3/2/2017

  

        Introduzione a questa sezione di COSE BIOLOGICHE -


Perché dedicare tanto prezioso spazio e tempo alle nostre ignobili budella e frattaglie, cervellino compreso ?

Perché la nostra presunzione, di essere stati in quattro e quattr'otto deliberatamente e direttamente creati perfetti dal Padreterno, secondo una cosmologia, che ripeterò fino alla nausea, essere precristianae quindi non necessariamente e intrinsecamente coerente con il Cristianesimo e la sua davvero provvidenziale e cristiana “divinizzazione dell'empatia” (cosmologia precristiana che anzi a me pare proprio incoerente, invece) ci fa fare (e scusare, e ripetere) un mucchio di castronate.

L'idea di essere naturalmente perfetti e di avere poi perso questa perfezione per una qualche colpa (naturalmente altrui, di chi è differente, sia femmina come Eva o di diversa fede, convinzione, colore della pelle, circonciso o meno, eccetera eccetera) è certo assai piacevole per la nostra presunzione, ma è anche altrettanto irresponsabile.

La biologia ci condiziona: mi pare evidente che basta anche solo influenzarla, alterarla con un po' di alcool o di pasticci vari, anche naturalissimi (lo sapete che la noce moscata in dosi maggiori di pochi grammi vi manda in sballo ed eventualmente, aumentando la dose, anche all'altro mondo ?) che la nostra responsabilità cosciente se ne subito va a quel paese.

Non è meccanicismo e non impedisce davvero il libero arbitrio: se io in tutta la mia vita, non mi sono mai ubriacato seriamente, non è perché io avessi una tolleranza all'alcool doppia del normale, ma perché, cosciente del fatto che più di X bicchieri bevuti in un tempo Y mi avrebbero sbronzato, sono stato attento sempre a non superare questo limite. Così dopo cinque ore di bevute io ero lucido, pur avendo tracannato in totale il doppio o il triplo di gente da tempo finita sotto il tavolo.

Anche in queste fesserie si può usare il libero arbitrio, purché si accetti il fatto di avere dei limiti biologici e naturali, delle imperfezioni limitanti.

E poi non risulta per niente che i tizi che sono assai più di noi “più vicini alla Natura” (mi raccomando la N maiuscola, se no, se ci metto solo la minuscola, poi si offende e “si vendica” coi terremoti), tizi come gli orticoltori della Nuova Guinea o i cacciatori-raccoglitori della foresta amazzonica non abbiano anche loro gli stessi limiti biologici di noi cittadini di Roma o di Borgocollefegato (adesso Borgorose), eccetera.

Limiti biologici che poi si traducono, in casi importanti assai, anche in tendenze comportamentali. Dico “tendenze” anche nell'importante senso di capacità potenziali. Mi pare sia esperienza accessibile a tutti l'essersi sentiti, in condizioni di incavolamento, capaci di menare o comunque di essere stronzi assai verso qualcun altro, come, in altre condizioni, capaci di operare decentemente. Allora, dire che “l'uomo è naturalmente buono” nel senso che per natura sarebbe sempre e soltanto tanto ma tanto buono, tanto che non farebbe mai male neanche a una mosca se non condizionato dal Diavolo o dalla sua (del Diavolo) incarnazione come società o come denaro, è facilmente dimostrabile come falso, simmetricamente all'altra stupidaggine del dire che l'uomo sarebbe sempre e soltanto malvagio. E' il “sempre” che è facilmente dimostrabile come falso: ma se perfino Hitler carezzava visibilmente e sinceramente commosso cani e bambini !

La buonanima di quel tartufo di Rousseau, progressista (non dico “finto”, perché probabilmente in fondo in fondo ci credeva pure), progressista, dicevo, da parrocchia (ma della Controriforma, che ancora non era riuscita a digerire nemmeno Copernico), pretendeva che i nostri antenati quando cacciavano e uccidevano un mammut ne soffrissero intimamente e piangessero a caldissime lacrime maledicendo la necessità (colpa di Eva, è ovvio) che li costringeva a ammazzare il bestione per nutrirsene con infiniti riti di espiazione, digiuni, cilici, penitenze eccetera: e come no. Oddio, che i riti ci fossero, è estremamente probabile: ma temo avessero lo scopo di propiziarsi altre prede da cacciare, uccidere e mangiare, altrimenti sarebbe stato più coerente essere vegetariani o vegani... O no ?

