosti economici per la necessità degli operatori di garantirsi contro le incertezze: anche questo mi pare un dato.

 

6.3. Il parassitismo esterno. Mi sembra ormai in via di accettazione, nella comunità scientifica (vedi per esempio l'editoriale di Zambardino sul primissimo numero di MIND, nuova versione di Mente e Cervello, gennaio 2018), il concetto che noi umani siamo dotati di un assai vasto armamentario di comportamenti anche apparentemente contrastanti. Esiste il comportamento “buono” e quello “malvagio”, ma sono potenzialità che di volta in volta si concretizzano in comportamento in funzione della situazione. In altre parole, ognuno di noi è potenzialmente capace di ammazzare una vecchietta indifesa ed è anche potenzialmente capace di farsi ammazzare per difendere la stessa vecchietta. Non esiste se non come semplificazione per descrivere un soggetto il cui comportamento è fissato da un'abitudine tale da diventare patologico obbligo interiore, il disonesto o l'onesto. Io ne posso portare per testimonianza personale almeno un esempio clamoroso. Ora, in “Natura” (rimando a “Contro il Sacro” di Edoardo Boncinelli per una chiarificazione del concetto), il parassitismo a spese di qualcosa o qualcuno esterno al gruppo a cui ci si sente di appartenere, è normale, “naturale”, anche assai di più del parassitismo “interno”. Frettolosamente rimando per esempio a Tomasello, “Storia naturale della morale umana”. Ma, sempre per effetto della complessità delle nostre società, da cui non è che possiamo sognare di recedere (Voltaire a Rousseau, cito a memoria, ma il senso è quello: “Ringrazio delle esortazioni, ma sono troppo vecchio per rimettermi a camminare a quattro zampe”), per assoluta impossibilità. E' necessaria una estrema complessità sociale, tecnica ed economica per ridurre la mortalità infantile dal 30-40 % allo 0,00 qualcosa di oggi: qualsiasi tentativo in senso regressivo va a finire assai male, alla cambogiana o pressappoco, secondo me. Non si trova facilmente l'abilità di un Chou En Lai per gestire l'uscita da un tentativo velleitario. E oltre a complessità, si tratta di dimensione: il semplice numero, tanto maggiore del numero di relazioni personali possibili da gestire (Numero di Dunbar) impedisce la possibilità di un'organizzazione alla Forè (una delle tante etnie della Nuova Guinea), con tutto che i Forè individualmente presi siano gente parecchio sveglia. Il parassitismo a spese di individui, comunità o istituzioni relative ad altri gruppi è ancora “più naturale” ma anche “più nocivo” di quello interno al gruppo. Anche perchè spesso i gruppi, in una società davvero complessa, sono attraversati da linee di separazione intersecantesi tra di loro con una atomizzazione degli interessi e una contemporanea esasperazione.

Per cui è una dannata cretineria il vizio imbecille di volersi definire politicamente mediante contrapposizioni, noi e loro.

E si contrappone alla tendenza, giusta o meno, della generalizzazione del metodo per iterazioni di ipotesi e verifiche dei fatti, per cui è indispensabile l'accettazione della fallibilità come caratteristica umana comune. Hitler perlava di una “cosiddetta scienza ebraica”, ma il disastro tecnico scientifico del III Reich ne ha dimostrato la stupidità. (sul disastro tecnico scientifico del nazismo non mi dilungo qui, ma resto sempre disponibile a spiegarlo: rimando solo allo Shirer, “Storia del Terzo Reich”).

E viceversa, per combattere veramente il parassitismo esterno, è necessaria la coscienza che la frammentazione in gruppi, anche se “naturale”, è nociva di per sé in quanto incoraggia il parassitismo coi relativi danni alla certezza del diritto, extracosti eccetera.

Ed è nociva in quanto antiscientifica, ostacola la comprensione della Scienza e della sua costruzione e utilizzo

 

7. L'antiscientismo, in particolare quello dei 5 stelle (altrimenti sono inspiegabili certe loro posizioni e cantonate, tra cui ricordo che a quanto pare alle “parlamentarie” nonostante la tanto decantata piattaforma Rousseau i votanti siano stati meno di quarantamila, il che è di meno della cifra iniziale che pareva essere 46000, ma comunque significa davvero quattro gatti) provoca fesserie gigantesche. Distinguo tre punti: i 5 Stelle sono contrari alla scienza ? E l'altro: l'antiscientismo, perchè sarebbe dannoso ? Ancora: gli aderenti, come si pongono di fronte al problema del ruolo da assegnare alla Scienza in un progetto politico italiano e per forza di cose almeno europeo ?

 

7.1. I 5 Stelle sono contrari alla Scienza ? La tolleranza nei confronti di fesserie come le scie chimiche o la truffa di Wakefield sono comprensibili come quasi normale ruffianeria politica, forse anche per bilanciare una immagine troppo tecnologica a base di Rete eccetera.

Quello che salvo smentita e inversione di rotta appare come antiscientismo è l'ignoranza di problematiche fondamentali anche applicative. Una è l'utilizzo della Rete in una sostanza, al di là di quelli che possono essere stati i progetti di Casaleggio senior e di Grillo, essenzialmente strumentale. Ossia, vedere la Rete che come mezzo permette la democrazia diretta schiva la definizione di democrazia, intendendola come attribuzione al popolo delle decisioni ma non del potere, che è cosa diversa dalle decisioni. Che il popolo ateniese votasse sempre o quasi per la guerra contro Sparta non ha impedito che, come inevitabile, la guerra venisse persa. Che il popolo italiano nelle piazze, negli esercizi pubblici, nelle case, nella grande maggioranza assentisse al progetto di spezzare le reni alla Grecia non ha impedito che le reni le spezzasse la Grecia a noi, come tutti i generali tranne uno avevano previsto, date le condizioni del terreno, la stagione, eccetera eccetera. Come parte del popolo, io, scusate, ma trovo una presa in giro che mi si attribuisca il potere di decidere senza che mi si diano le informazioni necessarie per sapere se la decisione è realizzabile o meno. Allora è meglio il sistema della delega, a parte il problema della valutazione delle competenze, che comprendono ma certo non si esauriscono nell'onestà (monetaria) del soggetto a cui delegare. E qui un inciso. Come ho già accennato sopra, l'esaurire il concetto di onestà nella legalità delle transazioni monetarie è assai insufficiente. Il fine ultimo delle varie forme di corruzione in ambito “soldi” è la gratificazione psicologica sia in sé stessa (l'esaltazione del sentirsi più furbo, la gratificazione della propria naturale tendenza comune al parassitismo) sia indotta dai piaceri accessibili per mezzo delle risorse frodate. Ma la gratificazione psicologica non sta nella metafisica: sta nella volgare biochimica, ed è possibilissimo procurarsela a volontà anche senza avere toccato indebitamente neanche un biglietto da 5 euro. La produzione di molecole della classe delle endorfine o quel che siano è stimolabile, e benissimo, anche dalla percezione del potere imporre le proprie idee, sopratutto se nel proprio intimo si sa che esse sono sbagliate, senza nessun bisogno di dare o prendere mazzette: anzi l'esaltato dal piacere del potere appare come “sincero” (e spesso lo è) e “disinteressato” (ai soldi, ma non al piacere). Quindi l'identificazione dell'onestà esclusivamente con le varie forme di truffe che procurano soldi è sciocca e anche intrinsecamente antiscientifica: al disonesto intellettuale non fa certo comodo che la scienza spieghi il meccanismo con cui lui gode e stragode fregando gli altri ma senza toccare un soldo e proprio per questo passare per un santo, Wakefield (e tanti altri) insegnano.

Ora, se le mie ambizioni si limitano alla diffusione di qualcosa che mi piace e ritengo possa piacere agli altri come giocare a tressette, niente di male. Se ho delle ambizioni politico sociali, anche grandi o grandiose, ma mi rassegno alla necessità del lavoro continuo per un avvicinamento alla meta raggiungibile magari dai bisnipoti, anche qui niente di male. Ma se voglio proporre il raggiungimento in tempi brevi di un assetto politico, economico e sociale sperabilmente assai migliore dell'attuale (di cui ci sono buone ragioni per non essere contenti, compresa anche la sola spinta biologica all'innovare) devo almeno cercare di conoscere davvero bene la situazione attuale e quella prevedibile a breve termine.

