IL PARASSITISMO



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Un caso evidente di parassitismo naturale -

Foto scattata il 30 9 2018, sulla stradina che da Filetto di Camarda (luoghi di eccidi nazisti) sale a incrociare la strada statale 17 bis, che dall'Aquila sale a Campo Imperatore. Faccio queste precisazioni per permettervi di verificare l'autenticità della foto, andandoci di persona a constatare.. L'albero, poveretto, tra tanti altri in condizioni analoghe pur se meno gravi, non si capisce più che cosa sia, tanto è malridotto e deperito dall'invasione del vischio. Di solito il vischio non cresce tanto da fare addirittura morire l'albero a cui succhia elementi nutritivi, ma comunque, per quanto possa essere bello da vedere, rappresenta uno degli innumerevoli casi di “parassitismo” che si trovano in Natura. Volendo essere precisini precisini, il vischio è un “emiparassita”, nel senso che parte delle sostanze nutritive che gli occorrono se le procura con la sintesi clorofilliana, come appare ovvio dal verde delle sue foglie: sono invece i composti azotati quelli che, non avendo radici, non può estrarre dal terreno e che quindi deve prendere dal ricambio dell'albero parassitato. Ma sta di fatto che il vischio non può vivere senza entrare nel sistema dell'albero e prelevargli quanto gli serve, mentre l'albero, dal vischio, non ricava proprio nessun vantaggio: anzi, come in questo caso, rischia pure di morirne.

Ho scritto “innumerevoli casi” di parassitismo: se non credete che siano davvero innumerevoli, consultate qualche testo, o meglio ancora rifletteteci: non è che le gazzelle o le zebre o i bufali siano bestie fatte per essere mangiati dai leoni, anzi, semmai sono fatte per scappare; e pare proprio che quando vengono predate non ne siano affatto contente. Cartesio avrebbe detto che non sentono dolore, e Rousseau avrebbe detto che ne sentono poco pochino, anzi tanto poco da essere trascurabile: io la penso invece come Voltaire e come, secondo quanto mi sembra, ha dimostrato la scienza. Alle zebre essere azzannate da un leone, secondo me, fa un male boia. I circuiti nervosi di trasmissione degli stimoli dolorosi ce li hanno perfino le lumache, che imparano subito a stare alla larga da un contatto elettrico e relativa scossa: per cui zebre e gazzelle, secondo me, è davvero assai probabile che non si divertano proprio per niente a essere mangiate. E vi risparmio anche i tantissimi esempi piuttosto ributtanti di parassitismo tra insetti, come certe vespe che depositano un ovetto sull'involucro che racchiude una larva quiescente di una farfalla (per esempio). Così, quando il bruco esce dall'involucro, è già pronto il bruchino della vespa che comincia a mangiarselo un po' al giorno lasciandolo vivo: anzi, lo uccide solo con l'ultimo boccone, quando non gli serve più...


La simbiosi e il parassitismo -

Per fortuna nostra, ci sono anche tantissimi casi di “simbiosi”, in cui due organismi si avvantaggiano reciprocamente scambiandosi sostanze o servizi reciprocamente utili. O addirittura indispensabili alla vita di tutti e due. Noi digeriamo moltissimi cibi grazie a batteri che passano una oscura e brevissima vita a moltiplicarsi nelle nostre budella, producendo sostanze utilissime per noi: contenti loro... E d'altra parte, se avete un balcone, basta metterci un paio di vasi con delle piante di rose: al massimo il secondo anno, se non fate niente in merito oltre a bagnarle e metterci, se necessario, un po' di concime, ve li trovate invasi di pidocchietti (generalmente verdi) e di formiche che li accudiscono e li difendono con estrema cura. I pidocchietti succhiano la linfa delle piante e la trasformano in roba zuccherina, che in parte nutre loro stessi e in parte se la pappano le formicole, che in cambio li curano. La pastorizia l'hanno inventata loro, prima di noi.

