SULLE STUPIDITA' DEI NAZISTI
(TUTTO DIVERSO DA COME LI FANNO AL CINEMA)


DIFFUSO IL 28/08/2019


PRIMA PARTE



Questo scritto è nato, in origine, per cercare di comprendere i motivi per cui gli esperti politici inglesi e il loro elettorato, pur abituato a valersi di un sistema politico alquanto collaudato, si sono infilati nel Grande Papocchio della Brexit (di cui confesso ancora non so bene sviluppi e conseguenze). Per spiegarne quello che mi pare esserne un importantissimo meccanismo, ho cominciato a usare un esempio che credo di conoscere ancora abbastanza bene: quello di un popolo, certamente non composto interamente di stupidi, come quello tedesco, che a suo tempo si è infilato nella trappola del nazismo, con esiti catastrofici. Ma coerenti con una sua generalmente ignorata ma intrinseca inefficienza “tecnica” (o “tecnologica” o “tecnico-scientifica”) in senso generale, provocata, secondo me, proprio dall'eccesso di sentimento identitario. Non è, ovviamente, che paragono Boris Johnson a Ribbentrop o Farage a Himmler: ma propongo l'esistenza di un rapporto di causa ed effetto tra un forte sentimento identitario, caratteristico delle ideologie di destra (di destra in quanto non frenato da un sufficiente apprezzamento della necessità generale di umana solidarietà e di ricerca dell'uguaglianza) e una produzione di concretissime stupidaggini funzionali; e uso, per giustificare la mia ipotesi, appunto il caso del nazismo. Visto non solo come realizzatore di crimini ma anche (aspetto di cui si parla assai meno frequentemente) come produttore di formidabili sciocchezze anti razionali, anti empiriche e antiscientifiche, che poi sono state importantissime per il suo crollo. La questione di una irrazionalità politica da eccesso di sentimento identitario mi pare attualissima: non mi spiego altrimenti certe cavolate della Lega o come dei politici inglesi si siano compromessi a mettere in moto la questione Brexit senza preoccuparsi prima di sapere neanche quante decine di migliaia di TIR passano ogni giorno da e per la Gran Bretagna e il resto dell'Unione Europea.

Poi, anche per essermi reso conto di quanto fascino ancora esercitino le stupidaggini autoritarie e per l'irritazione dal constatare quanto il nazismo possa sembrare “tecnologico” e “scientifico” persino a chi ne aborre la criminalità e la stronzaggine, ho finito con l'espandere quello che in origine era soltanto un, per quanto forte, esempio. Ma poi, procedendo, mi è sembrato di potere sostenere che un forte sentimento identitario, abbastanza forte da comportare una svalutazione di tutto quanto può essere sentito come “altro”, se nell'immediato è comodamente sfruttabile per ottenere consenso, sia, oltre all'immediato, catastrofico proprio nel caso generale (non solo per quanto riguarda casi specifici come la Brexit o l'avvento del nazismo) in quanto appunto rende culturalmente impossibile un adeguato sfruttamento della Tecnica, anche di quella già perfettamente disponibile. Non è che i nazisti rifiutassero il motore a combustione interna a favore del cavallo, anzi ritenevano sé stessi “moderni” e perfino “tecnologici”, ma di fatto sottovalutavano la misura dei vantaggi del motore, tanto che sono entrati in guerra con una sorprendente quantità di pezzi di artiglieria ippotrainati, ormai del tutto assenti pure da noi, per quanto ne so.

Questa pur inconsapevole sottovalutazione della Scienza e della Tecnica e sopratutto del loro metodo, porta gravissimi danni di vario genere anche per gli stessi promotori delle politiche identitarie e sovraniste, oltre che ai loro seguaci. Non solo il partito conservatore inglese alle ultime elezioni ha preso una gran batosta, ma, quello che è assai più importante, gli inglesi nella classe di età tra i 18 e i 24 anni si sono fortemente spostati verso la permanenza nella Unione Europea, in misura, oggi, dell'80% circa contro il 20%.

Quindi il partito Tory, tra i giovani, deve spartirsi quel 20% con tutti gli altri partiti e tendenze (compresi non pochi radicali contrari all'economia di mercato). Non mi pare che questo rientrasse tra gli obiettivi della ricerca Tory di consenso per mezzo della proposta della Brexit, senza contare tutti gli altri problemi che si è ritenuto potere trascurare, molto probabilmente facendo affidamento su un crollo della struttura politica della UE già al solo annuncio della Brexit...

Quindi, riassumendo il riassunto (più conciso di così non riesco ad essere) l'esaltazione dell'identità impedisce la diffusione del ricorso al metodo “empirico-razionale”, con gravissime conseguenze economiche e politiche: in un mondo anche politicamente tanto condizionato dalla Tecnica la democrazia è un'illusione, se la sostanza del metodo della Tecnica non è compresa da tutti. Ed è tanto più un'illusione quanto più la si pretende “diretta”.



Il nazismo e la Tecnica.

Tra le cose più idiote e controproducenti, anche sentite (purtroppo) a sinistra, c'è l'immagine del nazismo come qualcosa di molto propenso alla Tecnica e quindi magari anche alla Scienza. La realtà è assolutamente opposta: rimando allo Shirer, “Storia del III Reich” per estratti dai vari documenti ideologici, “Mein Kampf” in primo luogo, e per le statistiche sulla politica dell'educazione: in sei anni di nazificazione, gli studenti universitari sono passati da 127920 a 58325, e, attenzione attenzione, quelli delle Hochschule tecniche, nel sistema tedesco importantissime, da 20474 a 9554. Questo calo di studenti e la diminuizione della loro preparazione hanno perfino creato allarme nel mondo industriale, che in quel momento era, anche se non tutto filonazista, almeno consenziente. Ma mi pare una gran bufala anche che la Tecnica tedesca abbia avuto un ruolo importante nell'Olocausto, o meglio mi pare un tentativo di usare l'Olocausto per farne una argomentazione contro la Tecnica (nel senso, che qui sempre uso, come mi pare sensatamente proposto da Emanuele Severino, di comprensivo della Scienza) in quanto essa Tecnica è accettazione del ruolo della casualità nella Natura e quindi accettazione della fallibilità umana. E conseguentemente rinuncia alle illusioni di scorciatoie strumentalmente e apparentemente metafisiche, che poi vanno a finire ad essere superstizioni, pessime imitazioni delle religioni. Il gas “Zyclon B” usato per lo sterminio di milioni di esseri umani non era che un ben conosciuto e banalissimo prodotto venduto e usato per la disinfestazione dei mobili e del legno in genere dai tarli, già in commercio da un pezzo. Nè l'uso dei treni per il trasporto dei deportati può essere preso come una innovazione tecnologica...

E d'altra parte Hitler era stato chiarissimo: obiettivo fondamentale del nazismo era una Germania agraria, e agraria in senso molto tradizionalista, con una moltiplicazione dei piccoli proprietari terrieri, che sarebbero stati insediati sulle terre fertili dell'Est, che era obiettivo del nazismo conquistare. Queste imprese agricole avrebbero poi utilizzato anche manodopera schiavile o semi schiavile delle razze inferiori, in questo caso slave. Il tutto poi mi pare fosse una reminiscenza e una generalizzazione del sistema economico degli Junker prussiani e slesiani, reso temporaneamente impraticabile dalla indipendenza della Polonia dopo il 1918: ma era un programma contro l'industrialismo e il tecnicismo, non certo per. Il Volk tedesco doveva essere formato da coltivatori agricoli diretti: l'uso della Tecnica era assolutamente solo strumentale e temporaneo. Insomma, doveva essere impiegata per poi poterne fare a meno: nel progetto nazista il popolo tedesco doveva stare anche materialmente bene a causa del suo possesso (per avvenuta conquista) dei territori agricoli dell'Est Europa, della sua totale supremazia politica e quindi della conseguente disponibilità di lavoro agricolo schiavile fornito da razze inferiori (slave, in questo caso).

Attenzione: non è che si tratta solo di interesse storico: primo, l'immagine di un nazismo di eccelse capacità tecnologiche e ad esse interessato come obiettivo è stata e viene tuttora diffusa da mezzi di comunicazione (e purtroppo non di informazione) sensazionalisti per un profitto, in questo caso certamente sì, antisociale.

Secondo, a me pare che la causa fondamentale di un grosso rischio di cretineria (rapporto causale che cercherò almeno di proporre come ipotesi, se non dimostrare quanto sarebbe necessario) che può coinvolgere anche moltitudini di persone normalmente intelligenti sta nella assai frequente accettazione di credenze di gruppo; dove intendo “gruppo” non nel senso corrente aziendalista di gruppo di lavoro, che tra l'altro solitamente funziona meglio se è eterogeneo, ma in senso antropologico, come “banda”, “tribù” eccetera via via crescendo in numero di membri. Come riferimento, il primo che mi viene in mente è la “Storia naturale della morale umana” di Michael Tomasello, tra parecchi altri studi che mi sembrano ormai generalmente accettati. Queste “credenze di gruppo” hanno funzioni di identificazione degli appartenenti al gruppo (con cui essere solidali, riconoscendoli almeno come “prossimi”) distinguendoli dagli estranei, appartenenti ad altri gruppi con cui si è in competizione. Competizione generalmente feroce, dal momento che la ragione di essere di una organizzazione umana (o animale) in “gruppi” è l'ottenere una forza numericamente tale da garantire l'accesso a risorse limitate e negarne invece l'accesso da parte degli altri gruppi concorrenti. Queste “credenze di gruppo”, che possono essere costumi sacralizzati, vere e proprie religioni, abbigliamenti, tabù, convinzioni sul mondo fisico, sono cosa assolutamente diversa dalle “teorie” in senso scientifico e più generalmente razionale/sperimentale, che sono ipotesi verificate mediante il confronto coi fatti, confronto che può essere realizzato anche ricorrendo a prove di tipo storico, ma mai mancare: mentre una “credenza di gruppo” può anche essere assurda nel confronto coi fatti ed invece efficacissima rispetto ai suoi scopi di identificazione e coesione. E questo secondo punto mi pare importante assai per le salvinate di oggi, che a me pare siano parecchio determinate da nostagie autoritarie, a loro volta conseguenti a normali umane imperfezioni mentali: è la cultura, o meglio un certo tipo di cultura, a farci più avvertiti e a non credere che a dar retta “alla pancia” si capisca sempre tutto. Presunzione che poi, una volta conquistato il consenso tradizionalista, fa precipitare nelle cretinerie anti razionali come è inevitabilmente (secondo me) successo ai nazisti.

Quindi, preferisco organizzare il ragionamento facendo alcuni esempi (spesso terra terra ma mi sembra ben documentati) di somme castronerie naziste per cercare di demolire questo mito dell'alleanza (o addirittura, per certi, identificazione) tra nazismo e Scienza e Tecnica, per poi passare a congetture sulle cause della diffusione del mito e alle sue connessioni ideologiche e di psicologia sociale, talvolta riguardanti purtroppo anche ambienti e movimenti infelicemente persuasi di essere “di sinistra”. E scusate la prolissità: tutto sommato un paio di volte all'anno qualcosa forse forse la capisco, ma riuscire a spiegarlo in tre parole e due virgole non mi è facilissimo. Se a capire qualcosa talvolta forse ci arrivo, è per un laborioso processo di ipotesi, verifica, modifica dell'ipotesi, nuova verifica eccetera, e allora tendo a ricostruire, per l'eventuale interlocutore, il percorso della (presunta) mia comprensione, anziché scodellare solo il risultato senza esporre il procedimento mentale che lo ha originato.


Cavalli e camion.

La prima cosa che in generale si trova piuttosto sorprendente è che nel (presunto) arcitecnologico esercito nazista ci fossero tantisimi cavalli da tiro, molti più che autocarri.