Allora non posso fare a meno di considerare la biologia e l'impatto della disponibilità di nuovi mezzi tecnici hardware e software su di essa. Quindi, si tratta di seguire i progressi che si stanno facendo nel mappare le relazioni tra zone, funzioni, organelli, tratti del DNA nell'ambito di una singola cellula vivente e nei vari tipi di cellule di un organismo.

L'impatto del completamento di questo lavoro sarà tale da ridicolizzare, al confronto, quello della Net. E' ridicolo entusiasmarsi per i cambiamenti epocali prodotti da Internet e ignorare i cambiamenti indotti dai progressi che si stanno facendo nella biologia quantitativa, come mi pare alcuni propongano di chiamarla: e, per quanto inconsapevole, antiscientismo eventualmente camuffato da filoscientismo.

 

7.2. Perchè l'antiscientismo sarebbe dannoso ?

Perchè, come tale, dovrebbe ostacolare o almeno non favorire la diffusione generale dell'utilizzo del metodo (per variare, chiamiamolo razional-empirico). In quanto la mancanza di possibilità di comprensione e utilizzo oltre che consapevole anche costruttivo della Scienza impedisce che il popolo, oltre la mera facoltà d deliberare, abbia anche il vero potere, quello di deliberare sapendo con almeno una decente approssimazione le conseguenze delle deliberazioni. Poi può anche delegare, ma un inquadramento lo deve avere, e lo può avere solo sapendo per esempio anche come il numero di brevetti e di studi scientifici originari dalla Cina stia crescendo in maniera impressionante.

E perchè le nostre società sono tanto complesse e devono affrontare tanti problemi che non possono sopravvivere senza aumentare la sociabilità e la cooperazione. Recentemente (non mi ricordo se era un articolo di Boncinelli) si osservava che la caratteristica veramente saliente della nostra specie Homo sapiens è la relativamente assai grande, rispetto a esseri affini, capacità di socializzare. Metti 100 esseri umani sconosciuti l'uno all'altro su un autobus urbano per un percorso di mezz'ora e nella grandissima maggioranza dei casi non succede nulla. Mettici 100 scimpanzè o gorilla, ed è un miracolo se ne restano vivi 20. Ora, per fare scienza, e anche tecnica a un livello poi neanche troppo elevato, sono indispensabili due cose: una è la comprensione della fallibilità umana come caratteristica generale e ineliminabile, neanche con tentativi di sconfinare nella metafisica, dalla consultazione dell'oroscopo fino ai massimi livelli di misticismo, per cui occorre sempre la verifica per mezzo del confronto coi fatti. Ma questo riconoscimento della fallibilità come caratteristica generale è riconoscimento di uguaglianza.

La seconda è vedere positivamente la cooperazione e utilizzarla come tale: non c'è nessuna seria scoperta o invenzione che sia opera di un singolo. La conseguenza è che sull'autobus di cui sopra, se ci metti 100 scienziati o tecnici veri all'arrivo non scendono perchè sono tutti impegnati a disquisire tra di loro e tra gruppetti di un casino di questioni, e ne esce senz'altro un po' di idee nuove, accompagnate da confidenze varie, scambi di indirizzi, consigli gastronomici eccetera: provare per credere. Il che è stato utilizzato anche nella guerra al nazismo: negli anni 1940 e parte del 1941 l'aviazione inglese, pur superiore, di problemi da risolvere per vincere la guerra ne aveva ancora assai. Credo il consigliere scientifico di Churchill ha istituito i Soviet, che erano delle rionioni informali a ranghi e specialità mischiati, militari e civili, con la più assoluta libertà di parola, agevolata da birre e simili, per cui era normale vedere un sergente discutere alla pari con un Maresciallo dell'Aria, quindici gradi sopra il suo. E ne è uscito per esempio il radar montato sui caccia notturni, molti mesi prima che i tedeschi, inizialmente assai superiori nello sviluppo dei radar ne comprendessero la possibilità. Simili casi drammatici che alla cooperazione costrigevano chiunque non avvengono solo in tempo di guerra: di problemi gravi, gravissimi, urgenti e ur

   

La tabella (fonte il Servizio Sanitario inglese, pubblicata da “The Lancet” (che sarebbe in italiano come dire “Il Bisturi”, da secoli prestigioso giornale medico inglese), presenta il numero di nuove diagnosi di cancro per anno (esclusi cancri cutanei non-melanoma, non so perchè), per classe di età e per sesso in Gran Bretagna, media anni 2012-2014, per 100000 abitanti.

Allora, per i trentenni maschi l'incidenza era di 64 per 100000, trentenni femmine 109. Quarantenni: 123 e 257. Cinquantenni 373 e 574. Sessantenni: 1178 e 994. Settantenni: 2363 e 1530. Ottantenni: 3260 e 2100. Poi i valori crescono ancora, ma con qualche problema di affidabilità diagnosi.

Perchè cito questi numeri ? Perchè un certo Ames, mi pare nel 1973, ha esposto una teoria sull'origine del cancro che da un lato a noi italiani avrebbe permesso di comprendere con assai meno ritardo le presunte stranezze

dell'amianto (mancanza di costanza del rapporto causale, intervalli di tempo lunghi e variabili tra esposizione e patologia) e metterlo fuori legge prima, e dall'altro spiega benissimo la stretta relazione tra rischio di cancro ed età.

Da cui ne consegue che, in quanto il miglioramento del tenore di vita mediamente prolunga la vita stessa, aumenta anche il numero di casi di cancro, come verificato dai dati poi raccolti, di cui la tabella riportata è solo uno dei tanti esempi (coerenti tra di loro)..

Ma non è che sia una buona idea, un vantaggio dal punto di vista del benessere della gente, farla morire, magari di stenti o di noia, prima di quanto reso possibile dalle terapie scoperte o in sviluppo, per evitare che si ammali di cancro... E d'altra parte, anche se le cure efficaci mi sembra aumentino il numero di persone vive che percepiscono pensioni, non mi pare neanche una buona idea bloccare lo sviluppo delle terapie oncologiche per evitare di dovere continuare a pagare le pensioni a persone sopravviventi grazie a quelle terapie... A meno che non si consideri “superfluo” il vivere moto più a lungo o il guarire patologie finora considerate incurabili.

Attenzione, perchè nelle statistiche si considerano guariti solo quelli che non presentano più sintomi dopo cinque anni: il che significa che nel numero odierno dei sopravvissuti vengono conteggiati solo quelli curati con le terapie disponibili fino al 2012 e sono esclusi quelli curati con tutte le terapie più efficaci successivamente inventate. Il che, mi pare, incrementi la rilevanza del problema che ho cercato di esporre.

Non ho tempo e informazioni per fare un conteggio, neanche approssimativo, del carico finanziario per pensioni e assistenza in genere conseguente a questa piccola, piccola complicazione. E temo che ce ne siano anche svariate altre, che qui non indago.

Quello che mi pare di potere dire è che non vale l'idea di un “progresso” lineare, o meglio che la mancanza di un progresso (inteso sostanziale) tanto lineare come ci piacerebbe sia da addebitare a carenze della nostra organizzazione sociale in quanto “poco naturale”..... Quindi, l'ipotesi della “decrescita felice”, per questa (che ho cercato di esporre e illustrare con l'esempio) e svariate altre ragioni, mi pare decisamente deboluccia assai. Innamorarsene senza un robustissimo processo di verifica innanzitutto anche formale mi pare troppo sentimentale, ma sopratutto fatto a rischio e a spese altrui.

Come, a spese altrui ? Tra le condizioni poste da Rousseau per il possibile funzionamento dell'assemblea, cioè perchè l'assemblea (che a quanto pare tutti interpretano come la democrazia diretta), oltre a quelle impossibili (e secondo il cattivissimo me, poste da JJRousseau deliberatamente come impossibili a meno della messa in atto della religion civile coi suoi dogmi, e la sua repressione degli increduli nell'esistenza di Inferno e nel Paradiso), ce ne sarebbe anche una sensata: ossia che le peuple sia, almeno, suffisament informé. A me invece sembra che la parte di le peuple che vota o simpatizza per i 5 stelle sia ancorato alla tradizione della religione formale costruita per l'uso da parte delle “plebi”, per cui la virtù, intesa come aderenza a una serie di regole, sia strettamente legata alla strumentalità: E ripeto quanto già scritto sopra, sii pio e come conseguenza della tua religiosità ragionerai correttamente, fai il sacrificio di studiare e a scuola o all'università passerai l'esame, non perchè tu abbia imparato e compreso tutto, ma perchè il tuo sacrificio sarà ricompensato. Se non si chiarisce questo punto, secondo me, non si comprende neanche che possa essere importante la differenza tra “deficit di bilancio” e “debito pubblico”. Come hanno fatto al Televideo Rai qualche mattina fa presentando un titolo secondo il quale il Berlusconi avrebbe dichiarato che con tre anni di governo loro si azzererebbe “il debito pubblico”. Poi, andando a pescare la pagina col testo in esteso, risultava “deficit di bilancio”: ora, situazioni analoghe, pur non così evidenti, nei mezzi di informazione di massa se ne trovano continuamente, come ne emergono continuamente parlando con altrimenti ottime e comunissime persone.