[[Un inciso importante (secondo me) l'incomprensione della naturalità del parassitismo, concorre alla nostra insufficiente capacità di combattere la corruzione. Mi pare difficile farlo solo veramente bene solo con strumenti punitivi (o prevalentemente tali), senza, per esempio, sfatare l'idea che la gravità delle conseguenze di una malversazione possa essere anche enormemente maggiore dell'ammontare della malversazione in termini di quanti soldi. Cosa che invece, nella complessità del reale, è frequentissima. Questo, secondo me, è uno degli strumenti indispensabili per fare capire che il parassitismo, anche se naturale, in una società diventata da svariate migliaia di anni, innaturale e complessa, pur se tale che ci si vive assai più a lungo, è diventato dannoso o anche estremamente dannoso. Materialmente, prima che moralmente: la nostra morale è ancora troppo agganciata a quando i nostri antenati non avevano ancora imparato a scheggiare la selce.]]

Dunque, noi siamo abituati a pensare al parassitismo come qualcosa di sempre negativo, e alla simbiosi come qualcosa, invece, di positivo. Ma se, per un attimo, nel pensare utilizziamo la “teoria sintetica dell'evoluzione” (Darwin e successori, compreso l'importantissimo Stephen Jay Gould, che per spiegare cose complicate ha scritto molti ottimi e leggibilissimi saggi), ci rendiamo conto che la positivamente vista simbiosi si sviluppa (sia pure in casi, mi pare, relativamente rari) dal negativamente visto parassitismo. Molti funghi hanno non “radici”, ma “ife”, filamenti che si diffondono nel terreno, anche per distanze di decine di metri, e aderiscono alle radici di alberi traendone vantaggi. Ma ne sono avvantaggiati anche gli alberi, perché dispongono (parzialmente) di una rete di radici più estesa. Può essere raro, ma non c'è nulla che vieti la comparsa di una mutazione A nel genoma del fungo e, anche in tempo diverso, di una mutazione B nel genoma di un albero il cui complesso (A + B) sia vantaggioso a tutti e due gli organismi. Non è che il caso debba essere sempre sfavorevole: di tanto in tanto anche in un gioco d'azzardo qualcuno una volta vince.


La complicazione della Natura e la sua immagine di faccenda semplice semplice. Fattore materiale e fattore culturale.

Parassitismi (e simbiosi) sono casi particolari della estrema complicazione a cui può arrivare la Natura (e tutto il mondo materiale in genere). Non è che in Natura tutto debba essere sempre complicatissimo, non mancano certo casi di fenomeni davvero semplici, ma sono moltissime le cose che ci sembrano semplici solo perché ci siamo abituati o anche perché il capirne la complicazione non è o non ci sembra utile. Che c'è di strano se le foglie degli alberi o le erbe spessissimo sono verdi ? Eppure le reazioni chimiche e fisiche della fotosintesi sono stramaledettamente complicate...

Ma per noi “complicato” quasi sempre significa “imperfetto”: solo che questa equivalenza a sua volta proviene, in origine, da un banale fatto materiale. Il nostro cervello pesa il 2% del nostro peso totale, ma consuma il 25% dell'energia totale che ci serve per restare in vita. Pensare costa energia, proprio anche nel senso di calorie: è quindi abbastanza logico che esista una tendenza a impiegare meno energia possibile per risolvere un qualsiasi problema e a rifuggire da linee di ragionamento relativamente faticose. Quindi, esiste innanzitutto, mi pare, un fattore materiale per la nostra tendenza a illuderci che i problemi e i processi naturali, fino a prova contraria, siano sempre cose semplici, mentre è semmai vero il contrario.

L'altra fonte di casino (e grossissimo, secondo me) è di carattere culturale. Mettiamoci in testa, che metafisica, allegorie, simbolismi a parte, a tutti gli effetti pratici, in questo mondo (dei vivi) attribuire tutte o quasi le cose che non ci piacciono a un peccato originale (secondo l'Antico Testamento) non è che ci aiuti quanto vorremmo, per lo meno. Quindi smettiamola di dare la colpa di malattie, morte e di tantissime altre cose di cui faremmo a meno a quella impicciona di Eva.... Perché accidenti anche antilopi, cavalli, bovini eccetera dovrebbero crepare per l'infezione dalla mosca tze tze (che rende impossibili gli allevamenti in una vasta fascia dell'Africa) per colpa di Eva ? Sarà, ma a me sembra che crederlo dimostri di avere un'idea di Dio peggiore di quella che avevano i Greci sul loro eterno assatanato Giove...