L'organico di una divisione di fanteria della Wehrmacht prevedeva un effettivo di 16900 uomini, tra soldati e ufficiali delle varie specialità, ma anche di ben 5400 cavalli: quindi era assai lontana dall'essere integralmente meccanizzata. Che l'Esercito Italiano stesse ancora peggio lo sappiamo benissimo: ma il nostro era volutamente povero, non aveva certo ricevuto la barca di soldi speso dalla Germania nel riarmo. E non aveva in progetto l'invasione dell'Europa o dell'Eurasia, addirittura. Migliaia di cavalli da tiro nel 1940 erano un assoluto anacronismo, oltre che una gran complicazione e un forte costo fisso, indipendente dall'attività: un camion da fermo non consuma carburante, ma un cavallo deve comunque sempre mangiare, e parecchio. Per me, la sola possibile spiegazione della bizzarria nazista è stata una sistematica sottovalutazione dei vantaggi funzionali degli strumenti tecnici: vedremo dopo che per strumenti, sempre tecnici, ma più appariscenti, più suggestivi e ritenuti più idonei a spaventare gli avversari i soldi poi si trovavano, anche troppi. A un certo punto della guerra è stata fatta perfino una proposta alquanto oscena: la consegna agli Alleati di non so quante centinaia di migliaia di ebrei deportati e reclusi nei Lager in cambio di una fornitura, tramite governi neutrali, di un diecimila autocarri pesanti di cui le forze armate tedesche avevano assoluto bisogno e che l'industria tedesca, quotidianamente bombardata, non poteva più fornire.

Preciso subito: il nazista tipico non vedeva sé stesso come antitecnologico, al contrario, era convinto che la sua superiorità razziale dovesse realizzarsi in qualsiasi campo, per cui era scontata a presunzione di una sua superiorità anche nell'utilizzo della Tecnica. In realtà il metodo della Scienza assume per scontata la nostra umana comune fallibilità, e quindi l'assoluta necessità di una continua e continuamente ripetuta verifica della corrispondenza tra ipotesi e fatti. Ma questo nega l'autoritarismo, e viceversa l'autoritarismo nega la Scienza e le sue applicazioni, almeno fino a quando restano innovative. Ma anche quando non sono più tanto innovative, resta fuori dal comprendonio dell'autoritario il processo per cui a quelle innovazioni si è arrivati, e ne vengono sistematicamente sottovalutati i vantaggi. In questo particolare caso, mi pare appunto che i vantaggi di una innovativa meccanizzazione integrale sono stati sottovalutati, con conseguenze che mi sembrano essere state parecchio significative. Ricordo ancora le stanchissime truppe naziste in ritirata attraverso Trieste, stese su scalcinati carri agricoli tirati da cavalli altrettanto stracchi, cavalli e carri fregati a contadini che non avevano saputo nascondere abbastanza bene i loro alquanto miserelli averi.




Il nazismo e l'esaltazione del Potere Aereo.

In contrasto con la trascuratezza verso un mezzo tecnico poco affascinante come gli autocarri, abbiamo la costruzione del mito tuttora perdurante (perfino tanti anni dopo su Internet i riferimenti sono ancora infiniti) dello Stuka, ossia Ju87, aereo da bombardamento in picchiata, ottimo mezzo per il suo specifico ruolo, ma una vera cassa da morto in situazioni diverse dall'attacco a fanterie o colonne motorizzate poco difese. Il tentativo di impiegarli nei bombardamenti sull'Inghilterra, bombardamenti preliminari a un eventuale tentativo di sbarco tedesco, è stato assolutamente fallimentare: ne venivano abbattuti tanti che si è cercato di proteggerli con una scorta di caccia (i Me-109, eccellenti, ma operativamente parecchio inferiori agli Spitfire inglesi, che inoltre combattevano coi vantaggi della difesa) e ce ne volevano tre, di caccia Me-109, per proteggere (male) un solo Stuka. E alla fine i tedeschi sono stati costretti, dalle intollerabili perdite di piloti (morti o caduti prigionieri degli inglesi dopo l'abbattimento del loro aereo) a ritirare gli Ju87, diminuendo così in un solo colpo di parecchio (mi pare addirittura un terzo) il numero dei bombardieri a disposizione da usare contro l'Inghilterra. Ma le evidenti caratteristiche di specializzazione dell'aereo lo rendevano inadatto all'uso di bombardiere generico in presenza di una difesa appena appena seria. Non è che i russi, che per i nazisti erano una “razza” presunta inferiore anche per intelligenza, si siano mai sognati di mandare i loro eccellenti Sturmovik (cacciabombardieri di attacco al suolo) a bombardare le fabbriche tedesche, uscendo dal ruolo per cui erano stati progettati e prodotti: sarebbe stato un prevedibilissimo massacro di piloti e una costosissima perdita di aerei. Si tratta semplicemente di utilizzo degli strumenti per lo scopo a cui sono stati ideati e al quale quindi sono adatti: se uno stupido prova ad avvitare una vite normale, con il solo taglio trasversale sulla testa, usando un cacciavite per la testa a croce, perde tempo, nel migliore dei casi: un comportamento analogo in guerra manda a farsi ammmazzare i propri soldati, in questo caso i piloti degli aerei.

D'altra parte anche il famoso salvataggio dell'esercito inglese da Dunkerque è stata possibile perchè i tedeschi si erano illusi di poterlo bloccare e distruggere le divisioni inglesi in ritirata dal Belgio contando anche sull'efficacia dell'intervento della Luftwaffe, mentre gli inglesi sono riusciti prima a disimpegnarsi da un possibile accerchiamento e poi ad arrivare fino alla costa, da cui poi l'evacuazione e la salvezza in Inghilterra. Questione di abilità dei generali inglesi e maggiore mobilità ( e qualità in generale) delle loro divisioni, ma anche di estrema sopravvalutazione delle capacità relative della Luftwaffe. La quale poi si è vanamente dissanguata nella cosiddetta “Battaglia d'Inghilterra” nel tentativo di conquistare la superiorità aerea necessaria per potere eventualmente effettuare uno sbarco sul suolo inglese.

E qui le cose si fanno diverse e più generali, riguardando le capacità organizzative necessarie per sfruttare adeguatamente le possibilità via via messe a disposizione dall'avanzare della Tecnica. Poichè i politici inglesi il “Mein Kampf” di Hitler lo avevano letto per tempo, la Gran Bretagna si era rapidamente dotata di un efficiente sistema di difesa aerea, il cui progetto, se non mi sbaglio, era già completo nel 1936, anno in cui sono cominciati i lavori anche nei cantieri di costruzione delle infrastrutture (la rete di cavi dedicati e protetti di comunicazione, antenne radar, centrali operative eccetera). Non è che come idee fosse poi qualcosa di straordinario: l'unica soluzione razionale, praticamente obbligata, prevedeva un Centro nazionale di decisione a cui, tramite reti di comunicazione apposite, affluivano tutte le informazioni da impianti radar, osservatori a terra, aerei in volo. Da questo Centro partivano le direttive tattiche a “Centri di zona” in contatto con gli aeroporti, i comandi tattici delle unità operative e da questi comandi tattici, via radiotelefono, con gli aerei da fare decollare o già decollati e inviati a intercettare gli aerei incursori (bombardieri e caccia) nazisti. Quello che è straordinario è che i nazisti, tanto i servizi di informazione quanto i comandi, a tutti i livelli, non avessero capito il sistema inglese, pur ovvio: erano convinti che le formazioni tattiche inglesi fossero rigidamente e burocraticamente legate ai Centri di zona, con conseguente estrema limitazione della flessibilità di impiego. E questa convinzione se la sono continuata a tenere anche quando, col proseguire della guerra, è diventata pressante la necessità da parte nazista di difendersi adeguatamente dai bombardamenti, prima solo inglesi e poi anche americani. Ossia, i nazisti hanno copiato quello che erroneamente credevano fosse il sistema inglese: e questo ancora fino alla fine, nel 1945, facilitando grandemente le cose agli attacchi aerei degli Alleati.

Quindi, i nazisti non solo non hanno capito una cosa tecnicamente ovvia, ma hanno continuato a non capirla per alquanti anni dopo essercisi rotti le corna, anche in una situazione estremamente più tragica per la Germania di quella che i bombardamenti tedeschi sull'Inghilterra erano mai riusciti a ottenere. Ripeto parecchi, almeno cinque, anni, il che poi è riduttivo: a quanto pare, non è che siano finalmente riusciti a capire la soluzione razionale al problema, è che rispetto alla comprensione è arrivata prima la sconfitta...

Un'altra straordinaria inettitudine è stata la sottovalutazione della produzione inglese di nuovi aerei da caccia e di manutenzione o riparazione di quelli logorati dall'uso o danneggiati nei combattimenti. A un certo punto della “battaglia d'Inghilterra” (giugno-settembre 1940) i comandi tedeschi si aspettavano che gli inglesi riuscissero solo faticosissimamente a racimolare i loro “ultimi cinquanta Spitfire”, che poi invece risultavano essere oltre dieci volte di più e soprattutto, poi, in numero ogni giorno crescente. Poi i piloti dei caccia tedeschi a un certo punto hanno capito, dalla loro quotidiana esperienza, che le presunte certezze dei loro comandi erano illusioni: per essersi permessi di obiettare all'ottimismo (che costava sempre più vite) sono stati puniti con trasferimenti e riduzioni di grado.

Ma poi, d'altra parte, gli inglesi, nel pieno degli attacchi dei bombardieri tedeschi, continuavano a effettuare bombardamenti su città tedesche, anche su Berlino, perfino in occasione di una visita del ministro degli esteri sovietico Molotov (che, a quanto poi ha pubblicamente raccontato Stalin, a un certo punto ha osservato a Ribbentrop: “Ma se l'Inghilterra è stata proprio sconfitta, di chi sono gli aerei che in questo momento ci stanno bombardando e che ci hanno costretti a scendere in questo rifugio antiaereo ?”). I risultati di quei bombardamenti erano scarsi (tranne la politicamente assai importante dimostrazione a Molotov che il nazismo non stava vincendo), le perdite degli attaccanti erano forti: ma se il numero di bombardieri utilizzati dagli inglesi continuava a crescere, come diavolo si poteva pensare che l'industria aeronautica inglese fosse allo stremo, visto anche che la produzione di un bombardiere (pure se in maggioranza ancora bimotore) richiedeva comunque assai più risorse della produzione di un normale caccia intercettore e monomotore ?


Due catastrofi accuratamente cercate: Stalingrado e Tunisia.

Data la fissazione nazista per l'aviazione come messa in pratica della loro presunta superiorità “razziale” (ossia, per loro, la presunzione della superiorità tecnica era una inevitabile conseguenza della loro supposta superiorità “razziale”), resto ancora su questo filone di tragiche scemenze. Stalingrado, 1942-1943: dopo l'accerchiamento da parte dei russi (e per giunta sovietici, sommo insulto anche politico oltre che razziale), il parere dei migliori generali tedeschi era che le loro forze impegnate nella battaglia si ritirassero da Staligrado e forzassero l'accerchiamento russo, coordinandosi con un attacco tedesco dall'esterno, mettendosi così in salvo. I capi nazisti erano invece convinti che si potessero rinforzare a sufficienza le loro truppe accerchiate con rifornimenti per via aerea. L'aviazione sovietica, che non era mai stata di second'ordine, e che ormai era stata rinforzata in personale e mezzi, ha avuto gioco facile a distruggere un gran numero di aerei da trasporto tedeschi e ridurre a dimensioni assolutamente insufficienti l'arrivo di risorse e l'evacuazione di feriti. Così i capi nazisti (sempre ancora col consenso della loro base popolare) hanno mandato al macello i piloti, alla distruzione gli aerei e alla morte o alla prigionia i soldati tedeschi accerchiati a Stalingrado.