Le cause storiche dell'esistenza di questo problema, che evidentemente rende inverosimile l'essere suffisament informè di una parte preponderante del peuple, non è poi un insolubile arcano: quello che non va è che i 5 stelle e loro seguaci, economisti innamorati della decrescita felice compresi, non si rendono conto che continuano a muoversi in un contesto culturale di delega totale al virtuoso o ritenuto tale, cosa che non funziona assolutamente neanche se il virtuoso è virtuosissimo..

Proponendo la limitazione degli sprechi come strumento miracoloso, o meglio in un modo che a chi riceve l'informazione sembri suffcientemente efficace in quanto l'onestà del proponente garantisce la sua efficacia (per lo stesso processo mentale Martin Lutero derivava conseguenze teologiche dalla disonestà dei papisti: essendo disonesti le loro teorie dovevano essere sbagliate) vanificano la clausola (una delle pochissime cose sensate di Rousseau !) per cui le peuple deve essere suffisament informè.

Non è che la cavolata sia esclusiva dei 5 stelle: la proposta dei marxisti (che non piacevano, a Marx) della “terra ai contadini”, pur testualmente e logicamente, almeno nelle intenzioni, perfettamente corretta, è stata dappertutto interpretata come un programma di riforma agraria per la formazione di tante piccole proprietà, al contrario di quanto i proponenti intendevano. Ho letto pochissimo Gramsci, ma proprio su questo problema dell'informazione ha scritto ottimamente (sempre secondo me). Incidentalmente, che i 5 stelle si siano innamorati di Rousseau e ignorino Gramsci mi pare una evidente prova di provincialismo. Ma se ne sono davvero innamorati o ne usano il nome per fregare i fessi (il che non sarebbe forse un delitto) e per nascondere i loro veri progetti a chi non ha tempo, per esempio, per leggersi Rousseau (nel qual caso è una schifezza, non certo minore di una bustarella) ?

Poi, non credo (letteralmente, rifiuto di lasciarmi dominare dalla nostra comune umana e naturale tendenza del nostro cervello a fabbricare credenze per quanto attraenti possano sembrare. Le grandi teorie, e anche quelle che grandi non sono pur sembrandolo, vanno costruite pezzetto per pezzetto. Latouche non è Marx, eppure già l'applicazione fideistica di Marx ha prodotto anche enormi insuccessi. E questo nonostante il fatto che la critica al capitalismo fatta da Marx avesse ben solide basi. Forse non tutti ricordano la reazione di Henry Ford (quello dell'industria automobilistica moderna) alla crisi del 1929: ha fatto qualcosa di coerente con la suddetta critica: ha aumentato le paghe operaie, mi pare raddoppiando la remunerazione oraria. Se Henry Ford rispettava Marx, qualche motivo ci sarà stato. Quindi, proporre la decrescita felice come programma elettorale è comunque una gran fesseria metodologica. Gli economisti politici dovrebbero piantarla di volere emulare i Padri della Chiesa: non sono più i tempi adatti alle grandiose costruzioni disancorate dalle fondamenta, la conoscenza della Biologia (in senso ampio).

Per inciso, una delle ragioni della mia adesione al PD è stata proprio il sapere di trovarvi l'esperienza dei fallimenti del fideismo congiunta colla volontà di continuare a cercare di costruire del socialismo, che proprio per quella esperienza deve essere scientifico-liberale (vedi il punto 5). Le ardite teorizzazioni sono intrinsecamente autoritarie, proprio perchè coinvolgono il cervello nella sua funzione (assieme ad altre, anche antagoniste) di fabbrica di credenze.

Ultimo punto. Mi sembra che l'Italia sia una grossa produttrice e esportatrice di “superfluo”: a spannometro, Prosecco e altri buoni vini, moda e altre “vanità” come avrebbe detto Savonarola. Sta di fatto che la politica è l'arte del possibile, il che, pur essendo una banalità, non per questo è meno vero. Quindi, a me pare che ammesso e non concesso che la limitazione delle frivolità sia una buona idea, prima di tentare di attuare una politica in questa direzione sarebbe indispensabile (come lo è per potenti altre ragioni) costruire l'alternativa tra le tantissime rese disponibili dall'avanzamento della Scienza. Mi pare che l'imprevisto successo della nostra farmaceutica sia contemporaneamente un esempio e una indicazione.

Per queste (e altre) ragioni, secondo me, un tentativo di costruire, a pochissimo dalle elezioni, una linea economica che conservi o sembri potere conservare il concetto della decrescita felice è contemporaneamente errato nella sostanza e antidemocratico nel metodo.

 

5) Condizionamenti paleoagrari, misoneismo inconsapevole e avversione all'euro.

Anni passati (ma è cambiato troppo poco), 1950-60. I coloni sionisti degli anni '30 in Palestina, tra cui vari agronomi e biologi piuttosto bravi, avevano creato, con selezioni e incroci, ottime varietà di agrumi senza semi, che si sono diffuse in (quasi) tutto il mondo e impiantato in quello che poi è diventato Israele, fior di coltivazioni. A Roma ormai arance, mandarini eccetera senza semi si trovavano in qualsiasi mercato rionale a prezzo concorrenziale con quelli siciliani coi semi. A Palermo i miei avevano conosciuto anche persone proprietarie di vasti “giardini”, ossia agrumeti, e particolarmente mia madre aveva sentito il dovere di avvertire qualsiasi siciliano di quella che appariva come una tempesta in arrivo: ma da baronesse o da proletari il ritornello era sempre quello: “Le arance siciliane sono le migliori del mondo !”. Forse sì, ma era necessario che ne fosse convinto anche “il mondo”, cosa che non è successa, per cui progressivo ma drastico calo delle esportazioni (gli spagnoli le nuove cultivar le hanno adottate tempestivamente), per cui, crisi. Sempre Palermo, stessi anni: mio padre per contraccambiare regali natalizi sbrigativamente ordina scatole di vini siciliani da mandare in giro, tenendone una per noi. All'assaggio gli sconosciuti vini si rivelano ottimi, al che i miei si incavolano con i citrulli siciliani che non si rendevano conto della qualità dei loro vini e non sapevano sfruttarne le potenzialità, accontentandosi di vivacchiare in un mercato ristrettissimo. La tradizione diceva: “Agrumi migliori del mondo !” e “Vini così così”, e dalla tradizione non si sgarrava. Più in generale: si è fatto sempre così e quindi è bene fare così, ossia santificazione del conservatorismo. Per non farla troppo lunga, evito altri esempi: invece, cerco di spiegare il perchè, secondo me, in Italia siamo assai meno innovatori e sopratutto per niente o quasi sistematici nell'innovazione. Non è certo un problema trascurabile, quindi scusate la lunghezza dell'esposizione del mio tentativo di analisi.