Chiarisco subito che “la Natura” spesso è anche meravigliosa, e quando lo è io la apprezzo attivamente (beh, adesso ormai sono vecchietto...) assai di più di tantissimi entusiasti a parole, che ne chiacchierano a vanvera. Chi si è mai levato il gusto di faticare con carte e orientamenti per scoprire una sorgente vera (non incanalata in truogoli di cemento, ma proprio intatta, filtrante tra i sassi) in un posto sperduto dei Pirenei, o ha conosciuto la bellissima Val Visdende, quando ci si arrivava solo a piedi (prima del recentissimo disastro) o ha mai dormito alla bella stella sui sassi lontano ore e ore dalla più vicina casa ? Eppure, per quanto gratificante sia viverla, in Natura ci si ammazza benissimo anche solo scivolando sull'erba secca di un pendio appena appena ripido.

Quindi il fatto che possa (generalmente col bel tempo) essere sentita come bellissima non toglie che sia anche, molto spesso, complicatissima e inoltre imperfettissima. E se non se ne tiene conto, si muore assai prematuramente. Senza igiene (inventata nella seconda metà del secolo XIX, Pasteur, Lister, eccetera) e anche senza la Big Pharma, la mortalità infantile era sopra il 40 per cento, anche nelle famiglie di duchi, baroni e re assortiti. Adesso, in questo tanto orribile perché innaturale mondo, è di zero virgola qualcosa per mille... E potrei andare avanti per centinaia di pagine a esporre anche solo i casi evidenti di naturalissimi ma dolorosissimi e complicatissimi guai.

Comunque, la complessità, l'evidenza della imperfezione (se ci vivi dentro, nella Natura vera, te ne accorgi eccome) ma anche la frequenza di casi in cui l'imperfezione della Natura non impedisce di vivere o almeno vivacchiare, non possono (secondo me) non avere obbligato gli appartenenti alla nostra specie (Homo sapiens) a porsi alquante domande. La prima e ovvia, ma logica (apparentemente) risposta a queste domande, il primo tentativo di spiegazione, è il congetturare una qualche forma di religione per estensione delle caratteristiche umane, in cui degli Enti (o uno solo) di potenza (di carattere quindi anche umano) maggiore, o molto maggiore, o enormemente maggiore, o infinitamente maggiore, di quella del più forzuto e capace appartenente alla tribù (o al “gruppo”), e di corrispondente autorità, domini la Natura e il reale in genere. Questa spiegazione, oltre a essere ovvia, è anche logicamente semplice. Mi pare opportuno notare che il signor UUUURRGHHAAAOU !, mio possibile antenato di tre o quattrocentomila anni fa, non è che intendesse fare della “metafisica”: questa della “metafisica” è una classificazione, una categoria, un cassettino ideale, esterno e successivo. E, sempre con la clausola “mi pare”, direi che questo Ente poi oltre che essere supposto reale, inizialmente in carne ed ossa, ma nascosto, poi può essere interpretato e concettualmente usato, sempre come agente onnipotente, perfino pur essendo una ipotesi, una idea, come il “Progresso”. Praticamente tutti quelli che non hanno sbattuto il muso contro i saggi di Stephen Jay Gould o analoghi capoccioni tendono a interpretare la “teoria sintetica dell'evoluzione” come inevitabilmente esprimente l'idea di progresso, il che è concettualmente semplice, ma totalmente sbagliato. Al contrario, l'adattamento puntuale a certe condizioni, se troppo spinto, può condurre con grande frequenza all'estinzione di una o più specie. Compresa la nostra, continuando a fare troppe scemenze.

[[Comunque, anche l'idea sbagliata della inevitabilità del progresso è sempre assai meglio che l'avere interpretato “il darwinismo” come una pseudo giustificazione della “Lotta del Volk Tedesco” per pretendere il dominio del mondo. A leggerle adesso certe idee in voga fino al 1914 e oltre sono peggio della peggiore cronaca nera.]]

Ma per quanto mi pare di saperne tutte le religioni prospettano un futuro migliore: è per analogia con esse, e per l'abitudine moralistica di assumerle come modello, che anche Darwin è stato interpretato, semplicisticamente, come un profeta: trattamento che non ha risparmiato d'altra parte nessuno, neanche Marx (il quale, secondo me, purtroppo ci ha messo parecchio del suo, pure).