E non basta: lo stesso disastro è si è verificato (sempre 1942-1943) in Tunisia, dove alla fine, nonostante l'abilità di comandanti e capacità di soldati italiani e tedeschi, il 12 maggio 1943 i tedeschi di Von Arnim hanno dovuto firmare la resa, come il generale Giovanni Messe per le sue truppe tedesche e italiane il giorno successivo. Di soli prigionieri, in un colpo solo, 230 mila, a cui vanno aggiunti i morti, feriti e prigionieri vittime dei combattimenti precedenti, fin dall'otto novembre 1942, data dello sbarco alleato in Marocco e Algeria. Le cifre delle perdite di aerei ed equipaggi sono anche più impressionanti. Rommel, che non era certo un pavido, aveva invece sostenuto la necessità che in seguito allo sbarco alleato tutte le truppe italiane e tedesche dovessero essere ritirate dal Nord Africa: la responsabilità della decisione opposta, spedire su quel fronte altre ingenti forze inevitabilmente destinate alla distruzione o alla cattura, e poi di tentare di rifornirle per via aerea, è stata politica, dei capi nazisti e di Mussolini.

Certo, in certi casi il rifornimento per via aerea funziona: per un esempio importantissimo, tra il 1948 e il 1949 Berlino ovest è stata rifornita per via aerea, con fino a 1400 voli al giorno, vanificando il blocco da parte sovietica teso a costringere inglesi, americani e francesi ad abbandonare le zone a loro attribuite dagli accordi interalleati. Ma non è che i russi (allora ancora “sovietici”), sebbene incavolati, si sognassero di sparargli...

Ora, qualsiasi ufficiale del Genio o dell'artiglieria tedeschi del 1942-43 era perfettamente in grado di fare un po' di calcoli e verificare che sia nel caso di Stalingrado che in quello della Tunisia il rifornimento per via aerea non poteva non essere un fallimento e un disastro militare, per evitare il quale l'unica via era la ritirata, finchè possibile. Eppure lo stesso errore è stato fatto due volte. Non è che gli Alleati non abbiano fatto errori, ma per quanto mi risulta nessuno è mai riuscito a fare per ben due volte lo stesso errore e della stessa grandezza.



Il “Credo” dell'inferiorità mentale e psicologica degli avversari.

Vediamo un'altra serie di inverosimili scemenze naziste: di cui la prima è stata lo stesso attacco alla Russia, nonostante le ragioni contrarie già presenti a Bismarck e nonostante il disastro della sconfitta nella Prima Guerra Mondiale legato all'avere ignorato quelle ragioni. Ma quello che mi pare decisamente indicativo, è la convinzione nazista di una assoluta superiorità materiale e “spirituale” rispetto ai Russi di qualsiasi colore, quindi razzista, ma poi esaltata anche dalla incomprensione dei motivi storici dello sbocco di una rivoluzione assolutamente inevitabile nell'estremismo e nel “bolscevismo” come tentativo di organizzare l'estremismo in un sistema politico pressappoco funzionante almeno un po' meglio dell'autocrazia zarista.

E questo festival del razzismo e della superficialità fino al ridicolo, di cui mi pare qui basti un esempio. Ben prima dell'attacco nazista all'URSS, ci sono stati contatti da parte nazista con l'offerta di vendere all'Unione Sovietica, che comunque veniva sempre considerata un avversario da distruggere (per razzismo e per brama di territorio agricolo, nonostante certe confusioni ideologiche), esemplari funzionanti di tutti gli aerei più moderni destinati a formare la Luftwaffe, Stuka e Messerschmitt Me-109 incluso. I russi hanno accettato, convinti comunque che i tedeschi volessero rifilargli una bufala, ossia vendergli aerei di tipi destinati a diventare subito obsoleti per nascondere l'esistenza degli apparecchi veramente moderni. Poi si sono resi conto, con alquanta sorpresa, che non si trattava affatto di una bufala in quel senso: non era che i nazisti fossero furbi, erano proprio stupidi stupidi: la spiegazione è che volevano dimostrare ai sovietici quanto fosse (secondo loro) inarrivabilmente superiore la loro tecnologia rispetto a quella “sovietica” e così fargli comprendere che in una guerra i russi ne sarebbero stati subito travolti e senza rimedio immediatamente distrutti.. Per cui, era meglio per loro rassegnarsi alla superiorità tedesca e accettare l'inevitabilità della sconftta, senza cercare di resistere...

Gli ingegneri sovietici, che poi non erano per niente tanto arretrati e che non soffrivano di complessi di inferiorità per una presunta appartenenza a una “razza” inferiore, hanno comunque bene utilizzato le informazioni ottenute anche se conseguenti a un tentativo di intimidazione, senza poi lasciarsene intimidire. Ma confesso che nonostante la mia assai scarsa stima per i nazisti, una scemenza come quella di fornire ai potenziali avversari il meglio del meglio di quanto normalmente si cerca di tenere segreto, quando l'ho scoperta (perdonatemi la mancanza di una bibliografia e della citazione delle fonti: se qualcuno è davvero interessato posso indirizzarlo alle referenze), mi ha parecchio sorpreso.

Ma comunque, di fatto, l'attacco alla Russia, nonostante le dichiarazioni di anticomunismo, aveva per scopo immediato il mettere le mani sul raccolto agricolo russo dell'estate 1941 e per scopo politico a lungo termine l'eliminazione (per morte o per fuga forzata) delle popolazioni ucraine o russe abitanti i territori su cui si intendeva installare la nuova Germania agraria (questo punto viene generalmente trascurato nonostante, ripeto, per il nazismo fosse fondamentale). E la strategia di guerra comportava, scientemente e fondamentalmente, l'intimidazione. La prima guerra mondiale era finita nel 1918 con una sconfitta dell'esercito tedesco, messo in condizioni in cui era diventato assolutamente impossibile continuare a combattere con prospettiva di successo: ma la sconfitta, dalla destra tedesca e forse anche dalla maggioranza della popolazione, non era stata percepita come di carattere militare, ma come cedimento “morale” del “fronte interno”. Questa interpretazione, proposta naturalmente dai capi militari, penso debba essere stata determinante nella idea nazista (ma anche mussoliniana) della predominanza dei fattori “psicologici” su quelli materiali ai fini di una vittoria o di una sconfitta. Questa balzana idea, combinandosi con quella della “razza” tedesca superiore per coraggio e resistenza (il che è, come proporrò poi, anch'essa una credenza di gruppo), ha fatto sì che i nazisti fossero assolutamente convinti che terrorizzando degli avversari (questo riguardava anche gli inglesi) questi sarebbero stati talmente spaventati da volersi arrendere: dopo di che, con certezza (almeno nel caso dei russi e degli ebrei), diventava facilissimo appunto “eliminarli”, ossia ucciderli. Il che è stato invece un ottimo modo per garantire la sconfitta: nei primissimi tempi della guerra, l'errore di Stalin del non avere creduto all'imminenza dell'attacco nazista e lo scontento diffuso nella popolazione e nei soldati per quell'errore e in generale verso il regime staliniano ha indebolito la resistenza (comunque assai maggiore di quella che i nazisti avevano preventivato), ma gli eccidi di prigionieri e di civili poveracci ha subito chiarito alla popolazione e ai soldati che la condotta di gran lunga più razionale era combattere. Il rischio di morire combattendo i nazisti risultava assai minore di quello di essere uccisi o comunque fatti morire dopo essersi arresi... E francamente, in tutte le mie (insufficienti) letture di Storia, non mi ricordo di un altro caso di stupidaggine simile, e sopratutto non ricordo un altro caso di simile testardaggine nell'errore. Sul comportamento dei nazisti verso i prigionieri e i civili russi perfino Ciano nel suo diario riferisce di un rapporto a Mussolini da parte del generale Messe (ex comandante del CSIR, Corpo di Spedizione Italiano in Russia): ma ho avuto anche notizie personali da un abitante di un borgo del Comelico, che si è trovato in Russia come soldato “autiere”, cioè camionista (di uno dei pochissimi camion del CSIR e poi ARMIR). Per il genere di notizie di fonte sua personale sui massacri di assolutamente innocenti civili russi, basta sapere che, riportata a casa la pelle e sposatosi con la sua ragazza al suo cattolicissimo paesello, al primogenito ha voluto mettere nome “Tito” (allora la lite tra Tito e Stalin non era ancora avvenuta...).

L'errore di Stalin del non avere creduto, nonostante le prove contrarie, alla possibilità di un imminente attacco tedesco è stato gravissimo, e se n'è anche lui stesso benissimo reso conto, con una crisi personale da cui è uscito per l'intervento dei militari, che anche se fortemente contrari al regime giustamente non volevano un cambiamento sotto la pressione dell'attacco nazista (sarebbe stato un Otto Settembre su scala migliaia di volte maggiore). Ma sta di fatto che Stalin si è ben guardato dal ripetere un simile errore, anzi ha accettato la tutela di fatto dei militari, sovietici o in cuor loro semplicemente russi che fossero; mentre la caratteristica del comportamento dei nazisti era la testardaggine, o meglio, secondo me, l'impossibilità di cambiare, di rinunciare alla presunzione di superiorità come credenza fondante del nazismo come “gruppo”.

Si è poi ripetuta anche nei dettagli l'incapacità nazista di recepire e capire informazioni: già nei primissimi giorni dell'attacco, pur nello sfascio dell'Armata Rossa tenuta in posizioni esposte all'attacco e tenuta anche assolutamente impreparata ad esso, i nazisti sono stati sorpresi dalla quantità e qualità degli armamenti degli avversari, in particolare dai carri armati. Ora, non è che il regime sovietico avesse mai nascosto le sue realizzazioni in materia di industria pesante, e non è che in un territorio tanto grande potessero mancare le materie prime. Scienziati e tecnici potevano anche essere poco motivati dal regime, comunque alla Russia non mancavano certo le conoscenze e le risorse per produrre carri armati in quantità e qualità del tutto adeguate.

Un generale tedesco, mi pare Halder, ha poi, dopo la fine della guerra, dichiarato che già nei primi giorni dei combattimenti i militari tedeschi di alto grado si erano resi conto che tutto quello che si era scritto o detto sulla Russia erano sciocchezze. Ma questo vuole anche dire che il regime nazista ha attaccato la Russia senza avere nessuna informazione valida su di essa....

Io ho letto”Retour de l'URSS” di Andrè Gide, pubblicato negli anni '30, che era certamente critico assai verso il regime staliniano: ma quello che descriveva non era certo un castello di carte, che basta un soffio a farlo crollare; al contrario, a me ha dato l'impressione di un sistema con difetti anche enormi, ma proprio il potere reggere tali difetti presupponeva una grande robustezza di fondo. E comunque, di informazione sulla Russia e sull'URSS di informazione disponibile ce n'era disponibile in quantità. Ma (mi pare) la certezza della sua debolezza era qualcosa di psicologicamente (non solo ideologicamente) irrinunciabile, per i nazisti. Ossia, continuo a interpretarla come una crednza di gruppo. Churchill non era certo un socialista, anzi era un avversario netto dell'ideologia e dei metodi sovietici, ma non si è mai sognato di considerare l'URSS debole, e tanto meno debolissima come la consideravano i nazisti... Ma Churchill, del suo essere un liberista e un sostenitore del capitalismo, non ne faceva una credenza di gruppo, come lo è invece, per esempio il terrapiattismo.

