Questa pagina vorrei dedicarla alle bischerate, topiche, falloppe, o cazzate che dir si voglia, in modo poi da organizzarne un campionato.


   Temo che la prima da iscrivere al campionato sia la campagna condotta, sopratutto all'interno della sinistra (o presunta tale) di Roma contro il sindaco (o ex sindaco) Ignazio dottor Marino. Non perchè non sia lecito contestarlo o combatterlo, ma perchè sono stati usati argomenti assai pericolosi anche per chi li ha sostenuti e li sostiene, con alquanta più violenza di quanta sarebbe stata consigliabile senza prima avere bene capito e approfondito le questioni e detti argomenti. Per il bene comune preferirei sbagliarmi, ma più cerco di capire e peggio la vedo. Poi, giudicherete voi.

Mi sembra che sulla amministrazione comunale di Roma, anche da parte di mezzi di comunicazione con sede a Roma, si sia usata e si usi eccessiva superficialità.

1. Di metropoli o aspiranti tali, in Italia, esistono solo Roma e Milano. Ma di queste due quella che ha incomparabilmente più potenzialità (questo detto da me settentrionale) ulteriormente utilizzabili è Roma. Un chilometro di metropolitana in più produce un aumento del PIL molto maggiore se costruito a Roma che non a Milano: così per un ampliamento di Fiumicino rispetto a Malpensa, e così via. Questo per una serie di fattori geografici (a piccola e grande scala), culturali e altro, senza particolare demerito dei milanesi.

2. I romani invece hanno il torto di essere persone normali che vivono in un contesto culturale molto particolare, complesso e quindi mentalmente stimolante. Il che li rende ben diversi dalla maschera alla Sordi, e assai più vicini a quelli descritti dal Belli. Se non si tiene conto di questo, sono inconcepibili a Roma figure come Enrico Fermi o Mario Draghi e tante altre persone di tutti i livelli socioeconomici, compreso il postino della zona dove abito. La  mentalità autentica dei romani ha permesso per esempio, fra tante altre cose grandi e piccole, il decollo dell’industria farmaceutica del Lazio o la progettazione e costruzione a Colleferro di razzi lanciatori spaziali della massima efficienza.

Aziende pubbliche o semi pubbliche, istituzioni eccetera situate a Roma, se bene gestite, funzionano benissimo, e riescono ad attirare capitali in misura inimmaginabile rispetto a quanto immaginabile dagli acquerelli di  Ettore Roesler Franz. Ma i romani percepiscono sé stessi, a torto, come sfaticati e incapaci: questo li può rendere personalmente simpatici, ma gli impedisce di comprendere che, assieme alla loro città, suscitano timore e quindi ostilità.

D’altra parte, se la varietà e complessità procurano ai romani una tendenza all’apertura mentale che in certi casi è una grande risorsa, questa stessa tendenza rende assai difficile fare funzionare correttamente gli organismi amministrativi se le relative motivazioni consistono solo nel  rispetto della gerarchia e viene trascurato il rispetto dell’intelligenza. Il che, a Roma, invece, diventa sensibilmente spesso un incoraggiamento alla furberia. Il Fantozzi a Roma troverebbe il modo di farsi trasferire in un ufficio dove poter diventare assai più ricco del suo capufficio.

3. Nella politica italiana è stata finora assai sovrarappresentata la Lombardia e al suo seguito il Veneto. L’emergere economico, sociale e culturale di Roma inevitabilmente crea  paure, tensioni e conseguentemente sia rinunce all’utilizzo delle potenzialità di Roma sia veri e propri strangolamenti, costosi per tutto il Paese, compreso il Nord, perché oggi i destini sono assai più strettamente legati che in passato: una occasione sprecata o una inefficienza provocata a Roma, producendo un danno generale, danneggiano anche Milano.

Ma le paure e tensioni di tanti ambienti  del Nord, di cui da settentrionale mi accorgo benissimo (come di non infrequenti infanticidi di iniziative altrove incoraggiate e sostenute), si riflettono nella politica, anche in seguito  a un eccesso di federalismo. Anche nel PD nazionale gli atteggiamenti verso Roma non sono né razionali nè superiori ai localismi.

