ELEZIONI INGLESI E BREXIT


ULTERIORI PROBLEMI BREXIT
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Sebbene quasi distrutto dall'accoppiata vecchiaia-raffreddore, non rinuncio a cercare di aggiornarmi (e sopratutto aggiornarvi su quanto presuntuosamente mi pare di capire) sugli sviluppi della Brexit. Sulla quale mi pare assai opportuno ricordare il caso del tizio, ricoverato all'ospedale per gravi contusioni multiple dopo una rissa con un creditore, che agli amici andati a trovarlo diceva: “Me ne ha date tante, ma quante gliene ho dette !”. Vabbè, sulle ultime elezioni inglesi e la conseguente vittoria parlamentare di BoJo (che sarebbe Boris Johnson) non ho ancora pescato i dati ripartiti per classe di età, genere di economia prevalente collegio per collegio, sesso, scolarità eccetera eccetera: quindi non è che io possa essere molto specifico.

Ma qualcosa mi pare chiaro: il leader laburista Corbyn sarà personalmente simpatico e una bravissima persona, ma la Fede nel Crollo del Capitalismo, Crollo coincidente col Generale Riscatto degli Oppressi (idenificati con gli operai industriali), per quanto possa essere stata sacrosanta in passato (e da non dimenticare mai !), se non trasformata, adeguata alla realtà che la stessa Sinistra ha creato, non attacca. Ossia, la stessa Sinistra ha trasformato la realtà economica e sociale, anche se in modi e in esiti non previsti dagli epigoni di Marx (il quale dalle previsioni cercava di tenersi alla larga, se possibile). Che questa trasformazione non sia avvenuta in modo “romantico” non giustifica il negarla o piangerci sopra per motivi estetici o estetizzanti, secondo me: rimane il fatto che la speranza di vita per tutti (nei paesi a economia sviluppata) è aumentata in maniera assolutamente inaspettata e imprevedibile dai comunisti e socialisti romantici, come sono migliorate tante altre condizioni della generale esistenza. E non attacchiamoci alla speranza che i problemi ambientali facciano crollare quello che abbastanza impropriamente oggi definiamo ancora “capitalismo”: da surriscaldamento del pianeta e da tanti altri guai ne usciremo (vabbè, correggo, “ne uscirete”, mi dimentico sempre di essere vecchietto), ma per l'accelerazione della Tecnica, a meno che la Destra riesca a castrarla. Accelerazione della Tecnica che starebbe alla Sinistra incorporare e attuare, secondo me.

Quindi i Corbyn, bravissime persone, ma è meglio si dedichino al giocare a bocce, se non vogliono lasciare campo libero alla Destra, alla pur naturale ma orribile ferinità umana. Come “campo libero”, se della Destra ne dicono di tutti i colori ? Sì, ma quasi sempre, mi pare, con argomentazioni che sono, o vorrebbero essere, moralistico-sentimental-romantiche, ma comunque combattivamente antirazionali, che quindi appaiono poi anche legittimazioni di una distribuzione di balle giornalistiche e una sistematica disinformazione strumentale a un profitto capitalistico in senso proprio. Non è che il profitto si possa generare solo pagando poco l'operaio carropontista o l'addetto al manovrare un carrello elettrico detto “muletto”, anzi se ne genera di più, di profitto, mediante l'opera di magnaccia (anche se formalmente giornalisti) che procurano indignazione (che sempre una emozione di pancia è) a utenti ancora culturalmente condizionati non dall'oppio dei popoli, ma dalla abbastanza frequente accettazione, nella nostra Storia, dell'uso della religione come, appunto mezzo per dissuadere i soggetti (il gregge che il pastore guidava) dall'utilizzo della propria razionalità. Il capitalismo di Murdoch non è meno capitalismo di quello del padrone delle miniere in Germinal di Zola, anche se costretto a usare altri mezzi. E non è detto che perchè vaselinoso (scusate !) verso appunto la nostra umana ferinità, un nostro anche spesso deliberato voler credere il sentimento comunque più “morale” della razionalità, pure quando il sentimento è aggressivo (verso altri, ma anche perfino verso sé stessi, talvolta: non sopporto le indulgenze, l'eroicizzazione della anoressia o del rincretinimento chimico, per esempio), cosa che conduce, mi pare inevitabilmente, verso la creazione o l'individuazione del colpevole, del capro espiatorio, dell'Ebreo o addirittura della EU. Bum ! Beh, scusate, non è che Napoleone Buonaparte nonché buonanima facesse sempre e sole cose sante e giuste, tutt'altro, ma gli inglesi a Waterloo hanno con il loro innegabile eroico valore rimesso in piedi il potere di: Borbone (vari), Absburgo, Hohenzollern, Wittelsbach, Romanov e Papato. Che fra tutti non è che potessero essere tanto adeguati alle trasformazioni economiche e quindi sociali e politiche dell'Europa. Con conseguenze non totalmente imprevedibili, come due catastrofiche guerre mondiali con un terribile tributo di sangue anche inglese e infine il declassamento della Gran Bretagna a solo media potenza economica e politica.