Mi pare opportuno chiarire subito una cosa: che (sempre per quanto mi pare di saperne) il Cristianesimo è l'unica religione a imporre il perdente, il condannato a morte, il suppliziato, come incarnazione di Dio. Il che ha avuto e ha conseguenze civilizzatrici enormi. Ma anche il Cristianesimo ha avuto e ha una riduzione a una versione autoritaria e semplificata, troppo, troppo semplificata, come clericalismo. [[Occhio, il clericalismo non è un fenomeno solo nostro italiano o europeo, c'era anche in Tibet, eccome ! E nonostante tutte le nostre indignazioni, mi pare proprio che i tibetani poi non si impegnino troppo a rimpiangerlo, col suo sistema legale di caste definite per nascita...]]

E non è che il clericalismo di per sé poi fosse stato sempre il peggio del peggio, anzi, il sostegno alle monarchie assolute, durante parecchi secoli, probabilmente faceva vivere la gente (anche poverissima, anche gli schiavi) meno peggio che un regime di continua guerra tra briganti (anche se baroni).

E' stata la sua persistenza anche oltre il mutamento storico delle condizioni culturali, economiche e sociali in generale a essere stato una disgrazia (sempre secondo me).

Per capirci: durante la peste di Milano, quella di cui racconta il Manzoni dei Promessi Sposi, che il cardinale Borromeo facesse dire messe, preghiere e processioni, visto che di meglio in quel momento pochissimo o nulla si sapeva fare, non è che fosse male: almeno un po' di speranza la si cercava di dare, e forse un po' di alleggerimento della disperazione a magari un malato su cento ha agevolato una pur tanto rara guarigione. Marx (non sono poi sicuro che lo abbia detto proprio lui, non mi ricordo di avere letto un suo passo in questo senso) è stato spicciativo a classificare la religione come “oppio dei popoli”: che sia stata usata in questo senso (ma allora si dovrebbe parlare di clericalismo, appunto) non ci piove, ma in assoluta mancanza di meglio, una qualsiasi speranza mi sembra bene non negarla. Dove il presunto santo Borromeo è stato clericale e non cristiano è stato nel consentire, anzi incoraggiare, la tortura e supplizio di due poveracci spacciati per untori: evidentemente ci credeva davvero.

Il quale clericalismo, però, non mi pare possa sussistere senza caratterizzarsi con la conservazione del semplicismo primitivo (e naturale, penso) dei nostri lontanissimi antenati, che a modo loro e per le loro condizioni ambientali erano razionali, mentre non lo siamo noi adesso, a volere comodamente tuttora grufolare nel semplicismo pur diventato almeno da secoli dannoso indipendentemente dalle mutate condizioni sociali. E non lo era nemmeno ai tempi della peste di Milano o di Galileo Galilei: non tanto per l'avere rotto le scatole a Galileo, ma perché, secondo me già allora, al “gregge” dei fedeli, non era più indifferente che il Sole girasse attorno alla Terra o il contrario: al popolo, sapere come si è compresa la verità, avere capito il metodo, avere acquisito lo strumento dell'indagine sulla realtà, già serviva (e serve) eccome. Non sarà stato come oggi, quando questa acquisizione è diventata (secondo me) politicamente (e non solo moralmente) indispensabile: ma in quei tempi di pellagra altrochè, se serviva. Il contadino con la pellagra, se rispettoso dei dettami morali e medici del tempo, per curarsi digiunava e crepava: quello miscredente e inconsapevolmente sperimentalista e galileiano beveva vino e cercava di mangiare, e guariva.

Quindi, attenzione: la sistematica preferenza per le spiegazioni semplici è anche il risultato di svariati secoli in cui l'ispirazione della cultura popolare è stata quasi sempre e quasi totalmente clericale.


Democrazia e semplicismo.

Innanzitutto, a parecchi di noi (temo anche a Gigino Di Maio) a scuola ci hanno rotto le scatole con la democrazia (supposta tale e classificata come “diretta”) delle città greche dell'età classica. L'innamoramento per l'arte e per le speculazioni intellettuali (anche scientifiche) di quei tempi ne hanno fatto, per molti anni, un modello da imitare, da parte delle élite intellettuali europee e anche USA. Ma avete mai verificato se la politica ideata e attuata con quei criteri poi funzionava ? A me sembra che a parte la resistenza parziale all'Impero persiano le città “dell'Ellade” si siano piuttosto dedicate, con grande successo, ad autodistruggersi, fino a che non sono arrivati i buzzurri Macedoni a farli smettere e a trasformare le poleis in paesoni, politicamente.