E comincio dall'immagine dell'agricoltura come attività “naturale”, che nel senso di attività ordinata da Dio ad Adamo e discendenti si è tinta di metafisica e quindi di autorità morale. Veramente anche certe formiche fanno cose simili: se vi mettete sul balcone un bel vaso con una pianta di rose, è facile potere osservare formiche che curano, trasportano e proteggono gli afidi o “pidocchi” che succhiano linfa dalla pianta, trasudano una secrezione zuccherina di cui le formiche si nutrono. Sono d'accordo che in questo particolare caso (ma altre formiche fanno vere e proprie coltivazioni) più che di agricoltura si tratta di pastorizia, ma non mi risulta che le formiche abbiano commesso un peccato originale... Noialtri Homo et Foemina sapiens abbiamo combinato qualcosa di più complesso: un qualche nostro antenato ha osservato una pianta di un antenato del nostro frumento colpita da un raro (ma non rarissimo) errore genetico. Le spighe normali si aprono appena i semi sono maturi, così si sparpagliano in giro e ne nascono poi nuove pianticelle. Nella pianta colpita da una casuale mutazione negativa (per essa) la spiga non si apriva, risultando assai più comoda da raccogliere: non un gran pasto, ma meglio che niente. Il nostro antenato furbo ha capito che dai semi, se raccolti, divisi, piantati, accuditi e protetti, si potevano avere altre piante con quel comodissimo difetto genetico, e poi altre ancora in progressione geometrica: idealmente, in condizioni perfette, da una sola pianta ”sbagliata” dieci semi, da quelli dieci piante cento semi e cento piante, poi mille semi e mille piante. Con il che, avendo spazio a disposizione in abbondanza, parte dei semi li macini e ci fai una nutiente pappa e parte li ripianti: inventata l'agricoltura. Di fatto, noi come specie Homo et Foemina sapiens siamo dei parassiti della specie Triticum vulgare (mi pare...), tanto è vero che il frumento originario, il vero antenato di tutte le varietà attuali, è scomparso (o quasi). Quindi l'origine dell'agricoltura è Tecnica quanto l'avere inventato lo scheggiare selci o accendere e gestire il fuoco. E gli agricoltori, in condizioni che glielo rendano conveniente, della Natura se ne infischiano quanto il peggiore dei palazzinari. Il problema culturale sta nel fatto che per molti e molti secoli l'agricoltura è stata un'attività ad alto rischio di conseguenze gravissime, situazione che rende conveniente minimizzare i rischi e quindi giusto piuttosto vivere male che morire di fame. Mi spiego: Per molti e molti secoli, per raccogliere nel migliore dei casi 100 (quintali, o quel che volete), occorreva avere innanzitutto spazio e qualità di terreno adatti (risorse che con l'enorme aumento della popolazione permesso dall'agricoltura è diventato sempre più difficile) seminare 30 e sperare che tutto, particolarmente le vicende metereologiche, andasse bene. Nel qual caso si ottenevano i 100 quintali (oggi, con 30, se ne ottengono al minimo 600, mi pare). Se andava male, come succedeva di solito almeno una volta per ogni generazione, si seminava 30 e si raccoglieva 20, e ne seguiva una carestia e la morte di buona parte della popolazione contadina (e cittadina), anche perchè era difficile, coi mezzi di trasporto di allora, importare grano da zone non colpite da avversità atmosferiche. L'ultima grande carestia europea si è avuta negli anni 1866-1868, con, pare, il 15% per cento della popolazione andata all'altro mondo. Poi si sono costruite le ferrovie, per cui in casi simili è stato facile trasportare nelle zone colpite abbastanza grano per la sopravvivenza e le nuove semine. (Notazione incidentale ma importante: in Cina i governi imperiali o regionali le infrastrutture di trasporto, in questo caso canali artificiali colleganti vie d'acqua, hanno cominciato a realizzarle fin dal 468 A. C.)

Queste condizioni di ricorrenti carestie sono durate secoli e secoli: ma in queste condizioni, a meno di potere emigrare in qualche ipotetico posto immune da carestie, il comportamento economicamente più razionale consisteva A) nel tentare il ricorso al Dio (pourvoyante, provvidenziale, scriveva Rousseau) pregando il più intensamente possibile e B) tenersi strettissimi al più sicuro, evitare esperimenti e innovazioni, che sono intrinsecamente rischiose. Il vasaio poteva provare a decorare i vasi con un'argilla più scura della base, perchè nel caso peggiore ci rimetteva un vaso, ma il contadino a sperimentare una tecnica nuova rischiava la vita sua, della moglie, dei figli e degli eventuali genitori ancora a suo carico.

Da cui religiosità e conservatorismo, che passano per moralità positiva, ma che sono frutto consolidato di particolari condizioni per cui sono state, in quelle condizioni, realizzazione di razionalità economica: la giustificazione metafisica è aggiuntiva, ma (secondo me) ha finito con l'oscurare il movente reale, quello della razionalità. La Chiesa poi nel corso dei secoli è diventata il maggiore proprietario terriero, il che ha rafforzato la confusione tra religiosità e il conservatorismo: anche i laici, come i grandi mercanti veneziani o fiorentini, non avevano pace fino a che, comperando terre, non ottenevano il prestigio associato all'agricoltura e alla terra.

Oggi la religiosità, intrinsecamente strumentale (tranne che per pochi mistici, forse) è degradata a mera credulità dalla attenuazione del potere regolatore delle Chiese: ma questa credulità ha ereditato buona parte del prestigio della religione. E comporta un conservatorismo tuttora fortissimo, nascosto sotto una superficie di innovatività di moda, da cui la innovatività reale è troppo spesso ostacolata. Perchè l'innovazione per funzionare ha bisogno del modo di operare della scienza, che è anticonservatrice e intrinsecamente scettica. Una ipotesi scientifica o anche solo “tecnica” (un paio di modestissimi algoritmi li ho costruiti perfino io) deve essere verificata rispetto ai fatti, e modificata iterativamente e spesso collettivamente fino a che ipotesi e fatti non concordano operativamente almeno entro certi limiti di uso, con il che diventa teoria in quanto strumento operativo: ma è un processo per tentativi, cosa inconciliabile con un contesto culturale conservatore per quanto progressista possa o voglia sembrare.

Il conservatorismo, cosciente o meno, è incompatibile con la ricerca, che è per definizione ricerca di variazione nelle conoscenze. E' quindi avverso alla tecnica: le scempiaggini sulle scie chimiche o contro i vaccini non sono solo episodi (oltre che importazioni dalla Bible Belt USA, Paese dove ancora il 45 per cento delle persone sono davvero convintissime della realtà dell'Arca di Noè eccetera), ma conseguenze di un rifiuto del verificare, del controllare rispetto a fatti osservabili o provati (per esempio tutta la letteratura di guerra, i manuali tattici e le fotografie delle contrails o condensation trails degli anni 1940-1945 reperibili in cinque minuti). Ed è quindi intrinsecamente anche avverso all'industria, indipendentemente dalla volontà cosciente del conservatore consapevole o inconsapevole che sia. Ma l'Italia è un Paese industriale, e parecchio di più di quanto la nostra cultura tradizionale lascia percepire. E' vero che l'industria tedesca è alquanto più grande della nostra, ma lo è anche la popolazione: quindi per questioni politiche e sociali occorre tenere conto del prodotto industriale per abitante. Approssimativamente: la Germania contribuisce per il 22% al totale della produzione industriale europea, l'Italia col 13%, la Francia col 10%, la Gran Bretagna col 7%. Mi creo un indice, dividendo per il numero degli abitanti: Ge 80 milioni, 22/80 = 0,275, Italia 13/60 = 0,216: gli altri a seguire. Se ho tempo, cerco di creare un altro indice più significativo, ma comunque mi pare chiaro un fatto: L'Italia è un Paese industrializzatissimo. La cultura tradizionale invece è ancora molto legata al passato agricolo: cioè al tipo di agricoltura usuale in epoca pre-industriale e alla relativa mentalità.

E dato che anche le produzioni legate all'agricoltura stanno cambiando, e rapidamente, anche rispetto all'agricoltura di oggi è presente un grave anacronismo. Un paio di settimane fa siamo andati in Abruzzo ad Alba Fucens e abbiamo mangiato assai bene e a prezzo molto basso, con mezzo litro di vino rosso sciolto sorprendentemente buono. Poi chiacchierando col padrone, A) ci siamo trovati d'accordo che finalmente in Italia abbiamo davvero imparato a fare i vini di qualità superiore, e B) mi ha spiegato che il produttore del vino bevuto a tavola tratta solo con trattorie, ristoranti e simili, fornendo il vino in contenitori ad atmosfera inerte, in modo che non si ossidi e mantenga le sue qualità. Ma anche questa è innovazione, impensabile nella tradizione, per cui sarebbe stato da rifiutare perchè “non tradizionale, non genuino”: e sono alquanto sicuro che il ristoratore me ne ha parlato perchè aveva constatato che un po' ci capisco, ma che con moltissimi clienti non sveli il terribile segreto.. I turisti, almeno quelli europei, invece, sono contentissimi della sparizione del red ink, l'inchiostro rosso che li affliggeva nelle trattorie a prezzo onesto e spesso anche in quelle carissime.