Il disagio di tanti inglesi lo capisco pure (anche se i giovani pare che per fortuna se ne freghino), ma la illusione che i loro guai siano prodotti dall'unificazione europea temo li porterà a fregature peggiori.

Dicevo (anche se pare una divagazione, non lo è, anche se forse non riuscirò bene a spiegarlo), ferinità umana naturale, intendendo il prevalere della posizione di comportamento irrazionale e aggressivo verso tutti i “gruppi” diversi dal proprio e verso gli appartenenti a tali gruppi, reprimendo l'altrettanto naturale tendenza alla razionalità e alla solidarietà. Per l'aspetto più specifico di funzionamento della capoccia, mi pare si parli talvolta di “pensiero di tipo 1, veloce” e di “pensiero di tipo 2, lento, razionale”. Ma devo, mi pare, precisare un po' il mionaturale ma orribile”: lo è anche il cancro, in natura diffusissimo in tutte le specie animali: ultimamente ne è stata trovata una grave epidemia nelle naturalissime cozze (!) causata da un naturalissimo batterio. Sento moti di sorpresa e dissenso: ma come, non è stata la dissennata industrializzazione mossa dall'avidità capitalistica a provocare l'evidente aumento di frequenza di casi di cancro, che poi spessissimo si crede essere una malattia solo umana ? E tutta “causata” solo dall'industrialismo conseguente alla brama di profitto del capitalismo, secondo lo schema dell'economia “a somma zero”, per cui se da una qualche parte si guadagna o si sembra guadagnare, dall'altra si deve pagare, magari in malattie ?

Cara “parasinistra”, ossia personificazione della tendenza a credersi Sinistra senza accettare il materialismo come metodo di indagine, non è così: il cancro è una malattia degenerativa, il cui rischio aumenta enormemente con l'età (e pure col numero di cellule costituenti il corpo di ognuno di noi): aumentando la durata della nostra vita e diventando mediamente più grandi e grossi evidentemente la morbilità per neoplasie non può che statisticamente aumentare, restando che mi pare assai meglio morire di cancro a una certa età mediamente piuttosto avanzata che di qualche altra cosa vent'anni prima... Scusate la pur solo apparente digressione: pur apparente perchè senza l'accettazione della naturalezza della ferinità, secondo me, non si combatte la Destra e suoi misfatti (siano essi crimini o cavolate) con l'efficacia che vorrei. Come, ritornando all'esempio, i continui e spesso notevolissimi progressi delle terapie oncologiche sono stati resi possibili dalla comprensione della naturalità delle cause, come del resto avvenuto per peste, colera, difterite, poliomielite, tubercolosi eccetera eccetera che massacravano gli umani anche solo un tre generazioni fa.

E' stato il materialismo (almeno strumentale, poi in metafisica ognuno è libero) a permettere di capire e rimediare alle conseguenze di processi naturalissimi ma per niente positivi per il nostro legittimo punto di vista.