Ora, per andare avanti, mi sembra necessario chiarire una cosa: che se nostra generale (almeno per chi si ritiene appena un po' di sinistra) ambizione è l'uguaglianza dei diritti per tutti, o meglio ancora la sostanziale uguaglianza nel potere decentemente, non è che siamo fatti tutti con lo stampo: le differenze native sono molto più ridotte di quanto anche i sinceri progressisti tendono a pensare, ma la casualità genera delle differenziazioni prenatali e postnatali. Presi due fratelli gemelli mono ovulari, nemmeno loro sono perfettamente uguali: lo sembrano, ma approfondendo le differenze si trovano. E c'è un altro modo per cui la casualità genera differenziazioni: non si sa bene quando, ma un nostro lontano antenato, supponiamo, per fissare le idee, un Homo ergaster, ha imparato, per tentativi e osservazioni, un qualche modo per accendere il fuoco. Ora, non è che tutti gli antenati nostri esistenti in quel momento abbiano fatto la stessa importantissima scoperta nello stesso momento: quello è stato uno e uno solo, poi la cognizione si è diffusa a tutti, vista la sua estrema ed evidentissima utilità. Ma non avrebbe avuto senso (come in frequentissimi casi analoghi non ha senso adesso) rifiutare la scoperta perché è stata opera iniziale di un tizio solo. E' la casualità che genera differenze tra individui e sopratutto tra le situazioni (motivo per cui non mi piace molto il concetto di “meritocrazia”) in cui gli individui si trovano: questa differenze poi impediscono che una scoperta, per quanto importante, la facciano tutti nello stesso momento. Quindi, di per sé, la differenziazione aumenterebbe: ma non essendo stati i nostri antenati poi tanto cretini, l'estensione a tutti della cognizione “come accendere il fuoco” ha restituito una almeno parziale uguaglianza, utilissima, anzi fondamentale, senza la quale noi oggi proprio non esisteremmo.

[[Come presunta risposta al collettivismo e pure al populismo, si ritrovano, dopo molti anni di meritatissima dimenticanza, frequenti riferimenti alle fesserie alla Ayn Rand, scrittrice americana assai furbastra che proponeva la figura dell'eroe artista solitario in lotta contro la banalità suggerendone una qualche divinità o almeno connessione con essa: scempiaggini assolute, che ho classificato come tali almeno una sessantina di anni fa. E' decisamente frequente invece il caso che pure un indubbio stupido abbia una ottima idea: magari è la sola di tutta la sua vita, ma saremmo più stupidi di lui se non la utilizzassimo.]]

Questo possibile incremento della differenziazione sociale in mancanza di una diffusione delle cognizioni relative a origini e utilizzo delle scoperte (o comunque realizzazioni) è comunque un ulteriore aspetto della complicazione del “reale” (che comprende anche la “Natura”).

Ma a questa complicazione è naturale (ma irrazionale) tentare di rispondere elaborando congetture semplici: e non è che le Chiese (per quanto mi pare di sapere, tutte) potessero rispondere ai danni e alle angosce di una pestilenza in modo costruttivo e scientifico: per eliminare le pestilenze c'è voluto tantissimo lavoro, svolto in un periodo di tempo assai lungo, e utilizzando uno specifico metodo (detto riduttivamente “scientifico”), per cui, almeno (tra le Chiese) quelle cristiane, hanno cercato spesso di fare il loro meglio. Spesso, ma non sempre: basta pensare alle cantonate in materia di stregoneria.

Il clericalismo mi pare lo si possa abbastanza bene definire anche come la perdita di vista di obiettivi difficilmente raggiungibili a favore della struttura che quegli obiettivi forse aveva come giustificazione iniziale. Sua caratteristica è anche il rifiuto della curiosità e poi del metodo, che invece di “sperimentale”, per farmi capire meglio, chiamerei “realistico” o “fattuale”. Per tale metodo qualsiasi congettura, perfino se da noi presuntuosamente attribuita a Dio in persona, non vale se non si accorda coi fatti. I brutti, piccoli, antipatici fatti, parafrasando Thomas Henry Huxley, “Darwin's Bulldog”. Ma questa caratteristica del clericalismo lo obbliga al semplicismo: per qualsiasi domanda o problema si deve scegliere la soluzione che appare più semplice, senza verificare se è la migliore: qualche volta succede, ma assai spesso no. Ed è certo assai più semplice attribuire tutto alla volontà di un Dio (e magari anche mettiamoci un Diavolo, alla faccia del monoteismo) che non alla infinita complicazione evidenziata dalla ricerca scientifica.