Ora, secondo me, anche se potessimo fare a meno di tanta industria e sopratutto della mentalità che essa richiede e sul lungo termine costruisce, avulsa dalle radici dell'agricoltura come unico campo dove Dio (e solo per sua volontà) era possibile ricavare un surplus, in questo caso calorie nutritizie più abbondanti (salvo le carestie) rispetto a quelle spese per zappare eccetera, non possiamo più farne a meno perchè anche i più conservatori in realtà presentano esigenze maggiori, solo che l'illusione dell'età d'oro gliele fa sembrare ottenibili fermandosi (piacerebbe anche a me, forse) o tornando indietro. Avvertenza: il mito dell'inarrestabile progresso è un'altra fesseria: Stephen Jay Gould ha scritto pagine molto serie, su questo argomento. Il Progresso non è automatico, non è un'altra opposta incarnazione divina diversa da quella della tradizionale Provvidenza, è la stessa cosa...

Con queste esigenze crescenti, o anche solo per mantenere l'attuale livello di esistenza, il misoneismo è assolutamente incompatibile, ed è irrilevante quanto sia sommerso nella nostra coscienza. E' incompatibile perchè provoca, nel migliore dei casi, fiaschi, che fino a che si tratta di parole sono gravi, ma nell'azione di governo sono irreparabili, come l'avere distrutto l'industria italiana dell'elettronica di consumo per voer cercare di bloccare l'avanzata della TV a colori. E' una questione di metodo, e di incompatibilità con il metodo ovvio del dare la priorità ai fatti rispetto alle ipotesi, che poi per la sua entusiastica adozione da parte di chi fa scienza ha acquisito la denominazione di metodo scientifico. Faccio un esempio alquanto facile: irritato da quella che mi pareva superficialità di Grillo negli entusiasmi per Rousseau, io sono andato ai fatti: ho scaricato il testo del “Du Contrat Social” in due ristampe diverse per sicurezza e me lo sono studiato. Da questa verifica, secondo me, risulta che i 5 Stelle o non lo hanno mai letto o non ci hanno capito veramente un accidente (evito l'uso di termini anatomici maschili o femminili per il rispetto che si deve a organi d'altronde fondamentali per il nostro esistere), ma un accidente di niente davvero. Ma anche la mia idea di Rousseau è cambiata, rispetto a quella che ne avevo prima della verifica. Non è che me ne importasse molto, ma ho corretto anche un mio errore. Quindi, il metodo non è di per sé uno strumento di autoaffermazione come lo è l'adesione al mito di turno, come lo è stato Jerry Rifkin a suo tempo.

Vediamo qualche esempio di fiaschi per misoneismo. In pieno sfrenato superficiale entusiasmo per i “cervelli elettronici” io scandalizzavo tutti sostenendo che l'esaurimento delle riserve petrolifere era un evento parecchio improbabile. Perchè lo sostenevo ? Perchè, da un po' di informazioni, mi risultava che le prospezioni geologiche per la ricerca fossero una faccenda complicata di rilevamento, trattamento e interpretazione segnali, attività in cui la disponibilità di trattamento digitale dei dati non poteva non cambiare, e parecchio, le cose. A conforto mi pareva il sapere che tutte le aziende impegnate nella ricerca di giacimenti comperavano “cervelli elettronici” in misura ben maggiore a quanto necessario per stampare chilometri e chilometri di tabulati contabili. Forse ho fatto una previsione giusta per motivi sbagliati, ma le obiezioni al mio ragionamento erano sempre tutte di carattere culturalmente conservatore, che non entravano mai nel merito di che cosa accidenti, di veramente nuovo permettevano i “cervelli elettronici”: per gli adempimenti contabili facevano risparmiare tempo e personale, ma la sostanza era esattamente la stessa, sia che fosse svolta da trecento addetti o dal centro EDP, Electronic Data Processing: non c'era assolutamente niente di nuovo come prodotto. Comunque, l'ENI e tutte le altre si sono infischiate delle previsioni e, usando i mezzi tecnici più efficaci via via che si rendevano disponibili, di idrocarburi fossili ne hanno trovati semmai fin troppi.

Altri esempi, ma, questi, di treni persi (non da me).

Ormai tanti anni fa, per fatti miei personali, cercavo uno sbocco lavorativo: esplorando esplorando, ho trovato degli appunti di lezioni universitarie di un X noto ma alquanto controcorrente. Leggendolo, ho avuto l'impressione di capirci abbastanza: allora sfruttando contatti, ho avuto l'occasione di essere messo in cima a un molo sporgente in mare profondo: buttati e vediamo se nuoti, altrimenti affoghi ! Mi sono buttato e mi sono trovato a fare il softwarista free lance, pagato a programma funzionante con un tanto a istruzione e guadagnandoci benissimo. Incidentalmente, poi, pur sapendo di sbagliare, son dovuto passare a una posizione a tempo indeterminato. Ora, non mi ritengo un totale idiota, ma nemmeno chissà chi, per cui, anche dall'incontro con vari analisti e programmatori decisamente bravi, mi sono reso conto che in Italia, e tanto più a Roma, si sarebbe potuta benissimo costruire, con intervento iniziale dello Stato, se ben condotto, una forte industria di produzione software. Cosa che, per estrema stupidità conservatrice, non si è mai riuscita a fare nelle proporzioni facilmente realizzabili, nonostante il fattore decisivo costituito dalla abbondanza di cervelli almeno adeguati.

Altro esempio: alla Sapienza di Roma, Nicola Cabibbo aveva dato vita a una iniziativa di studio sulla elaborazione parallela, cioè come fare funzionare in cooperazione sullo stesso problema più processori digitali. Cooperavano Intel e IBM, quindi non è che si trattasse di chiacchiere. Attenzione, nella scienza e anche nella Tecnica il rischio è sempre presente: sopra ho fatto l'esempio del contadino e del vasaio.

Un esempio positivo: una ditta che si chiamava SGS, di Agrate Brianza, nell'universo delle Partecipazioni Statali in cui era entrata, credo, per salvataggio da una proprietà e gestione inadeguate, produceva circuiti elettronici assai strani e specializzati, difficili da costruire. Il buon Prodi, invece di liquidarla, ha cercato persone e condizioni giuste e l'ha rilanciata. Col tempo e con la fusione con un'altra partecipata statale ma del governo francese ne è nata la ST, che è un gigante, e che soldi per il PIL italiano, per quello francese e per tutti gli usi in cui i governi possono spendere, compresi ospedali, scuole eccetera, soldi, dicevo, ne ha prodotti a palate.

 

6) Qualche conclusione.

 

1) Ai fini della politica italiana a breve e medio termine, le discussioni sui limiti della quantificazione del PIL sono inutili (sul breve) o richiedono approfondimenti e verifiche in un processo sostanzialmente rientrante nel cosiddetto metodo scientifico, processo già iniziato ma di cui non si può oggi ancora prevedere il tempo necessario per arrivare ad applicazioni pratiche. Inserire questo discorso nei programmi di un governo definito in seguito alle imminenti elezioni è fuorviante fumo negli occhi degli elettori. Da un punto di vista più generale: sappiamo tutti benissimo che qualsiasi mappa stradale di Roma è estremamente grossolana, ma questo non impedisce che anche da essa risulti che per andare dal Colosseo verso San Paolo la direzione sia Sud e non Nord.