Chiusa la “non digressione”, appunto “non” tale, ma in quanto secondo me la posizione ideologica di Corbyn è stata fondamentale per l'esito delle elezioni in Gran Bretagna, torno alla stravittoria dei Tories, che andrebbe poi interpretata sul numero di voti e sue ripartizioni, dati che ancora non ho pescato: comunque, il sistema elettorale ununominale secco, un collegio un deputato, senza resti, senza collegio unico nazionale, senza nessuna equiparazione tra dimensioni dei collegi eccetera, la “governabilità” la produce, o sembra produrla: ma con cautele. Esempio: in Scozia, cominciando dal partito più piccolo, i Liberal Democratici, percentuale dei voti espressi 9,5, deputati eletti 4. Laburisti: voto popolare 18%, deputati 1. Conservatori: voto popolare 25%, deputati 6. SNP, Scottish National Party, 45%, deputati 48.

Quindi gli indipendentisti scozzesi hanno preso l'80% dei seggi con il 45% dei voti, mentre i poveri laburisti con quasi il doppio dei voti rispetto ai liberal democratici hanno avuto 1 solo seggio contro i 4 dei Liberal Democratici.

Quindi, cautele, e molte: la vittoria dei Conservatori in Gran Bretagna è stata assai di più una vittoria elettorale che popolare: non è un caso che i contrari alla Brexit chiedessero di rifare il referendum, perchè ora, a quanto pare, ci sarebbe stata una pur leggera (ma qualificata dal forte peso del voto giovanile) maggioranza per restare nella EU.

In Scozia poi c'è una chiarissima maggioranza contro la Brexit, ma non è che ci sia un 88% del voto popolare per una immediata secessione dalla Gran Bretagna. Mentre c'è un obbligo politico per il partito indipendentista di fare cagnara e chiedere un nuovo referendum (per l'indipendenza dalla Gran Bretagna), perchè anche se la Brexit non porterà agli scozzesi latte e miele (come non pare possa essere) devono comunque chiedere al voto popolare la conferma di quanto parlamentarmente hanno il dovere (con l'80% dei deputati nel loro parlamento a Edinburgo) di fare. Dall'altra parte, è normale, con quel sistema, che nei fatti i governi siano assai meno liberi di agire: un uninominale così secco esalta eventuali cambiamenti di opinione. Le cautele occorrono eccome anche a Johnson e ai conservatori per la Brexit o ad essi allineati.

A me pare, difatti, che l'Unione Europea abbia in realtà stravinto su un punto fondamentale (e stia vincendo su parecchi altri punti): la BBC, fieramente europeista, si diverte a presentare immagini e filmati di Johnson e autorità europee che cordialissimamente ridono assieme alle spalle degli ingenui brexiters convinti di essere tornati ai tempi della Gran Bretagna massima potenza mondiale... Johnson ha promesso all'elettorato di concludere rapidissimamente la questione: se poi la conclude a vantaggio della EU e a svantaggio dei suoi elettori, vabbè, sono finezze, ma finora sta mantenendo le promesse di rapida soluzione proprio cedendo alla EU e fregando i suoi elettori, propinandogli cose anche assai peggiori di quelle di cui si lamentavano e che sono state prese a motivo della Brexit. Formalmente, una promessa la mantiene, quella della (relativa) rapidità di soluzione, su cui da gran furbo ha impostato la campagna elettorale. Ha promesso anche parecchi altri miracoli dalla Brexit, ma sempre in maniera frammentaria e sostanzialmente non impegnativa. L'estrema e ilare cordialità tra BoJo e i rappresentanti della EU avrebbe dovuto allarmare i suoi elettori, secondo me: ma se uno vuole farsi fregare da un politico furbacchione, beh, peggio per lui, direi.