4. Il PD romano soffre ancora della sconfitta di Veltroni come possibile Presidente del Consiglio: da settentrionale, conoscendo appunto i difetti e i timori di molti settentrionali e localisti in generale, diffidavo di tale proposta. L’ingiustizia della sconfitta ha spinto, secondo me, molta parte del PD romano a ripiegarsi sul piccolo cabotaggio. D’altra parte anche molte delle strutture politiche romane in genere sono legate a una visione assai riduttiva della realtà romana e non sentono l’obbligatorietà di prospettive di respiro ampio. E nemmeno percepiscono la realtà di una situazione di conflitto con le attese e pretese di molti ambienti del Nord, che sono invece abituati a una sensazione di relativa primazia. Quindi nel PD romano non si era pronti né allo sfruttamento delle opportunità (un discorso a parte va fatto per la Regione) né alla gestione del conflitto di potere.

5. Il piccolo cabotaggio in un ambiente di Oceano è di per sé una stortura, una inadeguatezza, che attira poi anche persone e interessi inadeguati. Il Pd romano è in larga parte quindi in condizioni di sudditanza anche a relativamente spiccioli interessi locali, con problemi che nel conflitto di potere politico vengono strumentalizzati e ingigantiti, anche per interessi giornalistico-editoriali. Generando poi leggende nere come quella di un ruolo determinante della Mafia. Io di mafia e mafiosi qualcosa so e ne ho conosciuti chissà quanti: e affermo decisamente che nonostante le chiacchiere della Lega e del paraleghismo dei Cinque Stelle, a Roma la mafia non conta certo di più che a Milano, dove purtroppo, per strano che possa sembrare, ci sono condizioni culturali assai più favorevoli ad essa.

Ma la complessità (in positivo e anche in negativo) del contesto rende impossibile, a Roma, un’amministrazione e una gestione decenti e contemporaneamente di piccolo cabotaggio: non è possibile, a Roma, una accettabile mediocrità. La scelta è tra, da un lato, il coraggio necessario per imporre e costruire amministrazione e gestione efficientissime e, dall’altro lato, un sia pure graduale ma inevitabile precipitare in un intollerabile e impossibile, anche finanziariamente, bordello. Intollerabile finanziariamente sia dal punto di vista locale che da quello nazionale.

6. Roma è molto laica. Ma per quanto simpatico a tutti (me compreso) possa essere un Papa anticlericale, i suoi problemi coinvolgono Roma, che solo per la sua laicità riesce a convivere col Vaticano. Ma se il Papa può indire un Giubileo senza coordinarsi precedentemente (a quanto ne so) col sindaco di Roma, poi è Roma che si trova a dovere mettere a disposizione strade e parcheggi. Almeno due problemi: gran parte dei soldi spesi dai pellegrini vanno a strutture di ospitalità gestite da enti religiosi, e sopratutto l’invasione dei pullman turistici, se non rigidamente frenata, renderebbe impossibile il funzionamento dei trasporti pubblici e privati. L’occasione di frizione tra Vaticano e Roma è evidente, come l’imbarazzo e le difficoltà che possono ricadere sul Papato per avere contribuito (come la coincidenza temporale induce a credere) alle difficoltà di un sindaco democraticamente (e quindi laicamente) eletto. Non conosco personalmente Marino e quindi non posso distinguere tra gaffes e provocazioni, ricordando però la tecnica di Berlusconi in merito, che ha molto (secondo me) contribuito alla sua persistenza politica.

Ma in certi casi (come il viaggio di Marino a Filadelfia) l’effetto finale, al di fuori degli ambienti relativamente assai ingenui della politica locale di Roma, può essere lo stesso. Ambienti ingenui e ristretti mentalmente: una lite sull’importo da pagare per l’accesso dei pullman turistici al centro di Roma viene ignorata in qualche paesetto dell’Oklahoma, viene sottovalutata da molti politici italiani, ma interessa, eccome, in molti e influenti ambienti di capitali e grandi città mondiali.