Di conseguenza, dopo essere stati battuti davanti a Mosca già alla fine del 1941, Hitler e con lui il comando tedesco (o meglio nazista, per la identificazione funzionale che era stata realizzata tra partito e Stato), ha lanciato nel 1942 una ambiziosissima offensiva con due obiettivi geograficamente distanti e divergenti: il Caucaso e Stalingrado, o meglio il superamento del fiume Volga. Questo di fronte a un continuo rafforzamento in effettivi, mezzi e esperienza dell'Armata Rossa, che da parte nazista invece, come al solito, veniva considerata esausta. Nel Caucaso le truppe tedesche si sono infognate in un terreno di montagne, che di solito vengono considerate vantaggiose per la difesa: a Stalingrado... si sa come andò a finire. Io, poi, non pretendo di essere uno stratega, ma per capire certe castronerie non occorre avere studiato Clausewitz o Sun Tzu: ma per me ancora ragazzo la guerra in corso era ovviamente importante assai: da come andava a finire sarebbe certo assai fortemente dipeso il resto della mia vita. Come, in famiglia, era chiaro a tutti noi. Quindi le vicende di quel periodo le ho ritenute sempre alquanto importanti, interesse che mi pare mi abbia dato anche delle cognizioni utili a capire certe gravissime debolezze mentali delle destre.




La “questione ebraica” come castroneria antitecnica, oltre che crimine.

Questione ebraica: qui devo, noostante la tragicità dell'argomento, limitarmi a un solo aspetto, coerente con l'ipotesi che voglio presentare. Per i nazisti esisteva una cospirazione mondiale ebraica, di cui erano manifestazioni sia il capitalismo (in particolare USA) che il bolscevismo. A parte tutte le altre osservazioni, a me è sembrato sempre del tutto assurdo pensare che massacrando ebrei dell'Europa si potessero terrorizzare gli ebrei abitanti invevce a New York o a San Francisco, e questo allo scopo di farli arrendere a un loro presunto ineluttabile destino e portarli ad agevolare la conquista del mondo da parte del nazismo... che dichiarava apertamente di volerli eliminare !

Comunque, l'atteggiamento verso gli ebrei, secondo me, dimostra ancora una volta l'assoluta incapacità nazista di servirsi della Tecnica in modo adeguato, anche di quella già disponibile. La ricorrente, tra di noi, favola della presunta possibilità nazista di costruire una bomba atomica è un errore di sopravvalutazione somigliante (ma solo per gravità, non per motivazioni concettuali) a quello di Stalin, che non riusciva a capacitarsi che i nazisti potessero essere tanto terribilmente stupidi da infognarsi in una guerra su due fronti. Intendo dire che la possibilità di una bomba atomica nazista è una sopravvalutazione vistosissima dei limiti intellettuali (prima che culturali) del nazismo. Occhio: tra inventare e realizzare le V2 e inventare e poi costruire una bomba atomica c'è una differenza parecchio più grande di quella esistente tra la chirurgia di Galeno e un moderno trapianto di cuore o altro ancora più difficile organo. E non è una questione di tempo: è una questione di concetti fondamentali prima, che gli scienziati tedeschi non avevano, e di capacità industriale poi, assolutamente impensabile per la Germania tanto più in guerra e continuamente bombardata. A parte la legittimità del sospetto che i cosiddetti “scienziati nazisti” in realtà poi tanto nazisti non fossero, e quindi non fossero poi tanto motivati a spremersi troppo il cervello, dogma per i nazisti era il rifiuto della cosiddetta “scienza ebraica”. Ora, per esempio, Einstein (di origine ebraica) aveva proposto la teoria della relatività, che tra molte altre cose prevede che un raggio di luce passando in prossimità di una massa abbastanza grande (come quella del Sole) ne venga distorto. Questo fenomeno è stato verificato con osservazioni fatte durante una eclissi di Sole, verificando quindi anche l'ipotesi della relatività e promuovendola a “teoria”, cioè anche strumento valido per prevedere o provocare fenomeni. Ma evidentemente, secondo i nazisti, il fenomeno o la sua osservazione dipendeva dall'essere l'astronomo osservatore ebreo o meno: però, mi pare avere grossi dubbi sulla possibilità che la traiettoria della luce proveniente da una stella lontana non so quante centinaia di anni luce sia influenzata dalla massa del Sole se l'osservatore è circonciso e non ne sia influenzata se l'osservatore mangia maiale... Quindi, come del resto dimostrato dalle indagini e dalle registrazioni dei colloqui tra gli scienziati “nazisti” dopo Hiroshima, il nazismo alla bomba atomica, per una questione di metodo, non ci sarebbe arrivato nemmeno in mille anni. Ma, appunto, il terrapiattismo non è efficace per osservare, prevedere e causare fenomeni fisici, ma come mezzo di identificazione e solidarietà di gruppo. I nazisti non concepivano, secondo me, una teoria che non fosse una “credenza di gruppo”. Il che, sempre secondo me, non è qualcosa di innaturale: l'organizzazione in “gruppi” normalmente in competizione fra di loro è stata, per milioni e milioni di anni e centinaia di migliaia di generazioni evolutivamente conveniente, per cui nella nostra testa si è anche fissata una tendenza in quel senso. Occhio, perchè la presenza di strutture fisiche, materiali nel senso di strutture anche anatomiche, non significa un obbligo deterministico a comportarsi nel corrispondente modo. In noi, nel nostro cervello, esiste un armamentario di strumentazioni a mettere in atto comportamenti anche diversissimi o addirittura opposti tra di loro: se un X in un certo contesto si comporta da assoluto stronzo è perchè consciamente o meno attiva il suo hardware cerebrale per la stronzaggine, ma può benissimo essere (anzi, è il caso normale) che in un altro contesto, consciamente o meno, attivi un altro suo hardware cerebrale per l'altruismo. E' il ruolo della cultura, in senso ampio, poi, a produrre le sue preferenze per un modo di comportarsi o per quello opposto. Ma la cultura dei nazisti, prendendo anch'essa per buona la bufala per cui tutto ciò che è naturale è buono perchè la Natura è perfetta, costringeva (sempre secondo me e sempre culturalmente) alla stronzaggine. Occhio alla trappola: tradizionalmente, la presunta perfezione della Natura comporta la sua coerenza: quindi esclude la libertà, se si dice che gli esseri umani sono naturalmente buoni non si intende dire che qualsiasi X ne ha la capacità assieme all'altra capacità contraria di essere altrettanto naturalmente un perfetto stronzo; quindi, il ragionamento tradizionale (o che passa per tale) è che X è obbligato, costretto, dalla sua stessa fisiologia, ad essere buono. Se poi ammazza Y e ci si diverte, deve, sempre “naturalmente”, colpa di Y. Ovviamente, data l'importanza della questione, più avanti ci torno: quello che voglio dire fino a qui è che la cultura dei nazisti escludeva la versatilità, o se vogliamo la incoerenza, della Natura. Quindi, sentendo gli ebrei come estranei al “gruppo” dei buoni e veri Tedeschi, interpretavano i risultati degli studi di Fisica, studi a cui partecipavano anche ebrei, come un'altra “credenza di gruppo”, anche senza avere gli strumenti per definirla esplicitamente come tale. Secondo me è possibilissimo che il terrapiattismo sia psicologicamente assai più gratificante di una qualsiasi concezione coerente coi fatti: d'altra parte, alle volte io stesso posso avere voglia di leggere un buono ma assolutamente improbabile romanzo giallo piuttosto che un eccellente e solidissimo saggio sulle concezioni politiche degli Ateniesi del V secolo AC (o EV, come preferite): ma non mi sogno di prendere questa preferenza per qualcosa di più serio che la salutare incoerenza naturale attraverso la quale il Caso contribuisce a determinare certe mie preferenze di svago. Non so (e non mi ricordo) abbastanza di Storia della Filosofia per capire perchè un Tedesco colto del 1914 o del 1940 poteva confondere “gratificante” con “vero”, ma direi che non sia il caso di entusiasmarsi troppo per la cosiddetta “Etica protestante” e per Martin Lutero, pur con tutte le deplorazioni a soggetti come tanti Papi rinascimentali.





Ancora altre castronerie.

Tornando a un livello molto più pratico: secondo la massima parte delle testimonianze, l'intervento di Hitler sullo sviluppo di uno dei primissimi aerei a reazione della Storia, il Me-262, lo ha mandato in malora. Questo aereo era stato sviluppato come caccia intercettore, di grandi prestazioni, per opporre una valida difesa ai bombardamenti degli Alleati sulla Germania, scopo per cui la scarsa autonomia non era molto importante. Hitler ha preteso invece che fosse modificato per portare un carico di bombe (necessariamente piccolo) da buttare sulla relativamente ristretta zona dell'Inghilterra su cui poteva arrivare. Il ragionamento di Hitler era che anche un ottimo mezzo difensivo poteva sì limitare lo strapotere dell'aviazione degli Alleati ma non poteva capovolgere la situazione, cosa possibile solo a mezzi offensivi. Ma per i nazisti l'offensiva, per la loro stessa ragione di essere, era sempre sopratutto “psicologica”, ma non nel senso in cui gli Inglesi usavano Radio Londra per una ottima guerra di propaganda psicologicamente studiata: si trattava sempre e comunque soltanto di cercare di terrorizzare l'avversario. Il che era veramente possibile poi soltanto se l'avversario era costituito da inermi e inoffensivi civili, prigionieri o internati nei Lager: era, o avrebbe dovuto essere, evidente che quando ostacoli geografici e la difesa antiaerea impedivano i bombardamenti sull'Inghilterra di dimensioni e a distanze tali da essere davvero efficaci, l'arma del terrore era spuntata. Non è che in Inghilterra, per effetto dei bombardamenti delle città e anche degli aeroporti militari non ci siano stati anche episodi di panico: ma ritenere risolutiva l'arma del terrore era sempre il risultato di un pregiudizio razzista, che già la sola resistenza russa a Leningrado dimostrava idiota. Quindi il tentativo di trasformare un aereo concepito per intercettare e abbattere bombardieri angloamericani nelle loro incursioni in Germania in strumento per incutere negli inglesi il terrore e quindi minare il loro morale fino a renderli disposti ad accettare il dominio nazista è stata una indescrivibile scempiaggine, mentre l'uso corretto e tempestivo del Me-262, pur non potendo ribaltare le sorti della guerra, avrebbe comunque reso parecchio più difficili i bombardamenti strategici degli Alleati. Ma i nazisti erano praticamente ciechi di fronte a qualsiasi prova che il terrore o almeno l'intimidazione (che rispetto agli USA è stata tentata con l'affondamento di loro navi civili da parte dei sommergibili tedeschi, come a dire: “Non abbiamo nulla in contrario a che entriate in guerra, tanto voi in guerra non valete niente...”) fosse l'arma decisiva del conflitto armato.

E comunque, i nazisti erano anche arrivati a pensare di bombardare e incendiare New York, e sul progetto hanno anche speso tempo e soldi, con la costruzione di vari proptotipi di aerei, che comunque per potere essere impiegati per arrivare almeno fino a New York avrebbero avuto bisogno di una base nelle Azzorre... Ma anche in questo caso, perfino per i nazisti era un po' difficile immaginare di coprire il territorio degli USA con una efficace serie di bombardamenti: però valeva sempre l'ossessione dell'incutere terrore. Che ha continuato a orientare le scelte strategiche del nazismo e i loro orientamenti nell'allocare grandi risorse sempre verso la produzioei di armi supposte più efficaci nel terrorizzare gli avversari. La V1 e le V2 avevano ambedue il grave difetto di una gittata limitata, sostanzialmente solo fino a Londra; ed era impossibile dirigerle se non in modo assai grossolano. Almeno le V1 costavano poco: ma prese le opportune misure, venivano intercettate (anche dai primi aerei a reazione inglesi) e abbattute. Le V2, comunque, per la limitatezza della gittata e della precisione, più che cercare di terrorizzare la popolazione di Londra non potevano (e non si intendeva potessero) fare. E ho l'impressione che anche Werner Von Braun i limiti delle V2 li sapesse benissimo: era certo in grado di fare i calcoli necessari. Non credo che sia stato tanto stupido da cercare di farsi passare per un segreto sabotatore del nazismo: ma che sarebbe stato più vantaggioso impiegare le stesse risorse necessarie per produrre un buon numero di camion (o altro materiale assolutamente necessario) anziché una V2 penso lo abbia capito benissimo, e penso che poi abbia anche fatto trasparire agli Alleati la sua opinione, alleggerendo comunque la propria importanza bellica.