Il primo punto, importantissimo, forse non meno di tutto il resto, è l'affare del confine tra GB (Gran Bretagna, nazione Irlanda del Nord) e repubblica d'Irlanda, Eire, Stato assolutamente indipendente dalla Gran Bretagna e saldissimamente membro della Unione Europea. Ho messo in corsivo “nazione” perchè pare che adesso si tenda parecchio, in Gran Bretagna, a riconoscere questa qualifica di nazione alle entità componenti lo Stato della GB, Gran Bretagna, composta da England (Inghilterra), Wales (Galles), Scotland (Scozia) e North Ireland (Irlanda del Nord, o Ulster). E ha l'aria di non essere solo una questione linguistica. Ora, per due anni si sono tutti accapigliati sulla faccenda del confine tra Repubblica d'Irlanda e Ulster, che un trattato internazionale detto “del Venerdì Santo” (non mi ricordo di che anno) imponeva e impone tuttora essere completamente aperto. E tale, cioè aperto, secondo l'Unione Europea, doveva rimanere, mentre per i sostentori della Brexit e il governo della Gran Bretagna doveva diventare il confine doganale tra appunto la Gran Bretagna e l'Unione Europea. E quindi essere un confine chiuso, con tanto di barriere doganali, recinzioni, cippi di confine, eventuali fili spinati eccetera. A quanto riportato dal riassunto BBC del testo di accordo da proporre alla EU e approvato dalla Camera dei Comuni, invece, il confine resta aperto: il limite doganale effettivo si sposta tra Irlanda del Nord e resto della Gran Bretagna. “Barriera doganale”, poi, pare, per le sole aziende: per quanto riguarda le persone pare non sia previsto nessun controllo su persone e bagagli personali: quindi parrebbe che io, volendo, con un volo Roma Dublino (capitale della Repubblica d'Irlanda, Eire), passando poi per Belfast (capitale della North Ireland) e da lì con un qualunque traghetto verso un porto inglese (come Liverpool) potrei arrivare sul suolo inglese, anche a Londra, senza controlli sulla eventuale bottiglia di cognac vecchio di quarant'anni magari da vendere a un'asta, e tornare a Roma con una bottiglia di whisky scozzese pregiatissimo senza nessuna rottura di scatole.

Per le aziende, invece, le parti in causa (EU, GB e anche Irlanda del Nord) dovranno in futuro stilare una lista di merci che, se portate in North Ireland dal resto della Gran Bretagna “sono a rischio” di essere successivamente esportate dalla North Ireland alla Repubblica d'Irlanda, che è EU. Queste merci, ai porti di uscita dalla Gran Bretagna (o a quelli di ingresso nell'Irlanda del Nord) pagherebbero una eventuale tariffa doganale (da decidere), tariffa che nel caso le merci poi non escano dall'Irlanda del Nord per entrare nella Repubblica d'Irlanda (e quindi in EU) verrebbe rimborsata. Boh ! A me sembra una pezza a colore su un'altra pezza a colore diverso, ma tant'è... La BBC presenta pure il disegnino esplicativo, e non è che il governo GB abbia smentito. Il punto è comunque importantissimo di per sé, ma lo è ancora di più se è davvero valida la mia ipotesi che a suo tempo vi ho presentato: cioè essere la situazione irlandese un fattore determinante della nascita di tutto il brexit-casino.