7. A me pare che la strategia (errata) di Renzi sia stata e sia abbastanza chiara. Usare un ariete per spaccare la situazione, cosa che ovviamente va a vantaggio di Roma, ma senza minimamente sembrare uno “che aiuta Roma” per evitare problemi con gli ambienti del PD più condizionati dall’elettorato settentrionale. Poi, sacrificare l’ariete, ossia Marino, una volta raggiunto un livello minimo di riparazione dei guasti prodotti dalla Destra, per poi proporre un compromesso a basso livello tra forze localistiche settentrionali e i sostenitori di un qualche sciocco innocuo come sindaco di Roma. Il problema è che quanto augura Antonio Macaluso nel suo editoriale del Corriere della Sera di oggi (9 ottobre 2015) è impossibile. “Dimenticare il marziano per sognare normalità” è già fin dal titolo, secondo me, contraddittorio: avrei potuto capire un “realizzare” la normalità, ma se l’obiettivo della normalità è un “sogno”, allora implicitamente si riconosce che ho ragione io. La “normalità” a Roma è impossibile: qui, ci vogliono proprio i marziani. Un sindaco “con poche idee” a Roma non capisce nulla: ma sopratutto, Macaluso continua a non rendersi conto della fogna da ripulire cruentemente, anche con enormi conflitti sindacali, per riuscire ad avere non “una squadra di livello e affiatata”, ma, prima, una organizzazione amministrativa e gestionale appena appena sufficiente perché “la squadra” non sia impotente. Altrimenti il PD si troverà a fare involontariamente quanto, parecchio al di là delle sue intenzioni, ha  combinato Alemanno: la sacralizzazione delle complicità, dei favori, delle pratiche dimenticate e di tanti altri giochetti, spesso praticamente impossibili da perseguire  legalmente, ma essenziali per una corruzione di basso livello (senza “mafia” !) ma tale da portarci tra qualche anno a uno sconquasso ben peggiore. 

Domanda: vi pare accettabile ? A me, no.

E se, come a me pare, dentro al PD romano (esclusi i giovani) di marziani non ce ne sono, il PD deve trovarne uno fuori. E se non trova neanche fuori il marziano matto disponibile a una serie di durissimi conflitti, allora, se ci riesce, si tenga Marino.

Segnalo anche, sempre sul Corriere della Sera di oggi 9 ottobre, quella che a me sembra una grande discrepanza tra un articolo di Giovanni Belardelli e l’intervista di Bianconi a Sabella. Per Belardelli, Marino ha fatto “sostanzialmente niente”: Sabella si rammarica perché “stavamo riportando il rispetto delle regole e la legalità”. Posso assicurare, da romano di adozione con i piedi per terra, che Belardelli non ha idea di quanto invece ha fatto Marino nella direzione asserita da Sabella.

 

 

                                                                     Claudio Fornasari

                                                                                                             9 Ottobre 2015

    

POST SCRIPTUM di MARIA TERESA CUCCHI

 

1 - Sarei stata molto felice se almeno la decima parte della guerra scatenata contro Ignazio Marino (dalla stampa, dalla televisione e da chi avrebbe dovuto sostenerlo) fosse stata scatenata contro Gianni Alemanno. Qualcuno e’ arrivato anche a scrivere che Marino sarebbe il peggiore sindaco di Roma e comunque quello più odiato dai romani. Memoria corta o nostalgia di quando si poteva fare impunemente di tutto ? Se volete, fate pure qualche esame di coscienza, ma per favore evitate le lacrime di coccodrillo !

2 – Informo sin da ora che se la prossima primavera andranno al ballottaggio un grillino e Alfio Marchini io non andrò a votare e a urne chiuse spedirò in giro il mio certificato elettorale con l’ultima casella vuota.

 

                                                                       MT. C.

 

 

Qualche precisazione su quanto  ho scritto ieri 9 ottobre sulla questione Marino.

Primo: io NON ho telefonato a Di Blasio, sindaco di New York, NE’ ad Anne Hidalgo, sindaco di Parigi, per fargli prendere posizione pubblica e assai gridata a favore di Ignazio Marino. E’ solo che non ci vuole poi tanto a capire come l’opinione pubblica di altre metropoli possa vedere la vicenda, ed è ovvio che i sindaci se ne facciano portavoce: altrimenti, farebbero del personalismo.

Secondo: non lo posso dimostrare, ma ho scritto l’intervento di ieri, per oltre tre quarti del testo, prima di avere letto l’editoriale di Antonio Macaluso sul Corriere della Sera di ieri. O meglio, lo posso dimostrare, in quanto le argomentazioni di A. Macaluso erano abbastanza ovvie, e, mi dispiace sinceramente, prevedibili in quanto ingenue. Ho detto “sinceramente”: perché sostengo, e non posso pensarla diversamente per la mia esperienza personale, che di politica bisogna occuparsi. Quindi Antonio Macaluso ha fatto benissimo a occuparsene: quello che non va è che se ne sia occupato superficialmente, seguendo il malefico andazzo per cui la politica è cosa facile. Che a Roma ci sia il Vaticano e che esista il Concordato mi pare ben noto: e che questo non possa non essere un problema, e grosso assai, mi pare ovvio.