Oggi poi si sono abbondantemente osservati gli scimpanzè (e anche i bonobo, inizialmente proposti come tanto più bonaccioni, mansueti ed ecologisti) e se ne ricava che anche loro hanno la capacità di comportarsi in modo che (sia pure un po' antropomorficamente) non possiamo che definire benevolo, o “buono”, o “positivo”, o meglio “empatico”. Ma hanno anche una grossa capacità di ostilità attiva e cruenta. Interessante è anche l'ultima osservazione sul campo: scimpanzè e bonobo non cacciano, sbranano e mangiano le scimmie (più piccole e meno capaci di difendersi) durante la stagione secca, quando in giro c'è meno roba da mangiare come la frutta (e relativi bruchi e bacherozzoli vari con le loro preziose proteine: spesso i contadini indù odiano le scimmie che colgono la frutta, la guastano e la buttano via, ma è che alle scimmie interessano primariamente le proteine degli insetti e bacherozzoli vari che la frutta matura contiene, mangiano le proteine del baco e buttano gli zuccheri del frutto); dicevo che nella stagione secca, quando c'è meno abbondanza di cibo, non cacciano: cacciano nella stagione dell'abbondanza della frutta. Ma perché ? Perché non sono stupide: essendo la caccia a povere scimmiette un'attività a risultato incerto, perché abbastanza spesso le povere scimmiette invece di lasciarsi mangiare riescono a scappare, economicamente conviene dedicarvisi quando comunque, se si fallisce, si può ripiegare su qualcosa di sicuro, ossia i frutti che in quella stagione si trovano facilmente... Il che è un calcolo economico per niente stupido.

Questa polivalenza, questa capacità di ogni individuo di una data specie, di comportarsi in modo flessibile, in certi casi assai altruisticamente e in altri casi egoisticamente o aggressivamente, va capita e accettata per poterla gestire, sia a livello individuale che sociale e nella specie nostra anche politico. La menata degli uomini che secondo Natura (sempre colla maiuscola), in quanto creati da Dio, dovrebbero essere sempre originariamente sempre e soltanto buoni è una terrificante stupidaggine non meno dell'altra per cui dovrebbero sempre essere soltanto “homo homini lupus”, sempre feroci l'uno con l'altro. E sono stupidaggini nocivissime. Nelle frattaglie, nella biologia, è codificata anche questa flessibilità potenziale di comportamento, e lo si sta dimostrando in modo incontestabile: allora è un nonsenso irresponsabile verso tutti noi continuare a pretendere che non ci sia, come fisiologica, questa potenzialità di comportamenti differenti. Nonsenso irresponsabile anche in quanto politico.

In un paragrafo a parte parlerò di un libro che non solo io sto trovando importante: “Storia Naturale della morale umana”, di Michael Tomasello, il quale dice anche parecchie cose per niente nuove, ma ne comincia a dare non dico “prove sperimentali”, ma almeno “dimostrazioni di coerenza” sì.

 

Ma torno alle imperfezioni, ai limiti fisiologici più evidenti: vediamone un notissimo esempio, in comune poi con tutti gli animali vertebrati.

Ai bei tempi della scuola delle Frattocchie, coi cui allievi tante volte ho goduriosamente litigato (eppure un pochino di sale in testa glielo mettevano, nonostante tutta l'assurdità della trasformazione del Marx in un Profeta o in un qualsiasi sfornatore di dogmi...) agli agitprop pare spiegassero, per svezzarli dalla tradizione del creazionismo, che gli occhi dei cefalopodi (seppie, calamari, totani, piovre eccetera) sono alquanto meno imperfetti dei nostri, come di tutti i vertebrati. Ossia, che gli occhi nostri come di tutti i vertebrati sono proprio fatti male, coi piedi, per dire.