I quali Alleati a loro volta sapevano che la scelta terroristica, cioè impiegare ingentissime risorse per cercare di terrorizzare gli abitanti di Londra, era quella che agli Alleati conveniva che i nazisti facessero. Per quanto i londinesi potessero soffrire per le V2, non gli passava certo nemmeno per l'anticamera del cervello, a guerra ormai inevitabilmente vinta, di chiedere a Hitler di accettare una resa inglese per fare cessare i lanci delle V2... Poi definitivamente impediti dall'occupazione alleata delle possibili zone di lancio e dai bombardamenti.


Un altro esempio, riguardante l'incapacità nazista di utilizzo della Tecnica, anche di quella già ben disponibile: i sommergibili tedeschi (anzi, nazisti) in missione dovevano a ore fisse inviare via radio un loro rapportino (ovviamente in cifra) alle basi. Scoperta questa loro obbligata procedura, gli Alleati (mi pare in primo luogo gli inglesi) hanno organizzato le intercettazioni con il rilevamento della direzione di provenienza delle emissioni, in contemporanea da stazioni fisse e a bordo di navi e aerei. Con un po' di trigonometria si individuava la posizione del sommergibile emittente, per eventualmente attaccarlo oppure, più spesso, per evitare che i nazisti fossero proprio costretti a comprendere, deviare le rotte dei convogli in modo da sottrarli alla minaccia. Quindi non era per nulla necessario decifrare i messaggi inviati dagli U Boote per scoprire che il sommergibile X alle ore tali del giorno Y si trovava in una certa posizione nell'Atlantico o altrove. Anche i nazisti sapevano usare la trigonometria per individuare il punto di partenza di radiotrasmissioni, in linea di massima: era la pratica correntemente usata per individuare le radiotrasmittenti di partigiani o agenti Alleati paracadutati nel territorio occupato. Applicarlo alla ricerca di sommergibili era certo alquanto più complesso, ma sicuramente possibile (e vantaggiosissimo per gli Alleati) con una opportuna organizzazione.

Ma fino alla fine delle ostilità, ai capi (che per essere tali dovevano essere nazisti) non gli è mai passato per la mente che anche gli altri ne fossero capaci, e pure assai meglio. E questo nonostante le fortissime perdite di sommergibili e gli scarsi risultati nell'intercettare i convogli di navi attraversanti l'Atlantico. Da qualche parte ho letto le cifre delle perdite umane di equipaggi di sommergibili nazisti affondati nella “battaglia dell'Atlantico”: e mi pare un assai tragico monumento alla stupidità umana che nonostante le terribili perdite il nazismo continuasse a costruire sommergibili e a mandare equipaggi su equipaggi ad affogare.


Sempre sull'utilizzo della Tecnica: gli inglesi sono stati già alla fine del 1940 di costruire apparati radar abbastanza piccoli e leggeri da poterli installare su aerei per l'intercettazione notturna dei bombardieri nazisti che continuavano le loro missioni sull'Inghilterra. Ne hanno preso l'occasione per uno dei loro capolavori di presa per i fondelli, montando tutta una chiacchiera giornalistica su una presunta scoperta di un potenziamento della vista dei piloti inglesi con la somministrazione di forti dosi di vitamine, per giustificare la relativamente elevata frequenza di intercettazione e abbattimento degli incursori. Non è detto che i capi nazisti ci siano davvero cascati (manca, mi pare, una documentazione in merito), ma certo Goebbels non poteva raccontare al pubblico tedesco che su quel particolare problema tecnico gli inglesi se la cavavano meglio della Luftwaffe..


E di altri simili esempi di, diciamo, assai grave inadeguatezza ne posso portare tanti altri, perfino per testimonianza personale: va bene che a otto anni ero già abbastanza sveglio (poi mi sono fermato crescendo...), ma la realtà è che le scemenze erano tanto grosse che perfino un ragazzino appena appena attento se ne accorgeva benissimo. E del resto basta un'occhiata ai giornali del tempo, sempre pieni di portaerei Alleate affondate o di “cimiteri di carri armati russi”, oppure “rossi” o “bolscevichi” contemporaneamente a inserzioni di piccola pubblicità per un servizio di corriere per trasporto posta o piccoli pacchi tra Trieste e Milano a mezzo bicicletta... Perchè di giorno, con la luce, a meno di condizioni metereologiche tali da impedire la visibilità da parte dei cacciabombardieri alleati, ormai non si spostava più più nulla, neanche un carretto a cavalli, come quelli che ho visto usare dalla Wehrmacht dopo averlo fregato a qualche contadino che non lo aveva nascosto in tempo. Certo che leggere che l'Unter den Linden era appunto un cimitero di carri armati russi, a parecchi permetteva di capire che i russi erano in pieno centro di Berlino e che come minimo non si riusciva a respingerli, per cui qualche personaggio altrettanto criminale quanto Himmler ma col cervello un po' meno condizionato si affrettava a crearsi benemerenze presso gli Alleati, come Karl Wolff che ha concordato la resa delle truppe tedesche in Italia dietro le spalle di Mussolini, ma è comunque, secondo me, assai significativo il caso contrario: il fatto che la massima parte dei nazisti (distinguendoli dai tedeschi in genere) ancora nell'aprile del 1945 non riuscisse a capire che la guerra era persa e arci persa.


Il mito della “Tecnica” delle camere a gas.

Particolarmente detestabile e irresponsabile è l'assimilaziome ai “mali della Tecnica” delle camere a gas dei campi di sterminio: gli elementi fondamentali e sufficienti erano la chiusura di porte e finestre di ambienti simili a doccie collettive e l'uso omicida di un prodotto in normale produzione in tempo di pace per la disinfestazione dai tarli di mobili e arredi in legno. Che la cosa faccia schifo, è ovvio (e tuttora mi fa incavolare): ma tant'è, imputare alla Tecnica l'uso di strumenti elementari come i coltelli e i pugnali nelle scene di sgozzamento di prigionieri inermi e legati, che si vedono in tombe etrusche come la Francois, significa non solo eludere il problema, ma ridurre ad una aberrazione di relativamente pochi individui una nostra comune natrurale e geneticamente iscritta potenzialità di ferocia, eludendo, o meglio continuando a eludere, la naturalità del male. Precisiamo: il leone che si divora i cuccioli che le sue leonesse hanno avuto dal precedente signore e padrone del branco non è che lo faccia per volere infrangere una norma, o meglio un indirizzo morale: il leone è naturale, ma è comunque una bestia, come lo siamo noi per volontà nostra se e quando ci lasciamo dominare dalle tendenze che chiamo “gruppiste”. A me, l'entusiasmo degli etnologi benevoli e benpensanti per i popoli che non hanno nella loro lingua uno specifico termine per la specie umana, mentre definiscono sé stessi semplicemente come “uomini” (come pare facciano gli Inuit), non piace per niente. Che poi gli Inuit pare siano gente relativamente poco feroce (per vivere in un ambiente veramente estremo è necessario potenziare la tendenza alla cooperazione), non toglie che le differenze umane devono essere, secondo me, riconosciute e accolte.


E inserisco due ricordi personali, per rendere l'idea del contesto, da campionato mondiale assoluto di imbecillità. Il primo: a Trieste, casa nostra si trovava in pieno centro, in via Cesare Beccaria, e aveva un cortile costituito da una fetta dello spazio racchiuso da tutto l'isolato. Questo cortile era ed è diviso, con un muro alto un paio di metri, da un analogo cortile dell'adiacente “Palazzo bianco” o “Palazzo del Littorio” che costituisce l'angolo con Piazza Oberdan (se cercate il sito con Google Maps si vede ancora benissimo: abitavamo nella casa col tetto a tegole e i balconi di forma allungata). Dopo l'8 Settembre 1943, nel “Palazzo bianco” si insedia la Kommandatura nazista per l'Adriatisches Kustenland ( o per le razze inferiori “Litorale Adriatico”, anticamera dell'annessione alla Grande Germania), con la GeStaPA (l'acronimo corretto per la “Gestapo” della dizione corrente). Dopo qualche mese anche il palazzo in cui c'era casa nostra è stato requisito: ma per un certo periodo noi potevamo vedere ogni giorno, nel cortile dei nazisti, i prigionieri (la caccia era agli sloveni pro Tito), condotti a fare la allora prescritta ora d'aria. E, capito presto l'andazzo, facevamo attenzione al numero (mai più di cinque) e ai vestiti indossati dai prigionieri. Poi, una o due volte la settimana, in piena notte, venivamo svegliati dal suono di un grammofono amplificato che diffondeva una qualche fragorosa marcia militare: comunque il fracasso non riusciva a nascondere il suono di uno o due colpi di pistola. Poi la mattina dopo verificavamo: il numero dei prigionieri era diminuito in corrispondenza al numero di colpi di pistola sparati, e i loro vestiti, lavati, erano stesi ad asciugare. Così potevamo anche verificare che quei vestiti erano proprio quelli indossati, il giorno prima, dai prigionieri scomparsi. Ora, non è che le guerre siano un contesto adatto alla civiltà e all'intelligenza; ma le cose davvero staordinarie, che pur con tutta la disistima per il nazismo, trovavamo sorprendenti erano ben tre: la pignoleria burocratica nell'obbligo dell'ora d'aria per poveracci già destinati a essere uccisi (evidentemente se si ammalavano sciupavano le statistiche), l'altra pignoleria nel recupero dei vestiti usati, che erano considerati roba utile allo “sforzo bellico” (ma gli stracci smessi di un povero rurale sloveno certo non valevano un millesimo del costo di un solo singolo proiettile di artiglieria antiaerea, munizioni che si sprecavano a molte migliaia ogni notte), e la balorda idea di mascherare il suono degli spari con il fracasso di una banda dei Granatieri di Pomerania o di che cavolo altro. Di notte, dormendo, il suono di un colpo di pistola in una stanza chiusa del palazzo accanto non ci avrebbe certo svegliati: ma la cagnara della marcia suonata a tutto volume sì, dopo di che, svegliati e fatti attenti, il suono dei colpi di pistola si sentiva benissimo. E non è che lo facessero apposta per intimorire la cittadinanza: se non avessero voluto la segretezza avrebbero impiccato in pubblico le loro vittime. Era invece una faccenda di imbecillità: non dico coglioneria per non offendere degli innocenti... E del resto, dopo esserci trasferiti in un'altra casa ma sempre vicinissima al “Cremlino”, una persona ricercatissima perchè già condannata a morte ci è venuta a trovare, in piena Trieste zeppa di nazisti: avrà avuto dei documenti ottimamente falsificati, ma certo non è che l'apparato poliziesco nazista fosse assai efficiente. Assassini e carogne sì, ma intelligenti ed efficienti... vabbè !