Terzo: Filadelfia eccetera. Io capisco Bergoglio, ma il pasticcio lo ha combinato lui. Che vada a mangiare alla mensa comune, fa benissimo, ma non basta per niente, altrimenti resta una faccenda propagandistica. Marino ha telefonato al Vaticano per avvertirli che avrebbe trascritto dei matrimoni gay celebrati all’estero: e il Papa si è incazzato moltissimo. Solo che Marino ha fatto una cortesia avvertendoli: era suo dovere trascrivere quei matrimoni, il Papa doveva dispiacersi, ma non poteva assolutamente pretendere che Marino non li trascrivesse. Se è abituato a avere a che fare con le “repubbliche delle banane”, deve cambiare abitudini, il che è assai più importante del pur importante servirsi da sé al self-service. Ma il pasticcio maggiore è il Giubileo. Cose di questo genere vanno organizzate per tempo, il che significa almeno un paio di anni prima. Io so soltanto che è stato annunciato dal Papa il 13 marzo 2015: mettiamoci anche qualche mese prima, ma comunque il risultato è che alla città di Roma tocca fare le opere per il Giubileo molto prima di quanto sarebbe assolutamente indispensabile per riorganizzare la macchina amministrativa. E quando sei costretto a fare le cose tanto in fretta ti tocca prendere le scorciatoie: ma se sei sotto tiro, se prendi le scorciatoie sei fregato. La Hidalgo, da Parigi, che queste cose le sa benissimo, ha elogiato Marino per la sua opera contro la mafia: per un certo pubblico, non numerosissimo ma influente parecchio, insinua l’idea che di fatto il Vaticano, esprimendo tanta ostilità a Marino, aiuti anche quelli tra i suoi avversari che sono assai poco raccomandabili. Più in generale, il Concordato è stato concepito per funzionare quando a decidere erano il Papa e Mussolini da soli: adesso, per non creare casini immani, ci vuole un estremo buon senso, che il Vaticano certamente non ha avuto.

Ma i più fessi di tutti sono stati quegli oppositori di Marino che invece di stare zitti sull’argomento si sono messi a strillare sulla maleducazione di Marino che andando a Filadelfia ha fatto uno sgarbo al Papa, Marino che crede di essere più importante di Francesco, il quale Francesco è tanto bravo e simpatico, eccetera eccetera, e così hanno proprio richiamato l’attenzione su una faccenda delicatissima in cui la posizione del Papa è dannatamente debole e contraddittoria rispetto alla sua immagine pacioccona, amichevole e libertaria che cerca di proporre. Certo che se Marino è inadeguato, ai suoi oppositori non gli si può fare amministrare nemmeno Scaricalasino (che esiste, anche se ha cambiato nome).

Quarto: sul Corsera di oggi, 10 ottobre, c’è parecchia roba da leggere. Anche alquante cavolate, ma anche in articoli sostanzialmente deboli (Galli della Loggia, editoriale, prima pagina e segue alla 28) molte cose sensate si trovano. Comunque: tutte le pagine fino alla 8 inclusa. Nella 5, in basso a sinistra, il messaggio del sindaco di New York. Poi, pagina 29, frustate, ma forti davvero, del mio illustre concittadino Claudio Magris. Nel supplemento per Roma, pag. 1 tutta coi relativi rimandi: in “spalla” (mi pare si dica così) Sergio Rizzo. In pagina 2, Capponi e Menicucci, trovate anche citato il messaggio di Anne Hidalgo. Pagina 3, tra l’altro, osservazione di Gennaro Carotenuto (su Change.org, mi pare): “Garantisti per le bancarotte fraudolente e giustizialisti per le lombatine ?” Ahimè sì, perché capire che cosa sono le bancarotte fraudolente è difficile, capire cosa sono le lombatine è facile.

 

                                                                                        Claudio Fornasari

 

                                                                                                   10 ottobre 2015

 

 

 


Il 12 ottobre scrivo:


Cercherò di rendere più chiara possibile la discriminazione tra cose documentate o molto probabili e quelle che invece sono mie ipotesi o opinioni: occhio. perché la faccenda si è assai ingigantita.

Argomento 1: Considero inoppugnabile che Papa Bergoglio si sia messo a fare una positivissima opera di cambiamento, per parecchi aspetti, della Chiesa: bravissimo e coraggiosissimo, non perché il cambiamento sia di per sé sempre positivo, ma perché, per quanto mi risulta, su parecchi importanti temi ha ragione. Ma non sempre, ovviamente. Ora, mi pare molto probabile che incontri in Vaticano delle forti resistenze, delle inefficienze per mancanza di condivisione dei suoi scopi e forse anche dei veri e propri sgambetti. Ritengo invece ovvio che ci sia stato un gran casino sul processo decisionale per la data del Giubileo. E temo, ripeto temo, non lo posso certo dimostrare, che questo casino abbia avuto, tra le cause, anche delle almeno inefficienze, anche involontarie, ma conseguenti a scarsi entusiasmi per lo stile e per gli obiettivi di Bergoglio.