 

2) La questione se possa convenire o meno aumentare il debito pubblico italiano non dipende dall'esattezza della quantificazione del PIL: dipende dall'opinione dei decisori degli organismi (istituzioni finanziarie pubbliche come la Banca di Stato della Cina o più o meno private come fondi esteri di risparmio e pensionistici), opinione che si concretizza nella maggiore o minore richiesta di Buoni del Tesoro e quindi nel rispettivamente minore o maggiore interesse che lo Stato italiano deve offrire per rendere appetibili sul mercato internazionale i suoi Buoni. Questo non dipende solo dalle stime del PIL e dalle stime sul suo incremento ma anche da altri dati numericamente certi in valore, come l'ammontare delle entrate dello Stato Italiano e quello delle uscite, il deficit annuale pregresso, l'ammontare del debito, il costo del debito, l'avanzo che si avrebbe se il costo del debito fosse zero. Secondo me non è prevedibile che un aumento sostanziale del deficit (facendo sempre riferimento ai valori numericamente certi dei parametri per cui questo è vero) causi una diminuizione degli interessi richiesti al Tesoro italiano perchè i suoi BOT possano essere venduti. Mi piacerebbe assai, ma i numeri mi fanno ritenere il contrario. E d'altra parte uno sforamento del limite (concordato con la UE) dello 0,1 per cento del PIL serve solo come segno di poca affidabilità, senza risolvere sostanzialmente nulla per altri versi. Invece, ragionando sui numeri (e non sulle percentuali del PIL o di altro) ed eventualmente utilizzando un alquanto semplice software di simulazione, da acquisire o da sviluppare, mi sembra esista una consistente probabilità che un aumento del costo del debito, se non accompagnato da un sostanziale aumento di efficienza di varie nostre attività economiche e a qualche imprevedibile e da noi incontrollabile contingenza esterna crei una situazione di matematica impossibilità di pagare o anche solo servire il debito pubblico.

 

3) Anche indipendentemente dal secondo me assolutamente troppo grande (rispetto alle nostre attuali risorse) debito pubblico), per qualunque governo italiano si pongono almeno tre irrinunciabili obiettivi: A), ridurre sostanzialmente la corruzione, B) aumentare l'efficienza, sia in termini immediatamente quantificabili che in termini solo indirettamente causanti il Prodotto Interno, e tanto meglio se misurato con maggiore significatività.

E C) creare le condizioni perchè la nostra “efficienza” (che non è qualcosa di immediatamente quantificabile) rimanga nel futuro prossimo relativamente accettabile. Esempio: se nel 2040 la speranza di vita alla nascita di un cittadino cinese fosse diventata di 100 anni, noi non ci potremmo accontentare di una speranza di vita di 85 anni con condizioni materiali di vita (come il dovere mangiare solo polenta come alimento di base per fornire il 90% delle calorie necessarie per la sussistenza dell'organismo, o qualcosa di simile alle condizioni di vita dei proletari nel 1660).

 

4) A, B e C non sono completamente coincidenti, ma (sempre secondo me) tutti e tre gli obiettivi richiedono un cambiamento totale di opinione pubblica, cultura polirica e metodi di azione nei confronti della rivoluzione scientifica, che è solo agli inizi. L'enunciazione di Marx di un socialismo scientifico è stata prematura e come tale fraintesa e deformata in senso religioso-autoritario, ma è diventata indispensabile, e di fatto coincide con il social-liberalismo. L'arditezza di questa tesi richiede un minimo di spiegazione. Come si procede nel fare scienza ? Dalla osservazione di fatti (e già l'osservazione spesso è imprecisa, anche quando addirittura introduce errori) e dall'analisi dei dati osservati si costruisce una ipotesi, che di norma è errata. Ossia, le previsioni fomate relativamente a fatti analoghi o affini a quelli osservati producono dati che non sono corrispondenti ai fatti. Allora si procede a modfificare, anche radicalmente, l'ipotesi di partenza: iterando il processo quante volte è necessario (da 1 a migliaia) nell'arco di un tempo indefinito (da ore a secoli) da parte di uno o molteplici operatori, si arriva a una teoria utilizzabile come strumento operativo, nel senso che le azioni con essa teoria coerenti realizzano i fatti previsti, entro certi limiti che sono appunto i limiti di quella teoria. Per organizzare un viaggio da Roma a Napoli è sufficiente l'approssimazione della Terra a una sfera perfetta, per distanze superiori può essere necessaria trattarla da geoide (di Boaga o di qualcun altro), per gestire veicoli spaziali occorre Einstein. Addirittura per lo stesso scopo si utilizzano strumenti non sovrapponibili: per potere scrivere scemenze in Rete si arruolano Einstein e la fisica quantistica.

Questo comporta che l'autorità serve a qualcosa solo in casi eccezionali, per esempio per contingenti e palesi castronerie pericolose ad altri, genere opposizione ai vaccini. Comporta anche l'accettazione completa della fallibilità propria e altrui, una uguaglianza di fronte a fattori come il caso, una diversa concezione del merito, e, essenziale, la rinuncia alla religione o a qualsiasi forma di divinizzazione come strumento, se non a scopi limitati alla creazione o mantenimento di consenso.. Qualsiasi imbecille in possesso di adeguate informazioni poteva, nel 1945, prevedere che entro un tempo relativamente breve rispetto ai progetti politici costruiti sulla ideologia ufficiale il sistema USSR sarebbe imploso: le necessità belliche avevano costretto gli ideologi politici a cooptare nel potere i tecnici e il loro modo di operare preso dalla Scienza. Incidentalmente, secondo quanto mi pare di avere capito, c'era benissimo arrivato anche Togliatti, che imbecille certo non era: il suo errore è stato un altro, il continuare e ritenere, per insufficienza di informazioni e di analisi, che fosse imminente anche un crollo del “capitalismo”.

E, infine, comporta anche la ridefinizione dell'errore da “peccato” o qualcosa di analogo a “fonte di informazione”, perchè è lo scarto tra previsione e fatto a permettere la modifica dell'ipotesi.

 

5) L'estromissione della Fede, del Credere, della gratificazione data dal presumere il Credere lo strumento idoneo a realizzare nostre esigenze a cui dobbiamo rinunciare solo per forza maggiore è un trauma psicologico e culturale per la grande maggioranza di noi. Ma compito del politico è il fare, non l'illudere: per cui il ricorso a qualsiasi Fede, anche quella supposta “nella Scienza” (il che è un fraintendimento sciocco come quello di Robespierre nella “Dea Ragione”) è una fregatura propinata al prossimo che magari si dichiara di tutelare.

 

6) Riduzione della corruzione.

Che il metodo usato nelle scienze venga chiamato “scientifico”, o “di Galileo”, o “di Bacone” o quel che vi pare, è irrilevante: basta capirsi. Vediamo ora se il cercare di applicare le lezioni di questo modo di operare al problema della corruzione ci frutta qualcosa. Prima osservazione: io non ho mai incontrato nessun elettore di Berlusconi che lo abbia votato perchè lo presumesse un candido giglio. Ritengo, in prima approssimazione, come un dato che B. non sia stato e non sia votato da molti italiani perchè presunto onesto, vale anche a dire che il rispetto dei 10 Comandamenti non abbia una valenza determinante, per molti italiani. Ipotesi: molti italiani pensano che i vantaggi personali o generali dati dal potere fruire dell' esperienza e della capacità amministrative e organizzative di un imprenditore siano superiori agli svantaggi deriivanti dalla sua disinvoltura riguardo alla legge mosaica e alle leggi dello Stato italiano. Non è una situazione tanto anormale, e neanche irrazionale: il primo paragone che mi viene in mente è la posizione di Napoleone Buonaparte rispetto al suo ministro degli Esteri.

Allora, occorrerebbe dimostrare a quei tanti italiani che gli svantaggi derivanti dalla corruzione sono maggiori dei presunti vantaggi ottenibili dalle possibili qualità positive del soggetto.

 

6.1) A questo scopo cerco di precisare che l'entità degli svantaggi materiali derivanti dalla corruzione è assai frequentamente molto maggiore di quanto la nostra tradizione culturale ci induce a ritenere. E riprendo un punto che in passato ho già trattato varie volte. Nel contesto tradizionale, in cui solo l'agricoltura, per volontà di Dio (anche in forma diversa da quella dei cattolici) può produrre un surplus, al di fuori di essa si tratta sempre di attività a somma finale zero. (Lascio perdere la questione se Marx ammetteva la realtà del plusvalore: certi commentatori dicono di sì, gli intgralsti come Trotskij no. Secondo me sapeva benissimo che il plusvalore deve esistere, ma, l'ammetterlo troppo forte avrebbe aiutato politicamente i sostenitori dei “padroni”, ben contenti del pretesto per fregarsi tutto il plusvalore senza lasciarne nemmeno una briciola ai lavoratori). Chiuso l'inciso tra parentesi, quello su cui non si riflette, secondo me, è che il dogma della somma zero pone un limite superiore al danno prodotto da una qualunque forma di corruzione. In un contesto di somme finali sempre zero, se X frega 3000 euro allo Stato (per esempio) il danno per lo Stato e per la collettività sarà di 3000 euro, è impossibile che sia di più, altrimenti la somma non sarebbe più zero. In realtà (o almeno così a me fortissimamente pare) la somma non è affatto detto che sia zero, anzi lo scopo di una qualche attività produttiva è l'ottenimento di una somma positiva, e pure enormemente positiva, alle volte. Quante vite ha salvato la penicillina ripetto all'impegno che è stato necessario per averla ? Ma allora non è affatto più vero che fregare 3000 euro possa produrre un danno quantificabile in al massimo sempre 3000: il “disvalore” può essere anche enormemente maggiore. Evito qui gli esempi che potrei portare. Ma allora il fregare 3000 euro non è più una cosa che riguarda solo il rispetto dei precetti di Dio, ma può assai spesso produrre disastri assolutamente sproporzionati all'entità dell'illecito. E' facile accorgersi dei casi eccezionali, in cui un viadotto crolla perchè il direttore dei lavori è stato corrotto e l'impresa ha usato la metà del cemento rispetto al capitolato, ma la forza del dogma della somma zero è tale che vengono considerati come eccezioni, casi assai più rari rispetto a quelli meno clamorosi ma altrettanto gravi in termini economici

E questa possibilità dovrebbe rientrare tra le cognizioni minime necessarie a un cittadino per potersi definiire libero.