Partiamo dal fatto che tra Inghilterra (England) e irlandesi ci sono stati secoli e secoli di ostilità cruenta, di colonialismo inglese e di rifiuto, rivolte, lotte e rivoluzione da parte irlandese, con parecchio razzismo, pure (e non solo da parte inglese). I nazionalisti irlandesi hanno anche alquanto amoreggiato con la Germania nella prima guerra mondiale, cosa che ha fatto indignare parecchio gli inglesi, anche quelli abitanti in Irlanda e discendenti dai coloni inglesi insediati anche prima del tempo di Elisabetta I, e ha rinfocolato l'odio reciproco. Anche l'insurrezione del 1916, in piena prima guerra mondiale, è stata vista dagli inglesi come un tradimento, e repressa alquanto brutalmente. Nel 1921 ha avuto luogo la divisione politica dell'isola, tra un nuovo Stato (Repubblica, d'Irlanda o “Eire”) e una zona settentrionale dove era più forte la presenza di inglesi etnici o che si consideravano tali: identità monarchica e protestante contrapposta ai cattolici e repubblicani irlandesi. Ma in questa zona settentrionale (“Ulster”, o “North Ireland”) è comunque rimasta una allora minoranza irlandese che non ha mai rinunciato all'obiettivo di una separazione dell'Ulster dalla Gran Bretagna e di una sua riunione all'Eire. Tumulti, attentati con vittime innocenti, sparatorie reciproche e pure massacri: la situazione si è calmata con un accordo spinto dalla comunità internazionale, accordo che prevede una specie di costituzione nord-irlandese alquanto specifica costruita per obbligare le due parti a cooperare nel relativo governo “regionale” o “nazionale” e che (sempre l'accordo detto “del Venerdì Santo”) impone che il confine tra Ulster e Repubblica d'Irlanda sia completamente aperto. La cosa ha funzionato abbastanza bene per parecchi anni, tanto più che essendo sia la Repubblica d'Irlanda che la Gran Bretagna membri dell'Unione Europea la mancanza di un vero confine non dava nessun problema. Solo che nel tempo le cose sono cambiate: la Repubblica d'Irlanda, ex area arci depressa, avvantaggiandosi del fare parte dell'EU, è economicamente fiorita: gli irlandesi, anche quelli della Repubblica, sono diventati meno bigotti e non sono più gli straccioni colonizzati che nell'800 morivano di fame in massa. Nell'Ulster le nuove generazioni, anche di inglesi, non stanno più a pensare tanto alle glorie passate, gli abitanti cattolici o agnostici o atei sono diventati maggioranza: insomma, le condizioni sociali, culturali ed economiche sono diventate tali da rendere l'esistenza della North Ireland un anacronismo. Ma che un simbolicamente importantissimo residuo dell'antica supremazia inglese nel mondo sparisca non andava bene né a molti inglesi abitanti nella England propriamente detta e nemmeno a una ancora consistente fetta della popolazione dell'Ulster che non accetta una sovranità dell'Eire, ossia di irlandesi, sulla propria identità inglese. Diciamo che per la maggioranza degli abitanti dell'Ulster di quarant'anni fa l'idea di una confluenza del loro territorio nell'Eire, Repubblica d'Irlanda, era ( e per alcuni, pochi, tuttora lo è) era accettabile come per gli abitanti della provincia di Bergamo una annessione al Marocco...

Solo che senza un cambiamento radicale della situazione “geopolitica” (ecco il parolone !) la confluenza di fatto dell'economia prima e di cultura e e istituzioni poi dell'Ulster nella Repubblica d'Irlanda è, ormai da svariati anni, qualcosa di palesemente inevitabile, a meno di eventi assolutamente straordinari. Occhio, perchè l'evoluzione economica, politica e culturale dell'Eire è stata estremamente facilitata dalla sua appartenenza alla EU. Buon motivo perchè per gli inglesi se appena appena un po' jingo (diciamo sovranisti ma davvero convinti, con ragioni ormai anacronistiche, obsolete, ma, almeno, on po' più serie, appoggiate se non altro a indiscutibili glorie, pur accompagnate da delitti, misfatti vari e colossali batoste). E qui poi entra un altro fattore: l'incapacità di accettare il ruolo dei fattori materiali nella politica, il romanticismo, fatto sopratutto da pubblicisti più o meno letterari un “imperativo catastrofico”, coniugatosi con un liberismo misticheggiante. Questa incapacità ha prodotto e produce l'incomprensione diffusa di alcune scomodissime ma validissime ragioni di essere dell'Unione Europea. Ma non solo della EU: anche di un qualsiasi Stato capace di gestire gli obiettivi istituzionali suoi in un contesto moderno o non moderno ma comunque materialmente determinato. Cosa voglio dire ? Che tutte le chiacchiere sull'Unione Europea ridicola perchè si occupa della curvatura delle banane sono scemenze, e lo resterebbero pure se la bufala fosse vera: Dante ha scritto la Divina Commedia perchè il contesto economico in cui si è trovato a vivere, nonostante tutto, glielo ha permesso: se moriva di denutrizione a quindici anni, come tante volte in antico succedeva, a scriverla, non ci sarebbe riuscito. Ma condizione necessaria perchè già ai suoi tempi non si morisse tutti di denutrizione è stata che le corporazioni, le gilde, le Arti o come volete chiamarle, avessero già scoperto che la merceologia è indispensabile: ed è indispensabile la sua applicazione a delle vincolanti definizioni di tipi e qualità delle merci. I “panni” di Firenze venivano esportati in giro per il mondo allora conosciuto, il che ha generato la ricchezza di Firenze che a sua volta ne ha permesso la fioritura artistica. In un suo articolo, una volta, Sergio Romano (che si picca di essere un conservatore, molto più di quanto non sia, poi) ha raccontato di evere spiegato a Gianfranco Miglio che dovere imprescindibile dei governi è la definizione dei criteri di qualità delle merci: se questa definizione non esiste (anche eventualmente copiata da altri) lo Stato non c'è. Non sono gli squilli di tromba, rulli di tamburi e rombo dei cannoni, e nemmeno le parareligioni “ideologiche” a creare gli Stati funzionali abbastanza da potersi reggere senza opprimere o depredare (magari gli abitanti di qualche altra terra). Come non lo è la parareligione liberista, per cui le vincolanti definizioni di cui sopra sono inutili pastoie.