Perché uso il termine “casino” ? Oggi (non nel 1930 o pressappoco), nonostante il Concordato non lo preveda, di fatto, per potere fare le cose appena appena decentemente, gli attori coinvolti dovevano essere tre: la Chiesa, il governo italiano e l’amministrazione della città di Roma. Se Marino, sindaco della città di Roma, è stato coinvolto nel processo decisionale e, senza coercizione, ha accettato la data dell’otto dicembre, ha commesso un errore. Se invece questa data da parte italiana è stata accettata senza tenere conto, sempre a livello decisionale, del parere dell’amministrazione di Roma lo sbaglio, e grosso, anzi, forse, addirittura enorme, lo hanno fatto Renzi e Bergoglio. Il che non è un’infamia, perché gli errori, per motivi propriamente fisiologici, anche se non previsti o negati dai dogmi e dal Padri della Chiesa, li facciamo inevitabilmente tutti, Marino, Renzi e Papa inclusi: la differenza tra chi fa più o meno sbagli sta nel sapere, anche perché provato dalla scienza sperimentale (vi consiglio MicroMega numero 5 e, se e quando riuscirò a finirli, pure qualcuno dei miei tentativi di spiegazioni e commenti ai saggi contenuti in quel numero speciale dedicato alla scienza), nel sapere, ripeto, che si è fisiologicamente costretti a essere fallibili. E quindi nel cercare costantemente di trasporre questa coscienza nel proprio metodo di lavorare, il che porta dritto dritto ai metodo della scienza e della tecnica. Per inciso ho votato Marino, tra gli altri motivi, anche perché sapevo benissimo che in quanto chirurgo la coscienza della fallibilità umana ce l’ha per forza, anche senza bisogno di dichiararla (anzi, nella nostra cultura dove l’autorevolezza è tanto apprezzata, verso i pazienti spesso è meglio negare questa coscienza della fallibilità), se no avrebbe ammazzato un paziente al giorno, o pressappoco.

Perché dico che la data dell’otto dicembre per il Giubileo è sbagliata ? Perché Roma è ancora in condizioni estremamente critiche, nonostante (e questo lo posso documentare anch’io, nel mio piccolo) Marino abbia fatto moltissimo. Richiamo soltanto il fatto, ripeto fatto, che quest’anno finalmente il bilancio è stato approvato nei termini: e per riuscirci ci voleva davvero un marziano. Chi non ne è convinto si metta in contatto con me e gliene spiego qualche perchè. Ora, per esempio, quanto costa riparare una buca stradale con l’attuale e tradizionale metodo (e non con quello a suo tempo proposto dall’amministrazione di sinistra e poi sotterrato da Alemanno) ? Secondo me, moltissimo, troppo, per il Comune. Ora, vi immaginate le bestemmie al Giubileo ogni volta che un motociclista rischia di ammazzarsi per le buche, o in alternativa, quanti soldi il Governo deve dare al Comune di Roma per rappezzare in fretta e furia e quindi malamente, tutte le buche stradali ? Ah, ma allora i soldi ce li deve dare il Governo. Benissimo: ma se riparare quella buca, per la fretta, per la mancanza di organizzazione che non c’è stato il tempo di creare, invece dei 50 euro che sarebbero bastati ne viene a costare 100. i 50 euro in più, anche se li fornisce il Governo, sono sempre sottratti a qualche altro scopo altrettanto o maggiormente importanti. E’ sempre una intollerabile, irresponsabile, antisociale cazzata. Fine dell’esempio.

Lasciando gli esempi: mi pare accettato da tutti, anzi affermato, che la macchina amministrativa di Roma deve assolutamente essere riorganizzata. Ma a me sembra che questa riorganizzazione, già in corso (e qualcosina, non trascurabile, lo posso proprio documentare io stesso), in contemporanea con un Giubileo come con qualsiasi evento straordinario quantitativamente tanto importante, non possa sussistere, o almeno ne venga resa assai più difficile, per non dire “estremamente”. Inceppare o ostacolare un simile lavoro a me sembra finanziariamente, organizzativamente, moralmente e dal punto di vista della lotta alla corruzione una massima cavolata.