Ma questo semplicismo poi produce una illusione pseudomorale: Beppe Grillo è buono perché è contro i ladri, e poi ci diverte, racconta le battute, e allora, se chiacchiera di Rousseau come uno “che voleva la democrazia diretta” (e a sua volta è proprio Grillo a essere vittima del semplicismo, probabilmente colpa della scuola che ha frequentato) non ci si da la pena di andarlo a leggere, di verificare i fatti, sembra inutile, superfluo: perché Rousseau ha scritto certe cose, e che le abbia scritte è un fatto: ma è molto più semplice non verificare che cosa veramente abbia scritto.

E' semplice e sembra “morale”: il clericalismo ci ha messo in testa che se si hanno buone intenzioni (e Rousseau certamente, secondo me, le aveva) non si può sbagliare, non ci possono essere contraddizioni insanabili tra punti di vista moralmente solidali. Nell'assemblea popolare secondo Rousseau i membri non dovevano discutere prima (per coerenza sembrerebbe nemmeno durante) tra di loro degli argomenti di cui si sarebbe trattato: perché la precondizione della società era l'adesione di tutti ai dogmi della religion civile, tra i quali c'è l'esistenza di Dio eterno, creatore, onnisciente, provvidenziale e infinitamente giusto, la vita eterna con punizione dei reprobi e gioia dei giusti. A queste condizioni, visto che chi non era d'accordo con quei dogmi doveva essere esiliato, e chi fingeva di acconsentire senza poli in atto doveva essere “giustiziato”, per Rousseau i dissensi tra i partecipanti all'assemblea non potevano che essere minimi e dare risultato statistico nullo: JJR (sempre secondo me) non voleva essere clericale e cercava di non esserlo, ma al condizionamento dell'ambiente e dell'educazione non poteva sfuggire.

Quando Galileo ha osato affermare che non è il Sole, come tanto semplicemente sembra essere, a girare attorno alla Terra, ma l'assai più complicato contrario, scandalo ! Guai a pretendere di dare alla plebe nozioni complesse ! Non verrebbero accettate ! Così, per il clericalismo, ci sono voluti trecento e passa anni per accettare una cosa per la quale bastava qualche ora di studio dei dati... Non si tratta di essere cristiani o anche cattolici osservanti: il cattolicissimo Pasteur ha preso di petto la questione della possibile trasmissibilità di parecchie importanti malattie, e ha introdotto una montagna di complicazioni (utilissime). Ma Pasteur era cattolicissimo, però indipendente dalla posizione clericale del rifiuto di ammettere che la realtà è assai spesso complicata, non inquadrabile in spiegazioni semplici semplici ammannite per molti secoli ai pauperes, i quali per il fatto di essere poveri dovevano avere ragione, credendo alle spiegazioni semplici a loro volta imposte (assai spesso con le migliori intenzioni) dai clericali. Ho fatto benissimo in tempo a sentire ripetere ancora più volte la storiella dell'orgoglioso professorone messo KO dal povero vecchietto ignorante (ma pio), con la semplice domanda: “Ma allora, tutte queste cose, gli alberi, gli animali, il cielo, il Sole, la Luna, eccetera, chi le ha fatte ?”. Che la Chiesa cattolica si sia oggi accorta del pasticcio combinato (come mi sembra sia finalmente avvenuto), va a suo onore: ma secoli e secoli e secoli di semplicismo clericale hanno formato una tradizione, e non se ne esce tanto facilmente. Quando anche Bergoglio, stimabilissima persona, se la prende col denaro come “sterco del diavolo”, evidentemente non si rende conto che la tendenza al parassitismo è naturale e precedente di milioni di anni (quanti sono attribuibili all'apparizione del genere Homo) all'invenzione del denaro. Senza il quale si faceva tutto, ma in maniera meno evidente... e tracciabile.