Pastoie ? Vediamo il caso del Boeing 737 MAX: l'introduzione sul mercato di nuovi motori molto più efficienti ha reso disadatta l'architettura di quel tipo di aereo. Ma anziché decidersi a progettarne uno nuovo, cosa che avrebbe richiesto un grosso investimento, con per vari anni una diminuiziome dei dividendi e dei premi aziendali alle somme cariche aziendali, si è deciso di modificare l'architettura, proprio la forma geometrica, dell'aereo. Le “gondole” dei motori sono state spostate molto più avanti rispetto al bordo dell'ala. Sbilanciando pesi e punti di applicazione delle forzea erodinamiche e spinte dei motori si è resa intrinsecamente instabile , in certe condizioni, la baracca: e allora si sono introdotte pezze a colore rapide da fare, a basso costo, ma ingegneristicamente criminali (se qualcuno vuole chiarimenti glieli procuro). Ora, esiste un ente certificatore USA, la FAA, Federal Aviation Agency, che è USA, e che per varie ragioni detta legge o quasi a tutti gli enti di sorveglianza del resto del mondo. La Boeing è poi una cocca di mamma dei governi USA: per cui la FAA ha preso per buone le assicurazioni della Boeing, spinta anche dalla necessità di arginare la concorrenza dell'Airbus (europeo...), e ha certificato come valido qualcosa con enormi e evidenti difetti. Così ci sono stati ben due disastri con relativi morti. Ma anche se i morti non ci fossero stati la insufficiente “fiscalità” (la chiamo così anche per provocare) avrebbe provocato un disastro economico: le compagnie aeree sono piene di aerei 737 MAX che non possono volare, vengono tenuti fermi, con perdite finanziarie belle grosse. Che poi il governo USA provveda a tamponarle lo do per certo, ma comunque i soldi sono di Pantalone...

Ma la mentalità per cui il rigore da parte dell'ente certificatore USA (in questo caso la FAA) sembrava inutile e dannoso è la stessa mentalità per cui il rigore delle certificazioni EU sembrano inutili e dannose: roba da “curvatura delle banane”.

Ma con questa mentalità è stato inevitabile che i “brexiters”, legati a una visione tradizionale degli Stati fondati su emozioni collettive e non su motivazioni razionali (che del resto anche in passato dovevano essere verniciate di emozioni per essere appetibili da parte di un pubblico educato al sentimento, solo al sentimento, e che considerava moralmente accettabile solo il sentimentalismo, pure quando esso veniva preso a giustificazione delle peggiori porcate), trovando assolutamente incomprensibili i motivi di essere dell'integrazione europea si illudessero che la Brexit facesse crollare come un castello di carte tutta la costruzione economica e politica della EU, risolvendo automaticamente anche il problema (problema per loro, poi) irlandese, eliminando quindi la prospettiva di una confluenza dell'Ulster nella Repubblica d'Irlanda in quanto Unione Europea. Non solo “membro” dell'Unione Europea, e nemmeno “parte”, l'integrazione economica e progressivamente culturale e politica supera i concetti di “membro” e “parte” in senso corrente. La attuale dirigenza dell'Unione Europea ha cercato di fare capire che era irrealistica l'idea di risolvere i problemi economici, culturali e costituzionali della GB e dell'Irlanda cercando di provocare un crollo della UE stessa. Scegliendo la politica di sostegno assoluto alla Repubblica d'Irlanda e agli Irlandesi anche se abitanti nel settore Nord, ha reso chiara per tempo la sua linea, a cui Johnson ha dovuto adeguarsi, decidendosi a trattare con Varadkar, Primo Ministro della Repubblica d'Irlanda, in quanto EU. Il quale poi usa la sua posizione di forza data dalla conversione di quello che era il partito etnico filoinglese nell'Irlanda del Nord, il DUP, Democratic Union Party (Union intesa con la Gran Bretagna), che ha ribaltato la sua posizione storica di acerrimo nemico dei repubblicani Sinn Fein, tesi invece alla completa separazione dalla GB e confluenza nella Repubblica (Eire). Insomma, pare che perfino la (ormai) minoranza protestante inglese nel Nord Irlanda (Ulster) preferiscano la fusione con la Repubblica irlandese, l'abbandono della Gran Bretagna e il restare nell'Unione Europea.