Altro ricordo, questo per fortuna meno tragico. Ma non è che la stupidità oltre a un certo livello non diventi avvilente anch'essa... 1944: i bombardamenti alleati sulle città tedesche erano diventati terribili, sopratutto per gli estesissimi incendi che provocavano. Trieste era dai nazisti considerata una città tedesca, in quanto era destinata a diventare anche formalmente tale a vittoria nazista raggiunta. Quindi i nazisti, pensando che se per loro e la loro burocrazia politica Trieste era tedesca, doveva essere tale anche per gli Alleati. I quali invece, come prevedibile per gente di razze inferiori, delle opinioni naziste in merito se ne infischiavano, e non è mai passato per la testa a nessuno di sottoporre Trieste al trattamento di Amburgo con il suo conseguente fenomeno della “tempesta di fuoco”. Ma i nazisti, convinti, hanno dedicato grossi sforzi a difendere Trieste dal rischio Amburgo. Tra l'altro, nella piazza di fronte al Palazzo di Giustizia, hanno realizzato una grande cisterna, profonda forse un cinque metri, lunga a occhio forse una ventina e larga forse quindici, il tutto in cemento armato e comunque completamente scoperta, come ovvio per il suo essere destinata al rifornimento rapido delle autopompe. Noi ragazzini andavamo a giocare nel residuo di giardinetto che circondava la cisterna, standone abbastanza alla larga: l'acqua di una cisterna scoperta, alla latitudine e col clima di Trieste, diventa subito puzzolente, se non altro per l'abitudine di gabbiani e altri volatili di non fare caso a dove cadono le loro cacche. Un pomeriggio, dalla nostra cricca si stacca un bambino ancora abbastanza piccolo, sui quattro o cinque anni, figlio della portiera di un palazzo lì di fronte, si mette in piedi sull'orlo e fa pipì nella cisterna. Sentiamo degli urli in tedesco e ci troviamo di fronte a un sottufficiale delle SS, grasso e rosso dalla collera come un peperone, che gridava cose incomprensibili al povero bambino, il quale terrorizzato piagnucolava: “I me ciapa, i me porta via, i me copa !...” eccetera: d'altra parte che funzionassero i campi di sterminio lo sapevamo benissimo tutti, anche noi ragazzini o bambini. Io non ero poi tanto spaventato dalla prospettiva di venire in qualche modo coinvolto, ma ero spaventato eccome dal timore che all'Unteroffizier (Sturmbannfuhrer o che diavolo altro fosse) SS venisse un colpo, visto quanto era rosso, con le vene del collo gonfie e tremante dalla rabbia, con conseguenti scocciature, come minimo. Comunque ce ne siamo stati tutti zitti, fino a che se n'è andato continuando a emettere quelle che ci sembravano terribili minaccie. Solo dopo ho capito perchè poteva essere tanto infuriato per qualche millilitro di pipì di bambino: quello pensava che l'acqua della cisterna dovesse essere mantenuta potabile, e, peggio, lo credeva possibile. In una cisterna aperta, di acqua stagnante, già invasa dalla crescita di non so che roba verdastra e già puzzolente.

                                                                   CONTINUA NELLA II PARTE -





SULLE STUPIDITA' DEI NAZISTI
(TUTTO DIVERSO DA COME LI FANNO AL CINEMA)


DIFFUSO IL 28/08/2019


  SECONDA PARTE

La folle storia della V3.

Ma adesso mi pare invece opportuno spiegare la storia dei supercannoni nazisti (che poi sarebbero stati la V3) di Mimoyecques. Che è una località francese nei pressi di Boulogne-sur-mer, dove nella seconda metà del 1943 la ricognizione aerea alleata ha notato una grandissima attività di costruzione di non si capiva che cosa potesse essere. Dato che gli Alleati di aerei e di bombe ne avevano fino a non sapere cosa più ancora farne, ad ogni buon conto, tanto per “non sapere né leggere né scrivere”, hanno saturato di bombe il sito, anche con quelle speciali per sfondare i bunker sotterranei. Poi, dopo lo sbarco in Normandia e l'avanzata in Francia, arrivati sul posto, hanno scoperto che l'enorme complesso di bunker e gallerie e altre grandissime strutture doveva ospitare una batteria di supercannoni di tipo nuovissimo, mai esperimentato prima (e di progetto sbagliato...) per cannoneggiare Londra: e sarebbe stata l'arma, presunta decisiva, V3. Morti ne ha fatti certamente parecchi: a centinaia, ma tra gli operai, pare fino a quattromila contemporaneamente (di cui sembra molti forzati) assegnati al progetto.

Perchè opportuno citare questa storia? Perchè anche qui, per i nazisti, non ci sarebbe stato bisogno di fare proprio neanche il minimo sforzo mentale per capire la scemenza del progetto: dato che i territori occupati dai nazisti erano ossessivamente sorvegliati dai ricognitori e dai caccia bombardieri alleati, addirittura in caccia libera (ossia con ordine: “andate sulla Francia dove volete e attaccate qualsiasi cosa vi pare”) era assolutamente impossibile che un lavoro di costruzione, anche se sotterraneo, per immani quantità di metri cubi di calcestruzzo, non fosse immediatamente scoperto (e quindi bombardato). Pur lavorando, dove possibile, in galleria, per costruire la “fortezza” (che poi i locali hanno sistemato a museo e attrazione turistica) il terreno di risulta bisognava ben trasportarlo da qualche altra parte: ma poi la baracca era talmente grande da richiedere addirittura un apposito nuovo allaccio ferroviario: necessariamente in superficie, essendo in superficie la preesistente linea ferroviaria a cui attaccare il nuovo tronco. Ossia, secondo me (ma mi sembra che qualsiasi esame delle tante documentazioni, anche senza andare sul posto a visitare il museo istituitovi), in questo caso di “ragionamento” non ce n'è stata nemmeno la minima ombra.

E c'è pure dell'altro. I nazisti avevano proseguito la tradizione militare tedesca dell'artiglieria pesantissima (ricordo il famoso cannone che nel 1918 arrivava a lanciare proiettili su Parigi), che ancora nella battaglia e assedio di Sebastopoli (da ottobre 1941 al luglio 1942) ha reso utili (per loro) servizi. Dopo di che, con la forte ripresa anche tecnica dell'aviazione russa e l'efficienza di quelle inglesi e USA, i grossissimi cannoni, impossibili da spostare se non con un lavoro di giorni, ingombranti, vulnerabilissimi agli attacchi aerei dei cacciabombardieri alleati, sono diventati un completo fallimento. Il danno che riuscivano a fare al nemico era assai minore del danno ricevuto... Quindi, al tempo della decisione di avviare il progetto delle V3 (Mimoyecques) era già stata maturata l'esperienza del fallimento delle super artiglierie. Quindi, nella decisione di avviare l'onerosissimo progetto, non si è solo ignorata la razionalità, ma anche il dato dell'esperianza. Che, come da bravo rompiscatole non mi stanco di ricordare, in fatto di Tecnica è sempre il fattore decisivo nella valutazione di una ipotesi.



Allora si pone il problema: come è possibile che dalle persone, dal comportamento quotidiano apparentemente pressappoco normale, come poteva essere quello degli ingegneri e degli amministrativi incaricati del progetto, che non mi risulta dessero segni di evidente squilibrio mentale, potessero essere tanto irrazionali ? Mi spiego: per esempio, quando un tizio riesce a entrare nel campo durante una partita di calcio per mostrare il culo all'arbitro, il comportamento è sgradevole, ma il tizio, X, lo fa per essere visto. Il che è da sanzionare, ma non è totalmente irrazionale. Se X invece lo facesse con l'intenzione di levarsi una soddisfazione, ma intendendo non essere visto, e credendolo possibile, allora si tratta di completa irrazionalità, comprendente (o congiunta con esso, come volete voi) anche il rifiuto del portato dall'esperienza.

Ora, secondo me, Mimoyecques è un caso particolare per evidenza di una assai forte e continua tendenza nazista all'irrazionalità, simile a quella di certi topi che affetti dalla presenza di un particolare parassita ne hanno il cervello danneggiato sicchè non hanno più paura dei gatti: così ne vengono mangiati, cosa che al parassita conviene per completare le metamorfosi del suo ciclo vitale.

Che cosa è stato a rendere i nazisti tanto cretini da comportarsi come se la loro “patria” fosse un topo costretto da un guaio cerebrale a farsi mangiare dal gatto sovietico ?


Ma prima di addentrarmi nella mia ipotesi, ci tengo a un punto. La nefasta leggenda dell'efficienza tecnica nazista è stata, se non creata, almeno assai facilitata da una banalissima (ma non molto lungimirante) ricerca di profitto. Non sono per niente d'accordo che il profitto sia sempre un furto e un danno per altri e per la comunità: come ovviamente non sono certo d'accordo con il dogma contrario, che non lo sia mai. Non è qui che posso impiantare un ragionamento su argomenti importanti e complessi come questo, ma mi sembra che la Sinistra, per essere tale, dovrebbe rendersi conto (sempre secondo me) delle differenze tra concetti come “plusvalore”, “creazione di utilità” e “creazione di ricchezza”, eccetera, per liberarsi dai pasticci tra la tradizione religiosa (o meglio clericale) della negazione della possibilità di creare un qualcosa, essenzialmente un modo, un metodo che permetta, per fare un esempio (tra migliaia e migliaia di altri possibili), di produrre insulina umana a basso costo facendola produrre a dei batteri. Forse è sfruttamento dei batteri, ed essendo sfruttamento è qualcosa di moralmente negativo e come tale il prolungamento della vita di milioni di esseri umani è compensato dal maltrattamento dei batteri, per cui resteremmo in una situazione di somma zero: ma francamente mi sembra una gran stupidaggine. Che sotto forma meno evidente continua a piagarci: la moralistica assunzione che dovendo essere la Natura perfetta in quanto esplicita ed evidente opera di un Dio perfetto continua a fare sì che moltissimi di noi ritengano che il cancro sia almeno in una consistente parte un risultato dell'industrializzazione, che gli animali della foresta o della savana se incontaminate non possano ammalarsi di esso, eccetera eccetera eccetera. Con il che, per la latente ma efficace incongruenza di questa convinzione, non si riesce nemmeno a fare la prevenzione in quel limitato ma assai importante numero di casi in cui sarebbe possibilissimo. Vale a dire innanzitutto il fumo. Per un altro verso, non è che uno possa prendersela con Marx perchè non ha compreso il meccanismo dell'evoluzione prima di Darwin: ma me la prendo anche con Trotskij (tra gli altri) per avere preso come esauriente, come una religione che come tale spieghi tutto, il complesso teorico di Marx. Il mondo reale è complicato e casuale: per cui gli strumenti della fisica relativistica e di quella quantistica sono necessari tutti e due, il che ne rende impossibile un utilizzo religioso... Invece, di fronte ai mutamenti del capitalismo (insufficientissimi, ma comunque assai maggiori di quanto gli strumenti teorici potessero ammettere) non è che si sia accettata la necessità di modificare la teoria, ma si è preso in prestito dalla tradizione (clericale, più che religiosa) il concetto politeistico del demonio: se il capitalismo non è crollato è solo perchè la Tecnica lo ha soccorso. Una critica a questa sciocchezza mi pare assai facile, ma non è qui che mi ci posso mettere: quello che mi interessa è che da un lato l'identificazione della Tecnica con il Male ha agevolato assai la stupidaggine di una concordia, o confusione, tra un nazismo implicitamente, proprio per la sua stessa essenza, assolutamente avverso alla Tecnica, fino al ridicolo, e la Tecnica stessa.

E poi la confusione sui possibili o necessari o superflui livelli di profitto e loro cause impedisce un giudizio morale sulla falsificazione dell'informazione a scopo di guadagno: presentare i bucefali nazisti come maghi della Tecnica 1) li presenta come assai più interessanti di una massa di cretini, per cui ancora si parla della possibilità di una bomba atomica di Hitler. Sì, facendo i progetti con le rune... E 2) gratificando l'illusione che sia stata la Tecnica (dimostrata malvagia dall'uso fattone dai nazisti) ad avere impedito il crollo del capitalismo, con un para-ragionamento tanto moralistico (ma semmai immorale) quanto circolare.






Prima osservazione: l'interesse commerciale nella percezione del nazismo come altamente efficiente e tecnologico.