 

6.2) Molti di noi, qualunque mestiere facciano, dovrebbero fare assai più attenzione alla Biologia. Che si sia cittadini qualsiasi, o politici, o economisti, constatiamo l'imperfezione naturale: basta che una persona, se di sesso maschile, si metta davanti allo specchio e si tolga la canottiera, o la maglietta della salute: i capezzoli, che ce li ha a fare ? Sono un dato: come lo è il fatto che in natura il parassitismo è estremamente diffuso. Non puoi piantare qualcosa in un'orto o in un giardino senza trovarci dei parassiti, alle volte anche esteticamente belli, come il vischio. Si salva l'oleandro, che è parecchio velenoso, per cui da molti parassiti si difende bene. Ma che il parassitismo in natura esista e sia assai frequente, è un altro dato. Ne esistono due sottospecie: quello interno a un individuo, a un gruppo o a una specie e quello esterno (prossimo paragrafo). E' un controsenso idolatrare la natura e odiare il parassitismo, che sempre in essa natura è un comportamento contribuente alla evoluzione delle specie. In gruppi piccoli e in società primitive, il parassitismo probabilmente è stato utile al gruppo stesso, premiando, mi pare, i più abili. In certe comunità di babbuini e altre scimmie le femmine dell'harem del capo lo cornificano allegramente, posizionadosi carponi in modo che il Maschio Padrone ne veda testa e arti anteriori mentre un maschio inferiore di rango ma intraprendente, non visibile dal Capo le serve da dietro... Il che assicura la diffusione di figli dei più svegli. Quello che invece mi pare certo, tanto da prenderlo come un altro dato, è che nelle nostre società complesse il parassitismo è sempre dannoso. Non cerco di dimostrarlo, dunque. Ma in un contesto autoritario si ricreano le condizioni di un piccolo gruppo in una società primitiva, il che rafforza la tendenza a sentire giustificato il parassitismo e l'infrangere le regole contro di esso. Mosè, probabilmente ha dettato, i Comandamenti nella transizione da piccolo gruppo a società complessa, ma né Grillo, né Di Maio, né Casaleggio sono Mosè e non possono veramente ricreare il contesto che ritengono simile alla idealizzazione della Natura, a sua volta conseguente al dogma della sua perfezione in quanto creata da un Dio. Non voglio dilungarmi, ma è una costante dei regimi autoritari (anche “populisti”) la trasformazione di adepti inizialmente onesti ed entusiasti, pronti ad immolarsi per l'Idea, in traffichini di incredibile faccia tosta. E qualcosa ho fatto in tempo a vederlo anch'io, tanto grossolano da impressionare anche un bambino,a Trieste dal settembre 1943 all'aprile del 1945, che era considerata dal nazismo come una città tedesca (non Italia ma Adriatisches Kustenland, o pressappoco, cioè “Litorale Adriatico”).

Quindi, contro il parassitismo interno, è necessario l'antiautoritarismo e la consapevolezza che esso parassitismo nella nostra società complessa è fuori posto e sempre nocivo, anche se è naturale non avvertirlo come tale. La corruzione impedisce la certezza del diritto, e questo mi pare un dato. La mancanza di certezza del diritto genera extracosti economici per la necessità degli operatori di garantirsi contro le incertezze: anche questo mi pare un dato.

 

6.3. Il parassitismo esterno. Mi sembra ormai in via di accettazione, nella comunità scientifica (vedi per esempio l'editoriale di Zambardino sul primissimo numero di MIND, nuova versione di Mente e Cervello, gennaio 2018), il concetto che noi umani siamo dotati di un assai vasto armamentario di comportamenti anche apparentemente contrastanti. Esiste il comportamento “buono” e quello “malvagio”, ma sono potenzialità che di volta in volta si concretizzano in comportamento in funzione della situazione. In altre parole, ognuno di noi è potenzialmente capace di ammazzare una vecchietta indifesa ed è anche potenzialmente capace di farsi ammazzare per difendere la stessa vecchietta. Non esiste se non come semplificazione per descrivere un soggetto il cui comportamento è fissato da un'abitudine tale da diventare patologico obbligo interiore, il disonesto o l'onesto. Io ne posso portare per testimonianza personale almeno un esempio clamoroso. Ora, in “Natura” (rimando a “Contro il Sacro” di Edoardo Boncinelli per una chiarificazione del concetto), il parassitismo a spese di qualcosa o qualcuno esterno al gruppo a cui ci si sente di appartenere, è normale, “naturale”, anche assai di più del parassitismo “interno”. Frettolosamente rimando per esempio a Tomasello, “Storia naturale della morale umana”. Ma, sempre per effetto della complessità delle nostre società, da cui non è che possiamo sognare di recedere (Voltaire a Rousseau, cito a memoria, ma il senso è quello: “Ringrazio delle esortazioni, ma sono troppo vecchio per rimettermi a camminare a quattro zampe”), per assoluta impossibilità. E' necessaria una estrema complessità sociale, tecnica ed economica per ridurre la mortalità infantile dal 30-40 % allo 0,00 qualcosa di oggi: qualsiasi tentativo in senso regressivo va a finire assai male, alla cambogiana o pressappoco, secondo me. Non si trova facilmente l'abilità di un Chou En Lai per gestire l'uscita da un tentativo velleitario. E oltre a complessità, si tratta di dimensione: il semplice numero, tanto maggiore del numero di relazioni personali possibili da gestire (Numero di Dunbar) impedisce la possibilità di un'organizzazione alla Forè (una delle tante etnie della Nuova Guinea), con tutto che i Forè individualmente presi siano gente parecchio sveglia. Il parassitismo a spese di individui, comunità o istituzioni relative ad altri gruppi è ancora “più naturale” ma anche “più nocivo” di quello interno al gruppo. Anche perchè spesso i gruppi, in una società davvero complessa, sono attraversati da linee di separazione intersecantesi tra di loro con una atomizzazione degli interessi e una contemporanea esasperazione.

Per cui è una dannata cretineria il vizio imbecille di volersi definire politicamente mediante contrapposizioni, noi e loro.

E si contrappone alla tendenza, giusta o meno, della generalizzazione del metodo per iterazioni di ipotesi e verifiche dei fatti, per cui è indispensabile l'accettazione della fallibilità come caratteristica umana comune. Hitler perlava di una “cosiddetta scienza ebraica”, ma il disastro tecnico scientifico del III Reich ne ha dimostrato la stupidità. (sul disastro tecnico scientifico del nazismo non mi dilungo qui, ma resto sempre disponibile a spiegarlo: rimando solo allo Shirer, “Storia del Terzo Reich”).

E viceversa, per combattere veramente il parassitismo esterno, è necessaria la coscienza che la frammentazione in gruppi, anche se “naturale”, è nociva di per sé in quanto incoraggia il parassitismo coi relativi danni alla certezza del diritto, extracosti eccetera.