 

Descrizione immagine

        

Occhio di vertebrato            Occhio di seppia

(noi compresi) -                  e polpi, calamari,

                                        totani eccetera -

 

Nella figura, che confesso essere copiata (per voi troppo pigri o troppo affaccendati per trovarvi da soli certe informazioni fondamentali), 1 è la retina, la struttura tratteggiata: 2 sono i nervi che captano i segnali emessi dalle cellule specializzate della retina che fanno da sensori, 3 è il nervo ottico che va al cervello.

Nei Cefalopodi (incidentalmente, spesso buoni da mangiare) i raggi luminosi vanno direttamente a formare l'immagine sulla retina: i nervi che stanno sotto captano il segnale e lo trasmettono al cervello.

Nei vertebrati invece i nervi stanno sopra la retina e oscurano parzialmente l'immagine. E nella zona 4, dove i nervi devono attraversare la retina per uscire dall'occhio, creano un'area cieca. Vantaggi dei vertebrati, nessuno, inconvenienti parecchi.

Perché accidenti il Padreterno avrebbe fatto le cose a questo assurdo e sballato modo ? La spiegazione corrente tra i pratici di biologia, e più sensata, nonché solo apparentemente più materialistica del voler mettere la mano di Dio dappertutto, anche nel più volgare dettaglio, è che in un qualche antenato comune di vertebrati e cefalopodi ci sia stata una mutazione (casuale) per la quale una linea di discendenti poi ha potuto sviluppare l'occhio di struttura sensata e l'altra linea, in cui si sono formati i vertebrati, ha ereditato invece la premessa per l'occhio fatto mica tanto bene.

Ma come diceva Einstein in un altro contesto, “Dio non gioca a dadi” (altrimenti non sarebbe tanto rispettabile). Poi va a sapere se Dio lascia agire il Caso e poi dopo defunti ci ricompensa delle fregature del Caso: non ci credo, ma è ovvio che sarebbe meglio...

Però, visto che la Sua perfezione direttamente non ce la dimostra, mi pare che il comportamento giusto sarebbe quello di cercare di comportarsi decentemente di per sé, non strumentalmente per lucrare il Paradiso, no ?

Comunque, questa della grave assai e assolutamente inspiegabile (se non per il Caso) marchiana imperfezione dell'occhio dei vertebrati, per quanto mi pare di saperne, è stata la prima dimostrazione, accessibile a tutti, del non essere la specie umana la perfezione, neanche anatomica.

In seguito, di dimostrazioni di imperfezioni biologiche ne sono arrivate e ne stanno arrivando tantissime: e userò questo settore del sito anche per fornirvene altri esempi e notizie. Ma dire che il Padreterno ha “fatto” o anche semplicemente “progettato” l'occhio dei vertebrati (noi compresi) è una gran bella bestemmia: o non aveva le capacità o l'impegno di un qualsiasi ingegneretto appena laureato, oppure lo sbaglio lo ha fatto apposta. E allora non ci ha voluto perfetti: forse per non costringerci a credere nella sua esistenza. Nel qual caso mi sembra, ripeto, sensato e giusto comportarci decentemente verso il nostro prossimo, ma di per sé, non per il possibile profitto.

E vi servo qui, perché mi pare, se confermata e verificata, una cosa parecchio importante e fresca fresca. Usando certe tecniche modernissime per cui si possono, in modo incruento, eccitare singoli neuroni o piccoli gruppi di essi in un animale da laboratorio, è possibile agire sulla “amigdala” (una ben definita zona del cervello) in modo da influenzarne vistosissimamente l'aggressività. Il bello è che quella stessa zona del cervello si sa da molto tempo essere strettamente correlata alle emozioni di paura. Un timidissimo e tranquillo ghiro si può istantaneamente trasformare in un feroce assalitore che attacca e decapita il grillo con cui fino a quel momento divideva il terrario, ma non attacca gli altri ghiri: insomma, sembrerebbe che una iperstimolazione dell'amigdala, con mezzi puramente fisici, trasformi un ghiro nel classico “debole coi forti e feroce coi deboli” un comportamento del resto già tante volte osservato (e narrato) in contesti sia “naturali” che “artificiali”.