Questa precisazione per preparare alla prima osservazione delle due che mi preme fare sulla cretinaggine nazista: io trovo che fin dagli ormai lontani tempi del crollo del regime nazista, i mezzi di informazione e sopratutto di intrattenimento abbiano presentato i nazisti in un modo commercialmente conveniente ma profondamente falso. Raccontare una storia con dei protagonisti straordinari, dei superuomini malvagi da fumetto, alti, biondi, con gli occhi azzurri, intelligentissimi e addirittura pure geniali, eroici in combattimento, maghi della Scienza e della Tecnica ma diabolici, vende. Mentre raccontare una storia di cretini o spostati o rincretiniti (esempi della prima categoria, Himmler e Ribbentrop, della seconda Goebbels, della terza Goering), insomma mentalmente comunque inferiori al più scemotto dei fruitori della storia, non vende. Per cui è la ricerca del profitto del produttore e commercializzatore delle favole sulla super tecnicità del nazismo a distorcere e falsificare le cognizioni che con la loro vendita poi vengono diffuse. Quindi, questo, secondo me, è uno dei casi in cui il profitto è una piaga sociale. Ma la Sinistra avrebbe dovuto essere più accorta: la demonizzazione nel senso proprio, cioè nel fare di un gruppo, per quanto numeroso, di imbecilli, i portatori di capacità sovrumane, anche se malvage, offre ad altri imbecilli una presunzione di possibilità di superare la propria imbecillità. Al tempo dei roghi di streghe e stregoni non tutti, anche se la loro condanna era sempre una cretinissima bestialità, totalmente innocenti al 100 per cento: qualcuna o qualcuno che si era illuso di potere forse sfuggire a un destino triste (che allora lo era davvero, per la fame, se non altro) con l'aiuto di Berlicche o Farfarello eccetera talvolta c'era. Innocente di stregoneria lo era comunque: ma la sua credulità era reale. Come può d'altra parte esserlo anche il prendere sul serio gli oroscopi, che perfino autorevoli e per il resto ottimi quotidiani continuano a fare... Certo che è una scemenzina, magari piccola piccola: ma secondo me anche un minimo avallo alla credulità nelle bufale delegittima la resistenza a bufale anche estremamente dannose. Le congetture secondo le quali, per una congiunzione del Capricorno con la Vergine io dopodomani dovrei stare attento a non contraddire il capufficio sono qualitativamente valide come quelle contro i vaccini. Oppure, che agevolano una visione estremamente distorta dei fattori rilevanti al verificarsi di fenomeni come il nazismo.




Seconda osservazione: il nazismo come esempio delle “credenze di gruppo” come obbligo di stupidità. E conseguenti, secondo me, enormi problemi generali.

Seconda osservazione, e qui mi pare legittimo accettare un rischio di magra figura. Ossia, non sono abbastanza informato da essere certo che nessuno si sia mai addentrato nella questione: forse ne esiste pure una ricca bibliografia, che io però non conosco. Esiste un nesso tra nazismo in quanto credenza di gruppo o insieme di credenze di gruppo e l'incapacità nazista di rendersi conto di cose assolutamente ovvie ? E poi: ma questa incapacità è qualcosa di specifico del nazismo, o di tutte le costruzioni di credenze di gruppo, che poi sono (o finiscono per essere) sempre velleitariamente autoritarie, e in che misura ?

Cerco di spiegarmi: ma chi mi legge mi faccia il favore di mentalmente intercalare davanti a ogni periodo la clausola “mi pare che”, senza che io debba ripeterla continuamente sprecando spazio e tempo.

Dunque: io parto accettando la teoria per cui esiste in tutti noi una tendenza umana generale alla organizzazione in “gruppi”, tendenza formatasi nella nostra evoluzione per i vantaggi che una tale organizzazione fornisce quando le risorse, innanzitutto alimentari, sono scarse rispetto al numero degli individui o animali che se ne nutrono. A cui vanno aggiunti i vantaggi per quanto riguarda la difesa da predatori. Animali più o meno sociali che ne sono tantissimi: ma tra quelli abbastanza vicini a noi lo sono anche, mi pare, quasi tutte le scimmie, compresi gorilla e scimpanzè. Ed esiste una quantità di studi in merito, che concordano con le osservazioni sperimentali, anche per quanto riguarda gli esseri umani. Ma se un gruppo di cacciatori-raccoglitori (come siamo stati noi per 999 millesimi della nostra esistenza, prima come Ardipithecus, Australopithecus vari e poi come Homo ergaster eccetera e finalmente come sapiens) è tanto più efficace nella competizione (sempre per risorse scarse) quanto più è numeroso, si arriva presto ad un limite (detto numero di Dunbar) sopra il quale è impossibile la conoscenza diretta personale tra gli appartenenti al gruppo, come il reciproco controllo dei comportamenti. La difficoltà è stata superata creando dei mezzi di identificazione reciproca e delle norme di comportamento comuni, che per brevità, alquanto arronzando, indico come “credenze di gruppo”. La prima è che è bene essere solidali tra appartenenti al gruppo, a cui poi si aggiungono usi, costumi, superstizioni, rituali eccetera a piacere: e la fantasia umana si è dimostrata grandissima.

Problema: tutte queste costruzioni culturali nascono dall'esigenza che il gruppo vinca o almeno possa sopravvivere nella competizione con altri gruppi: quindi è intrinseca nel sistema di organizzazione umana in gruppi l'ostilità verso gli altri gruppi e gli appartenenti ad essi. Ma attenzione: non si tratta di vincoli meccanici rigidissimi, sebbene il nostro cervello funzioni con una quantità di suoi sottositemi anche alquanto rigidi, non è che questi sottosistemi siano sempre mutuamente esclusivi: fortunatamente, non siamo rigidamente obbligati ad essere coerenti. Me la prendo col creazionismo, il concetto per cui il Mondo è stato certamente, indubitabilmente e sopratutto palesemente creato da un Dio perfetto, per cui la Natura deve essere perfetta, non può esserci né alcuna influenza del Caso e nemmeno alcuna incoerenza. Prendiamo la frase: “gli esseri umani sono naturalmente buoni”: interpretata nel modo tradizionale, che è creazionista, questo viene a dire che salvo intervento di fattori esterni (che poi gira gira finiscono con l'identificarsi con una qualche incarnazione del Demonio, e allora addio monoteismo...) tutti potremmo solo essere sempre buoni, oppure, negando la frase, sempre e solo stronzissimi, idea che oltre a negare la possibilità di una qualche libertà, proprio non sta in piedi. Anche tra gruppi di cacciatori-raccoglitori in perpetua guerra tra di loro (e non sono guerre da niente, anche un morto ogni due anni, su popolazioni tanto piccole, rappresentano percentuali altissime) si combinano pure matrimoni (o stupri, ma con adozione e allevamento della prole in uno dei due gruppi, pare) e avvengono sia pure sporadici contatti.

Quindi, nel caso delle credenze di gruppo, per la maggior parte dei credenti non si tratta di obblighi assoluti, ma di tendenze, anche forti o fortissime. Complicazione: l'organizzazione in gruppi comporta (sempre come tendenza, anche fortissima) l'ostilità verso gli altri gruppi e gli appartenenti ad altri gruppi. Alla dizione “ama il prossimo tuo come te stesso” io preferisco completamente quella “non fare agli altri quello che non vorresti fatto a te stesso”, perchè la prima viene quasi sempre interpretata come riguardante il “prossimo”, che poi è nella massima parte dei casi concreti un appartenente allo stesso gruppo, mentre “altri” comprende certamente gli appartenenti ad altri gruppi.

Altra grossa complicazione: il “gruppismo” (e già anche la sola eccessiva enfasi sull'identità nazionale mi pare un mascheramento del “gruppismo”) comporta necessariamente l'ostilità. E a questo punto vi rimando all'ultimo numero (agosto 2019) di “Le Scienze”, pag. 43, R. Douglas Fields, “Meccanismi dell'aggressività umana”, che presenta lo stato attuale delle conoscenze sui “meccanismi” cerebrali che realizzano il comportamento aggressivo. Qui ho usato volutamente anch'io il vocabolo “meccanismi”, perchè se a livello di persona si tratta di tendenze, una volta che lo stimolo arriva al ivello esecutivo, o perchè si tratta della risposta automatica a una minaccia, oppure perchè gli strati superiori (diciamo “coscienza” lnon lo hanno fermato o addirittura lo hanno generato), si tratta proprio di cambiamenti fisici, come la produzione di certi neurotrasmettitori che eccitano certi gruppi di neuroni eccetera.

Una cosa importantissima: la conferma del fatto, ben noto, che essere aggressivi è divertente (almeno fino a che l'avversario non te la fa pagare). Il che deve mettere, secondo me, in una attentissima guardia verso tutte le giustificazioni dell'aggressività interpretata sempre come reazione a una qualche ingiustizia, anche sociale. E' sempre una conseguenza del volere trarre dal racconto biblico la conseguenza che gli umani di per sé sarebbero perfetti, e quindi sempre e soltanto buoni buonissimi. La frequenza di questo caso, in cui la parte pensante ritiene giusto arrabbiarsi e quindi innescare i “meccanismi”, i sottosistemi fisiologici che poi attuano le modifiche fisiche e il comportamento aggressivo, non deve nascondere il fatto che l'aggressività è anche, spesso, anzi assai spesso, autogiustificante: di gente che è aggressiva e violenta soltanto per la goduria che ne consegue ce n'è tantissima. Ci sono conseguenze politiche, anche: il dato empirico della necessità di repressione della violenza comporta facilmente la preferenza per un monopolio politico-statale della violenza stessa, creando spazio per la Destra se la Sinistra si ritiene in dovere di continuare a sostenere che non esista, non possa esistere, aggressività ingiustificata, o giustificata solo da piacere di essere aggressivi.

Ma a parte questo, rimane il fatto che il comportamento aggressivo, anche quando resta al solo livello intellettuale, è assolutamente incompatibile con il metodo della Tecnica (sempre intendendo Scienza e Tecnica...). Se il mio cervello è occupato, per un certo tempo, a odiare X, non è che posso, nello stesso tempo, pensare razionalmente a un qualche altro problema che con X non c'entra per niente: almeno, a me sembra assai difficile. Di più: l'aggressività ha per scopo essenziale l'affermazione di sé. Ma se faccio qualcosa di tecnico (e a maggior ragione se scientifico), devo formare delle ipotesi, che poi devo verificare rispetto ad altri elementi, cognizioni, esperienze, opinioni e critiche mie e altrui, in un processo iterativo che poi porta a un concetto abbastanza aderente alla realtà da poterlo mettere in pratica. Ossia, devo rinunciare alla mia preminenza immediata: “immediata”, perchè non è che i bravi tecnici o gli scienziati non siano autoassertivi, ma perchè spostano il gioco su un altro terreno, dove vince chi è più bravo a verificare e modificare la propria originaria idea. Io qualche persona veramente seria l'ho anche incontrata: e in tutti ho riscontrato il compiacimento se gli viene fornito un contributo nuovo, anche da parte di chi a prima vista non ne sembrerebbe capacissimo. Si prendono due piccioni con una fava (quanto mi piace inserire queste banalità proverbiali, alle volte !): primo, il piacere di possedere una ulteriore nuova idea o cognizione che X fornisce alla mia curiosità, e secondo, il rapporto di cooperazione che si effettua, anche se momentaneo, tra me e X.

Ma la Tecnica è cooperazione, innanzitutto: ogni colta che si fa un gesto anche banalissimo e non particolarmente intellettuale come azionare lo sciacquone, si utilizzano contributi intellettuali e operativi di un enorme numero di persone, dai primi Sumeri o che so io che si sono posti minime questioni di idraulica all'ignoto tizio che ha inventato lo zero, agli Arabi che hanno importato i nuneri indiani e via via per migliaia di piccole e grandi azioni tutte decisive alla mia comodità e alla vantaggiosa igiene. Ma questo è possibile (sempre secondo me) solo se la cooperazione, implicita o esplicita, con gli altri, che come tali sono esterni al gruppo, è considerata legittima.