Quindi, se le cose continuano a procedere come impostato dai Brexiters, pare proprio che la Gran Bretagna per uscire dalla EU vada a perdere un pezzo storicamente e culturalmente importantissimo.

Questo del problema irlandese secondo me è stato ed è il problema più grosso e complicato di tutto l'affare Brexit, su cui mi pare che la EU abbia ottenuto un successo politico (e altro) assai grosso, tale che se preventivato dai sovranisti Jingo li avrebbe dissuasi dalla Brexit.

Su tutti i restanti punti, c'è attualmente una enorme confusione: praticamente ogni settimana salta fuori un ministro GB che dice qualcosa di diverso e incompatibile con quello detto da qualche altro.


Immigrazione. Dal ritornello: ”fuori tutti gli stranieri che non hanno compilato un certo questionario, o le cui risposte non sono soddisfacenti”, siamo passati a “tutti quelli che lavorano possono restare”. Poi si prevede un sistema a punti, e/o un limite di garanzia di lavoro già disponibile e remunerato almeno 30000 sterline annue, a un abbassamento del limite a 26000, altrimenti non si possono fare immigrare persone disponibili a lavori dignitosi (bidelli, inservienti ospedalieri) ma che gli inglesi ormai trovano troppo faticosi.


Commercio internazionale.

Le rosee previsioni dei brexiteers erano che tutti gli Stati del mondo si sarebbero precipitati a stipulare con la GB trattati di commercio che non tenessero conto delle regole merceologiche, sanitarie e altro previste dai loro trattati con la UE. Al contrario, pare che tutti o quasi abbiano rimandato eventuali trattative a dopo la conclusione delle trattative per il futuro trattato commerciale tra GB e UE. I trattati finora non definiti, ma almeno su cui c'è disponibilità, sono interinali e fotocopia, nel senso che duplicano esattamente quelli che ciascun Paese ha in atto con la UE. Sembrerebbe che ci sia un po' più di disponibilità da parte del Giappone, che si era apertamente dichiarato contrario alla Brexit: ma pare che i giapponesi abbiano già tutelato i loro interessi smontando gli impianti di montaggio automobili che avevano creato nella GB. Dopo di che l'interscambio GB-Giappone pare sia marginale. Un inciso cautelativo: uso molti “sembra”, “mi pare” eccetera, perchè molte notizie le becco dalla BBC, ovviamente molto più attenta a questi argomenti di quanto non lo sia la stampa italiana: ma la BBC è ferocemente europeista.

Comunque, un gran casino pare sia già scoppiato sulla questione della partecipazione dei cinesi della Huawei alla realizzazione delle reti di comunicazione 5g (Quinta generazione). Il governo USA assolutamente vuole che nessun alleato o almeno non nemico utilizzi materiale cinese, per ragioni di presunta sicurezza. Inciso: anche utilizzando materiale di qualsiasi altro fornitore (che sono al massimo due o tre) le comunicazioni comunque si possono spiare: per cui quello degli USA pare un pretesto per escludere un'azienda che è cinese ma tecnologicamente assai più avanti degli USA. Gli europei hanno deciso a favore delle forniture Huawei, con certe cautele: ieri 27 anche il governo GB ha preso la stessa decisione, e il governo USA si è tremendamente incavolato. Mike Pompeo sta volando a Londra per fare rimangiare al governo GB la sua decisione: ma ammesso che ci riesca, indebolisce Johnson facendolo apparire una marionetta in mano agli USA; e gli inglesi sono sicurissimi di essere in tutto o quasi migliori degli americani.