Eccovi il link: http://www.sciencemag.org/news/2017/01/lasers-turn-mice-lethal-hunters?utm_campaign=news_daily_2017-01-12&et_rid=17519570&et_cid=1101148

Il che, secondo me, è una limitazione biologica: anche il ghiro può essere una bestiolina simpaticissima, ma ha la potenzialità della ferocia (o qualcosa di molto analogo, se non vogliamo essere troppo antropomorfisti), che può essere provocata da uno stimolo materiale. Se non è un limite questo...

E naturalmente non è che posso pretendere dal ghiro la conoscenza di sé e dei suoi stessi limiti, conoscenza che gli permetterebbe il libero arbitrio.

Ora, un fatto importante assai, secondo me, è che la convinzione della nostra assoluta perfezione naturale (ignorando i nostri naturali limiti, tra cui anche la sensibilità al caso) porta poi a attribuire tutto quello che non “va bene” a una qualche colpa, che alla fine viene sempre attribuita agli altri, con conseguenze decisamente assurde e nefaste.

Il moralismo e il giustizialismo sono poi da un lato le trappole per gli ingenui, e dall'altro lato un ottimo metodo utilizzato da cialtroni e matti (anche nel senso di “contemporaneamente cialtroni e matti”) per servirsi degli ingenui, e oltre che degli ingenui, anche degli “scafati approssimativi secondo buon senso”. Ossia, degli utilizzatori del metodo, a cui capita un po' a tutti di servirsi, del “fare la tara”. Il venditore ambulante di padelle ti decanta le meravigliose qualità della sua merce: tu “ci fai la tara”, nel senso che riduci mentalmente queste qualità, le confronti col prezzo a cui si può arrivare a concordare, e se del caso comperi.

Ma se invece di avere a che fare con un cerebralmente sano venditore di padelle hai a che fare con un matto, le sue asserzioni non devi “fare la tara” e ritenerle valide solo al settanta, sessanta o cinquanta per cento, devi cercare di capirle bene, perché il matto non ti dice 100 al posto di 50, ti dice 100 al posto di 5 o addirittura di zero. Allora, se gli attribuisci una credibilità pari a 50 gli fai un enorme favore e rimani strafregato. Come tutti i tedeschi che si sono fatti ammazzare per il tentativo di creare una Grande Germania tutta agricola (una fattoria per ogni famiglia !) incorporante tutti i territori russi fino agli Urali. La fissazione della perfezione della natura impedisce di ammettere che si possa essere, per natura, contemporaneamente tanto cialtroni e tanto matti come per esempio (ma di altri esempi ce ne sono tantissimi e vivissimi) Hitler.

Ma più in generale, la cosmologia precristiana suggerisce un modello (il Padreterno), a cui cercare di assomigliare) conglobante Virtù, Onniscienza e Autorità. E in questa alquanto arbitraria (e magari pure “olistica”...) riunione concettuale ogni aspetto è coerente e giustifica gli altri. Che Dio (quello vero, che non so e non posso assolutamente sapere se ci sia) se c'è, ci salvi da questa fusione concettuale, che poi all'atto pratico si realizza in autorità, ignoranza e malevolenza !

Invocazione anche politica: perché, secondo me, fino a che si lascia suggestionare dal modello Virtù, Onniscienza e Autorità, la Sinistra, il suo dovere etico e storico, non riesce a farlo. Il perché di questa convinzione, in un altro paragrafo.

E mi pare che motivi per dedicare una sezione del mio sito, rinnovandolo e potenziandolo, alle “frattaglie” ossia a cose di biologia che secondo me è utilissimo conoscere e da cui derivano prospettive politiche ce ne siano eccome.

E urgenti, perché Marx ha scritto anche corbellerie, i suoi presunti e presuntuosi seguaci ne hanno fatto un Profeta, un Santo, un Dottore di una Chiesa e un costruttore di dogmi (tutte cose che mi sa tanto fossero parecchio aliene dai suoi gusti), ma ha anche capito, pur con ingenuità e errori vari, anche cose che dovremo (o meglio dovrete, per ragioni anagrafiche) necessariamente capire e utilizzare, stando bene lontani dalle divinizzazioni e dall'omologazione dell'elaborazione intellettuale della Politica alla costruzione di dogmi. Molto comodi per l'uso, ma utili come un purgante per uno con la peritonite.