Ma se la coesione del gruppo è forte, se sono prese moralmente sul serio tutte le credenze di gruppo utili all'identificazione degli appartenenti o meno, questi ultimi da tenere lontani o addirittura da odiare come nemici appartenenti a gruppi in competizione col tuo per l'utilizzo di risorse limitate, competizione tanto più cruda e legittimamente (pare...) violenta quanto più quelle risorse sono insufficienti ai bisogni di tutti i gruppi che ad esse dovrebbero ricorrere, se questa coesione di gruppo è forte, dicevo, allora la sola idea della cooperazione è un tradimento delle credenze di gruppo. Se per il gruppo “nazisti” è fondamentale, ai fini della identificazione e coesione, la convinzione che gli slavi siano una “razza” e per giunta “inferiore”, è un tradimento anche il solo ipotizzare che l'URSS possa produrre mensilmente un numero di carri armati assai maggiore di quello possibile alla Germania. Eccetera, eccetera. Ma poi, l'appartenenza a un gruppo assicura a un qualsiasi fesso X la presunzione di un accordo con qualcosa di trascendente, il che renderebbe X infallibile, nei casi estremi ma assai frequenti in cui il complesso delle credenze di gruppo di fatto diventa una religione. O una superstizione salvinesca. Base del procedere tecnico-scientifico è al contrario l'ammissione della fallibilità e l'utilizzo della generalità di essa come strumento di indagine e di costruzione di strumenti applicativi. Vabbè, ho avuto un'idea, la verifico con me stesso e con gli altri, risulta essere inadeguata: ho fatto un tentativo, che spessissimo procura comunque un aumento di conoscenza: sapere che una ipotesi non funziona costituisce un incremento delle mie cognizioni. E inevitabilmente ci si chiede: perchè non funziona ? L'indagine prosegue, e si scopre che un metodo cooperativo rende il processo di iterazione additiva per tentativi ed errori talmente potente da permetterci di andare a spasso sulla Luna, per dire.

Insomma, a me pare dimostrato che l'organizzazione sociale umana in gruppi antagonisti, con tutto il suo necessario corredo di credenze identificative e coesive anche giustificanti l'aggressività, sia naturale in quanto evoluzionisticamente fissata (come tendenza, anche se assai forte) dal lunghissimo periodo, di milioni di anni e centinaia di migliaia di generazioni in cui è stata vantaggiosa, ma che già in tempi abbastanza remoti sia diventata un ostacolo a una successiva necessaria evoluzionene di adattamento a un contesto mutato proprio per l'intervento del genere Homo e il suo utilizzo crescente dell'altra, contraria ma coesistente, tendenza alla cooperazione. Insomma, per come ho la presunzione di vederla io, milioni di anni fa eravamo alquanto spaventabili e contemporaneamente aggressivi (un normalissimo stimolo all'aggressività nasce dalla paura, dal sentimento di una necessità di difendersi) come gli scimpanzè odierni. I bonobo sono già un po' più cooperativi e un po' meno schiavi della tendenza all'aggressività: negli esseri umani una ulteriore frenata all'aggressività e i vantaggi evolutivi della cooperazione hanno gradatamente formato un modo di vivere meno naturale in quanto ad aggressività, più frenata, ma utilizzante maggiormente la nostra tendenza alla cooperazione (tendenza compresente con quella opposta verso la stronzaggine: viva l'incoerenza, in questo e parecchi altri casi...). Il che permette che i cuccioli umani possano disporre di un relativamente lunghissimo periodo di formazione del cervello, e ne possono disporre per l'aiuto reciproco, cioè per un atteggiamento di cooperazione che poi finisce col “tracimare” (direi) anche al di fuori del gruppo. Per esempio con una specie di adozione di individui giovanili di altre specie, e quindi loro domesticazione.

E a me, tutt'altro che clericale, sembra anche che il Cristianesimo abbia ideologicamente codificato il superamento della suddivisione umana in gruppi antagonisti: poi, la massima parte delle volte non c'è riuscito, o solo in troppo piccola parte, però,(sempre mi pare...), Gesù sulla croce per il centurione romano non era un “prossimo”, ma un “altro”.

Comunque, da volgare materialista, non vedo contraddizione tra una esigenza morale “alta” come la solidarietà indipendente dalla eventuale appartenenza a un “gruppo” (ma tale solidarietà in sostanza vanifica il “gruppo”) e i vantaggi materiali che ne discendono. Se possiamo, con un intelligente uso della Scienza e della Tecnica, ridurre le sofferenze e i bisogni dell'umanità, mi sembra obbligatorio farlo. Ma questo è possibile solo se si sa usare Scienza e Tecnica, il che è possibile soltanto se si rinuncia al “gruppismo” anche sotto la forma di fesserie malamente ridipinte come sovranismi o liberismi (che distinguo e considero opposti al liberalismo) col contorno di superstizioni supposte “popolari” come i rosari di Salvini. A me sembra che la TAV sia un progetto valido, perchè per quanto mi pare di sapere la facilitazione delle comunicazioni tra due vallate fluviali importanti come quella del Rodano e del Po risulta sempre convenientissima, e per altre ragioni che qui non espongo, pur comprendendo il disagio dei residenti in Val di Susa: ma l'idea che una mentalità come quella che Salvini esibisce possa essere utilizzata in questioni economiche in cui oggi la continua progressione tecnologica e scientifica è indispensabile mi fa rabbrividire, nonostante il caldo. Detto altrimenti: sostenere l'utilità della TAV ma non attuare una politica serissima di impulso alla ricerca scientifica e tecnica è un controsenso. La TAV comunque sarà utile perchè indipendentemente dalla inattività dei governi populisti o sovransti o superficialisti italiani, il mondo va avanti: il resto del mondo non sta ad aspettare i comodacci dei programmaticamente ignoranti nostri, ma se il sistema economico italiano utilizzasse meglio la Tecnica e promuovesse seriamente la ricerca scientifica, anche le infrastrutture (inclusa la TAV) darebbero ritorni economici maggiori: sempre secodo me, naturalmente.

Se non si capiscono le ragioni della necessità della cooperazione generale, del trattare gli “altri” come noi, di scienza e Tecnica non si combina letteralmente un tubo: non solo non si progredisce, guardando la Cina correre, ma non ci si riesce nemmeno a muoversi, e nemmeno a utilizzare il tanto e tantissimo già disponibile. Il che rende inevitabile una decrescita, ma tanto forte da essere assai infelice, realizzata dalla Lega involontariamente ma forse più efficacemente dei progetti pentastellati...

Poi osservo: il “gruppismo”, di cui il sovranismo leghista è una “occorrenza”, un “caso particolare”, ha in sé la premessa della limitatezza delle risorse. I nostri ultra ultra antenati hanno cominciato a organizzarsi in gruppi in competizione tra di loro per potere meglio impadronirsi di quote delle limitate risorse disponibili. Siamo, quindi, mi pare, nel concetto di somma zero: disponibilità totale di una data risorsa, mettiamo, 100, che mettiamo 20 gruppi devono dividersi, mentre ciascuno di questi gruppi per avere abbastanza da potere nutrire sé stessi e i propri piccoli avrebbe bisogno di quantità pari a 10 di quella risorsa. 20 per 10 fa 200, quindi essendo il totale disponibile 100 non ce n'è abbastanza per tutti: i gruppi più forti nella competizione vincono, gli altri... peggio per loro. L'organizzazione in gruppi è nata per questo, e identificarsi col gruppo degli “italiani” contrapposto al gruppo degli “immigrati o aspiranti tali” coincide con il “Prima gli italiani !” di Salvini e C. Per cui, se gli aspiranti a privare gli italiani di una quota della loro disponibilità affogano o vengono ammazzati da regimi criminali che noi tolleriamo, tanto meglio, secondo i salvinisti. A parte la confusione tra (Clericalismo + Superstizione) di Salvini e il Cristianesimo che è, o ha quasi sempre cercato di essere, proprio il contrario, questo “punto di vista” è strettissimamente connesso con l'idea della limitatezza delle risorse. Ma la Tecnica (compresa l'agricoltura, che Tecnica lo è eccome) ha invece lo scopo di crearle, le risorse. Domesticare varie specie di cereali e di legumi ha immediatamente moltiplicato per migliaia e migliaia di volte la quantità di nutrimento disponibile, con un enorme incremento del numero di individui del genere umano contemporaneamente vivi.

Per un altro verso, il rifiuto della Tecnica e della Scienza (che ha la gravissima colpa, per i tradizionalisti, di fornire cognizioni e metodi alla Tecnica) comporta una presunta legittimazione della “lotta per l'esistenza” in quanto lotta fra gruppi per la spartizione delle risorse, che si ritiene possano sempre e solo restare limitate evitando che la Tecnica ne superi i limiti. Il che è comunque un'idea assai in ritardo, dal momento che è stata inventata l'agricoltura, in vari punti geograficamente distanti e ad opera di popolazioni di Homo sapiens. Capisco, o credo di capire, l'irritazione dei teoretici di qualsiasi colore, anche quelli autovalutantisi come “di sinistra”, in quanto si attribuisce alla Tecnica il perchè del capitalismo non sia fragorosamente crollato in un modo romanticamente vistoso, e le rivoluzioni si sono dimostrate assai meno rivoluzionarie di quanto si sperava e credeva dovessero essere. Ma è proprio la mancata applicazione del metodo “scientifico”, per cui l'opera di Marx non è stata vista come un contributo importantissimo da verificare e da cui procedere per verifiche e aggiustamenti alla realtà, ma piuttosto come una nuova religione rivelata. Lasciando così spazio al pragmatismo liberista: la enorme maggioranza degli imprenditori utilizza la Tecnica, eccome, ma solo quel tanto da permettere di accontentare i bisogni più immediatamente sentiti (non quelli effettivi a cui avrebbero diritto e a cui si potrebbe dare risposta) dei dipendenti remunerand con somme esorbitanti chi è entrato nel “giro”. Ma questo sistema, se è comodo, in quanto permette di ottenere il consenso dell'imprenditoria parareligiosa (comprendente anche i casi estremi come i musei sull'Arca di Noè) porta a un consenso popolare per un soggetto come Trump, perchè premia, come moralmente lodevole, l'ignoranza della politica, porta a situazioni fragili, non tanto da provocare il “crollo” del capitalismo ma pasticci come l'ultima grande crisi.

Vabbè, ma da noi, in Italia, il concetto che l'economia debba comunque avere a che fare con la “somma zero”, senza consapevolmente usare Scienza e Tecnica per rendere la somma fruibile e vera via via molto maggiore, terra terra, mi pare significhi presumere che sia giusto che il padrone d'impresa tentare di sfruttare i prestatori d'opera: se le risorse sono limitate, fottere gli operai sembra giusto perchè sembra naturalmente necessario. Il salvinismo è pieno di padroncini e di aspiranti tali, a cui la Tecnica è impossibile da capire anche perchè è l'Avversaria del loro modo di essere: se c'è il modo, mediante la Tecnica, di aumentare le risorse fruibili, si vanifica il divertimento dell'essere stronzi esercitando l'aggressività verso i lavoratori... Salvini ostenta madonne e rosari, secondo me, perchè qualcuno gli ha spiegato che il creazionismo (di cui la religione cristiana potrebbe fare a meno, ma il clericalismo no) fornisce appunto la giustificazione, attraverso il dogma della impossibilità di “creare” (occhio, è una semplificazione...) nuove risorse e superare il limite della “somma zero”, giustificazione, dicevo, dell'autorità dei padroncini che lo sostengono. Più sinteticamente, i rosari di Salvini sono analoghi au musei USA sull'Arca di Noè, e sospetto che l'analogia funzionale sia stata esplicitamente progettata dal suo giro immediato di collaboratori e burattinai.


E infine, c'è ancora un problema di democrazia: in un mondo sempre più utilizzante Scienza e Tecnica, come può sapere che accidenti vuole (non “desidera”, questo è facile) un elettorato che nella quasi totalità non ha la minima idea del “metodo scientifico” ?