Il modo di fare, di esporre, di Salvini, è inconsapevolmente (ritengo) identico a quello del parroco di una basilica (minore, ma sempre basilica) di Roma che nel dopoguerra se la prendeva coi “comunisti”, i quali assolutamente non dovevano “partecipare” alla vita sociale e politica dell'Italia: dovevano essere estranei ad essa. E questo in seguito a considerazioni che, oltre a non essere cristiane, erano anche terribilmente semplicistiche. Io all'avvento del Comunismo non ci credevo, ma per motivi che per quanto abbastanza ovvi non erano tanto tremendamente elementari (e sbagliati) di quelli esposti dal dottissimo prelato.

Ma anche la trascuratezza di 5 Stelle e Lega rispetto alla necessità assoluta di darci una mossa per rilanciare seriamente la ricerca scientifica e tecnica (altrimenti la Cina e tanti altri, fino al Marocco incluso, ci daranno tante di quelle legnate da fare piangere sulle attuali illusioni governative nonché sovraniste e maledirle) coincide (secondo me perfettamente) con l'atteggiamento del vecchietto ignorante ma pio di cui sopra. Se si crede che un nostro sovranismo possa impedire ai milioni e milioni di professoroni (e ingegneri) cinesi di proseguire per la loro strada, tanto vale credere che i leoni nell'Arca di Noè mangiassero fieno. Condito con la pimpinella.


Tradizione culturale clericale del populismo e presunzione della moralità della superficialità.

Quindi, riassumendo, il “populismo” non dico coincida totalmente con la tradizione del semplicismo, di fatto imposta dal clericalismo a quelle che (abbastanza paternalisticamente) sono state chiamate le “plebi cattoliche”, ma ne è enormemente condizionato. Tanto, secondo me, che senza di esso non si potrebbe parlare di populismo. D'altra parte è inevitabile che un modo di pensare, per millenni inculcato come “giusto” e morale, possa venire abbandonato in quattro e quattr'otto perché la Chiesa ha finalmente capito (mi pare) la nocività del clericalismo. Ma come nel caso del vischio: sempre di parassitismo si tratta, anche se, almeno, molti clericali, delle buone intenzioni, almeno, le avevano. A differenza delle personalità a cui l'autoritarismo insito nel semplicismo finisce col dare il ruolo di guida nel populismo.

Quindi, per me, o si accetta come un fatto che la “Natura” sia spesso complicata e imperfetta, ossia che non si possano assumere la semplicità e perfezione come sue caratteristiche, o di politica si capisce assai poco. Non dico “nulla”: per ottenere l'approvazione di buona parte dell'elettorato, basta eccome, dopo secoli e secoli di abitudine al considerare moralmente positivo il semplicismo: è poi a “fare” che vengono fuori i guai. In genere tutti i movimenti politici cercano almeno di evitare questo scoglio: M5S e Lega invece hanno programmaticamente in comune il dogma del semplicismo. Il che significa non capire un accidente della Tecnica (se non per certi particolarissimi campi di competenza, rigorosamente limitati dai paraocchi, quando va bene), ma significa anche un pur inconsapevole parassitismo intellettuale. Cosa intendo dire ? Intendo dire che non è che io ogni volta che accendo il gas in cucina mi raccolgo in pia meditazione per riconoscenza all'ignoto nostro antenato che per primo è riuscito a trovare il modo di accendere il fuoco sfregando per almeno mezz'ora due pezzetti di legno, ma mi rendo sempre conto che praticamente tutti noi viviamo perché infinite altre persone si sono fatte un mazzo terribile a cercare di capire i fatti e ad applicare le cose capite a vantaggio comune oltre che proprio. Ossia, quasi nessuno di noi oggi non sarebbe vivo se non fosse per l'opera della Tecnica (al modo di Emanuele Severino, che su questo solo punto mi pare abbia ragione, metto insieme Scienza propriamente detta e Tecnica, anche per una comunanza di metodi): quando invece sento dire che la TAV sarebbe vintage e che la stampa 3D riducendo il volume della materia impiegata in una fabbricazione renderebbe inutili i vantaggi della TAV nei trasporti industriali, lo considero parassitismo: anche se non te ne vengono soldi in tasca, sei sempre parassita, perché usi i successi delle fatiche altrui per la grande soddisfazione di non pensare, ossia per la gratificazione della pigrizia. A parte poi il piccolo problema che tra i due versanti Italia e Francia c'è un infernale traffico di TIR carichi di paglia: che ci faremmo, anche la carta, pure quella igienica, in stampa 3D ?


Ah, non ho finito, sull'argomento:  proseguirò con un'altra pagina...