Quindi, sempre “a me sembra”, voler iniziare il Giubileo l’otto dicembre 2015 sia stato un gravissimo sbaglio. Dichiarazione di Renzi in TV, riportata dal Corriere della Sera: un Anno Santo “particolare, un po’ a sorpresa”, scherza: “Il Papa ha sorpreso anche me” eccetera eccetera. Renzi sta facendo, secondo me, molte cose assai valide: ma questa “sorpresa” come minimo, secondo me, costerà una caterva di soldi in più di quanto sarebbe bastato altrimenti, soldi di cui per altri scopi c’è disperato bisogno. Se non avesse accettato la “sorpresa” sarebbe stato assai meglio per lui Renzi e per il Papa Bergoglio. Mi pare, dalle espressioni usate, che adesso l’abbia capito: ma poteva e doveva arrivare prima (e non adesso) a capire che certe cose non possono farsi a sorpresa, anche se le pretende il Papa. Perché anche il Papa può benissimo sbagliare. Ripeto, gli sbagli si fanno: ma oggi, Corriere della Sera (mica “Il Vernacoliere”), in prima pagina, alto a destra, titolo: “Il Vaticano chiede una scossa per Roma – Renzi: siamo pronti”. E la carogna, magari empio anticlericale,  sarei io ? Perché cazzarola, con metodi, scusate, approssimativi peggio della dialettica tra parroco e capo dei boy scout, si va a tagliare le gambe ai tantissimi e serissimi cattolici che si fanno un mazzo tanto  a aiutare assai efficacemente il prossimo ?

 

Argomento 2: messaggio del cardinale Agostino Vallini, secondo cui Roma deve essere “stimolata a rinascere, ad avere una scossa” eccetera eccetera, “il tema di una nuova classe dirigente non è più rinviabile eccetera eccetera”. Che classe dirigente: quella approvata con tanto di bollo (la “Licenzia de’ Superiori” dei libri antichi) dalla Chiesa: ma siete matti ? Micromega, numero 5, maggio 2015, Carlo Rovelli, “Scienza e certezza”: le gerarchie cattoliche sono disposte ad accettare che nel mondo naturale molti fenomeni essenziali siano  decisamente influenzati  dal caso o determinati da variabili il cui valore è a sua volta dipendente da precedenti processi influenzati sempre dal caso (teoria, meglio in Monod, “Caso e necessità”). E chi accidenti ve lo fa fare, a legare il dettato evangelico del mutuo aiuto, rispetto, compassione eccetera a una tradizione culturale che con esso dettato evangelico a rigore di logica non c’entra nulla (almeno così a me pare) e che quotidianamente viene quanto meno messa in dubbio direttamente dalla scienza e indirettamente dall’efficacia delle concrete applicazioni del dubbio sistematico ?

Se si parla di “scossa” in senso morale, non mi pare che ce ne sia un gran bisogno, visto il rispetto e l’emulazione suscitati dai tanti cattolici per niente presuntuosi che lavorano per il bene comune e soprattutto di chi sta peggio. Comunque, male non fa, probabilmente. Ma in senso intellettuale, che cosa dovrebbe fare questa “nuova classe dirigente”, in un mondo che funziona, quando riesce a funzionare decentemente, solo se la direzione è subordinata alla continua, permanente, ossessiva dialettica dei diversi punti di vista, delle opinioni e della verifica di esse ? Sto leggendo, a piccole dosi perché è un libro tremendo, “Il continente selvaggio”, di Keith Lowe, sugli orrori commessi in Europa alla fine della seconda guerra mondiale. Konrad Lorenz ne è stato spinto a indirizzare i suoi studi, poi infinitamente ampliati dai successori fino alla odierna esplosione delle neuroscienze. Ma Vallini, segue almeno un po’ questi studi e le loro applicazioni concrete ? E in tal caso, come accidenti fa a proporre classi “dirigenti” ? Al tempo dell’affare Dreyfus, era sbagliatissimo, ma relativamente comprensibile la posizione del barone Mun, grandissimo filantropo cattolico ma, secondo me proprio per la presunzione che lo Spirito Santo gli fornisse l’infallibilità, succube della sua fallacia: ma quella posizione, condivisa dalla “classe dirigente cattolica” non tanto perché cattolica ma in quanto “dirigente”, ha condotto (attraverso i monarchici, i tradizionalisti, Vichy eccetera) al punto che in Francia, un tempo cristianissma, in chiesa non ci va proprio nessuno.