Difesa.

Notevole la dichiarazione di un ministro GB: che il loro sistema di difesa deve essere organizzato in modo da potere eseguire interventi bellici anche senza partecipazione USA. Il che contrasta con la visione di parecchi Brexiters, per cui il motivo stesso dell'uscita dalla UE era la prospettiva di un rapporto più stretto con gli USA. C'è anche un aspetto economico: gli armamenti costano un sacco di soldi, e non è che la GB o un altro paese della stessa stazza possa sognarsi di fabbricarsi da sé tutto l'occorrente: escludendo che su questo terreno la GB possa consorziarsi con la Cina.


Servizi.

L'economia della Gran Bretagna oggi dipende largamente dai servizi più che dalla manifattura e relative esportazioni. In questi servizi rientra la gestione finanziaria, e la grandissima parte della massa delle transazioni finaziarie in Euro viene trattata a Londra. Non sembra molto probabile che la piazza finanziaria di Londra possa mantenere questo ruolo in una condizione di ostilità quale quella che i Brexiters auspicano e prevedevano tra GB e UE. Mi pare significativo il presenzialismo di Varadkar, Primo Ministro (“Taoiseach”, ufficiale è anche l'uso dell'irlandese, che è una lingua celtica), in quanto un trasloco di sedi di banche e altre istituzioni da Londra a Dublino (rimanendo quindi nella UE) sarebbe più digeribile di un trasloco a Francoforte. Comunque, quello dei servizi è un ostacolo assai grosso alla realizzazione della promessa di Johnson, di concludere la transizione entro il primo gennaio del 2021.A meno di diventare buoni buoni e accettare le proposte della UE...


Rapporti USA.

Pare che il governo USA avrebbe preferito di gran lunga che la Gran Bretagna continuasse a ostacolare il processo di integrazione europea, cosa che poteva fare (e ha fatto per molti anni) meglio dall'interno, restando membro UE. Ma certamente non passa per l'anticamera del cervello della Destra USA l'idea di sacrificare i profitti dei loro business per fare sentire orgogliosi del loro presunto potere gli inglesi, e su questo punto finora si sono espressi assai chiaramente. Non gliene frega niente di una GB e della sua amicizia se ci devono rimettere dei soldi: il motore delle loro azioni politiche è di guadagnarne di più. Mentre invece da parte inglese molti Brexiters (non Johnson, che è troppo furbo o furbastro per cascarci) c'è ancora l'illusione che la GB, libera dai vincoli dell'appartenenza alla UE, possa invece consigliare, indirizzare, suggerire, condizionare la politica dei governi USA. Atteggiamento che ha già cominciato a produrre fregature.


Rapporti con la UE.

Johnson non è chiaro se non sul fatto che tende sistematicamente a fregare il prossimo, anche suo amico o seguace. E sta dando molto rilievo a una dichiarazione politica sui futuri rapporti GB-UE, che porrebbe le basi di una grandissima e fruttifera amicizia. Quindi, forse, tende a uno scambio tra migliori condizioni del futuro trattato commerciale (su cui gli inglesi sono svantaggiati anche da una mancanza di preparazione tecnica, che invece la UE possiede eccome) concesse dalla UE, con la contropartita da parte GB di una benedizione politica, culturale e storica della UE come “Stato” a tutti gli effetti e quindi anche grande potenza.

Comunque, pare che problemi imprevisti stiano già sorgendo: con l'uscita dalla UE decadono anche gli accordi sui diritti di pesca nei mari frequentati dai pescherecci GB, con il rischio di dolorose difficoltà per l'approvvigionamento di fish and chips. Mi pare che Johnson abbia trovato una scappatoia nella necessità di ridurre la pesca per (d'altronde sacrosantemente validi) motivi ecologici e di recupero della pescosità, confondendo quindi le limitazioni dovute alla Brexit con quelle di diversa origine.

Conclusione: credo che una conclusione possa essere solo provvisoria, perchè mi pare che il ballo politico vero cominci solo adesso...


29/01/2020 -

Claudio Fornasari