Ed è nociva in quanto antiscientifica, ostacola la comprensione della Scienza e della sua costruzione e utilizzo

 

7. L'antiscientismo, in particolare quello dei 5 stelle (altrimenti sono inspiegabili certe loro posizioni e cantonate, tra cui ricordo che a quanto pare alle “parlamentarie” nonostante la tanto decantata piattaforma Rousseau i votanti siano stati meno di quarantamila, il che è di meno della cifra iniziale che pareva essere 46000, ma comunque significa davvero quattro gatti) provoca fesserie gigantesche. Distinguo tre punti: i 5 Stelle sono contrari alla scienza ? E l'altro: l'antiscientismo, perchè sarebbe dannoso ? Ancora: gli aderenti, come si pongono di fronte al problema del ruolo da assegnare alla Scienza in un progetto politico italiano e per forza di cose almeno europeo ?

 

7.1. I 5 Stelle sono contrari alla Scienza ? La tolleranza nei confronti di fesserie come le scie chimiche o la truffa di Wakefield sono comprensibili come quasi normale ruffianeria politica, forse anche per bilanciare una immagine troppo tecnologica a base di Rete eccetera.

Quello che salvo smentita e inversione di rotta appare come antiscientismo è l'ignoranza di problematiche fondamentali anche applicative. Una è l'utilizzo della Rete in una sostanza, al di là di quelli che possono essere stati i progetti di Casaleggio senior e di Grillo, essenzialmente strumentale. Ossia, vedere la Rete che come mezzo permette la democrazia diretta schiva la definizione di democrazia, intendendola come attribuzione al popolo delle decisioni ma non del potere, che è cosa diversa dalle decisioni. Che il popolo ateniese votasse sempre o quasi per la guerra contro Sparta non ha impedito che, come inevitabile, la guerra venisse persa. Che il popolo italiano nelle piazze, negli esercizi pubblici, nelle case, nella grande maggioranza assentisse al progetto di spezzare le reni alla Grecia non ha impedito che le reni le spezzasse la Grecia a noi, come tutti i generali tranne uno avevano previsto, date le condizioni del terreno, la stagione, eccetera eccetera. Come parte del popolo, io, scusate, ma trovo una presa in giro che mi si attribuisca il potere di decidere senza che mi si diano le informazioni necessarie per sapere se la decisione è realizzabile o meno. Allora è meglio il sistema della delega, a parte il problema della valutazione delle competenze, che comprendono ma certo non si esauriscono nell'onestà (monetaria) del soggetto a cui delegare. E qui un inciso. Come ho già accennato sopra, l'esaurire il concetto di onestà nella legalità delle transazioni monetarie è assai insufficiente. Il fine ultimo delle varie forme di corruzione in ambito “soldi” è la gratificazione psicologica sia in sé stessa (l'esaltazione del sentirsi più furbo, la gratificazione della propria naturale tendenza comune al parassitismo) sia indotta dai piaceri accessibili per mezzo delle risorse frodate. Ma la gratificazione psicologica non sta nella metafisica: sta nella volgare biochimica, ed è possibilissimo procurarsela a volontà anche senza avere toccato indebitamente neanche un biglietto da 5 euro. La produzione di molecole della classe delle endorfine o quel che siano è stimolabile, e benissimo, anche dalla percezione del potere imporre le proprie idee, sopratutto se nel proprio intimo si sa che esse sono sbagliate, senza nessun bisogno di dare o prendere mazzette: anzi l'esaltato dal piacere del potere appare come “sincero” (e spesso lo è) e “disinteressato” (ai soldi, ma non al piacere). Quindi l'identificazione dell'onestà esclusivamente con le varie forme di truffe che procurano soldi è sciocca e anche intrinsecamente antiscientifica: al disonesto intellettuale non fa certo comodo che la scienza spieghi il meccanismo con cui lui gode e stragode fregando gli altri ma senza toccare un soldo e proprio per questo passare per un santo, Wakefield (e tanti altri) insegnano.

Ora, se le mie ambizioni si limitano alla diffusione di qualcosa che mi piace e ritengo possa piacere agli altri come giocare a tressette, niente di male. Se ho delle ambizioni politico sociali, anche grandi o grandiose, ma mi rassegno alla necessità del lavoro continuo per un avvicinamento alla meta raggiungibile magari dai bisnipoti, anche qui niente di male. Ma se voglio proporre il raggiungimento in tempi brevi di un assetto politico, economico e sociale sperabilmente assai migliore dell'attuale (di cui ci sono buone ragioni per non essere contenti, compresa anche la sola spinta biologica all'innovare) devo almeno cercare di conoscere davvero bene la situazione attuale e quella prevedibile a breve termine.

Allora non posso fare a meno di considerare la biologia e l'impatto della disponibilità di nuovi mezzi tecnici hardware e software su di essa. Quindi, si tratta di seguire i progressi che si stanno facendo nel mappare le relazioni tra zone, funzioni, organelli, tratti del DNA nell'ambito di una singola cellula vivente e nei vari tipi di cellule di un organismo.

L'impatto del completamento di questo lavoro sarà tale da ridicolizzare, al confronto, quello della Net. E' ridicolo entusiasmarsi per i cambiamenti epocali prodotti da Internet e ignorare i cambiamenti indotti dai progressi che si stanno facendo nella biologia quantitativa, come mi pare alcuni propongano di chiamarla: e, per quanto inconsapevole, antiscientismo eventualmente camuffato da filoscientismo.

 

7.2. Perchè l'antiscientismo sarebbe dannoso ?

Perchè, come tale, dovrebbe ostacolare o almeno non favorire la diffusione generale dell'utilizzo del metodo (per variare, chiamiamolo razional-empirico). In quanto la mancanza di possibilità di comprensione e utilizzo oltre che consapevole anche costruttivo della Scienza impedisce che il popolo, oltre la mera facoltà d deliberare, abbia anche il vero potere, quello di deliberare sapendo con almeno una decente approssimazione le conseguenze delle deliberazioni. Poi può anche delegare, ma un inquadramento lo deve avere, e lo può avere solo sapendo per esempio anche come il numero di brevetti e di studi scientifici originari dalla Cina stia crescendo in maniera impressionante.

E perchè le nostre società sono tanto complesse e devono affrontare tanti problemi che non possono sopravvivere senza aumentare la sociabilità e la cooperazione. Recentemente (non mi ricordo se era un articolo di Boncinelli) si osservava che la caratteristica veramente saliente della nostra specie Homo sapiens è la relativamente assai grande, rispetto a esseri affini, capacità di socializzare. Metti 100 esseri umani sconosciuti l'uno all'altro su un autobus urbano per un percorso di mezz'ora e nella grandissima maggioranza dei casi non succede nulla. Mettici 100 scimpanzè o gorilla, ed è un miracolo se ne restano vivi 20. Ora, per fare scienza, e anche tecnica a un livello poi neanche troppo elevato, sono indispensabili due cose: una è la comprensione della fallibilità umana come caratteristica generale e ineliminabile, neanche con tentativi di sconfinare nella metafisica, dalla consultazione dell'oroscopo fino ai massimi livelli di misticismo, per cui occorre sempre la verifica per mezzo del confronto coi fatti. Ma questo riconoscimento della fallibilità come caratteristica generale è riconoscimento di uguaglianza.

La seconda è vedere positivamente la cooperazione e utilizzarla come tale: non c'è nessuna seria scoperta o invenzione che sia opera di un singolo. La conseguenza è che sull'autobus di cui sopra, se ci metti 100 scienziati o tecnici veri all'arrivo non scendono perchè sono tutti impegnati a disquisire tra di loro e tra gruppetti di un casino di questioni, e ne esce senz'altro un po' di idee nuove, accompagnate da confidenze varie, scambi di indirizzi, consigli gastronomici eccetera: provare per credere. Il che è stato utilizzato anche nella guerra al nazismo: negli anni 1940 e parte del 1941 l'aviazione inglese, pur superiore, di problemi da risolvere per vincere la guerra ne aveva ancora assai. Credo il consigliere scientifico di Churchill ha istituito i Soviet, che erano delle rionioni informali a ranghi e specialità mischiati, militari e civili, con la più assoluta libertà di parola, agevolata da birre e simili, per cui era normale vedere un sergente discutere alla pari con un Maresciallo dell'Aria, quindici gradi sopra il suo. E ne è uscito per esempio il radar montato sui caccia notturni, molti mesi prima che i tedeschi, inizialmente assai superiori nello sviluppo dei radar ne comprendessero la possibilità. Simili casi drammatici che alla cooperazione costrigevano chiunque non avvengono solo in tempo di guerra: di problemi gravi, gravissimi, urgenti e ur